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Gaetano Bucci
Abstract
La politica monetaria, con l'adozione dell'euro, è stata
attratta a livello continentale. La politica di bilancio resta, però,
nella sfera degli stati nazionali ed è sottoposta agli stringenti vincoli
del Patto di stabilità e crescita.
Non si è affermato ancora un effettivo potere di bilancio europeo e
tale situazione si riflette negativamente sulla decisione di finanza pubblica
nazionale costretta al rispetto di un vincolo stringente che, anziché
scaturire da un processo magari conflittuale ma trasparente di composizione
degli interessi, appare meccanico ed arbitrario.
Le scelte (e soprattutto i diritti) dovrebbero prevalere, sia pure in un quadro
di sostenibilità, sulle regole. Il problema rilevante emerso, nel dibattito
dottrinale e politico, è, dunque, quello del ruolo dello spazio pubblico,
ed in specie del ruolo delle Assemblee rappresentative.
Ad esse spetta, infatti, il compito di definire l'entità del prelievo
coattivo ed i settori di impiego delle risorse.
Alcuni Autori sostengono che questa funzione non può essere compressa
ed andrebbe,quantomeno, razionalizzata, sviluppando un potere di bilancio
europeo, un collegamento tra BCE e Parlamento europeo ed un'intelligente riforma
del Patto. La ricerca si propone, quindi, di ricostruire, analiticamente e
sistematicamente, i termini della problematica. Una parte del lavoro sarà
dedicata alla valutazione di fondo delle scelte normative adottate nei Trattati
comunitari in materia di politica economica e monetaria. Queste scelte paiono,
invero, funzionali ad una strategia di neutralizzazione e di gestione "tecnica"
dei conflitti sociali e delle problematiche relative alla giustizia distributiva
ed all'eguaglianza sostanziale e paiono, quindi, porsi in netto contrasto
con i fini democratici e sociali perseguiti dalle Costituzioni democratico
- sociali vigenti nei Paesi membri dell' Unione europea. L'analisi avrà,
pertanto, ad oggetto la concatenazione normativa che dal TUE (vedi specie
: Titolo VI e disposizioni del Protocollo allegato sulla procedura per i disavanzi
eccessivi) si dipana attraverso la Risoluzione (del Consiglio europeo di Amsterdam
del 17 Giugno 1997 : 97/C236/01) e i Regolamenti (Regolamento del Consiglio
n. 1446/97 del 7 Luglio 1997 e Regolamento del Consiglio dei ministri n. 1467/97
del 7 Luglio 1997) concernenti la materia relativa al Patto di stabilità
e crescita e giunge alla disciplina nazionale relativa alla materia del c.d.
Patto di stabilità interno (vedi : art. 28 della Legge 23/12/1998,
n. 448). Questa disciplina nazionale costituisce un riflesso di dettaglio
derivante dagli obblighi comunitari di adottare strumenti (anche) normativi
finalizzati allo scopo di garantire il controllo dell'andamento finanziario
del settore pubblico nel suo complesso e testimonia la capacità degli
indirizzi comunitari di penetrare capillarmente nel profondo dell'organizzazione
dei poteri pubblici.
La ricerca cercherà, altresì, di focalizzare le condizioni necessarie
per l'avvio della costruzione di un'Europa sociale fondata sulla intera serie
dei diritti che la civiltà europea ha creato: ossia, sia sui diritti
di libertà conquistati dalle rivoluzioni liberali (sia pur sviluppati
nelle loro valenze dalle Costituzioni del secondo dopoguerra ), sia sui diritti
sociali conquistati dal movimento operaio europeo ed inscritti nelle Costituzioni
democratico-sociali del secondo dopoguerra. Saranno, pertanto, prese in considerazione
le proposte avanzate dai giuristi e dagli economisti finalizzate al superamento
degli effetti negativi (specie per i diritti sociali) derivanti dalla filosofia
monetarista sottesa a alla disciplina dei Trattati (specie la parte relativa
all'UEM) ed alla disciplina relativa al Patto di stabilità e crescita.