Laboratorio di Lettura e Scrittura
Didattica e ricerca per le opere di parole e di immagini

LE PROSPETTIVE DELLA CRITICA D'ARTE CONTEMPORANEA IN ITALIA

 

Intervista a Barbara Rose
Critica d'arte, docente di Storia dell'arte all'American University di Washington,
direttore del programma dell'Istituto Internazionale dell' Arte e Architettura a Corciano - Umbria

 

di Alessia Bura

 

Cosa pensa del sistema dell'arte come si è configurato negli ultimi dieci anni?

Non si è configurato per niente, perché non esiste la base economica che dà la possibilità di analizzare un'opera d'arte, quindi di criticare e dire cose negative. C'è soltanto la pubblicità dell'artista, che paga per veder pubblicati articoli sul proprio lavoro. Non c'è più niente da dire. E' tutto finito.

Forse è giunta la morte dell'arte?

No, non è la morte dell'arte, no, è la morte di un sistema economico che dava la possibilità di studiare l'arte, di avere tempo per perfezionarsi, per formare i piccoli collezionisti che hanno avuto senso nella storia.

E' la morte del sistema educativo che ha permesso di allevare collezionisti colti, informati; viviamo in una società dove l'unico interesse è il profitto, il profitto immediato, e dunque per questo una crisi dell'arte può esistere.

Gli artisti, con grandissimi sacrifici, continuano a sperimentare nuove possibilità, tecniche, colori, prendendo spunto dai maestri, dai pittori più famosi; perché io vedo sempre gli studi degli artisti con tante opere diverse. Però soffro, soffro, soffro e penso che questo va bene per questa gente, perché avere il lusso di creare per se stessi si deve pagare, tutto qui. Fa parte della globalizzazione.

Come considera, oggi, la critica contemporanea?

Oggi la critica non esiste, perché quello che si pubblica è solamente notizia, quindi il nome stampato è solo un modo per fare audience. Questo è quanto si può avere dalla critica.

Nell'articolo "Arte e medicina, il bisturi colpisce un volto di creta" che tratta della Body art, l'artista Orlan effettua performance ricostruendosi continuamente il volto con chirurgie plastiche. Cosa ne pensa?

Credo che Orlan sia una artista che rispecchia i nostri giorni, non agisce solo per fare scandalo, io la conosco bene, le sue performance sono smembrate dagli avvenimenti estetici, lei è molto informata sulla storia, non è una persona impulsiva, sa quello che deve fare.

Lei ha dichiarato che "il panorama internazionale recente dell'arte è desolante": quali sbocchi vede per il futuro dell'arte? di cosa c'è bisogno?

Dunque, finché non si fanno le somme del sistema del capitalismo selvaggio globale, non ci sono possibilità;
- per primo si dovrebbe riformare il sistema di istruzione dell'arte,
- per secondo bisognerebbe riformare l'istituzione di tutti i prodotti culturali, che si sono fermati al monopolio internazionale globale.

Inoltre la riforma dovrebbe interessare il sistema educativo, un sistema di educazione per i giovani, perché il problema di oggi è che nessuno ha veramente bisogno dell'arte, in quanto nelle classi primarie non c'è più nessun insegnamento adeguato all'arte e al suo significato. Non si portano più i piccoli nei musei, e dunque quello che conta oggi è ciò che vediamo alla televisione, ai videogiochi… e ogni nuova generazione finisce per essere sempre meno sensibile, meno colta, inconsapevole dell' espressione dell'arte.

Questo andamento continuerà finché non ci sarà un leader in un paese, che lo interromperà. Ci saranno sempre meno soldi per le varie attività culturali e quindi il sistema decadrà progressivamente.

La cultura è un fatto economico del profitto in un modo o nell'altro, perché la cultura costa e non rende, rende soltanto spiritualmente, cioè, intendo dire che in una società antispirituale come la nostra, la cultura non serve, assolutamente non serve.

Quanto è importante per l'arte essere in Internet, quali sono i vantaggi, e gli svantaggi?

Quello che si vede in Internet sono immagini, immagini che anche io ho utilizzato per vari motivi, ho navigato anche io diverse volte in Internet all'interno di siti , per rendermi conto di cosa si trattava.

Per me, questa non si può chiamare arte, questa è l'ombra dell'arte, è una riduzione tecnica. La ragione per cui mi trovo in Umbria, è perché posso portare i miei allievi davanti al vero Piero della Francesca, davanti alle pitture originali dei più grandi artisti, e non mostrargli diapositive o immagini, che non rendono reali colori e dimensioni. E' un grande pregio poterle appezzare da vicino.

La maggior parte delle persone che parlano d'arte, molto spesso non hanno mai visto un'opera d'arte, si tratta di pura retorica, serve come mezzo per la conversazione perché va di moda parlare di questo alle feste, per mettersi in mostra come lo si fa anche con un bel vestito…

Noi viviamo in un mondo di immagini lanciate dalla moda e dal cinema, dove l'unica arte che è sostenuta è l'architettura, perché l'architettura porta immagine.

Dall' ABC Art (Minimal Art - a critical anthology) ad oggi è cambiata la qualità delle opere d'arte realizzate dagli artisti emergenti?

Penso di no, ho visto anche recentemente delle cose veramente favolose. C'è molta arte di qualità, però non riesce ad espandersi perché non esiste un sistema adeguato che aiuta la buona arte ad uscire dai posti dove è reclusa. Il sistema è condizionato dal marketing e dai grossi interessi economici gestiti da poche persone.

Le opere esposte nei musei sono la massima espressione dell'arte?

Ad esempio quando alla fine dell'800 si trovavano a lavorare artisti di grande valore e cominciavano ad esporre le loro opere nelle gallerie, poi nei musei, la gente pensava che la vera arte fosse quella che si osservava in quei spazi, ma in realtà non era così.

Ciò che si vede nei "luoghi pubblici" musei e gallerie è frutto delle scelte di quelle poche persone che possono decidere del destino delle opere se farle diventare importanti o meno. La restante arte rimane rinchiusa insieme al suo creatore nello studio, perché in realtà fuori non c'è un meccanismo facile.

Chi è il critico d'arte, quale è il suo ruolo?

Il critico è l'intermediario tra l'artista e il pubblico. Il vero critico capisce l'intenzione dell'artista, e l'artista è una persona che non sa usare le parole (a meno che non sia uno scrittore), che ha bisogno del critico per tradurre il suo pensiero.

Il critico interpreta ed esprime la psicologia dell'artista?

Si, è proprio questo il suo ruolo, aiuta il pubblico meno esperto.
Oggi però, non esiste un vero pubblico, così come non esistono da parte degli artisti canali preferenziali per farsi strada e uscire dai loro ambienti di lavoro, inoltre non c'è un vero mercato, non ci sono riviste attendibili e oneste, ma dove siamo?

Il mercato danneggia l'arte?

No, il mercato potrebbe essere neutro. Quando si pensa al mercato di Marrakech, si pensa ai nomadi, con i loro tappeti, che scambiano merci, scelgono oggetti …

Il mercato può anche essere neutro, ma non lo è perché è regolato e manipolato dal marketing. Entrando nella commercializzazione non è possibile trovare un mercato puro.

Non siamo in una situazione che ci permette di decidere quale sia la "qualità di questo tappeto", il suo prezzo, e chi lo acquisterà, entrano in gioco gli interessi di chi manipola e paga le persone responsabili, le quali vivono molto bene, esercitano un continuo riciclaggio degli artisti, infatti non a caso alla Biennale di Venezia ritroviamo gli stessi artisti, nei documenti gli stessi artisti… tra di loro c'è un qualcosa non so, forse una società di interessi in comune, che io francamente non riesco a comprendere.

Nonostante io sia una persona attiva, che legge, va in biblioteca, nei musei… rimango un poco ritirata dalla società, nel senso che non frequento feste mondane, proprio perché non mi interessano affatto, questo significa che sono una persona molto marginale e appartata, nemmeno trovo interesse per certi circuiti accademici dove uno ti invita e l'altro contraccambia.

Tutto questo porta a pensare che, esiste una struttura, una cupola, nella quale risiedono i potenti ricchi che si possono permettere di utilizzare l'artista come un buffone, nello stesso tempo ne hanno bisogno anche i critici per fare i pagliacci per puro divertimento, perché questi individui dopo aver rapinato soldi in tutto il mondo, non sanno più come divertirsi e si annoiano, cercano quelli che si drogano che sono un po' fuori, regalandogli le briciole di pane per averli sotto di loro.

In che termini le nuove tecnologie hanno cambiato il concetto di arte?

L'arte è stata sempre una forma di comunicazione, le nuove tecnologie danno sicuramente delle nuove possibilità di sviluppo; non aveva ragione McLuhan quando diceva che la tecnica del media è il messaggio, ciò non è vero, io credo che il messaggio sia il messaggio.

Il messaggio si può comunicare sia nel video che in Internet, ripeto, il messaggio è il messaggio la tecnica può cambiare e svilupparsi, l'artista deve imparare nuove tecniche, come utilizzare ad esempio la fotografia in pittura, o come miscelare vari tipi di colori con metodologie diverse ecc… ci sono queste frontiere che sono interessantissime, però ci vuole il messaggio.

Come sono cambiate o come dovrebbero cambiare le politiche museali con le tecnologie di rete?
Esistono alcune strutture tecnologiche che funzionano molto bene, dove la tecnologia viene utilizzata in modo educativo, per citare un esempio: il Metropolitan Museum è perfetto. Dico che è perfetto perché nel museo la tecnologia può contribuire come sussidio formativo del pubblico.

Recentemente ho visitato numerose mostre, e ho notato che si mettono a disposizione diversi strumenti come ad esempio i computer, i libri, per dare a tutti la possibilità di studiare nella maniera più approfondita possibile per accrescere le proprie conoscenze.

Sono stata a New York alla Gallery Foundation, la mostra in sé non mi è piaciuta, molto costruttive erano invece le possibilità dei percorsi che si mettevano a disposizione di tutti i visitatori. Molto importante è il video, perché aiuta il pubblico a comprendere ciò che non riesce ad immaginarsi, soprattutto per quelle persone che nella vita sono state estranee all'arte, e che fanno un mestiere completamente diverso, tanto per citarne alcuni: il dentista, il macellaio, il farmacista… si, entrano nel museo, ma cosa capiscono dell'arte? niente. Francamente anch' io non ho conoscenze approfondite in chimica ad esempio.

Perciò quello che serve in qualsiasi museo o in qualsiasi mostra che sia, è l'orientamento di questo pubblico. Di grande aiuto per tutti è l'audio-visivo, soprattutto per i meno esperti. Purtroppo non esiste una persona addetta e competente, che possa interpretare e aiutare questa gente non specializzata, se non pagando qualcuno ed allora avremmo, un aiuto per l'interpretazione, l'orientamento e la conseguente educazione, perché è giusto che ci sia un ponte di collegamento anche per i non intenditori.

Per concludere va detta una cosa importante: bisogna rilanciare il mecenatismo della chiesa e della religione, perché l'arte è sempre stata sostenuta nelle epoche passate dalle istituzioni religiose spirituali. Io credo che l'unica speranza di ripresa sia proprio questa per l'arte. Oggi già si riscontrano dei cambiamenti, la cattedrale di Pistoia, certe cattedrali in Francia e in Spagna… Per questo ribadisco l'importanza di un recupero del mecenatismo da parte delle istituzioni religiose.

Quanto rispondono le mostre d'arte a criteri di ricerca e informazione artistica e quanto a logiche commerciali?

I galleristi che appartenevano alla vecchia generazione come ad esempio Leo Castelli, si occupavano loro stessi di spiegare, di istruire il pubblico fungendosi da guida, il loro lavoro non si fermava alla semplice organizzazione e allestimento di mostre, del mercato, ma andavano incontro a quella gente addottrinandola e dirigendola all'arte.

Oggi questo non accade più, anzi il contrario, è cambiato tutto. Il gallerista studia e ricerca nella mente del pubblico cosa potrebbe interessargli, appena lo sa , lo colloca in galleria. Fa una analisi a livello psicologico di quello che cerca, perché riuscirà a venderlo meglio. Questo si chiama marketing.

E' solamente un discorso di marketing?

No, non solo di marketing, il grande problema è anche dato dal fatto che è diminuita, o meglio è discesa la qualità dei galleristi e dei collezionisti e non quella dell'arte, perché nessuno oggi vuole rischiare di acquistare opere che poi il giorno dopo non possono essere rivendute ad un prezzo più elevato. Perciò entrano in ballo tutti quei interessi di marketing che non portano altro che schifezze.