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Molti degli
obiettivi presenti nell'agenda comunitaria non possono essere perseguiti
attraverso il "metodo classico comunitario" se
non a scapito dell'efficienza e di una perdita di legittimazione nei confronti
dei cittadini dell'Unione. E' cresciuta difatti la
consapevolezza dei limiti delle tradizionali forme di policy making e
regolazione e si è evidenziata d'altra parte la necessità
di
adottare approcci più flessibili. Al contempo è emersa la
volontà di sviluppare forme di partecipazione più ampia
dei soggetti
portatori di interessi così da consentire alle nuove politiche
un maggior grado di effettività nella risoluzione dei problemi.
La
necessità di sviluppare forme di governance più flessibili
ed aperte per le politiche europee richiede una particolare attenzione
allo
sviluppo di nuovi strumenti.
Il gruppo di ricerca intende investigare questi nuovi strumenti di coordinamento
attraverso le seguenti fasi:
Prima fase:
· organizzare una rassegna della letteratura esistente;
· delineare l'evoluzione storica della governance comunitaria dalle
forme tradizionali di armonizzazione ai meccanismi di soft law.
L'approccio storico è in prima battuta utile per confrontare le
caratteristiche dei nuovi strumenti di governance con quelli
precedenti;
· realizzare una rassegna dei vari strumenti, che appartengono
alla categoria della soft law;
· procedere ad una organizzazione sistematica di tali forme di
coordinamento definendo per ognuna le caratteristiche peculiari e
quelle comuni alla categoria.
Seconda fase:
L'indagine verterà poi sugli approcci di governance maggiormente
innovativi e rilevanti quale, ad esempio, il metodo aperto di
coordinamento - delineato dal Consiglio Europeo di Lisbona del 2000 e
ripreso nelle forme e modalità indicate in precedenza nel
Trattato costituzionale europeo.
L'OMC ha consentito alle istituzioni comunitarie di estendere il campo
di intervento a molte aree prima interessate dalla sole
politiche nazionali. Se questo metodo è stato dapprima disegnato
per promuovere un sistema europeo nel settore delle politiche
occupazionali, sta adesso infatti entrando in altri ambiti di policy quali
ad esempio i sistemi previdenziali, la sanità, le politiche di
coesione e di inclusione. Un intento specifico della ricerca è
quindi quello di verificare come e con quali effetti tale approccio di
governance ha permesso l'estensione sostanziale delle competenze comunitarie.
L'analisi della new governance prenderà le mosse
da settori, come quello ambientale, in cui essa è già stata
implementata e cercherà, in un secondo momento, di verificare
l'applicabilità di tale strumento a settori di policy tuttora legati
al metodo classico comunitario, come quello della regolazione
strettamente economica.
A questo proposito è da notare che anche se il prototipo di metodo
aperto di coordinamento può essere rintracciato nel patto di
stabilità e di crescita - che fissava gli obiettivi per entrare
nell'unione monetaria - questo processo si poneva però in relazione
alla
costruzione del soggetto istituzionale e non come forma di policy making
del soggetto stesso. L'applicazione dei nuovi approcci di
governance alla regolazione ed alle politiche economiche creerebbe, infatti,
problemi a causa del potenziale conflitto fra la rigidità
dei vincoli che il mercato unico impone e la discrezionalità lasciata
ai singoli stati nel coordinamento delle loro politiche. Appare,
quindi, interessante analizzare l'applicabilità di tali approcci
in termini di efficacia ed efficienza.
E' utile ricordare che soltanto pochissimi studi si sono dedicati all'analisi
dell'impatto e dell'efficienza dell'OMC e degli strumenti
analoghi riconducibili nel quadro della soft law sulle politiche nazionali.
Così come sono poche le analisi focalizzate sui meccanismi
che caratterizzano questi metodi, come la pratica del benchmark, lo scambio
di best practices, la sorveglianza multilaterale o la
peer pression.
In tale contesto, un nuovo ma rilevante strumento di coordinamento che
sembra particolarmente adatto ad essere applicato nelle
politiche di regolazione economica è rappresentato dalle reti istituzionali
ed in particolare da quelle composte da autorità di
regolazione. Questo sistema, consolidatosi ed istituzionalizzatosi per
quanto riguarda il sistema europeo delle Banche centrali, sta
lentamente diffondendosi anche in altri ambiti, fra cui quello ambientale,
quello della regolazione delle public utilities o quello della
concorrenza (reg. com. 3/2001), attraverso la formazione di reti fra le
agenzie/autorità dei singoli stati membri e di queste con la
Commissione.
Si cercherà quindi di delineare gli ambiti in cui tale strumento
a rete è utilizzato e si cercherà di definirne le caratteristiche,
i modi
di funzionamento e gli effetti.
Terza fase:
Oltre all'analisi giuridica più tradizionale, il quadro di riferimento
metodologico alle tematiche della new governance europea può essere
fornito da approcci come quelli socio-politologici della cosiddetta "proceduralization"
(De Shutter-2001) o del "democratic
experimentalism" (Sabel e Cohen-2002). Questi due approcci, già
parzialmente applicati a nuovi strumenti di coordinamento, hanno
evidenziato come il regime ottimale di governance dovrebbe avere elementi
sia di decentralizzazione sia di coordinamento verticale.
Più precisamente il primo muove dalle teorie della razionalità
limitata e dai vincoli che si pongono alle azioni degli attori ed
istituzioni pubbliche, i quali devono - in un ambiente complesso - cooperare
nel definire le politiche pubbliche ed aprire i loro
processi decisionali ad attori non istituzionali, in quanto portatori
di interessi sostanzialmente rilevanti. Spazio verrà lasciato allo
studio della razionalità procedurale in grado di stabilire meccanismi
di "autoapprendimento" all'interno dell'istituzione. Il
"democratic experimentalism method" parte, invece, dall'assunto
che i procedimenti di regolazione a livello centrale debbano
facilitare il decentramento decisionale attraverso la negoziazione e la
competizione. Sono così rafforzati meccanismi di scambio
orizzontale d'informazione, di monitoraggio reciproco e di adattamento
della regolazione. Inoltre, si delinea la creazione di obiettivi
condivisi da complesse coalizioni di attori ed istituzioni sia pubbliche
che private.
Un ulteriore strumento - di cui si avvarrà la ricerca e che può
portare a degli sviluppi innovativi - è la teoria dei giochi, utilizzata
comunemente dall'analisi economica del diritto e delle istituzioni. Saranno
prese in considerazione la teoria dei giochi coalizionali
e, in particolare, la "teoria del core" ed "il valore di
Shapley" (Shubik-1982 ; Friedman-1986), e, infine, le teorie dei
giochi non
cooperativi, reputazionali e ripetuti (Fudenberg e Maskin-1986).
In particolare durantela seconda e la terza fase di realizzazione della
ricerca sarà di fondamentale importanza l'organizzazione di
seminari con studiosi anche di altre discipline come economisti o scienziati
della politica per confrontare e discutere i risultati
intermedi del lavoro.
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