Amore si incrocia con Morte. Corpi si baciano e si dividono. Le fiabe
del Seicento, con la loro prorompente carica innovativa, si confrontano
con il fumetto contemporaneo. Cenerentola, la Bella addormentata nel
bosco, il Gatto parlante, nascono come protagonisti di un sorprendente
libro, frutto del genio della cultura napoletana. Le loro storie, sia
pur a seguito di modifiche linguistiche e contenutistiche,
sopravviveranno nei secoli, e diverranno patrimonio dell'Europa e del
mondo intero.
La struttura contenutistica e formale di Lo cunto de li cunti
(1636) di Gianbattista Basile, racconto multiplo, è contrassegnata
dalla complessità, è figlia dell'interpolazione. Opera barocca, nasce
per intrattenere la corte ed è, con la sua versatilità, la sua lettura,
la sua licitazione, i suoi canti e i balli nei giardini, nelle stanze
dei palazzi e nelle piazze, la pietra miliare su cui si fonda un
modello di narrazione che rileva, accompagnandolo e denotandolo, il
progredire degli evi, con i loro miti antichi e moderni. Le macchine e
le procedure alchemiche, icone dell'Umanesimo, acquisiscono uno
spessore ancora maggiore grazie all'enorme progresso del sapere
scientifico.
Nel registro fiabesco la lingua da teatro
napoletana incontra le leggende del volgo, la scrittura si interseca
con la memoria: si riceve così il dono di respirare l'aria di un'epoca,
delle sue fantasie, dei suoi beni e delle sue crudezze; una topografia
dell'irrealtà avvolge il tutto, con la sua onirica atmosfera. Il
viaggio, che contraddistingue la Modernità, e la metamorfosi sono gli
strumenti a doppio taglio che permettono a tutti, nessuno escluso,
l'ascesa da una situazione negativa alla felicità e alla prosperità,
grazie alla fortuna e all'ingegno. Si può cambiare di rango, così come
e il corpo è suscettibile di trasformazioni.
Il Cunto
è un annuncio della Modernità, salutata dallo specchio: poiché il
racconto fiabesco non è passibile di controllo (non è uno studio
grave), può amplificare gli scricchiolii che mettono a repentaglio la
società dei ranghi nella sua monoliticità grazie al carattere segreto
della sua scrittura. Non a caso, è il tempo della diffusione della
cultura della città, del libro a stampa e della pratica del viaggio.
Attraverso le strade dell'ignoto, insito nel nuovo che incombe.
Anche
il Potere è minuziosamente descritto: sue metafore sono gli esseri
soprannaturali, che talvolta suscitando ammirazione, in altri casi
spavento, incidono con i loro capricci e i loro doni sulle vite degli
uomini.
Il primo capitolo del libro si incentra sulle
caratteristiche del racconto fiabesco, sull'atmosfera di cui è
permeato, sulle tradizioni che lo animano, sull'immagine da esso
prodotta dai punti di vista temporale e spaziale. Nel secondo capitolo
si sottolinea come il Cunto
assembli materiali alquanto diversi, configurandosi come un vero e
proprio genere della Modernità. Nel terzo capitolo il racconto fiabesco
di Gianbattista Basile viene definito come un gioco tra i giochi di
corte, fondato sulla recitazione e sulla risorsa della memoria,
indebolita dalla diffusione del testo stampato. Nel quarto capitolo
viene descritta la dimensione dell'Orco: l'oscuro mondo dell'oltretomba
è un luogo di passaggio da cui non si può prescindere per modificare il
proprio status.
È indicativo che le pagine dedicate
all'oltretomba siano inserite nello stesso capitolo di quelle che
trattano la dimensione amorosa. Eros e Thanatos sono in realtà più
prossimi di quanto si possa immaginare. Il quinto capitolo affronta le
varie dimensioni dello specchio, descrive le meraviglie presenti nel Cunto e sottolinea l'azione che lo domina. Inoltre, si spiega come il racconto fiabesco sia al tempo stesso fisso e variabile.
Il sesto e il settimo capitolo sono incentrati rispettivamente sulla
metamorfosi e sul viaggio, in tutte le loro forme. L'ottavo capitolo
analizza il tempo della fiaba, mentre il successivo si sofferma sulla
sua topografia. Il decimo capitolo spiega la delicata relazione che nel Cunto
lega la verità alla finzione, ed evidenzia la teatralità del racconto.
L'undicesimo capitolo descrive l'universo creaturale, naturale e
soprannaturale, che coadiuva o ostacola i protagonisti del racconto, e
gli stratagemmi e gli strumenti a cui si affidano per riuscire nel loro
intento.
Il dodicesimo capitolo tratta dei rapporti di parentela nel Cunto,
spiegando poi gli elementi di novità della fiaba ottocentesca rispetto
al suo modello secentesco. Il tredicesimo capitolo è dedicato al mondo
cortigiano, alla sua etica e alla sua etichetta. Il quattordicesimo
capitolo tratta delle regole che governano il passaggio da uno status
all'altro nella società dei ranghi. Il penultimo capitolo del libro è
incentrato sul corpo dei protagonisti del racconto fiabesco e sulle
trasformazioni che possono interessarlo, mentre il testo si chiude con
l'analisi dello specchio e della sua storia, rilevando come nel Cunto siano presenti elementi che copiano il suo essere.
Paolo Raimondo
23 ottobre 2009
Giovanna Zaganelli (a cura di), Oltre la città del libro, Lupetti, Milano 2008. Recensione.
In Oltre la città del libro,
curato da Giovanna Zaganelli, sono pubblicati saggi inediti di Michele
Rak, George Steiner, Boris Uspenskij e Roberto Fedi.
Quest’ultimo, il cui scritto è intitolato Si può leggere un libro chiuso?,
risponde alla domanda affermativamente, riferendosi alla sua
rappresentazione iconica: il ritratto di un personaggio che ha in mano
un libro chiuso e segna con un dito una sua pagina indica una
sospensione, che rimanda alla riflessione precedente l’azione.
Nel quadro La Monaca
(1510) del Ghirlandaio esiste una relazione tra il motto che campeggia
nella tirella, posta a copertura dell’opera e sua parte
integrante, e il testo che la donna del dipinto ha tra le mani. Non a
caso il libro è il primo elemento ad apparire quando il quadro
gradualmente si rivela alla vista, svelando così la sua intima,
spirituale chiave di lettura.
Il saggio di Michele Rak Via dal sonno
ha inizio con la descrizione dei corpi di Amore e Psiche (1787 –
1793), scolpiti dal Canova e esposti al Louvre. Lo scultore rappresenta
un flash della storia di Eros e Psyche così come descritto dal
Libro delle metamorfosi di Apuleio (123/5 – 180 d. C): affronta i
temi dell’innamoramento, del sentimento che inebria, del dolore
mortale, dell’invidia, della felicità sempiterna, finale
conquista.
Se il divino e alato Eros rappresenta l’amore
nella sua brutale e cieca vitalità, Psyche lo completa: è
l’incarnazione dell’umano, ed è l’icona della
peculiarità del suo essere, l’anima. Canova immortala il
momento del desiderio, in cui le labbra dei due sono divise solo da
pochi centimetri, e aspira all’eternità, come dimostra
l’assoluto candore dei corpi scolpiti.
Raffigura l’attimo fatale in cui Eros soccorre Psyche
sollevandola da terra e salvandola dalla morte, compiendo un commovente
atto d’amore. Il Michele Rak rileva invece che l’Eros e
Psyche di Jacques Louis David è un’opera figlia
dell’industrialismo: il protagonista maschile del quadro mostra
il suo beffardo sorriso dimostrando la sua instabilità e la sua
irrequietezza e anticipando così la rappresentazione,
fotografica e filmica, dell’amore meccanico che avrebbe
furoreggiato in Occidente nei decenni successivi.
Secondo George Steiner, la lingua anglo-americana
può diventare la “codificazione universale” per
tutte le nazioni del mondo. Egli nel saggio Un mistero esatto: la traduzione sostiene
che ciò è già realtà per quanto riguarda i
computer: la struttura del moderno medium elettronico e la logica su
cui si fonda sono state ideate in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Ciò non è solo una conseguenza dell’importanza dei
due Paesi anglosassoni da un punto di vista politico, poiché
l’anglo-americano è più semplice delle altre
lingue, più agevole è il suo apprendimento. La scomparsa
di un idioma è per Steiner un danno gravissimo: è la
perdita di un patrimonio che non sarà più possibile
recuperare, e dal 1827 a oggi ciò è accaduto già
sedicimila volte. Tradurre un testo da un’altra lingua è
una violenza, un “ratto”: nel caso di formule inerenti alla
ingegneria o alla biologia, tale operazione può benissimo essere
effettuata meccanicamente, ma lo stesso non può dirsi per il
campo della letteratura.
Infine, in L’Europa come metafora e come metonimia
(in riferimento alla storia della Russia) Boris Uspenskij sostiene che
l’appartenenza della Russia all’Asia è geografica,
anche se la parte più rappresentativa del Paese si trova in
Europa e l’analisi storica rivela che la sua espansione a Est si
è verificata proprio a partire dal vecchio continente. Indubbia
è, per l’autore, l’appartenenza della Russia
all’Europa sotto il profilo storico-culturale. Se si ripercorre
la formazione del Paese analizzando la toponimia metonimica, Uspenskij
rileva che era l’Ucraina a essere indicata con il nome
Rus’. I territori più a Nord non ne facevano parte, ma in
una seconda fase furono considerati parte della “Grande
Russia”. Nel corso dei secoli, la parte settentrionale del Paese
assunse un’importanza maggiore di quella meridionale, così
venne chiamata “Grande Russia”, mentre il territorio
ucraino venne indicato come “Piccola Russia”: la periferia
era diventata centro e viceversa. Boris Uspenskij rileva, inoltre, che
la Russia può essere considerata una nazione europea non
perché frutto dell’espansione del vecchio continente e
della sua opera civilizzatrice verso Est: al contrario, nel Paese si
è compiuta una scelta consapevole. Le prime riforme attuate da
Pietro I interessarono le forme, non i contenuti, presumendo che la
modifica di questi ultimi sarebbe stata conseguente. Il processo
così innescato aveva dunque le caratteristiche
dell’assimilazione metaforica. L’adozione imposta
dall’alto di usi e costumi diversi dai tradizionali ha dunque
condotto alla coesistenza in Russia di due culture: la preesistente,
considerata ormai obsoleta, e quella importata, considerata illuminata.
Il fascino esercitato dall’Europa sul sovrano è poi
provato dal fatto che egli fu chiamato “il Grande” e
“Primo”, come consuetudine nelle monarchie
d’Occidente, e dalla sua decisione di costruire San Pietroburgo,
destinata a diventare la capitale del suo nuovo impero. Rilevatrice
è la sua posizione geografica: rispetto al territorio russo,
è in un’area periferica, vicina al confine occidentale.
L’enclave europea lì costituita dal sovrano avrebbe quindi
dovuto espandersi sul restante territorio russo. Secondo Uspenskij, i
provvedimenti adottati da Pietro I miravano a costruire
l’immagine di una San Pietroburgo moderna giungendo persino a
screditare il resto del suo Paese, affinché l’antitesi tra
“futuro” e “passato” fosse ancor più
lampante. In tal modo, nacque un esasperato antagonismo tra le due
culture, peggiorato da ulteriori riforme approvate dal sovrano negli
ambiti burocratico ed educativo.
Paolo Raimondo
25 ottobre 2009
*
Concetta Maria Crisostamo
MICHELE RAK,
LOGICA DELLA FIABA
Il Cunto de li cunti
di G. Basile, un racconto
all’interno del quale se ne raccontano altri quarantanove. Questa
è la struttura che rimanda a uno specchio, facendone un racconto ricco di
allusioni e ambiguità. Quell’immagine
rimanda a significati più profondi, l’immagine dello
specchio come percorso testuale filosoficamente audace: il senso morale
della fiaba. «Lo specchio è quello che vedo... un’immagine che racconta di me».
La
fiaba, genere di origine popolare, nelle
corti gioco per intrattenere i cortigiani. Trova origine nei riti
di iniziazione e nei miti primitivi trasmessi per narrare vicende
popolari. Il linguaggio semplice e ripetitivo ne consente una
facile memorizzazione per la trasmissione orale dei contenuti.
Lo Cunto de li
cunti di G. Basile rappresenta la genesi di un
genere letterario che si diffonde inizialmente come canovaccio e che diventa combinazione di racconto
popolare e novella umanistica. Ha molto in comune sia con il
teatro, sia con la pittura, grazie alle funzioni comunicative e
di intrattenimento.
«Le dicerie, i repertori di proverbi, le canzoni
d’amore, il teatro dei pupi, i balli da strada e gli abiti, i
gesti, i rimedi sono patrimonio comune di tutti i gruppi di una
cultura».
Le formule d'inizio e di chiusura sono sempre le
stesse. C'era una volta...” cancella qualsiasi tempo riconoscibile, da
all’ascoltatore e al lettore la massima libertà. La lingua
fiabesca.
“Il racconto è la metafora delle prove e delle
trasformazioni che le persone della fiaba tentano di vivere e vivono
tra divieti e passaggi obbligati della società di ranghi”.
E’ il libro dei cambiamenti di status sociale perché i
personaggi che si alternano nelle storie vivono numerose avventure e
tante sono le prove da superare necessarie per passare ad un livello
superiore, per mostrare la raggiunta maturità, per ottenere
ciò per cui si lotta e ciò che si desidera di più:
modulo stabile della fiaba; l’Orco allora rappresenta la
bruttezza e la mostruosità o un luogo più profondo e
oscuro da dover attraversare, l’oscurità e
l’oltretomba, qualcosa che va oltre la verità ma che
consegue alla salvezza e al miglioramento del proprio stato: una
sofisticata invenzione letteraria “la realtà finta della
letteratura equivale alla realtà della vicenda. Realtà e
finzione sono speculari”.
Viene celebrata come opera di intrattenimento e di celebrazione delle
corti per mezzo di allusioni e giochi di parole, musichette e canzoni,
ballo e facezie, moralità e sconcezza da teatrini.
Quest’opera è stata scritta in una lingua teatrale, la
lingua napoletana adatta al genere d’intrattenimento
La comicità viene però compensata da moralità.
I luoghi tipici di una fiaba che siano topoì simbolici della
modernità, sono quei luoghi oscuri e quasi sempre inaccessibili
ovvero gli antri, i boschi, la torre, i sotterranei. Il tempo e lo
spazio dunque fondamentali nel testo per lo svolgimento delle peripezie
e delle prove da superare in un certo arco di tempo perché
equilibrio iniziale, e rottura deve concludersi con il
ristabilimento dell’equilibrio. Il viaggio diventa il
momento gradito che consente l’avventura della conoscenza, della
curiosità, del guadagno: “metafora sociale che diventa
percorso all’interno di una piramide sociale, un cambiamento di
rango”.
Logica della fiaba rimane un testo in cui lo studio e la ricerca dei
particolari del genere letterario consentono la conoscenza di modi di
pensare e atteggiamenti sociali di un gruppo di persone che vivono di
prestigio e cultura; si direbbe una ricostruzione della vita di corte
della Napoli del XVII sec.
Abbandonando il fine pedagogico che caratterizza l’atteggiamento
rinascimentale delle arti e delle lettere, propone un’ arte
animata, in modo sempre più scoperto, dalla ricerca del piacere,
di un’esperienza cioè tutta terrena e soggettiva. Propone
la storia politica, sociale ed economica, la mentalità e le
visioni del mondo, gli intellettuali, il pubblico, la lingua.
Gli scenari consentono di ricostruirne i processi perchè storie
e intrecci vengono da altre culture e tradizione, se si tiene conto
della spinta da parte delle opere elitarie.
Il libro nasce dall’analisi della cultura sviluppatisi fino al
seicento e che nel corso del tempo con la modernità ha trovato
compimento nel genere del racconto fiabesco.
OLTRE LA CITTA’ DEL LIBRO a cura di GIOVANNA ZAGANELLI
Recensione di Concetta MariaCrisostamo
Il saggio rappresenta il punto di partenza per una lettura della
realtà per mezzo di “sistemi segnici”. Comunemente
quando si parla di lettura si tratta di decodificazione di testi
prodotti in una lingua e codificati nello scritto per mezzo di simboli
che possono essere tradotti.
Un’accurata spiegazione sulla traduzione in quanto tutti i
popoli, tutte le città, le etnie, le tribù parlano una
loro lingua, non esiste un “piccola lingua” ma infinite
possibilità, essa rappresenta l’identità di un
popolo. Una situazione “interlinguistica” dipende dal caso
speciale.
Steiner spiega:
<La vita dell’individuo e della specie dipende dalla lettura e
dall’interpretazione rapida e/o accurata di una ragnatela di
informazioni vitali….>
Il testo letterario ricco di segni e immagini è tale se si
ricercano interpretazioni dipendenti dai diversi livelli,
morfologico, sintattico, linguistico, fonetico, figurativo; il
significato è legato ai diversi segni interdisciplinari e
all’aspetto geografico-culturale-politico; consentono di
attualizzare e reinterpretare in chiave critica. Diviene testo solo nel
rapporto con il lettore.
Unica parola chiave: La lettura. Processo di decodifica che consente di
recuperare l’informazione letteraria, iconica, pittorica,
cinematografica.
“Così Didone ritorna in Anna Karenina, Omero in Joyce,
attraverso codici linguistici,ma anche pittorici,
cinematografici, musicali, allargando in spazi concentrici che
comprenderanno la situazione letteraria e simbolica del
viaggio…”.
Il senso del dovere e della responsabilità nei confronti della
collettività a cui subordinare gli interessi personali, fanno di
Enea un personaggio profondamente religioso, dimensione non umana; la
sofferenza, le fatiche e i tormenti del personaggio preparano la
gloriosa realtà dell’impero romano, portatore di ordine,
pace e civiltà.
Altri tipi di lettura possono non essere basati sul codice lingua, come
nel caso della notazione musicale o dei pittogrammi. Per analogia,
nella scienza dell'informazione, la lettura è l'acquisizione di
dati da qualche tipo di memoria. La lettura in verità è
possibile se vi è percezione e poi riflessione per mezzo di
immagini artistiche oltre che letterarie.
Essa non è un processo di isolamento tra il lettore e il testo:
azione bidirezionale con significati distinti nelle varie discipline.
La lettura come processo di traduzione a partire da Jakobson, Steiner,
Lotman, Uspenskij.
Roberto Fedi legge il quadro “Monaca degli uffizi”: il
busto della donna con alle spalle le vedute in cui spiccano gli edifici
religiosi, l’abito poco claustrale, il velo, le chiome, lo
sguardo, gli anelli, diventa tutto simbolico e sopra una cartella su
cui scritto una frase tratta dal “De beneficiis” di Seneca.
Egli sviluppa il concetto di "beneficenza" come principio coesivo
di una società fondata su una monarchia illuminata. Il concetto
fondamentale dell'opera è : il beneficium, atto di
generosità consapevole. Analizza il dare ed il ricevere, la
gratitudine e l'ingratitudine; mette in luce i forti limiti connessi
all'istituto tipicamente romano dei favori reciproci ed elabora una
nuova concezione di beneficium - favore disinteressato, che deve
basarsi su un sentimento di giustizia e non sulla speranza di essere
ricambiati.
La donna è posta a metà tra il mondo terreno e quello
dello spirito, sembra evidente grazie anche al libro che tiene in mano,
sicuramente un testo religioso, donna comunque enigmatica sulla quale
un unico e profondo ammonimento ad essere modesti, ecco il
“beneficio senechiano”. Il libro semichiuso rappresenta
appunto il “momento del passaggio meditato e in fieri”.
Le caratteristiche delle immagini. Si prestano ad essere interpretate in modi diversi.
Da Canova a David, Eros e Psyche verso il contemporaneo, è la
scultura che si trova in una sala del Louvre; il gruppo è
stato analizzato dal professor Rak. Il saggio rappresenta una chiara
lettura della fabula di Apuleio sull’evento dell’amore che
nel testo si presenta come una prova difficile ma che tutti sperano di
incontrare. Racconta la storia, la favola e il mito per narrare di
Eros, attraverso la scultura; Psyche rappresenta la bellezza ma anche
“l’aspetto della parte nascosta dell’amore” che
va conquistato dopo dure prove. I due corpi del Canova rappresentano
quegli stimoli dell’eros e l’ostilità tra i
corpi.
Dunque va letto: tutte le vicende della fabula possono riguardare anche
chi ama o chi intraprende questo cammino dell’amore come attori.
Ma si può ben interpretare Eros come enigmatico e
irraggiungibile, Psyche assume caratteristiche più umane
perchè sofferente ma icona che mette le ali, sfugge al contatto
amoroso, l’essere ancora più fuggevole di Eros. Altri gli
interpreti del Louvre ma è ben evidente quanto sia necessario
ammirare la scultura nella sua completezza per apprezzarne
l’aspetto letterario nella comunicazione artistica.
Eppure si possono definire contemporanei gli scultori perché tre
gli eventi importanti: il tradimento, il contatto, gli altri che
cercano di capire quell’atto unico.
Una statua non è solo un oggetto qualunque; è la
rappresentazione di un sussulto emotivo che l’artista comunica
attraverso dei simboli. E’ la comunicazione di ciò che
l’individuo è nei confronti del mondo. Rappresentare
l’uomo significa cogliere le relazioni col mondo emotivo che
legano ogni essere vivente attraverso le tensioni proprie della sua
esistenza. Cogliere l’emotività per riuscire a
rappresentarla nella forma di un’immagine che sappia suscitare le
emozioni nelle sue relazioni con il mondo di ogni spettatore.
Leggere un’ opera d’arte serve a capire che succede a noi e
se gli uomini vissuti anni e anni fa erano diversi rispetto a noi e
quali dettagli l’artista abbia letto in un testo di scrittura.