Laboratorio di Lettura e Scrittura
Didattica e ricerca per le opere di parole e di immagini

Mies van der Rohe: Architecture and Design in Stuttgart, Barcelona, Brno

Firenze, Ospedale degli Innocenti 18 ottobre - 6 GENNAIO 2004

di Elisabetta Ferri

 

Per la prima volta si svolge in Italia la Mostra Mies van der Rohe: Architecture and Design in Stuttgart, Barcelona, Brno presso il Salone Borghini dell'Istituto degli Innocenti in Piazza SS. Annunziata. Attraverso disegni, plastici, modelli architettonici e proiezioni video per la prima volta esibite al pubblico, con l'esposizione dei celebri arredi originali di tre tra i più importanti progetti dell'architetto tedesco, si articola un percorso espositivo che ha per protagonista uno dei grandi maestri dell'architettura del Novecento: Ludwig Mies van der Rhoe.

La mostra porta sotto i riflettori in particolare i progetti e gli arredi delle tre maggiori opere di Mies van der Rohe dal 1927 al 1937, che rappresentano la sintesi di un percorso formativo di estrema coerenza: i lavori per il Weissenhof di Stoccarda (1926-27), il Padiglione tedesco all'Esposizione internazionale di Barcellona del 1929 (distrutto dopo l'esposizione, ricostruito da Ignasi de Solà-Morales alla fine degli anni Ottanta) e la Villa Tugendhat a Brno (1928-29).

Il decennio che va dal 1927 al 1937 fu un periodo molto produttivo per Mies. Dal 1921 al 1925 egli dirige la sezione architettonica del Novembergruppe. Contemporaneamente esercita la professione di architetto a Berlino. In questo periodo elabora progetti per grattacieli in acciaio e vetro (1919 e 1920-21) e per case di campagna in laterizio e cemento armato (1923-24) a Berlino; a Berlino realizza inoltre il monumento a Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg (1926), di ispirazione nettamente espressionista. Dal 1926 al 1932 Mies è vicepresidente del Deutscher Werkbund, per cui organizza la memorabile mostra al quartiere Weissenhoff di Stoccarda, il primo progetto presente in mostra. Non soltanto redige il piano regolatore del "quartiere-modello", ma costruisce il blocco principale (su quattro piani, con ventiquattro alloggi) di case operaie "in linea" con struttura in acciaio, dove applica il concetto di funzionalità tecnica e abitativa raggiungendo un alto risultato estetico all'estremo rigore geometrico e nell'alternanza dei pieni e dei vuoti. I Weissenhof Siedlung Apartments rappresentano la prima proposta urbanistica per un gruppo di alloggi nella periferia di Stoccarda.

Il secondo progetto è quello per il Padiglione tedesco all'Esposizione internazionale di Barcellona del 1929, il vocabolario della sua architettura. Spariscono la muratura e le finestre come erano state consegnate dal passato: lastre alle pareti in marmo rossastro e in onice rilucente, che si distendono sotto la copertura piatta diventano delle astratte superfici espressive e creano uno spazio fluttuante in cui giochi di riflessi di luce sulle pietre levigate, sulle superfici metalliche, sui pilastri di acciaio cromato a sezione cruciforme, si rovesciano su due bacini d'acqua orizzontali, realizzando il suo ideale di ordine, proporzione, decoro. Un equilibrio tra realtà e astrazione in una mistica tensione verso un linguaggio semplice e allo stesso tempo universale. Frutto di questo equilibrio una strenua ricerca non estranea agli influssi del gruppo olandese di De Stijl.

Nei suoi progetti Mies ricerca gli elementi essenziali e primari, in un processo di eliminazione del superfluo, di purificazione, riassumibili nel celebre "less is more". La bellezza dell'architettura trova la sua espressione per Mies in questa formula, che non è altro che un processo d'esclusione che avrebbe avuto caro la futura generazione di minimalisti. Lo stesso Mies affermava: "L'architettura non ha niente a che vedere con l'invenzione di forme inedite, né con il gusto personale; l'architettura è per me un'arte oggettiva che nasce dallo spirito del tempo".

Un'eleganza di forme raggiunta attraverso successivi progetti e disegni, in cui Mies dimostra un'attenzione particolare non soltanto alle proporzioni architettoniche, ma anche all'arredamento, in una stretta interdipendenza tra architettura e Design. La Mostra evidenzia in particolare il nesso tra progettazione e Design attraverso l'esposizione di oggetti d'arredo, tra cui la celebre poltrona Barcellona realizzata per lo stesso Padiglione tedesco dell'Esposizione internazionale di Barcellona. La struttura metallica della poltrona istaura una nuova funzionalità del mobile. Accanto alle opere di Mies sono esposti alcuni arredi di altri progettisti (Breuer, Reich, Stam) realizzati sempre in struttura metallica, di cui comunque alcuni facevano parte di quelli collocati da Mies nella sua architettura.

Nel 1930 Mies assume la direzione del Bauhaus e dello stesso anno è la Villa Tugendhat a Brno. I principi base dell'arredamento del Padiglione tedesco, quali il concetto di spazio aperto e l'uso dei muri non portanti di vetro o di marmo, sono applicati per la prima volta a una casa privata. Anche per la Villa Tugendhat Mies insieme ai suoi collaboratori progetta appositamente i mobili, tra i quali un'ampia sedia, una sedia per la sala ed un lettuccio oscillante. Le loro posizioni sono indicate sulla pianta dell'edificio e marcano, all'interno degli spazi del piano principale, le zone per le diverse attività.

L'incarico di direttore del Bauhaus dura fino al 1933, quando Mies è costretto a chiudere la scuola per le pressioni del nazismo. Il 1937 è l'anno in cui emigra a Chicago dove dirige dal 1938 al 1958 la sezione di architettura dell'Armour Institute (in seguito Illinois Institute of Technology). La grande mostra dedicatagli nel 1947 dal Museum of Modern Art di New York consacra definitivamente la sua fama.

La maggior parte delle opere esposte proviene dall'archivio del Vitra Design Museum di Weil am Rhein ed include importanti documenti della collezione Anton Lorenz, e consente di effettuare un interessante studio dei principi costruttivi ed estetici che stanno alla base del lavoro di Mies.

Oggi la città di Firenze propone il primo di una serie di appuntamenti con le grandi personalità dell'architettura contemporanea italiana e internazionale, che esordisce proprio con Mies Van Der Rhoe.