LE ORECCHIE DI HERMES
Studi di antropologia e
letterature
classiche
I. Storie di simboli e di eroi
1.Le orecchie di Hermes. Luoghi e simboli della
comunicazione
nella cultura antica, in M. Bettini (editor), I
signori della memoria e dell'oblio, Firenze La Nuova Italia 1996, VII -
LII
(versione ampliata: 50 cartelle).
Un lungo studio sul tema della "memoria", dello "oblio" e della
"comunicazione"
nella cultura greca e
romana. In esso vengono toccati sia alcuni miti greci di
"comunicazione",
legati a Hermes dio messaggero;
sia alcuni ruoli culturali dimenticati (il "ricordatore", colui che in
Grecia
e a Roma faceva le funzioni della
nostra agenda); sia alcune credenze relative al contrario della
comunicazione,
ossia il silenzio (in
particolare: il senso profondo del noto detto lupus in fabula)
2. Bruto lo sciocco, in Il protagonismo nella
storiografia
classica, Genova 1987, 71-120 (versione ampliata:
55 cartelle). Un ampio studio trasversale, che partendo da Bruto, il
"falso
sciocco" della tradizione romana,
arriva all'Amleto di Saxo Gramaticus e ad altri "falsi sciocchi" della
tradizione
non solo europea, come
Khusrev. Attraverso l'analisi di questi racconti, vengono messi anche
in
luce alcuni modelli culturali -
l'opposizione fra "interno" ed "esterno", il "cadere in terra", etc. -
la
cui funzione simbolica si ritrova identica
in differenti tradizioni.
3. Il detective è un re: anzi, un dio,
in
Sofocle. Antigone, Edipo re, Edipo a Colono, traduzione e note di
Franco Ferrari, Milano Rizzoli 1992, 5-24. Uno studio sul classico tema
dell'Edipo
di Sofocle come primo
"romanzo giallo" della tradizione occidentale.
4. Turno e la rondine nera, "Quad. Urb.
cult. class."
n.s. 30, 1988, 7-24. Uno studio su una celebre
similitudine dell'Eneide, che assimila la fuga di Turno verso la morte
a
una rondine nera che entra nell'atrio
di una casa. La riflessione sul valore simbolico della rondine nella
cultura
antica e nel folclore europeo,
ricrea l'orizzonte antropologico in cui l'invenzione virgiliana deve
essere
iscritta
II. Storie di "doppi"
5. Sosia e il suo sosia: pensare il doppio a
Roma,
in Plauto. Anfitrione, traduzione e commento a cura di R.
Oniga, Padova Marsilio 199, 9 - 51 (versione ampliata: 45 cartelle).
Uno
studio sul modo in cui il "doppio"
viene percepito in un orizzonte culturale come quello romano,
rappresentato
qui dall'Amphitruo di Plauto, in
cui si crede che 'veramente' un mago possa prendere l'identità
altrui
ovvero possa trasformare in un'altra
persona un malcapitato. Vengono messe in luce le specifiche categorie
culturali
in base alle quali l'identità
personale, e la sua perdita, vengono percepite a Roma.
6. Il racconto di Alcmena e Anfitrione:
un'analisi
antropologica, in "Dioniso", 63, 1993, 59 - 76 (versione
ampliata: 23 cartelle). Uno studio sul seguito della vicenda letteraria
e
culturale del "doppio" romano, e del
racconto di Anfitrione in particolare. Attraverso testi medioevali
latini
(i Gesta Romanorum, Walter Map
etc.) e irlandesi (The Birth of Mongan, etc.) una storia della fortuna
letteraria
e culturale del "doppio" nel
medioevo europeo.
7. I fantasmi dell'esilio: doppi e nostalgia
nella
parva Troia di Virgilio (Aeneid 3.294 ff.), "Classical
Antiquity," 16, 1997, 8 - 33 (ora in italiano). Uno studio
sull'episodio
del III libro dell'Eneide, in cui Eleno e
Andromaca ricostruiscono una seconda Troia in Epiro: creando
così
un "simulacrum" - doppio perfetto,
anche se ridotto - della loro vita passata. Nel saggio si studia anche
l'origine
e il significato della nozione di
"nostalgia", che con il simulacrum o "doppio" del passato ha spesso
molto
a che fare.
III. Storie di parole
8. Guardarsi in faccia a Roma. Le parole
dell'apparenza
fisica nella cultura latina, "Parole chiave"10/11
1996, 177 - 195 (versione ampliata: 40 cartelle). Uno studio sulla
terminologia
usata a Roma per designare
la "apparenza fisica" di una persona: os, vultus, facies, figura etc.
Ne
emergono i modelli culturali in base ai
quali la civiltà romana stabiliva l'identità di una
persona
intesa come riconoscibilità della figura: e un
possibile spaccato di psicologia storica sul 'perché' della
nascita
delle immagini artificiose.
9. Mos, mores e mos maiorum. L'invenzione
dei 'buoni
costumi' nella cultura romana, 48 cartelle (inedito).
Uno studio sul relativismo culturale antico e moderno, che parte da
Erodoto
per arrivare a Montaigne,
Herskovits, Taguieff. Il lavoro si concentra poi sul complesso
meccanismo
antropologico secondo cui la
cultura romana utilizza termini come mos e mores. In particolare, la
riflessione
verte sulla nozione di mos
maiorum e di "tradizione culturale" secondo Maurice Halbwachs e Jan
Assmann.
Ne emerge una visione
dei mores romani non monolitica, e centrata su un "unico" punto di
vista
(quello della comunità): ma, al
contrario, una costruzione del mos attraverso il consensus di un
"gruppo"
che cerca di imporsi su quello di
un altro "gruppo". In altre parole, una visione molto berkeleyana,
fondata
sul concetto di "minority" e di
relativismo culturale - e dunque assai poco germanica - del mos maiorum
romano.
10. A proposito di argumentum, in G. Manetti
(ed.),
Knowledge through Signs, Brepols Turnhout 1996, 275
- 294. Uno studio sul significato e l'origine della parola argumentum
in
latino. Viene mostrato come questo
termine così importante nella cultura latina e in quella
posteriore
- "argomento", "argomentazione",
"argomentare" etc. - trae origine dall'idea di "gettare luce" su
qualcosa
di oscuro: e funziona regolarmente
nel caso in cui si debba "inferire" qualcosa da qualcosaltro.
11. «Come un confetto». Credenze
sulla
donnola e origine della parola mustela , pp. 20 circa (inedito). Una
ricerca etimologica e antropologica, che spiega perché i Romani
definissero
mustela questo animale di cui
mi sono occupato a lungo nel mio Nascere . Là però non
davo
una etimologia di questo termine mustela,
considerato normalmente oscuro ed enigmatico. Ma dopo aver studiato
così
tanto la donnola in prospettiva
comparativa, penso di aver trovato una spiegazione! Mustela è da
musteus
che significa sia "dolce"
(aggettivo) sia "dolcetto" (sostantivo), in particolare confetto
nuziale.