Un nuovo articolo, pubblicato alcuni giorni fa sulla rivista scientifica “Journal of the American Medical Association” (JAMA), mette in discussione la narrazione oggi prevalente secondo cui l'Intelligenza Artificiale sarebbe destinata a sostituire i medici, sostenendo invece che questa tecnologia pone piuttosto la sfida di capire quale tipo di medico e di medicina si intendono preservare e rafforzare nel prossimo futuro. L’articolo è stato scritto dai ricercatori dell'Istituto Sbarro per la Ricerca sul Cancro e la Medicina Molecolare di Philadelphia (SHRO), sotto la guida del professor Antonio Giordano, docente di Anatomia e Istologia Patologica all’Università di Siena e direttore di SHRO.
Recenti studi dimostrano che l'IA può superare i medici in termini di empatia percepita durante le valutazioni testuali dei pazienti, alimentando l'idea che persino gli aspetti più umani della medicina possano essere replicati. Tuttavia, replicano i ricercatori statunitensi, questi risultati dovrebbero essere interpretati piuttosto come un segnale d'allarme su ciò che è accaduto all'interno dei sistemi sanitari, per cui la pratica clinica sembra allontanarsi dalle condizioni che rendono possibile l'empatia.
“I medici sono stati sempre più allontanati dal letto del paziente e sommersi da crescenti richieste amministrative – ha aggiunto il professor Giordano - e questo ha creato una vera e propria frattura nel rapporto medico-paziente”.
In questo contesto, l’IA non dovrebbe essere considerata principalmente come uno strumento per sostituire i medici, ma come un'opportunità per recuperare ciò che la medicina ha progressivamente perso: tempo per il ragionamento, per la presenza, per la connessione umana e per un migliore lavoro di squadra intorno al paziente. Dal canto loro, i medici dovrebbero svolgere un ruolo attivo, partecipando al dibattito sia come utilizzatori dell'IA, sia come persone che contribuiscono a definirne l'implementazione.
“L'intelligenza artificiale – conclude il professor Giordano - non segna la fine del medico. La vera questione non è infatti se l'IA possa agire come un medico, ma se i sistemi sanitari la utilizzeranno per assorbire le mansioni amministrative e ripristinare in questo modo le funzioni prettamente umane del medico”.
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