HO VOGLIA DI TE di Federico Moccia
Milano, Feltrinelli, 2006, pp. 415, euro 16,00

Donatella Marucci per il Rak Group

Ho voglia di te è un best-seller annunciato, il secondo appuntamento con le storie dei personaggi che nel 2004 hanno dato vita a un vero caso letterario italiano: Tre metri sopra il cielo, romanzo cult dell'adolescenza – al successo dopo dodici anni di passaparola: fotocopiato, prestato, raccontato, circolato segretamente tra i giovani fino alla ristampa pubblicata da Feltrinelli due anni fa, e poi consacrato al successo dal film di Luca Lucini al suo primo lungometraggio.

In Ho voglia di te Moccia riprende la narrazione dalla domanda del protagonista, Step, lasciata senza risposta alla fine del precedente romanzo («riuscirò mai a tornare lì, dove gli innamorati vivono, tre metri sopra il cielo?»), mostrando l'evoluzione dei protagonisti, due anni dopo, alle prese con nuove difficoltà, tutte interiori.   Attraverso le vicende amorose e familiari del protagonista,   l'autore cerca di delineare un ritratto fedele del passaggio di una generazione dall'adolescenza all'età adulta, in tutte le sue sfaccettature, riservando non poche sorprese a quei lettori che pensavano di trovare un lieto fine alla storia d'amore che aveva animato il primo romanzo.

Diverso – come il primo – dagli altri romanzi sul mondo giovanile (si pensi a Jak Frusciante è uscito dal gruppo), Ho voglia di te sorprende il lettore non più adolescente soprattutto per il coraggio dell'autore nel distaccarsi da quanto tutti i suoi lettori abituali si aspettavano di ritrovare. Infatti, se anche rimangono immutati la maggior parte dei personaggi, rispetto al primo romanzo, nessuno di loro conserva le caratteristiche negative o positive che in Tre metri sopra il cielo gli erano attribuite, in un gioco di ruoli impensabile.

Cosi Babi, protagonista di un amore estremo diventa, nelle nuove pagine scritte da Moccia, egoista e conformista, mentre il protagonista Step capisce, recuperando il rapporto con sua madre – personaggio negativo del precedente romanzo – il vero significato dell'amore. Tutto ciò sullo sfondo di una città, Roma, con i suoi luoghi richiamati continuamente.

La Roma delle pagine scritte da Moccia è, come nei romanzi di Pasolini, non solo la città da cartolina delle guide turistiche, ma un luogo fisico che ospita sui suoi ponti e nei suoi locali le vicende dei protagonisti, diventando essa stessa una voce narrante, aiutando l'autore a non far perdere il lettore nella narrazione volutamente frammentaria, basata sui dialoghi che però spesso si seguono a fatica. Scritto utilizzando un linguaggio a volte criptico per lettori non più adolescenti o con poca dimestichezza con il linguaggio degli sms, facendo ricorso a più di un espediente per recuperare i vuoti di narrazione (la controstoria narrata nel diario di Gin, nuovo amore del protagonista), il romanzo riesce in definitiva nel suo intento: far emozionare e trasmettere dei valori in cui identificarsi ad una fascia di pubblico e di lettori generalmente distanti dalla narrativa contemporanea.

 

Questa recensione è stata inviata a 1500 lettori selezionati e a 3000 gruppi di lettori. E' un servizio del Laboratorio di Lettura e scrittura del Dpt. di Letterature moderne e scienze dei linguaggi dell'Università di Siena e della Fototeca di Arezzo e Perugia.