Maestri. Leadership spirituali:vie, modelli, metodi. A cura di Michele
Colafato. Collana Il riccio e la volpe. Studi, ricerche e percorsi di sociologia
Franco Angeli editrice, Milano 2006.
Silvia Di Pasquale per il Rak group
Il volume rosa
chiaro dalla grafica di copertina semplice e poco appariscente, come diffuso
costume nelle pubblicazioni scientifiche, segnala la propria appartenenza
ad una collana di sociologia generale che si propone di diffondere la ricerca
“nella più pronunciata apertura tematica e nel pluralismo consapevole
delle interpretazioni”.
Si tratta di una raccolta di testi di eminenti studiosi di letteratura religiosa
delle più disparate provenienze attorno all’unico tema del seminario
“Il maestro”, organizzato dal RiSMeS (Dipartimento di ricerca
sociale e metodologia sociologica “Gianni Statera”) nel corso
dell’anno accademico 2003-2004. Convergono scritti di sociologi delle
religioni, esperti di codicologia cinese, monaci camaldolesi, filologi, psicologi,
studiosi di letteratura, pastori valdesi, rabbini, teologi, storici delle
religioni, saldati dall’intervento introduttivo del curatore Michele
Colafato, studioso di sociologia delle religioni.
Dalle prime righe dell’introduzione il curatore tiene ad evidenziare
la prospettiva comparatistica ed interdisciplinare di cui il volume è
intessuto, lontano da studi unicamente demografici o sociografico-descrittivi.
Il tema è stato affrontato con l’integrazione di filologia, esegesi
della letteratura religiosa, etnografie, materiali e indagini sociologiche
per indagare il campo delle “compenetrazioni tra specifiche tradizioni
spirituali e culture”.
L’era del globalismo, la cultura mediale in corso come recita la nostra
Scuola, esige da questa categoria di studiosi di muoversi in un campo magnetico
di interrelazioni culturali e religiose, di ibridazioni e mescolanze generate
dal vorticoso aumento della comunicazione in una scala che non conosce dogane.
E gli studiosi si pronunciano, come in questa pubblicazione, nel tentativo
di destreggiarsi in questa fitta e qualche volta confusionaria trama.
Il lettore, dopo queste informazioni d’avanscoperta si avventura nel
contenuto del libro. Attorno al tema ispiratore si susseguono 19 saggi, di
cultura in cultura, di tradizione in tradizione: dall’Ebraismo al Tantra,
dal Sufismo al Protestantesimo, dal Buddismo all’Islam, dal Confucianesimo
all’Ortodossia cristiana. Ma solo un paio, tra i piccoli saggi, si occupano
di porre all’attenzione un modello di leadership spirituale. I restanti
sono interpretazioni e citazioni più o meno accurate di testi religiosi.
Con disinvoltura vengono affiancati generi disparati ed epoche lontanissime.
Il lettore passa dall’esegesi di testi cinesi del III secolo a.C., alla
spiegazione di epistolari scritti in carcere durante la seconda guerra mondiale,
a fonti bibliche e dei Padri della Chiesa Cristiana.
Dalla metà del libro il lettore comincia ad avvertire un’insinuante
emicrania. Il volume è animato da profonda acribia analitica e dovizia
di particolari, innegabilmente. Ma lasciando scorrere le pagine sotto i polpastrelli
ci si domanda a cosa tenda realmente un’indagine comparatistica che
si concreta in un volume simile. L’iniziativa di ricerca è lodevole,
ma un libro non è riducibile al solo fervore scientifico. Sebbene gli
scritti siano stati raccolti per mezzo di un seminario universitario, sarebbe
stato opportuno tener presente che un libro non è un seminario, non
è composto da docente, aula, studenti, ma da copertina, indice, introduzione,
testo. C’è poi un editore che fissa un determinato numero di
copie e un pubblico. Un libro è un prodotto editoriale acquistato da
un lettore, e va strutturato a seconda delle sue esigenze, non di quelle dell’uditorio
di un’aula magna.
Alcuni tra gli scritti sono accurati e interessanti, ma gli approcci al tema
del Maestro risultano alla lettura eterogenei. Se l’unitarietà
della prospettiva è impensabile in una raccolta di saggi, sarebbe auspicabile
che il lettore potesse comunque, giunto al termine della lettura, trarne giusto
una o due generali conclusioni.
Il testo fallisce l’ambizioso obiettivo di contribuire al proficuo confronto
tra tradizioni culturali e religiose differenti. La maggioranza dei saggi
contenuti, a causa della labilità del filo tematico che li congiunge
e dell’eccessiva variabilità di prospettive, scade a elencazione
di esotiche curiosità. Il lettore ricaverà, come il curatore
preannunciava introducendo,un profilo del maestro e qualcuna delle caratteristiche
comuni a più tradizioni.
Al lettore esperto del campo il volume apparirà riduttivo, perché
contenente poche pagine per argomento. Allo studente, seconda categoria destinataria
della pubblicazione, sembrerà un promiscuo magma di informazioni disorientanti.
Ogni testo religioso implica una cultura di riferimento. Da esse i testi sono
generati e utilizzati, in esse tornano a confluire. Che beneficio si trae
dalla sola esegesi di un testo di cui non viene detto altro? Cosa si può
comprendere di una Alterità religiosa mediante la spiegazione del singolo
versetto riguardante “Il maestro” all’interno di un testo
sacro? E cosa apprende un lettore costretto a saltare repentinamente dalla
descrizione delle radici storiche del Laozi ai testi di Evagrio? E’
questo a rendere dubbia l’efficacia dell’impostazione della raccolta,
in cui il tema inizialmente intrigante rischia di apparire forzato.
Uno degli autori scrive scusandosi nel saggio sul Confucianesimo “Sono
colpevole di aver allargato un po’ il discorso, ma era necessario per
capire un po’ meglio il modo di pensare dei cinesi, la loro forma mentis”.
La restituzione di una cultura è un lavoro molto articolato. Il tutto
si complica se si tiene in considerazione che anche una singola tradizione
religiosa muta l’uso dei propri testi attraverso i secoli, producendo
interpretazioni, letture e riletture che rispondono alle nuove esigenze delle
ere transeunti.
Chiarire le differenze e le affinità tra le tradizioni religiose tramite
un tema come quello del ”Maestro” è certamente utile a
operare, come esprime nelle prime pagine il curatore, una “prima utile
ricognizione”, ma è ingenuo sperare che un prodotto editoriale
tanto frammentario possa costituire qualcosa di più.
Ogni lattuga è diversa dall’altra. Alcune hanno foglie arricciate,
altre lisce, altre venate. Alcune posseggono turgide costole, alcune hanno
un colore giallo tenue, altre una sfumatura che va dal verde chiaro al verde
scuro, altre leggerissime zone rossastre sulle punte esterne della foglia.
Ciascuna ha un proprio sapore, più o meno amaro, più o meno
succoso, e un proprio specifico nome, una provenienza geografica, particolari
ambienti e climi che ne consentono la crescita. Simili sono i testi delle
culture religiose e il bagaglio delle loro tradizioni. Il presente, l’era
mediale, consente a tutte le culture di venire in contatto e confrontarsi
tra loro. Ugualmente avviene per le specie di lattuga, che oggi possono essere
presenti simultaneamente nello stesso luogo.
Testi come Maestri. Leadership spirituali: vie, modelli, metodi possono forse
presentare brevemente e frettolosamente tutte le lattughe disponibili, disporle
ordinatamente ciascuna con il proprio cartellino come avviene sui banconi
dei supermercati. Nulla di più. Il lettore che passa con il carrello
dopo una lettura come questa, riconoscerà forse il nome di una o le
caratteristiche dell’altra, ma giunto a casa a cena, dubito che il sapore
della sua insalata mista sarà soddisfacente.