Convegno
Critica letteraria e letteratura comparata
Viterbo, Università della Tuscia, 21-22 ottobre 2005
di Sarah Bonciarelli
Il 21 e 22 ottobre si è svolto a Viterbo, presso l'Auditorium del Rettorato dell'Università della Tuscia, il convegno "Critica letteraria e letteratura comparata. Statuto epistemologico della disciplina e questioni applicative". Al convegno hanno partecipato come uditori anche dottori e dottorandi.
Erano presenti le diverse scuole e linee di ricerca: gli studiosi della letteratura di viaggio (Viterbo), i teorici e analisti della letteratura e delle altre arti tra le dinamiche culturali e i nuovi generi della cultura mediale (Scienze del testo, Arezzo), gli studiosi dei rapporti tra le culture e le letterature (Venezia, Torino) e il loro peso sulle teorie (Firenze), gli studiosi dei passaggi graduali della letteratura da vecchi a nuovi statuti (Milano).
Tutti sul nuovo ruolo delle discipline che studia il rapporto un momento del rapporto delicato tra le culture e la sua funzione nell'uniersità italiana
Il giorno 21 la discussione si è aperta con la relazione di Giovanni Puglisi , Presidente della Consulta di Critica letteraria e letteratura comparata che ha introdotto la tematica al centro dell'incontro, ovvero il ruolo giocato dalle discipline nei futuri piani didattici previsti dalla riforma dell'istruzione.
A seguire l'intervento di Francesca Petrocchi si è concentrato sui dati CINECA relativi alla frammentazione dei corsi di laurea, degli indirizzi e dei curricula presenti nel biennio 2004/2005 nelle facoltà italiane. Nell'intervento è stata rimarcata la presenza di corsi di laurea con finalità tra loro simili, ma con piani di studio fortemente differenziati, che danno luogo ad una crescente disomogeneità nell'offerta formativa. Da qui l'auspicio di un futuro coordinamento tra le facoltà di Lettere e Filosofia. La relazione è proseguita con l'analisi delle classi e dei crediti formativi e con l'individuazione della presenza del campo disciplinare L-FIL-LET/14 nei vari percorsi di studio.
Maria Teresa Giaveri ha centrato il proprio intervento sul tema della ricerca ed in particolare sull'attuale panorama dei dottorati di ricerca in Critica Letteraria e Letteratura comparata, caratterizzato da una forte variabilità. La proposta avanzata è stata di una omogeneizzazione dei dottorati che passi attraverso l'istituzione di una Commissione in seno alla Consulta con compiti di coordinamento. Una seconda proposta avanzata riguarda la valutazione qualitativa delle tesi di dottorato, con la possibilità per la Consulta di pubblicarne alcune ritenute particolarmente meritevoli sotto un unico marchio.
Franco Marenco ha relazionato sulla prospettiva internazionale della formazione degli studiosi. Un percorso di studi internazionali è sempre più indispensabile, ma allo stesso tempo inattuato nelle Università italiane. Di conseguenza, guardando al futuro, tre sono i punti nodali intorno ai quali ruota la questione del confronto internazionale: (i) la cultura europea deve entrare nei programmi di studio, (ii) la cultura italiana deve diventare cultura europea, (iii) la cultura comparatistica deve entrare in tutti e tre i gradi della formazione universitaria (lauree di primo livello, lauree specialistiche, dottorati di ricerca).
Nel pomeriggio si è svolta la tavola rotonda sul tema: "I campi della comparatistica e i confini della critica letteraria".
Nel primo intervento Graziella Pagliano ha sottolineato la non subalternità della critica letteraria al comparatismo, laddove quest'ultimo risulta un metodo di studio prezioso utilizzato in ambiti disciplinari molto diversi. "Il comparatismo come metodo" è una frase inaccettabile che circola tra gli studiosi che vengono da vari campi e affrontano letterature molto diverse senza teorie e tecniche adeguate.
Michele Rak è intervenuto sottolineando il costante spostamento di modelli e di metodologie in atto da un settore di studio all'altro. Si assiste a fenomeni di assorbimento da parte di questo settore disciplinare che ha basi dichiaratamente teoriche di metodologie appartenenti ad ambiti di studio molto diversi, come quello della fisica e dell'informatica, e contemporaneamente a fenomeni di migrazione delle metodologie nella direzione opposta. È in atto, ha sottolineato Rak, una scissione tra gli studi sulla lingua che si moltiplicano (dando spazio ad una ortodossia utopistica e incontrollabile) e quelli sulla letteratura (che danno spazio a utopie necessarie e praticabili) che si vanno impoverendo. La novità sta anche nella possibilità di concentrare l'attenzione e lo sforzo conoscitivo dei critici letterari e comparatisti non soltanto sulla letteratura, ma sui giornali, sulla televisione, sugli spot pubblicitari. Oggi l'apprendimento di quel mondo di rappresentazioni che la società industriale affidava alla letteratura passa sempre in misura maggiore attraverso questi canali, con i quali c'è un contatto quotidiano, piuttosto che attraverso il romanzo.
Edoardo Esposito ha parlato della sostanziale componente teorica che contraddistingue la letteratura comparata. Ciò che deve caratterizzare il comportamentista e i suoi studi è il lavoro sul testo. Volendo definire un luogo deputato alla comparazione, esso può essere individuato nella traduzione, campo che negli anni si sta rendendo autonomo grazie alla crescita della mole di studi nel settore.
Paolo Proietti è intervenuto portando all'attenzione dei presenti il proprio caso di esperienza professionale e didattica che lo vede impegnato nell'insegnamento della disciplina in un corso di laurea in relazioni pubbliche, pubblicità e scienze della comunicazione. Tale tipo di insegnamento pone dei problemi di identità della disciplina che deve essere trasmessa e studenti spesso privi di basi teoriche adeguate o di sufficiente motivazione ed interesse. Ha quindi ribadito come per far fronte a questa crisi identitaria, non bisogna dimenticare il ruolo centrale svolto del testo letterario, ferma restando la possibilità per la critica letteraria di individuare una propria legittimazione anche in percorsi non strettamente letterari.