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Informatica umanistica
Recentemente, a proposito dell’istituzione da parte
dei diversi Atenei di molti Corsi di laurea triennale estemporanei, se
non proprio ‘inutili’, che sembrano distinguersi più
per la fantasia del nome che per i contenuti, il Ministro Letizia Moratti
ha citato anche “Informatica umanistica”, accanto a “Scienze
del fiore e del verde” ed altre amenità del genere.
Cosa significa questa presa di posizione? Forse che nell'era delle reti
e delle nuove tecnologie, letterati, filosofi e umanisti non servono più?
Un folto gruppo di studiosi, docenti e ricercatori italiani e stranieri
ha indirizzato una lettera pubblica al Ministro in difesa dell'utilità
della laurea e più in generale dell'insegnamento di informatica
umanistica.
Nonostante il pessimismo del Ministro, sono in molti a credere che nell'era
della società dell'informazione ci sia proprio un disperato bisogno
di editor, bibliotecari, archivisti, filologi, storici, filosofi, linguisti,
che sappiano utilizzare in modo innovativo gli strumenti informatici e
sappiano riflettere sulle loro caratteristiche e le loro potenzialità,
anche in ambito umanistico.
L'informatica umanistica non è dunque un ossimoro inventato per
rendere più accattivanti materie tradizionalmente consolidate,
ma ‘deboli’. Dietro questo nome ci sono anni di ricerca pionieristica
e studiosi di alto livello scientifico e riconosciuta esperienza internazionale.
Si tratta di un settore della ricerca e della formazione universitaria
che non solo deve essere preso sul serio, ma merita di essere riconosciuto
come settore disciplinare autonomo, anche perché offre notevoli
possibilità di impiego nel mondo del lavoro. Proprio questo è
lo scopo dell'informatica umanistica e dei curricula ad essa legati.
L'informatica umanistica è nata intorno alla metà del secolo
scorso grazie agli studi pionieristici condotti negli USA da un italiano,
Padre Roberto Busa. In ambito anglo-americano è conosciuta col
nome di "Humanities Computing". Annovera una folta comunità
di ricercatrici e ricercatori, ed ha prodotto negli ultimi decenni un
cospicuo patrimonio di studi specialistici e una letteratura periodica
ormai affermata. Sull’argomento si può leggere in questo
stesso numero anche l’intervento di Anselmo Grotti.
L'obiettivo dell’informatica umanistica è preparare una figura
professionale di alta competenza e integrabile nel sistema educativo e
professionale. Su un punto concordano tutti gli studiosi, nonostante le
diverse specializzazioni e provenienze: un percorso formativo adeguato
non mira ad un 'innesto' di abilità informatiche sui metodi tradizionali
delle discipline umanistiche, ma ad un ripensamento dei fondamenti stessi
delle discipline umanistiche nell'era digitale. L'inserimento dell'informatica
umanistica fra le materie di insegnamento e fra i corsi di laurea specialistica
introduce finalmente anche nei curricula universitari italiani una metodologia
d'avanguardia, in una prospettiva di integrazione formativa europea.
Walter Bernardi
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L’appello
per l’informatica umanistica
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