PROGETTO DI UNA UNITÀ DI RICERCA DI SIENA - MODELLO B
Anno 2005 - prot. 2005127580_003
Diritto e nuovi approcci alla governance europea: tra norme vincolanti e forme alternative di coordinamento
Descrizione del programma e dei compiti dell'Unità di Ricerca - Resp.: Prof. Laura Ammannati

Molti degli obiettivi presenti nell'agenda comunitaria non possono essere perseguiti attraverso il "metodo classico comunitario" se
non a scapito dell'efficienza e di una perdita di legittimazione nei confronti dei cittadini dell'Unione. E' cresciuta difatti la
consapevolezza dei limiti delle tradizionali forme di policy making e regolazione e si è evidenziata d'altra parte la necessità di
adottare approcci più flessibili. Al contempo è emersa la volontà di sviluppare forme di partecipazione più ampia dei soggetti
portatori di interessi così da consentire alle nuove politiche un maggior grado di effettività nella risoluzione dei problemi. La
necessità di sviluppare forme di governance più flessibili ed aperte per le politiche europee richiede una particolare attenzione allo
sviluppo di nuovi strumenti.
Il gruppo di ricerca intende investigare questi nuovi strumenti di coordinamento attraverso le seguenti fasi:
Prima fase:
· organizzare una rassegna della letteratura esistente;
· delineare l'evoluzione storica della governance comunitaria dalle forme tradizionali di armonizzazione ai meccanismi di soft law.
L'approccio storico è in prima battuta utile per confrontare le caratteristiche dei nuovi strumenti di governance con quelli
precedenti;
· realizzare una rassegna dei vari strumenti, che appartengono alla categoria della soft law;
· procedere ad una organizzazione sistematica di tali forme di coordinamento definendo per ognuna le caratteristiche peculiari e
quelle comuni alla categoria.
Seconda fase:
L'indagine verterà poi sugli approcci di governance maggiormente innovativi e rilevanti quale, ad esempio, il metodo aperto di
coordinamento - delineato dal Consiglio Europeo di Lisbona del 2000 e ripreso nelle forme e modalità indicate in precedenza nel
Trattato costituzionale europeo.
L'OMC ha consentito alle istituzioni comunitarie di estendere il campo di intervento a molte aree prima interessate dalla sole
politiche nazionali. Se questo metodo è stato dapprima disegnato per promuovere un sistema europeo nel settore delle politiche
occupazionali, sta adesso infatti entrando in altri ambiti di policy quali ad esempio i sistemi previdenziali, la sanità, le politiche di
coesione e di inclusione. Un intento specifico della ricerca è quindi quello di verificare come e con quali effetti tale approccio di
governance ha permesso l'estensione sostanziale delle competenze comunitarie. L'analisi della new governance prenderà le mosse
da settori, come quello ambientale, in cui essa è già stata implementata e cercherà, in un secondo momento, di verificare
l'applicabilità di tale strumento a settori di policy tuttora legati al metodo classico comunitario, come quello della regolazione
strettamente economica.
A questo proposito è da notare che anche se il prototipo di metodo aperto di coordinamento può essere rintracciato nel patto di
stabilità e di crescita - che fissava gli obiettivi per entrare nell'unione monetaria - questo processo si poneva però in relazione alla
costruzione del soggetto istituzionale e non come forma di policy making del soggetto stesso. L'applicazione dei nuovi approcci di
governance alla regolazione ed alle politiche economiche creerebbe, infatti, problemi a causa del potenziale conflitto fra la rigidità
dei vincoli che il mercato unico impone e la discrezionalità lasciata ai singoli stati nel coordinamento delle loro politiche. Appare,
quindi, interessante analizzare l'applicabilità di tali approcci in termini di efficacia ed efficienza.
E' utile ricordare che soltanto pochissimi studi si sono dedicati all'analisi dell'impatto e dell'efficienza dell'OMC e degli strumenti
analoghi riconducibili nel quadro della soft law sulle politiche nazionali. Così come sono poche le analisi focalizzate sui meccanismi
che caratterizzano questi metodi, come la pratica del benchmark, lo scambio di best practices, la sorveglianza multilaterale o la
peer pression.
In tale contesto, un nuovo ma rilevante strumento di coordinamento che sembra particolarmente adatto ad essere applicato nelle
politiche di regolazione economica è rappresentato dalle reti istituzionali ed in particolare da quelle composte da autorità di
regolazione. Questo sistema, consolidatosi ed istituzionalizzatosi per quanto riguarda il sistema europeo delle Banche centrali, sta
lentamente diffondendosi anche in altri ambiti, fra cui quello ambientale, quello della regolazione delle public utilities o quello della
concorrenza (reg. com. 3/2001), attraverso la formazione di reti fra le agenzie/autorità dei singoli stati membri e di queste con la
Commissione.
Si cercherà quindi di delineare gli ambiti in cui tale strumento a rete è utilizzato e si cercherà di definirne le caratteristiche, i modi
di funzionamento e gli effetti.
Terza fase:
Oltre all'analisi giuridica più tradizionale, il quadro di riferimento metodologico alle tematiche della new governance europea può essere fornito da approcci come quelli socio-politologici della cosiddetta "proceduralization" (De Shutter-2001) o del "democratic
experimentalism" (Sabel e Cohen-2002). Questi due approcci, già parzialmente applicati a nuovi strumenti di coordinamento, hanno
evidenziato come il regime ottimale di governance dovrebbe avere elementi sia di decentralizzazione sia di coordinamento verticale.
Più precisamente il primo muove dalle teorie della razionalità limitata e dai vincoli che si pongono alle azioni degli attori ed
istituzioni pubbliche, i quali devono - in un ambiente complesso - cooperare nel definire le politiche pubbliche ed aprire i loro
processi decisionali ad attori non istituzionali, in quanto portatori di interessi sostanzialmente rilevanti. Spazio verrà lasciato allo
studio della razionalità procedurale in grado di stabilire meccanismi di "autoapprendimento" all'interno dell'istituzione. Il
"democratic experimentalism method" parte, invece, dall'assunto che i procedimenti di regolazione a livello centrale debbano
facilitare il decentramento decisionale attraverso la negoziazione e la competizione. Sono così rafforzati meccanismi di scambio
orizzontale d'informazione, di monitoraggio reciproco e di adattamento della regolazione. Inoltre, si delinea la creazione di obiettivi
condivisi da complesse coalizioni di attori ed istituzioni sia pubbliche che private.
Un ulteriore strumento - di cui si avvarrà la ricerca e che può portare a degli sviluppi innovativi - è la teoria dei giochi, utilizzata
comunemente dall'analisi economica del diritto e delle istituzioni. Saranno prese in considerazione la teoria dei giochi coalizionali
e, in particolare, la "teoria del core" ed "il valore di Shapley" (Shubik-1982 ; Friedman-1986), e, infine, le teorie dei giochi non
cooperativi, reputazionali e ripetuti (Fudenberg e Maskin-1986).
In particolare durantela seconda e la terza fase di realizzazione della ricerca sarà di fondamentale importanza l'organizzazione di
seminari con studiosi anche di altre discipline come economisti o scienziati della politica per confrontare e discutere i risultati
intermedi del lavoro.