LA TRADIZIONE ASKENAZITA

"Negli ultimi mille anni, fiorirono nella vita ebraica  due importanti tradizioni, corrispondenti ai due gruppi che hanno detenuto l’egemonia spirituale: prima quello spagnolo sefardita e, nel periodo successivo, quello askenazita. […] La comunità askenazita comprende i discendenti degli gli ebrei venuti da Babilonia e dalla Palestina  verso i Balcani e l’Europa centro-orientale, e che dal basso medioevo hanno cominciato a parlare l’yiddish. Fino al XIX secolo, tutti gli ebrei ashkenaziti che vivevano nell’area delimitata dal Reno e dal Dniepr, dal Baltico e dal Mar Nero ed anche in alcune regioni vicine, si presentarono come un gruppo culturalmente uniforme.[…] Ciò che distingue la cultura sefardita da quella ashkenazita è, innanzitutto, una differenza di forma più che una divergenza di contenuto. E’ una differenza che non si può contrassegnare con le categorie del razionalismo contro il misticismo o della mentalità speculativa contro la mentalità intuitiva. La differenza va oltre e può essere espressa adeguatamente nella distinzione tra una forma statica [sefarditi], nella quale l’elemento spontaneo è sottomesso al rigore e all’ordine astratto, ed una forma dinamica [askenaziti], che non costringe il contenuto a  conformarsi a quanto già stabilito. La forma dinamica si raggiunge con elementi più sottili e più diretti. Lascia spazio all’esplosione, alla sorpresa, all’istantaneo. L’esperienza interiore conta infinitamente di più di quella esteriore”.

(Abraham Joshua Heschel, «Le due grandi tradizioni» in La terra è del Signore. Il mondo interiore dell’ebreo in Europa orientale, Marietti, Genova, 1989, pp.19-26). 


scrivici
© 2000-2002. Askenaziti italiani. Tutti i diritti riservati.

Se volete riprodurre, anche in parte, i contenuti di questo sito, inviate una e-mail a info.askenaziti@unisi.it