Alberto
Papuzzi (La stampa 28/10/99)
Uno dei
geni del prossimo secolo, secondo la rivista americana The
Chronicle of Higher Education,
e' una giovane studiosa americana che dagli studi informatici ad alto
livello e
passata di colpo agli studi di antichista, mettendo la conoscenza del
computer
al servizio del mondo classico, greco e romano. Si chiama Laura Gibbs e
insegna
all'Universita' dell'Oklahoma, da quest'anno, dopo essere stata la piu'
brillante studentessa di Berkeley. Come ha dichiarato, il suo
Pigmalione e uno
studioso italiano di antichista, forse piu' noto negli Stati Uniti che
in
Italia: Maurizio Bettini, del quale la Gibbs e' stata assistente per
cinque anni,
traducendo in inglese il saggio Il
ritratto dell'amante, appena pubblicato dall'University of
California
Press. L'insegnamento di Bettini percorre un nuovo campo di studi,
l'antropologia
del mondo antico, che propone affascinanti scoperte. Ecco la storia di
questo emergente
campo di ricerche e di colui che ne e'
oggi
il piu' rappresentativo esploratore.
Tutto comincia
quando Bettini, nato a Livomo, 52 anni fa, era ancora studente a Pisa e
seguiva
con particolare interesse i corsi di Marino Barchiesi, filologo
classico, e di
Romano Lazzeroni, linguista storico, che gli trasmisero la passione di
penetrare nei recessi del mondo antico attraverso le parole. Verso la
fine
degli anni 60 partecipa a un ciclo di seminari tenuto da Emile
Benveniste, grande
linguista francese, attratto dagli studi antropologici, fondatore della
rivista
L'Homme con Claude Levi-Strauss. «Lui
era convinto che attraverso l'esplorazione linguistica si potesse
arrivare a
dei modelli culturali. In questa chiave scrisse il suo libro fondamentale, Vocabolario delle
istituzioni indoeuropee, Rimasi folgorato. Mi
apri' una prospettiva che prima non sospettavo. Negli stessi anni in
Francia si
sviluppavano gli studi innovatori di Jean-Pierre Vemant e di Marcel
Detienne
sulla cultura greca. Questi erano allora, per me, maestri sconosciuti,
piu'
tardi diventati per fortuna maestri diretti e amici carissimi. Ma nella
nostra
formazione contano anche i piccoli maestri. Uno di questi per me e'
stato Alberto
Borghini, compagno di corso, che studio' in Francia con Levi-Strauss.
Attraverso di lui ho potuto capire tantissime cose. E' una disgrazia se
non si
incontra un piccolo maestro. Erano gli anni un po' difficili post-68 in
cui la
cultura dominante era quella marxista,
che a me piaceva:
infatti leggevo Gramsci, anche Marx, ma contemporaneamente, grazie a
Borghini, mi
entusiasmavo anche per Jacobson o Levi-Strauss. Si avevano allora
identita'
plurime».
Pisa, Venezia e
dal
1985 Siena sono le tappe della carriera universitaria di Maurizio
Bettini, che appunto
a Siena fonda nel 1986 il Centro "Antropologia e mondo antico", unico
al mondo,
dove ogni tre anni si organizzano convegni su temi significativi come
lo
straniero, la maschera, la memoria e l'oblio. Al tempo stesso, dal
1990, comincia
l'insegnamento negli Stati Uniti, prima alla Johns Hopkins di
Baltimora, quindi
all'Universita' della California a Berkely. Ma cosa vuol dire
antropologia del mondo
antico?
«Vuol dire
uno
sguardo trasversale che non si limita ai testi letterari ma si allarga
alle
espressioni figurative, cercando cio' che sta dietro: modi di pensare,
racconti
tradizionali, credenze, miti. Appena laureato ho scritto un articolo
sull'allodola dei romani, che apriva un discorso sulla simbologia degli
animali, pensiamo alle
rappresentazioni
dell'anima come ape o farfalla o pipistrello. E' il tema degli animali
come
modi di pensare il mondo. Il mio primo corso americano trattava invece
il mito
di Anfitrione, del quale Zeus prende le sembianze per sedurre la
moglie. Cosi
accade che Anfitrione si imbatta in un altro se stesso. Come faccio a
dire che
io sono io? Dietro alla domanda si spalanca il grande problema
dell'identita'.
O pensiamo a un tema come la divinazione. Perche' c'erano i riti di
divinazione?
Per sapere cosa ti succedera'. Ma lo facciamo anche noi con i sondaggi.
Che
spesso ci azzeccano, altre volte no. Ma questo non conta, perche' i
sondaggi, come
le divinazioni, servono a legittimare un'autorita' superiore. Ieri si
chiamava divinita',
oggi si chiama maggioranza».
I libri di Bettini
potrebbero essere gli affascinanti diari del suo viaggio nel mondo
antico. E'
il vagabondaggio di un Chatwin delle
civilta'
greca e romana - tra i due c'e persino una vaga somiglianza - che sulle
paginette
del suo moleskine annota non i
vaneggiamenti e i fantasmi del coloni patagonici nelle vie del canti degli aborigeni australiani, ma
per esempio il ruolo della matertera romana,
la zia materna, una mater altera, una
seconda madre per i suoi nipoti, come quando Plutarco racconta di una
festa in
cui le donne pregavano non per i propri figli
ma per i figli
delle proprie sorelle (in Antropologia
e,cultura romana, Nis 1986, il primo libro di Bettini, anche
tradotto in
inglese).
Oppure
ricostruisce
la funzione supplente e consolatoria delle immagini,partendo dalla
figlia di un
vasaio di Corinto abbandonata dal fidanzato, la quale l'ultima notte
illumina
con una candela l' amante dormiente e ne traccia la silhouette sul
muro,
chiedendo al padre di modellarla nell'argilla, per serbarne la memoria
per non distaccarsene
completamente. Da questa storia, che per Plinio e' l'origine delle arti
figurative, come da quelle di Narciso o di pigmalione, si deduce per
Bettini che
funzione fondamentale dell'immagine artificiosa e' colmare un vuoto,
sostituire
un assenza a (vedi il saggio Il ritratto
dell'amante che nel 1992 segna l'inizio della sua collaborazione
con Einaudi).
Attraverso queste peregrinazioni nello
stile di un romanziere, per quanto dense
di citazioni e note, il mondo antico
riesce
a parlare alla attualita' contemporanea. Nell'ultimo saggio pubblicato
- Nascere (Einaudi, 1998), Bettini evoca
la storia di Alcmena, la madre di Eracle, vittima di un sortilegio di
Era e
liberata da una fanciulla che per punizione viene trasformata
in donnola. Perche' in donnola?,
si domanda lo studioso.
Cosi' comincia un
avventuroso percorso nella cultura della nascita presso gli antichi,
che
approda ad una interpretazione dei ruoli femminili, fondamentale per
capire le origini
e le ragioni di questioni come la riproduzione, la verginita', la
dominanza maschile.
En
passant
Bettini ha pubblicato I
classici nell'eta' dell'indiscrezione (Einaudi 1995),un libricino
che
svolge sul file del paradosso i temi legati all'attualita' dei
classici. La
quale, per Bettini, e' una questione chiave, come spiega la
cosiddetta regola
del compagno di treno, che suggerisce a tutti gli allievi di dottorato.
«E'
noto che in treno capita di scambiare conversazioni, in cui a un certo
punto ti
chiedono che cosa fai Quando rispondi che sei un classicista, noti un
irrigidimento.
Allora devi spiegargli esattamente cio' che stai scrivendo. Se ti
capisce e si
appassiona vuol dire che la tua ricerca e' buona. Se dice di si', bene
e apre
il giornale, vuol dire che sei fuori strada».
E Laura Gibbs,
professor Bettini? «Lei era una studentessa straordinaria,
con la quale
adesso abbiamo
stabilito un rapporto scientifico assolutamente paritario. La considero
uno dei
miei interlocutori decisivi, e senza di lei
Nascere
non sarebbe stato nemmeno partorito.