Introduzione
Jules
de Gaultier : un philosophe nouveau
Jules de Gaultier non rientra,
per sua stessa, quasi compiaciuta, ammissione, nella cultura, nel ‘dogma’
universitario, o, per riferirci al titolo di una sua opera, nella philosophie
officielle francese a cavallo tra il XIX ed il XX sec.; a questo tipo
di ufficialità, infatti, egli contrappone la propria peculiare philosophie.1
Un autore, quindi, che si pone
al di là di ogni speculazione di tipo consolidato, tradizionale, ‘universitario’;
il suo è un “sogno speculativo”,2
non una professione, piuttosto una vocazione, una sorta di missione per la
vita. Anticipando, possiamo affermare che questa missione non ha come scopo
quello di istituire una riforma, o di persuadere che le cose possano migliorare,
qualora si apporti qualche cambiamento proposto dall’autore.3 In realtà, scopo specifico di tutta l’opera
di de Gaultier è quello di analizzare, attraverso un’ottica diversa da quella
ufficiale, l’evoluzione nell’umanità, cioè i modi del mutamento nello spettacolo
fenomenico.4 Non si
tratta, quindi, di una missione, per così dire, morale e moralizzante, piuttosto
essa si risolve nel mettere in mano al lettore un dispositivo di ottica mentale,
un binocolo da teatro5
che permetta una visione estetica, altrettanto serena di quella dell’autore,
del fenomeno umano.
E, in effetti, è lo scopo della
meditazione filosofica, ovvero il cuore profondo della teoria ad essere sopravvissuto
al nome del proprio autore; per questa ragione, a più di mezzo secolo dalla
morte avvenuta nel 1942, Jules de Gaultier è un filosofo nuovo.
Le comunque scarse notizie di
carattere biografico che è stato possibile reperire si trovano nell’opera,
già citata, di Jean Baruzi6 che si
rivela un sintetico compendiario riguardante la filosofia francese del primo
Novecento. De Gaultier nasce a Parigi il 2 giugno del 1858 e muore a Boulogne-sur-mer
nel 1942. Baruzi suggerisce una particolare lettura della vita dell’autore:
la carriera amministrativa (designata da Baruzi con il termine di “fatti esteriori”)
al Ministero delle Finanze, prima, e poi alla direzione delle esazioni in
piccole città di provincia, era destinata ad assicurare i mezzi necessari
alla realizzazione di quel sogno speculativo cui abbiamo già accennato. L’unica,
forzata, interruzione in questa duplice attività, la professione e la ricerca
filosofica, coincide con gli anni della Grande Guerra; dal 1919, questa è
la data del collocamento a riposo di de Gaultier, egli si è dedicato in modo
assoluto alla cura del proprio interesse speculativo.
Ci sembra molto interessante integrare
questa scarna biografia di Baruzi con quella presentata da Wilmot E. Ellis
nel breve saggio Bovarysm: the art-philosophy of Jules de Gaultier.7 Nella seconda parte8
di questo saggio Ellis riproduce, infatti, una sorta di autobiografia che
l’autore francese aveva redatto su sua esplicita richiesta. Scopriamo, così,
anche alcune notizie sulla famiglia de Gaultier, parigina da quattro generazioni
e appartenente da una parte al ceto borghese, dall’altra a quello aristocratico.
L’infanzia dell’autore passa tra Parigi e la Normandia dalla quale subisce
una profonda influenza “fisiologica”9
(questa è l’espressione usata dall’autore), generata dalla particolare conformazione
del terreno e dalla vicinanza del mare e di Mont S. Michel. In giovanissima
età è costretto ad intraprendere la carriera al Ministero delle Finanze a
causa della decadenza economica della famiglia.
De Gaultier non parla della propria
formazione culturale, dei suoi studi, probabilmente perché ritiene più importanti,
per il proprio ‘spirito’, gli avvenimenti interni a questo. Sappiamo, comunque,
che verso i sedici anni frequentava un collegio religioso (quello di Stanislas);
è in questo periodo che si verifica la sua personale rottura con ogni teismo,
la scelta tra Dio e se stesso, che egli ricorda come l’evento più felice della
sua vita intellettuale.10
Verso i trenta anni comincia a
meditare sulle idee che lo hanno sempre accompagnato, dando loro la forma
di note e saggi non scritti per la pubblicazione. E’ intorno ai suoi trentasei
anni che queste meditazioni cominciano ad essere redatte in articoli per riviste
ed in libri. Comincia (siamo circa nel 1894) la collaborazione con la “Revue
blanche”11 mediante una serie di
articoli intitolata L’introduction à la vie intellectuelle. Questa
collaborazione termina nel 1898, data in cui lascia la rivista a causa di
disaccordi con i direttori ed i principali editori riguardanti l’affaire
Dreyfus. In considerazione della presenza, tra i collaboratori della “Revue
blanche” di alcuni personaggi che si schierarono apertamente a favore di Dreyfus,
tra i quali ricordiamo M. Proust, possiamo ipotizzare che, al contrario, de
Gaultier abbia mantenuto una posizione anti-dreyfusarda.
Un anno più tardi, pubblica sul
“Mercure de France” una serie di articoli che verranno inseriti nel suo primo
libro De Kant à Nietzsche del 1900. Rimane per i successivi
cinque anni al “Mercure de France”, a Parigi; in questo periodo escono anche
Le Bovarysme e La fiction universelle che, tra l’altro, raccoglie
anche articoli apparsi precedentemente nella “Revue blanche”. Nel 1901 si
sposa e, due anni più tardi, lascia Parigi, stabilendosi per un periodo di
sei anni a Condé sur Escaut; in questo intervallo escono, in successione,
Nietzsche et la réforme philosophique, Les raisons de l’idéalisme
e La dépendance de la morale et l’indépendance des mœurs. Dal 1910
al 1912, mentre si trova a Dieppe, vede la luce Comment naissent les dogmes.
Infine, nel 1913, anno di pubblicazione di Le génie de Flaubert, è
a Roanne dove rimane per sei anni; in questo spazio di tempo sospende l’attività
di scrittura ma non quella speculativa che, anzi, si accentua.
All’inizio degli anni Venti, de
Gaultier riprende il suo rapporto con il “Mercure de France” e con il “Monde
Nouveau”. Scrive, cercando, per sua stesa ammissione, di trovare una corretta
gerarchia per la mole dei propri pensieri, La philosophie officielle et
la philosophie (pubblicata nel 1922) e La vie mystique de la nature.
Nel 1925 stipula un contratto con le Editions du Siècle per una serie di lavori
sulla propria peculiare filosofia “intellettualistica” (coglierne il senso
sarà compito, tra gli altri, di questo lavoro) , inaugurando la serie con
La sensibilité métaphysique. Negli anni successivi redige introduzioni
per libri di autori diversi (da Maryse Choisy a Costant Bourquin e René Quinton)
e altri articoli tra cui ricordiamo Jèsus Homo Estheticus; il suo ultimo
lavoro si intitola Nietzsche, pubblicato nel 1933.
I suoi primi scritti risalgono,
come abbiamo visto, all’ultimo decennio dell’ 800: si tratta, per lo più,
di articoli a carattere essenzialmente letterario ed è nel campo della critica
letteraria che si delinea il nocciolo della sua filosofia, quel “bovarismo”
di cui tante opere e tanti personaggi sono ammalati.
Ed è, strano a dirsi, in un testo
che, pur nella estrema molteplicità dei suoi aspetti, si presenta come opera
di critica letteraria che abbiamo ‘scoperto’ Jules de Gaultier e che abbiamo
tratto lo spunto e la motivazione essenziali alla presente indagine. Si tratta
del primo importantissimo lavoro di René Girard: Mensonge romantique et
vérité romanesque del 1961.12
E’ stato possibile riconoscere, in alcune citazioni riportate in questo testo,
brani estrapolati da una delle prime opere di de Gaultier, Le Bovarysme
apparsa nel 1902, che rimane, sicuramente, il lavoro più conosciuto, nonché
il fondamento di tutto il pensiero successivo. Tali citazioni sono qui riportate
da Girard come prove della validità della tesi che egli espone sul percorso
del grande romanzo europeo da Cervantes a Dostoevskij.
Il presente tentativo di rivisitare
una ‘nuova’ figura nel panorama filosofico europeo ha una duplice origine:
in primo luogo, l’interesse verso René Girard; in secondo luogo, l’attenzione
che quei brani, e le teorie che li possono sostenere, hanno suscitato in chi
scrive. In questo intento potrà rivelarsi importante anche cercare di collocare
in qualche modo la filosofia degaulteriana del “bovarismo” in una qualche
linea intellettuale della prima metà del Novecento europeo. Sembra, in effetti,
curioso il fatto che, ad esempio, in un’opera di D. Parodi,13 de Gaultier appare, pur con le debite
e reciproche differenze, come un autore fortemente influenzato dalle teorie
di H. Bergson; al contrario, nell’opera di J. Benrubi14 egli viene presentato, addirittura, come
un antibergsoniano.
Potrà, dunque, rivelarsi interessante
anche un raffronto tra Bergson e de Gaultier che tenterà di dirimere la questione
sul bergsonismo o sull’antibergsonismo di quest’ultimo. Inoltre,
riteniamo degno di nota anche un confronto con il pensiero nietzscheano, essendosi
rivelato de Gaultier un fine, quanto anticipatore, interprete del filosofo
tedesco.
Più in generale, lo scopo essenziale
della presente ricerca si prospetta duplice: in primo luogo, analizzare e
ricostruire criticamente il pensiero di de Gaultier, evidenziandone la genesi,
il suo evolversi, i nuclei tematici essenziali che in esso si delineano, gli
influssi ed il background culturale di cui esso si alimenta; in secondo
luogo, (al di là delle comunque scarse esplicite citazioni degaulteriane riscontrabili
in Mensonge romantique et vérité romanesque) esplorare il rapporto
tra Girard e de Gaultier.
Anticipando, risulterà dalle nostre
analisi come l’influsso del secondo sul primo possa considerarsi, per molti
aspetti, sottile, profondo, assai rilevante: implicito in molteplici pagine
e nuclei tematici centrali nella scrittura girardiana. Tale influenza, del resto, non sembra limitata al
‘primo’ Girard critico letterario: ancora, singolarmente, troppo trascurato
dalla pur impressionante e crescente mole di studi a lui dedicati, nonostante
il fascino che la sua produzione critico-letteraria tra gli anni ’50 e ’60
riveste, nonostante il rilievo decisivo che essa assume nel consolidarsi successivo
del suo pensiero.
1 J. DE GAULTIER, La philosophie
officielle et la philosophie, Paris 1922, pp. XV –153.
2 J.
BARUZI, Philosophes et savantes Françaises du XX siècle, I, Philosophie
générale et Métaphysique, Paris 1926, pp. 186-187.
3 J. DE GAULTIER, Le Bovarysme,
Paris 1913, p. 316 ( trad. it. Milano, 19922). D’ora
in poi si farà sempre riferimento a questa traduzione italiana.
4 Ivi, pag. 13.
5 Ivi, pag. 14.
6 J BARUZI, cit., pp. 186-187.
7 W. E. ELLIS, Bovarysm:
the art-philosophy of Jules de Gaultier, Seattle,19282, pp.
40.
8 Ivi, pp. 25-35.
9 Ivi, p. 27.
10 Ivi, pp. 36-37.
11 Articoli
pubblicati nella “Revue blanche” : Essai de physiologie poétique, (1894), Feuilleton philosophique
(1895-1897).
12 R. GIRARD, Mensonge romantique
et
vérité romanesque, Paris 1961 ( trad. it. Milano, 1965). D’ora in poi si
farà sempre riferimento a questa traduzione italiana.
13 D.
PARODI, Philosophie contemporaine en France-Essai de classification
des doctrines, Paris 1919, § Bergsonisme et intellectualisme,
p. 315 e pp. 317-319.