Università degli Studi di Siena
Dipartimento Scienze Ambientali ‘G. Sarfatti’
Via P. A. Mattioli 4, 53100 Siena Tel. 0577232895
Fax. 0577232860
La Cappella del Sacro Chiodo, studio dello stato di conservazione ed ipotesi di intervento conservativo
Claudio Milanesi, Mauro Cresti, Franco Baldi, Rita Vignani, Fabrizio Ciampolini, Claudia Faleri
1. Premessa
Le analisi eseguite sulla Cappella
del Sacro Chiodo hanno avuto essenzialmente l’obiettivo di verificarne
lo stato di conservazione. In particolare mediante analisi al microscopio
elettronico a Scansione con microanalisi a raggi X a dispersione di energia
(SEM/ISIS) abbiamo analizzato la composizione della pellicola pittorica
dell’ultimo restauro, la solfatazione presente, la composizione delle stelle
inserite sulla superficie pittorica, la presenza di oro nei capitelli e nelle
cornici delle formelle in legno del Baldacchino sopra l'altare, gli elementi
costitutivi i marmi dell’altare, gli intonaci di consolidamento applicati
nei restauri precedenti, la parte di affreschi non trattata con Paraloid.
Contemporaneamente per l’individuazione di biocidi idonei al tipo di attacco
biodeteriogeno presente, stiamo valutando la presenza di deteriogeni attivi
mediante analisi microbiologiche e molecolari sulle zone ricoperte da patine
biologiche. Successivamente una volta messa a punto dai restauratori il sistema
di pulitura e di consolidamento, dovremmo testare e controllare l’avvenuta
estrazione dei solfati e dei sali solubili e verificare in zone campione
individuate prima del restauro, l’efficacia del trattamento.
2. Metodi
2.1 Microscopio a scansione SEM/ISIS
Indagine di microscopia ottica (LM) su porzioni di substrato,
microscopio SEM equipaggiato con microsonda a raggi X (SEM/ISIS), grafitazione
sottovuoto, tracciato analitico degli elementi chimici su emissioni di elettroni
secondari. Il tracciato visualizzato su un video SEM/ISIS, ha individuato
e quantificato ogni elemento chimico presente sulle piccole frazioni del substrato
oggetto di indagine.
2.2 Indagini microbiologiche e molecolari
La colonizzazione microbica che nel tempo si evolve,
è dovuta ad una comunità di diversi organismi che interagiscono
con il substrato ma anche tra di loro, l’attività di biodeterioramento
era in questo caso affrontata in un preciso momento del suo evolversi e a
danno già esistente, per ottenere un monitoraggio dettagliato del substrato
sottoposto ai processi di degrado fisico ambientale, causato in massima parte
da condizioni favorevoli al proliferare dei microrganismi responsabili alla
formazione di croste e patine incoerenti e colorate o macchie prodotte dai
componenti del loro metabolismo, i pochi deteriogeni quiescenti nei microframmenti
7 e 19 erano inoculati a 28° e
fatti proliferare in medium di crescita sterile.
Fig.7Fig.19*Crocifissione, sito soggetto
ad umidità
Fig.8,Fig,9*Vela a destra dell’altare, zona
esposta ad umidità e recenti infiltrazioni d’acqua
* pubblicato
su rivista
2.3 Microframmenti prelevati
Fig.1, Tav.1 Ultimo intonaco di restauro a
consolidamento dei substrati pittorici
Fig.2, Tav.2 Penultimo intonaco di restauro
Fig.3,3a, Tav.3 Capitello in pietra
Fig.4,4a, Tav.4,4a Azzurrite di fondo vela S.Matteo
Fig.5, Tav.5,5aStella
Fig.6,6a, Tav.6,6a Patina superficiale lucida
vela S.Matteo
Fig.10, Tav.10 Patina nerastra opaca, sottofrontale
Altare
Fig.11a, 11b, Tav.11 Formalla in legno baldacchino
Altare
Fig.12, Tav.12 Decorazione in legno cornice
formella Altare
Fig.13, Tav.13 Doratura cornice formella Altare
Fig. 14, Tav.14 Patina bianca frontale Altare
Fig.15, Tav.15 Parte non trattata con paraloid,
scena Giona gettato in mare
sta per essere inghiottito da una balena, preludio alla resurrezione di Cristo,
lunetta a destra baldacchino
Fig.16,16aTav.16
Colore e leganti, scena
il serpente di bronzo, esodo degli ebrei insieme a Mose dopo il passaggio
del mar Rosso
Fig.17, Tav.17 Velatura grigiastra dopo asportazione
paraloid, cornice S.Giovanni
Fig.18, Tav.18 Parte non trattata con paraloid,
cornice intersezione evangelisti (Marco, Luca)
Fig.20, Tav.20 Velatura bianca dopo asportazione
paraloid, cornice costolone S.Matteo
Fig.21, Tav.21 Cornice costolone S.Matteo
ben conservata dopo pulitura
Fig.22, Tav.22 Patina nera figura monocroma
e scritta scena Giudizio Universale
Fig.23, Tav.23 Patina nera Scena Lipomeno
nel Tempio
Fig.24, Tav.24 Oro virato scene Lipomeno nel
Tempio
3. Risultati
3.1 Analisi al SEM della distribuzione del Solfato
Sono stati prelevati microframmenti di pellicola pittorica,
sui campioni per evidenziare la presenza dello zolfo, sono state eseguite
mappe a raggi X . I campioni mal conservati mostravano una solfatazione elevata
sulla superficie della pellicola pittorica ma decrescente procedendo verso
l’intonachino. Lo zolfo, associato al calcio, era diffuso nei campioni per
una profondità di circa 70 µm. I campioni protetti dalla pellicola
dell’ultimo restauro mostravano invece bassa solfatazione.
3.2 Analisi al SEM degli elementi costitutivi
Da un esame riassuntivo dei dati ottenuti emerge che
l’ultimo intonaco di restauro (Fig.1e
Tav.1) applicato a consolidamento
degli strati di degrado più accentuati, mostra elevata elasticità
per la presenza di metacrilati, mentre lo strato sottostante (Fig.2 e Tav.2) è costituito essenzialmente
da calcite. I dati rivelatisi particolarmente interessanti sono relativi alla
presenza di oro nel capitello in pietra (Fig.3-3a e Tav.3). Il fondo del cielo virato dall’azzurro
(Fig.4-4a e Tav.4,) è essenzialmente composto
da azzurrite (Tav.4a) mentre le
stelle in rilevo (Fig.5 e Tav.5) sono formate da stucco e non
da cere. Le analisi delle velature lucide superficiali (Fig.6,6a e Tav.6,) hanno confermato che i campioni
sono costituiti da resina acrilica, in particolare da Paraloid (Tav.6a). La comparsa di efflorescenze
(bianche o chiare, dette anche “salnitrazioni”), particolarmente frequenti
sui marmi dell'Altare, è dovuta alla cristallizzazione dei sali solubili
formatisi in superficie dall’umidità assorbita dal materiale (Tav.14). Su materiali sensibili
come il marmo è probabile anche la formazione di croste “nere”,
dovute ad un fenomeno di solfatazione causato probabilmente dal fumo
di candele in grado una volta formato di corrodere la matrice carbonatica.
Il legno del baldacchino sopra l'Altare è stato trattato per la doratura
con un'applicazione di bolo armeno, mentre sono presenti pigmenti rossi
a base di ossidi di ferro, ed ocre gialle costituiti da pigmenti di ossidi
di ferro idrati, silicati e argille. Per la presenza di Pb nelle formelle,
non è da escludere l’utilizzo di giallorino e/o litargirio
costituito da monossido di piombo e/o orpimento che annerisce a contatto con
lo zolfo. Gli affreschi non trattati con paraloid Fig.15,Fig.18, presentano elevata solfatazione, Tav.15,Tav.18 e percentuali di ferro derivanti
dall'utilizzo di pigmenti rossi o ocre gialle. L'affresco raffigurante la
Storia del Serpente in Bronzo Fig.16,16a presenta solfatazione ed alte percentuali
di sali, nitrati e cloruri Tav.16,
mentre la velatura grigiastra di Fig.17
è dovuta all'alta percentuale di Si (Tav.17) rimasta dopo il trattamento
di rimozione del Paraloid. L'affioramento della velatura bianca dopo
asportazione del paraloid è dovuta molto probabilmente alla mancata
rimozione della velatura salina poco solubile.
Fig.1, Tav.1, intonaco di restauro a consolidamento
dei substrati pittorici.
Gli elementi chimici presenti sono carbonio, ossigeno
e calcio. Confrontando il substrato di Fig.2e
Tav.2 proveniente dal penultimo
restauro composto soprattutto da calcite, vediamo alte percentuali di C e
O. Possiamo allora confermare che l’intonaco di restauro risulta formato oltre
che da calcite anche da modeste percentuali di resine acriliche frequentemente
utilizzate nei primi anni del XX° secolo.
Fig. 2, Tav.2, Intonaco del penultimo restauro
Calcite.
Fig. 3,3a, Tav.3, Capitello in pietra
Stratificazioni di calce su oro purissimo in percentuali
molto alte (58%).
Fig. 4,4a, Tav.4, fondo in azzurro virato
L’azzurrite è un Carbonato basico di rame, 2CuCO3.Cu(OH)2.
La microanalisi ha rilevato Cu, C, O, S, ed anche altissime percentuali di
Ca. Sulla base anche di un confronto diretto di microanalisi con grani di
azzurrite commerciale (Tav.4a),
il substrato di fondo virato è costituito da azzurrite.
Fig. 5, Tav.5, Stella
La volta celeste era simbolicamente composta da stelle
‘infisse’ e probabilmente colorate d’oro. Il frammento risulta formato da
una patina esterna la cui microanalisi rileva una similitudine con l’azzurrite
della Fig.4 e Tav.4. Quest’ultima è
costituita da carbonato basico di rame mentre la superficie esterna della
stella presenta tracce di K (2,96%) ed elevata percentuale di C ascrivibile
ad un ulteriore successivo trattamento dell’artista per rendere la stella
dorata. La porzione interna è formata da gesso e stucco mentre non
vi è alcuna traccia di cera.
Fig.6,6a, Tav.6,6a, Patina superficiale lucida
Il Paraloid o Acriloid B72 è una resina acrilica
solubile in solventi idrocarburici (toluene, xilene, ecc.) e alcol etilico.
È stato ampiamente utilizzato come consolidante, flessibile e stabile
non attrae polvere mentre non produce deformazioni plastiche ma conferisce
all’oggetto un aspetto plastificato poco naturale. La microanalisi dovrebbe
rilevare alte percentuali di C, O; abbiamo C, O, S (da escludere Pb anche
se indicato), e Ca. Anche sulla base del confronto diretto con Paraloid
commerciale puro (Tav.6a), la
patina lucida superficiale è costituita da alte percentuali di resina
acrilica CH2-CH-COOH la cui presenza non fa traspirare la superficie pittorica
ed ha schermato efficacemente possibili elevate concentrazioni di sali (solfati,
nitrati e cloruri).
Fig.10, Tav.10 Patina nerastra opaca, sottofrontale
Altare
Fig. 14, Tav.14 Patina bianca frontale Altare
Le indagini microanalitiche da noi eseguite hanno
evidenziato per la crosta nera alte percentuali di S, Na, Cl, e basse percentuali
di K(Tav.10). Anche la percentuale
di Ca se confrontata con la salnitrazione di Fig. 14,è relativamente contenuta
(12,66%), questo farebbe pensare ad una matrice prevalentemente formata da
croste scure insolubili che per ora non hanno attaccato profondamente il substrato
marmoreo.
Fig.11a, 11b, Tav.11 Formalla in legno baldacchino dell'Altare. Nel Baldacchino dell'altare vi sono 8 formelle piatte in legno contornate da altrettante cornici dorate. La pulitura della formella ha rivelato una patina nerastra a ridosso del legno e sottostante una coloritura chiara in simil oro. Le strutture in legno sono composte dal 50% C, 42% di O, 6% di H, 2% di minerali e pigmenti. Nella parte scura della formella in legno di Fig. 11a, Tav11, vi sono alte percentuali di C e O, tracce evidenti di solfatazione (S) che potrebbero far pensare anche all'utilizzo di Orpimento (As2S2) o Realgar (As2S2). Da registrare la presenza di sali (NaCl), patine e potassio (1.22%) solitamente derivante da pigmenti costituiti ante XV° Secolo da terre verdi. Da escludere l'azzurrite 2CuCO3.Cu(OH)2. La patine nerastra potrebbe essere un'ossidazione del legno. La parte di Fig. 11b più chiara potrebbe far pensare a pigmenti a base di terre verdi (SiK), mescolati con “giallorino“ o a “litargirio”(PbO).
Fig.12, Tav.12 Decorazione cornice formella dell'Altare. Nella decorazione della cornice della formella potremmo ipotizzare per la preparazione del fondo da dorare un'applicazione di bolo armeno (argilla diluita con leganti animali). L'alta percentuale di Pb non fà escludere che sia stato utilizzato il giallo di piombo detto anche “giallorino“ o anche “litargirio”, un monossido di piombo che si ottiene riscaldando la biacca a 300°. Le analisi microanalitiche hanno rilevato nella parte sottostante la doratura tracce di Si e K dovuta alla mescolanza di pigmento verde nella preparazione del colore formato da silicato di potassio.
Fig.13, Tav.13 Doratura cornice formella dell'Altare. La doratura della cornice era eseguita dall'artista con sfoglie di oro. Nella cornice sono state rilevate insieme all'oro tracce di Fe tra l'altro presente anche negli affreschi non trattati con paraloid. Questo farebbe pensare all’utilizzo di pigmenti rossi comunemente denominati “terre“ a base di ossidi di ferro o ad "ocre gialle" composti di ossidi di ferro idrati, silicati e argille.
Fig.15, Tav.15 Parte non trattata con paraloid,
scena Giona gettato in mare
Fig.18, Tav.18 Parte non trattata con paraloid,
cornice intersezione evangelisti (Marco, Luca)
Gli affreschi non trattati con paraloid Fig.15,Fig.18,
presentano elevata solfatazione, Tav.15,
Tav.18 ma anche percentuali
di ferro dovute a trattamenti con pigmenti rossi o ocre gialle. Nell’analisi
qualitativa degli elementi presenti dei microframmenti analizzati, rileviamo
presenza di Si, Al, Ca, componenti caratterizzanti il pigmento Terra verde,
terra di Verona, Creta viridis, Appianum, Verde tirolese, la cui composizione
chimica è caratterizzata da silicati di ferro, magnesio, alluminio
e potassio.
Fig.16,16aTav.16
Colore e leganti, scena il serpente di bronzo
L'affresco raffigurante la storia del Vecchio Testamento
presenta solfatazione, ed alte percentuali di sali, nitrati e cloruri Tav.16.
Fig.17, Tav.17 Velatura grigiastra dopo asportazione
paraloid, cornice S.Giovanni
La velatura grigiastra è dovuta all'alta percentuale
di Si (Tav.17), rimasta dopo
la rimozione del Paraloid, trattamento particolarmente efficace contro la
solfatazione che è stata completamente rimossa.
Fig.20, Tav.20 Velatura bianca dopo asportazione
paraloid, cornice costolone S.Matteo
L'asportazione del paraloid ha fatto affiorare una velatura
biancastra. L'analisi microanalitica ha rilevato alta solfatazione (Tav.20) percentuali alte di C, O,
normali di Fe, minime di Mg, Al. per la rimozione delle velature saline poco
solubili si rimanda alla letteratura esistente.
Fig.21, Tav.21 Cornice costolone S.Matteo ben
conservata dopo pulitura da paraloid
L'analisi qualitativa degli elementi di Tav 21 dovrebbe essere considerata
un punto di riferimento per un confronto che dovrebbe portare a parità
di condizioni, interventi mirati al raggiungere di una pulitura ben riuscita.
Vediamo diminuite le percentuali di solfati, cloruri, del C e O.
Fig.22, Tav.22Patina nera figura monocroma e scritta
scena Giudizio Universale
Per la monocromia l'artista usava pigmenti inorganici
come terre verdi scurite con carbone, nerofumo o nero osso. Vi è presenza
di sali e solfati, la patina nera è dovuta ai silicati di alluminio
e Magnesio presente nei pigmenti di terra verde che si sono ossidati (O 49%)
Fig.23, Tav.23Patina nera Scena Lipomeno nel Tempio
Come per la monocromia vi è presenza di
sali, solfati e silicati di alluminio e Magnesio ossidati.
Fig.24, Tav.24Oro virato scene Lipomeno nel Tempio
ed altre figure
Non vi è traccia d'oro mentre vi è piombo
(21%) e piccole percentuali di potassio.
4. Parte sperimentale
4.1 Estrazione della velatura superficiale lucida
Prof. Dei Luigi, Università
degli studi di Firenze, Dipartimento di Chimica.
4.2 Estrazione dei sali solubili
Per l’estrazione dei sali solubili (solfati, nitrati
e cloruri), sia degli strati superficiali dell’affresco che in quelli immediatamente
più interni, per non ricorrere a dannose asportazioni di materiale
pittorico, è consigliata l’applicazione di compresse di pasta di
cellulosa umida (Arbocell 1000) precedentemente imbevute con acqua deionizzata
e lasciate sulla superficie pittorica per 24 ore. Il numero totale delle
estrazioni da effettuare sullo stesso punto è utile per definire il
progetto conservativo e la standardizzazione del metodo. Ad ogni singolo
passaggio di estrazione, per valutare la tipologia e l’entità dei
sali, potrà essere attuata la microanalisi con SEM/ISIS. Per una sintesi
rappresentativa, i dati sperimentali saranno riassunti in tabelle o grafici
disposti in ordine alfabetico.
4.3 Estrazione dei solfati
Per la rimozione dei solfati
soprattutto negli strati interni e sotto la pellicola pittorica dove possono
trovare le conzioni per cristallizzare, sono consigliate prove di applicazione
di resine a scambio ionico di tipo anionico (Akeogel-Syremont), seguite da
impacchi di polpa di cellulosa per quantificare al microscopio elettronico
SEM/ISIS l’avvenuta rimozione dei solfati presenti. L’applicazione della resina
è generalmente attuata con carta giapponese applicata sulla superficie
pittorica per 20 minuti. I dati ottenuti saranno riassunti in tabelle o grafici.
4.4 Consolidamento dell’intonachino
Per il consolidamento dell’intonachino
generalmente viene usato il Ledan TB1.ICR (Tecnoedile toscana) a basso contenuto
salino che sarà iniettato nelle zone prescelte secondo le indicazioni
normall 26/87.
4.5 Pulitura Baldacchino in marmo
I sali di salnitrazione formatisi possono diventare
insolubili per carbonatazione, è necessitano quindi un lavaggio per
la loro rimozione con basse percentuali di acido Cl . Lo smog contiene residui
di sostanze grasse che si agganciano alla superficie lapidea creando depositi
di difficile rimozione. La crosta nera dovrebbe essere rimossa prima che attacchi
il substrato marmoreo. Dopo la ripulitura e opportuno risciacquo, l’applicazione
di fluorurati o copolimeri in soluzione acquosa che ostacolanerebbero e rallenterebbero
il degrado dovuto all’inquinamento o all'umidità.
4.6 Restauro Baldacchino ligneo
Il baldacchino ligneo è formato da formelle, contornate
da cornici dorate. Su tutto il supporto ligneo, come in uso all'epoca, era
stato steso allo scopo di proteggere il legno dal degrado causato dagli insetti
xilofagi e rallentare gli scambi termoigrometrici con l'ambiente, uno strato
di gesso colorato e colla (Tav.11).
Formelle- La patina nera a ridosso della formella
(Fig.11a), potrebbe essere una
ossidazione del legno dovuta a solfatazione congiunta a presenza di cloruro
di sodio. Incerta è l'origine della mescolanza di composti visibili
nella formella di Fig.11b, Tav.12, dove la presenza del Pb potrebbe
far pensare all'utilizzo di giallo di piombo detto anche “giallorino“ o
a “litargirio”(PbO), mescolato con pigmenti di terre verdi (SiK).
Cornice- La doratura della cornice era eseguita
dall'artista con oro Fig.13, Tav.13 ed a guazzo dove il supporto
da dorare era generalmente preparato con gesso (CaSo4.2H2O), colla di coniglio ed acqua. Nella cornice sono
state rilevate con l'oro tracce di Fe che potrebbe derivare da "pigmenti
rossi" a base di ossidi di ferro o "ocre gialle" composti di ossidi di ferro
idrati. La presenza di K potrebbe far pensare ad un restauro recente con pigmento
a base di giallo di cobalto CoK3(NO2)6.H2O, utilizzato in Toscana a
partire dal 1850.
5. Conclusioni
In attesa del riassunto dei dati
microbiologici e molecolari, le indagini microanalitiche dovrebbero concorrere
a definire una prima metodica di intervento di restauro. Saranno verificati
a cura del Prof. Dei, possibili metodi di estrazione della velatura superficiale
lucida con cui era stata trattata una parte di affreschi, si procederà
poi all’asportazione dei sali e dei solfati. La tecnica sperimentale descritta
al punto 4.2 e 4.3 può essere affiancata anche a procedure ampiamente
sperimentate dai restauratori come gli impacchi con carbonato d’ammonio. È
ragionevole ritenere che l’intervento di restauro non sarà risolutivo
nel ristabilire completamente gli equilibri delle superfici pittoriche anche
per l’eterogeneità degli affreschi. L’artista stesso utilizzava una
tecnica che potrebbe essere definita parzialmente a secco, ritoccando in
alcuni casi consistenti parti di giornate non fresche. In aggiunta i vari
interventi di restauro hanno accentuato queste diversità producendo
zone di affresco protette da metacrilati ed altre completamente scoperte.
Sarebbe utile prima del restauro del supporto ligneo del baldacchino approntare
uno studio approfondito delle essenze usate (formelle e cornice) e sulle tecniche
di costruzione dal punto di vista della carpenteria. Per la conservazione
dei dipinti sarà utile uniformare le superfici degli affreschi ed attuare
adeguate indagini stratigrafiche e mettere in opera a restauro ultimato, un
presidio per il controllo macro e microclimatico.