Palinologia

Fino ad alcuni decenni fa le conoscenze sulla storia della vegetazione terrestre erano basate sui macrofossili vegetali. A partire dagli anni 50 lo studio dei pollini e spore, hanno avuto grande diffusione. I pollini e le spore sono piccoli granuli legati alla riproduzione sessuale delle piante: i primi sono prodotti da tutte le piante a seme (Spermatofite), mentre le seconde sono prodotte dalle Pteridofite, cioè da felci, licopodi ed equiseti. I granuli pollinici (limitiamo per semplicità il discorso solo a questi) vengono prodotti nelle sacche polliniche o nelle antere, e sono visibili al microscopio poiché hanno dimensioni che vanno di solito da 200 a 15 micrometri (1micrometro = 1 millesimo di millimetro). I granuli sono provvisti di uno spesso involucro (esina) che presenta caratteristiche morfologiche tipiche caratterizzate dai pori e solchi. Sono infatti queste a rendere possibile l'attribuzione del polline alla specie che lo ha prodotto. Per le piante arboree è possibile identificare i vari generi; più problematico è il riconoscimento a livello di specie in quanto è semplice riconoscere il genere Quercus (quercia) ma non è sempre possibile stabilire se si tratti di Quercus petraea o Quercus peduncolata. Per le piante erbacee, invece, è talora problematico anche il riconoscimento a livello di genere, per cui è necessario fermare l'indagine a livelli tassonomici più elevati, come la Famiglia (es. Compositae). Il polline fossile si conserva nei sedimenti anaerobici. L'esina è molto resistente in quanto costituita da un complesso di sostanze (polimeri di carotenoidi) chiamate "sporopollenine", che sono fra le sostanze più resistenti nel mondo organico; questo spiega la conservazione del polline fossile anche per milioni di anni. L'unico "nemico" delle sporopollenine è l'ossigeno, che ne provoca l'immediata corrosione e distruzione. La dispersione del polline è affidata, per la maggior parte delle piante, all'ambiente aereo. Nell'atmosfera, i granuli pollinici degli individui di una data specie possono "galleggiare" per un tempo più o meno lungo, a seconda delle condizioni atmosferiche, della forma e peso del granulo. Mescolatisi con quelli delle altre specie viventi nella stessa regione, i granuli cadono infine a terra sotto forma di pioggia pollinica, che si distribuisce con una certa uniformità su di un'area abbastanza vasta. La pioggia pollinica ha una composizione floristica percentuale che rispecchia abbastanza fedelmente la vegetazione esistente in quella regione in un certo lasso di tempo. La successione dei sedimenti contiene quindi la registrazione dei prodotti pollinici delle piante viventi nella regione al momento della formazione di ogni singolo strato. In questo modo si costituiscono archivi, ordinati cronologicamente, dei resti delle piante vissute in un periodo antico quanto il deposito, che risultano utili per testimoniare il manto vegetale del passato e le sue trasformazioni legate perlopiù a cambiamenti climatici. Una volta individuato un deposito si procede al campionamento. La fittezza del campionamento lungo la verticale prescelta è un'importante premessa per ottenere buoni risultati: in generale si prelevano campioni almeno ogni 20 cm. I campioni vengono quindi portati in laboratorio e trattati con agenti chimici (acidi e basi forti) per eliminare la frazione inorganica e organica in eccesso; sono necessari molti passaggi per isolare e concentrare il più possibile la frazione di interesse, cioè i pollini. A questo punto si passa all'analisi microscopica che consente il riconoscimento dei taxa (famiglia, genere o specie ) e il conteggio degli stessi. I dati così ottenuti vengono riassunti in diagrammi che permettono di seguire lo sviluppo qualitativo e quantitativo degli elementi della flora in ciascun livello studiato del deposito. Si assiste così alla ricostruzione "storica" delle vicissitudini della flora del sito studiato e al loro collegamento con eventi climatici importanti. La vegetazione di una regione infatti è il risultato di condizioni climatiche e ambientali precise e rappresenta un indicatore molto sensibile dell'evoluzione delle stesse. Esistono, in particolare, quattro gruppi-guida di piante rappresentativi di altrettante fasi climatiche: Latifoglie, Elementi montani, Pino e Piante erbacee. I boschi a Latifoglie sono indicativi di terreni ricchi, ben umificati, umidi e di clima temperato caldo (elementi del querceto, del carpineto, Oleaceae, Tilia, Ulmus, Zelkova) molto simile all'attuale nella Pianura padana.

Un esempio di indagine palinologica
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