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Conclusioni

 

 

 

Jules de Gaultier: il concetto di politica

 

 

In considerazione di quanto, sin qui, rilevato, ci si può forse chiedere quale sia la visione politica di un autore come Jules de Gaultier. E’, in effetti, quello che hanno fatto due interpreti del filosofo francese, W. Ellis1 e G. Spring2 (quest’ultimo è, tra l’altro, il traduttore inglese di de Gaultier). Essi hanno parlato di uno spiccato elitarismo e di una preferenza aristocratica, a livello politico, dell’autore francese. Le opere prese in esame, le teorie che esse contengono possono, indubbiamente, portare a queste conclusioni, ma l’analisi della filosofia degaulteriana può, per un altro verso, far apparire incerta l’obbiettività di queste affermazioni.

La “filosofia dello spettacolo” genera nel sapiente uno stato contemplativo del tutto opposto a quello degli uomini che vivono, invece, come se questo mondo esistesse veramente. Coloro che scelgono la vita agiscono, infatti, in vista di fini utilitaristici (in vista, cioè, del benessere e della felicità), essi compiono atti interessati; coloro che, al contrario, hanno adottato l’“attitudine estetica” osservano la realtà così come essa è, senza interferire nel suo corso. Intervenire negli eventi significherebbe, infatti, abbandonare il proprio ruolo di spettatori per riprendere quello di attori. Il filosofo che, dunque, ha accettato l’optique de l’artiste non partecipa alla vita e ritiene che la filosofia sia “una scienza puramente teorica che si interessa solo al sapere” e che essa sia diametralmente opposta ad “una scienza di applicazione che interessa il benessere.”3 Per de Gaultier, la “filosofia dello spettacolo” prevede che “tutto il mondo morale, con il corteo di gioie e dolori, di desideri e di avversioni che esso comporta, con le concezioni religiose, politiche e sociali che esso suscita, che tutto il mondo morale non sia più dell’intrico improvvisato, in ogni momento, dall’esistenza attraverso le prospettive in cui la sua attività si realizza.”4

De Gaultier, inoltre, evita, come si è notato, di prescrivere regole di vita, norme in vista dell’attuazione dello stato intellectuel:5ciò sarebbe, secondo lui, di nuovo una morale, quindi, una menzogna che connessa alle illusioni che sostengono l’esistenza.

Una dimostrazione del distacco di de Gaultier dall’ambito politico può essere trovato nella lettura che egli compie delle tesi di Nietzsche esposte in Der Wille zur Macht, la cui traduzione era apparsa in Francia, nel 1903, a cura di Henri Albert. Secondo Nietzsche, nel mondo, esistono solo realtà forti contrapposte a realtà deboli: l’aristocrazia incarna la prima e la massa, la seconda. Per de Gaultier, l’esaltazione nietzscheana della concezione aristocratica del mondo e della morale dei “padroni” e la condanna dei valori egalitari del cristianesimo e della rivoluzione è prodotta da un parti pris. Si tratta di una scelta derivata dal “gusto”, non da un’operazione logica, di una valutazione dettata da un criterio “arbitrario” non da un principio razionale: il metro di giudizio è, esclusivamente, ciò che vale per la vita umana.6

Nietzsche opta, in questo senso, per la “vita ascendente” (vie ascendante); egli ritiene che l’uomo sia governato solamente dalle leggi che presiedono all’evoluzione generale della vita e, quindi, utilizza, per valutare la realtà sociale, le leggi biologiche. Queste prevedono che lo sviluppo “ascendente” dell’esistenza sia determinato dalla forza e dalla supremazia; ciò, trasposto in ambito sociologico equivale, per Nietzsche, al “fatto aristocratico”. Dunque, per il filosofo tedesco, il “fatto aristocratico è rappresentativo, in campo sociale, di quel fatto di supremazia che, in biologia, istituisce delle differenze tra elementi simili, delle ineguaglianze tra elementi uguali, dei rapporti di dipendenza e di gerarchia attraverso i quali la vita altamente organizzata diventa possibile.”7

Tali convinzioni sono, come si è detto, “arbitrarie”; esse, per altro, forniscono la base teorica della disapprovazione del cristianesimo e degli ideali rivoluzionari. Questi fenomeni risultano condannabili non perché falsi e menzogneri (ogni realtà è tale), piuttosto, perché l’“istinto di grandezza” che domina Nietzsche non può tollerare simili concezioni: esse, infatti, sono la causa dell’“abbassamento” (abaissement) della vita.

Le tesi sociologiche di Nietzsche non devono, del resto, far credere, secondo de Gaultier, che il filosofo tedesco sia favorevole ad una dottrina politica di tipo conservatore. Il conservatore potrebbe essere utile, per Nietzsche, in un periodo in cui sono i migliori (portatori dei valori superiori) a governare. Ma, nel presente contesto storico, il conservatore tenta di salvaguardare ideali che dovrebbero essere superati. L’Europa si fonda, in effetti, sui valori cristiani che, nell’ottica nietzscheana, andrebbero distrutti perché cause dell’indebolimento della vita. In questo senso, l’opera del conservatore risulta quanto mai “funesta” (funeste). “Così la concezione di Nietzsche supera tutte le categorie della politica e non può essere applicata a questo ambito. Essa, al contrario, si connette direttamente alla sociologia poiché questa, trattando della collettività umana, si basa sulla psicologia e, al di sopra, sulla fisiologia degli elementi individuali che compongono questa collettività.”8

Esiste, dunque, una distinzione fondamentale tra due gruppi umani; l’antagonismo, ma anche la collaborazione, di questi decidono il destino e la forma della civiltà. L’élite è caratterizzata da un’aspirazione verso la grandezza, la massa (le grand nombre) dalla ricerca del benessere. Se si accetta l’ipotesi per cui la vita è una realtà in movimento, cangiante, allora, probabilmente, l’élite rappresenta la parte più importante per ottenere forme vitali nuove e superiori: essa, infatti, è la categoria umana dotata di maggiore slancio. In effetti, se l’élite incarna il principio del cambiamento, la massa rappresenta, al contrario, quello della stabilità. Per de Gaultier è, però, impossibile concepire un cambiamento che non si sia esercitato su un precedente stato fissato nella durée. La massa è, a ben vedere, il fatto della ripetizione indispensabile al mutamento.

Ciò considerato, così come il reale diviene percettibile solo grazie ad un compromesso tra un fenomeno capace di durare ed uno che, invece, è instabile, la realtà sociale si forma, esclusivamente, in virtù dello stesso meccanismo: il compromesso tra due attitudini opposte. “Così la tendenza aristocratica è un elemento essenziale della realtà sociale. Tuttavia, abbiamo appena mostrato che essa, da sola, non compone interamente questa realtà sociale e che essa può progredire solo a condizione di essere limitata dalla tendenza contraria.”9

De Gaultier sembra, dunque, riproporre la necessità di un equilibrio vitale, per quanto precario, tra dei fattori antitetici, tra delle “antinomie”; questa esigenza di coesistenza caratterizza, a ben vedere, tutto il suo pensiero filosofico riflettendosi, anche, in ambito politico-sociale. Abbiamo, infatti, rilevato come l’“istinto vitale” e quello “di conoscenza”, il principio del movimento e quello di arresto, il soggetto e l’oggetto possano sussistere solo nella reciproca relazione. Il trionfo esclusivo di una delle due attitudini entro queste polarità in relazione decreterebbe non solo la rovina dell’altra ma, contemporaneamente, anche la propria distruzione e la fine della realtà in cui viviamo. “Risulta, da queste constatazioni, che la filosofia di Nietzsche offre al punto di vista sociologico un interesse di opportunità. Rappresentativa dell’elemento aristocratico nella vita sociale, essa dovrebbe essere invocata dagli spiriti riflessivi quando la società è minacciata da una prevalenza troppo grande dell’altro elemento; essa dovrebbe essere scartata quando i valori aristocratici hanno acquisito un potere tale da minacciare, a causa della loro accentuazione, di compromettere la sicurezza della vita.”10

 

 

 

 

 
Elementi essenziali della filosofia di de Gaultier

 

 

L’interpretazione più corretta della filosofia degaulteriana è, probabilmente, contenuta nell’opera di G. Palante.11 Egli afferma la sostanziale unità e coerenza del pensiero di de Gaultier, scoprendo, però, due linee fondamentali nello sviluppo della meditazione dell’autore. La prima di queste due direttrici è caratterizzata da un metodo analitico, critico e negativo. De Gaultier, cioè, opera attraverso quella che Palante chiama una reductio ad absurdum: de Gaultier si pone ancora nell’ipotesi dei filosofi dell’“istinto vitale” e ne dimostra l’insufficienza svelando l’assurdità logica cui questa ipotesi conclude se portata alle proprie conclusioni ultime. Egli accetta, cioè, come artificio di analisi, l’ipotesi di un en-soi e la conduce alle estreme conseguenze logiche. Le conclusioni di questo modo di procedere sono negative: esiste uno iato incolmabile tra l’ipotesi di un en-soi delle cose e la rappresentazione che, di queste cose, noi ci formiamo grazie alla nostra intelligenza che, però, è un meccanismo di deformazione. La chiara consapevolezza di questo scarto produce l’“agnosticismo” (agnosticisme) per ciò che riguarda la “cosa in sé” e l’“illusionismo” per quel che concerne il mondo fenomenico.12 Questa prima istanza di de Gaultier si risolve in una filosofia dell’“istinto di conoscenza”, agnostica ed ‘illusionista’, nonché serena: il mondo è una “finzione”, è apparenza ma, nonostante ciò, esso è in grado di procurare al filosofo un’intensa “gioia spettacolare” (joie spectaculaire). Questo è il messaggio che, secondo Palante, è insito in De Kant à Nietzsche.

La seconda prospettiva lungo cui si sviluppa la riflessione degaulteriana è caratterizzata da un metodo positivo, costruttivo e da un doppio movimento: uno di “dialettica ascendente” (dialectique ascendante) e l’altro di “dialettica discendente” (dialectique descendante). La “dialettica ascendente” si compie in opere come Le Bovarysme, la Fiction Universelle e Nietzsche et la réforme philosophique. In questi testi, de Gaultier sviluppa una serie di teorie che si sovrappongono l’una all’altra: la nozione di “bovarismo”, la teoria del reale in funzione del “bovarismo”, la concezione del determinismo della forza e la teoria dell’alea in funzione di questo convergono nel punto più alto della filosofia degaulteriana rappresentato dal “monismo idealistico”. Questo nucleo tematico centrale è esposto, con la massima ampiezza, in Les raisons de l’idéalisme. “La vita è, nel suo intimo, volontà di coscienza ed una tale constatazione si confonde con la petizione dell’idealismo secondo i cui termini la vita è fatto di coscienza. Mi sono attenuto a questa constatazione pura e semplice notificata dall’idealismo. Messa in moto dalla formula del bovarismo, essa mi è parsa sufficiente a generare una metafisica coerente e completa e mi è sembrato che essa implicasse il movimento indefinito che l’esistenza testimonia. L’idealismo enuncia, in effetti, che l’esistenza è condizionata dalla conoscenza di se stessa.”13

La “dialettica discendente” percorre (nell’opera Dépendance de la morale et indépendance des mœurs) la strada inversa: dal punto culminante dell’ipotesi degaulteriana si ritorna la reale. L’atto primordiale è quello attraverso cui il pensiero si scinde in soggetto ed oggetto; così facendo, inoltre, esso sceglie, con un atto arbitrario, le leggi dell’intelletto (i concetti di spazio, tempo e causa) che da questo momento assumeranno un carattere di necessità rigorosa. Queste leggi generano, oltre a ciò, le proprietà essenziali della materia, quindi, l’indefinita diversità fenomenica. A questo livello della costruzione del reale, appare nuovamente, dedotto adesso dall’ipotesi dell’idealismo, il “bovarismo” come fatto generatore della realtà, come “principio di differenziazione, di movimento e di vita, principio creatore ed organizzatore di ogni realtà.”14 “In fondo, adunque, il bovarysmo, la facoltà di concepirsi ‘altro’, è tutt’uno colla facoltà di variare, con la legge dell’evoluzione; esso non è che un apparecchio di moto” che ha, però, una indubbia “portata metafisica.”15

Per de Gaultier, dunque, “l’esistenza si concepisce diversa da com’è nel fatto e nel movimento di divisione di sé da se stessa richiesto dalla distinzione dell’oggetto e del soggetto nel cuore dell’identico il pensiero. Questo movimento di divisione dell’esistenza con se stessa è l’atto metafisico per eccellenza, l’atto attraverso il quale il pensiero si realizza, in ogni momento, nella conoscenza fenomenica, si oggettivizza e si soggettivizza, in ogni momento, con un solo gesto” 16 secondo un gioco perenne.

Questo è, per altro, il motivo essenziale della “menzogna universale e necessaria” che decide delle sorti del mondo. Il principio del “bovarismo” è la causa prima dell’erreur de soi-même sur soi-même, de l’à peu près e dell’inadéquat. Tuttavia, da questa situazione di “illusione”, di “finzione” non si può sfuggire. L’esistenza è “volontà di rappresentazione”: essa, dunque, raggiunge il proprio scopo dal momento che “riesce ad apparire a se stessa, grazie al gioco di tempo e spazio.”17

In questa esistenza la “menzogna”, gli esseri individuali, il dolore, il piacere, le religioni, le morali e le ideologie sono altrettanti attori il cui compito è quello di rendere affascinante lo spettacolo. E’ come se all’origine dell’esistenza agisse un “autore drammatico” (auteur dramatique) che “introduce nelle sue opere dei personaggi fittizi, presta loro delle passioni, degli interessi e degli scopi la cui unica ragion d’essere è quella di appassionare uno spettatore ad uno spettacolo.”18

La vita risulta, dunque, giustificata, redenta, come spettacolo, i concetti di verità, di moralità, le istanze di scopi assoluti verso cui tendere rivelano la loro intima essenza di splendidi meccanismi di incanto, di “illusioni” estetiche. La vita, per il filosofo “della conoscenza” è una realtà che vuole essere guardata, apprezzata come un’opera d’arte. L’universo è “un gioco di apparenze” (jeu d’apparences) in cui non è più possibile adottare l’attitudine del moralista ma in cui è necessario, per colui che si pone dal punto di vista dell’artista, “adottare l’attitudine dello spettatore rapito dalla bellezza di uno spettacolo, l’attitudine estetica.”19

La filosofia è la descrizione dell’esistenza così come essa si produce. La filosofia, come scienza del sapere, non deve avere alcuna istanza morale: l’esistenza è perfetta così come essa è.

La filosofia deve, inoltre, abbandonare la pretesa di conoscere in modo assoluto e definitivo questa esistenza; essa deve, piuttosto, appassionarsi, in quanto spettatrice, ai travestimenti (sublimi o crudeli) che la vita crea per rendersi ancora più bella. La vita, cioè, si concepisce necessariamente diversa in ogni istante, in un movimento indefinito di autodivisione; è il “gioco” essenziale secondo cui essa si genera, frammentandosi, ad opporsi a qualsiasi ipotesi di un riassorbimento di tutte le parti di sé in uno stato di conoscenza integrale. Ed è, sempre, secondo questo medesimo “gioco” che “una metafisica del mistero proclama, secondo il corollario bovaristico, la massima dell’inadeguato.”20

 

 



1 W. E. ELLIS, Bovarysm, the art-philosophy of Jules de Gaultier, cit., p. 8-11.

2 G. M. SPRING, The ultimate meaning of Jules de Gaultier, cit, pp. 47-48, 44, 68.

3 J. DE GAULTIER, Les deux erreurs de la métaphysique, in “Revue Philosophique”, febbraio, 1909, pp. 113-141, cfr., p. 115 : elle est une science purement théorique qui n’intéresse que le savoir. On y voit une science d’application qui intéresse le bonheur.

4 Ivi, p. 132 : tout le monde morale, avec le cortège de joies et de douleurs, de désirs et d’adversions qu’il comporte, avec les conceptions religeuses, politiques et sociales qu’il suscite, tout le monde morale n’est plus que l’intrigue du spectacle improvisé par l’existence à tout moment parmi les perspectives où son activité se réalise.

5 Cfr., supra, soprattutto IV. 4. 1. Cristo,  Homo Æstheticus.

6 Nietzsche et la réforme philosophique, cit., pp. 122-123.

7 Ivi, p. 149: le fait aristocratique est représentatif, dans le milieu social, de ce fait de suprématie qui, en biologie, institue, entre des éléments  pareils, des différenciations, entre des éléments egaux, des inégalités, des rapports de dépandance et de hiérarchie, par lesquels la vie hautement organisée devient possible.

8 Ivi, p. 171: ainsi la conception de Nietzsche dépasse toutes les catégories de la politique et ne supporte pas d’applications à ce domaine. Elle s’applique, au contraire, très directement à la sociologie an tant que celle-ci, traitant de la collectivité humaine, repose sur la psychologie, et, par-dessus, sur la physiologie des éléments individuels qui composent cette collectivité.

9 Ivi, p. 176: ainsi la tendance aristocratique est un élément essentiel de la réalité sociale. On vient de montrer qu’elle ne compose pas, toutefois à elle seule, cette réalité toute entière et qu’elle n’est viable qu’à la condition d’être limitée par la tendance contraire.

10 Ivi, p. 177: il résulte de ces constatations que la philosophie de Nietzsche offre au point de vue sociologique un intérêt d’opportunité. Représentative de l’élément aristocratique dans la vie sociale, elle devrait être invoquée par les esprits réfléchis lorsque la société est menacée d’une préponderance trop grande de l’autre élément; elle devrait être écartée lorsuqe les valeurs aristocratiques ont pris un tel empire qu’elles menacent, par leur exagération, de compromettre la sûreté de la vie.

11 G. PALANTE, La philosophie du Bovarysme : Jules de Gaultier, cit.

12 Ivi, p. 38.

13 Entretiens avec ceux d’hier et d’aujourd’hui. Comment naissent les dogmes, cit., p. 392 : la vie est en son fond volonté de conscience et une telle constatation se confond avec la pétition de l’idéalisme aux termes de laquelle la vie est fait de conscience. Je m’en suis tenu à cette constatation de fait pure et simple notifiée par l’idéalisme. Actionnée par la formule du bovarysme, elle m’a paru suffisante pour engendrer une métaphysique cohérente et complète et il m’a semblé qu’elle impliquait le mouvement indéfini dont l’existence témoigne. L’idéalisme énonce en effet que l’existence est conditionné par la connaissance d’elle-même.

14 G. PALANTE, La philosophie du Bovarysme : Jules de Gaultier, cit., p. 41 : principe de différenciation, de mouvement et de vie, principe créateur et organisateur de toute réalité.

15 NATANIO IL SAVIO (Giuseppe Rensi), Il Bovarismo metafisico, in “Cœnobium”, cit., p. 95.

16 Entretiens avec ceux d’hier et d’aujourd’hui. Comment naissent les dogmes, cit., p. 393 : l’existence se conçoit autre qu’elle n’est dans le fait et dans le mouvement de division d’elle-même avec elle-même requis par la distinction de l’objet et du sujet au cœur de l’identique. Ce mouvement de division de l’existence avec elle-même est l’acte métaphysique par excellence, l’acte par lequel la pensée se réalise à tout moment dans la connaissance phénomènale, s’objective et se subjective à tout moment d’un moment d’un même geste.

17 Les deux erreurs de la métaphysique, cit., p. 131 : elle réussit à s’apparaître, grâce au jeu de temps et space.

18 Ivi, p. 141: introduit, dans son œuvre  des personnages fictifs, leur prête des passions, des intérêts et des buts dont l’unique raison d’être est de passionner un spectateur à un spectacle.

19 Ivi, p. 129: adopter l’attitude due spectateur épris de la beauté d’un spectacle, l’attitude esthétique.

20 L. CHESTOV, L’Idée de bien chez Tolstoï et Nietzsche, philosophie et prédication, cit., introduction p. 31 : une métaphysique du Mystère proclame, selon le corollaire bovaryque, la maxime de l’inadéquat.

 


 

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