Laboratorio di Lettura e Scrittura
Didattica e ricerca per le opere di parole e di immagini
Le figure della passione. Ligabue tra cinema e pittura
di Luca Peruzzi Leopardo con serpente, dipinto di Antonio Ligabue
Antonio Ligabue nel centenario della nascita
Arezzo, Sala Sant'Ignazio
10 marzo - 30 giugno 2002

Quando, alla fine degli anni Settanta, la Rai produsse e diffuse il film di Salvatore Nocita sulla vita di Antonio Ligabue (1899-1965), la figura del pittore di Gualtieri acquisì una grande notorietà, sia in Italia che all'estero. L'immagine bizzarra di questo artista che viveva in modo avventuroso nella campagna padana, dipingendo tigri e pantere e rifiutando ogni convenzione sociale, suscitò l'interesse e la curiosità non solo dei critici, ma anche della gente comune. Il personaggio Ligabue, grazie al piccolo schermo, divenne una sorta di traduzione italiana del mito di van Gogh, pittore egualmente solitario e infelice, calamitando un'attenzione quasi morbosa sulla sua vicenda umana e artistica.

La mostra di Arezzo, organizzata da Augusto Agosta Tota con la consulenza del Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue di Parma, pare muovere proprio da questa dimensione popolare e, in un certo senso, mediale. All'ingresso è stata infatti allestita una sala dove vengono trasmessi i documentari sull'artista realizzati da numerosi registi, primo tra tutti Raffaele Andreassi (Lo specchio, la tigre e la pianura, 1960, Antonio Ligabue pittore, 1965, I lupi dentro, 2000), costituendo una sorta di introduzione emotiva alla sua opera. La mostra presenta circa ottanta opere dell'artista, tra dipinti, sculture e incisioni. Il percorso espositivo è articolato in due parti. Nella prima, allestita nei locali di Palazzo Chianini-Vincenzi, sono raccolte sculture e opere grafiche, quasi un'Overture in bianco e nero dell'universo simbolico di Ligabue. La particolare attenzione rivolta dai curatori agli aspetti più singolari della personalità dell'artista è testimoniata dalla presenza di alcune curiosità, come la moto Guzzi donata al pittore nel 1958 da un estimatore e la riproduzione dei propri documenti personali. La seconda parte, allestita nell'ambiente barocco della Sala Sant'Ignazio, presenta invece i dipinti ad olio, e costituisce il nucleo principale dell'esposizione.

Le tele esposte, provenienti da collezioni pubbliche e private, conducono l'osservatore attraverso le visioni e gli incubi del pittore, offrendo una vasta ed accurata scelta della sua produzione pittorica. Le celebri scene di in cui tigri, leoni e rapaci vengono colti nell'atto di predare denotano una violenza primitiva, senza tempo, che conduce nell'animo tormentato di questo artista solitario, sospeso tra il rifiuto della civiltà e il desiderio di contatti sociali e umani. Dipinti come Leopardo con serpente, Vedova nera o Lotta tra fiere, comunicano una percezione dolorosa e intensa della vicenda umana, e sono divenute vere e proprie icone della solitudine e della sofferenza. La violenza della figurazione è accentuata dalla tecnica esecutiva delle tele, caratterizzata dall'utilizzo di contrasti tra colori puri e da pennellate nervose e frenetiche. L'esposizione è resa ancor più suggestiva dalla diffusione nella sala di suoni che rimandano all'ambiente di realizzazione delle opere, la campagna padana, in cui i fruscii del vento si intrecciano al canto delle cicale e al rumore del fiume. La lunga serie degli autoritratti rimanda inevitabilmente alla figura di van Gogh, e comunica la stessa inquietudine delle scene di vita animale, evidenziando una sostanziale coerenza espressiva. In questo senso, il ruggito disperato che pare uscire dalla Testa di tigre sembra la traduzione visiva di un grido dell'anima, ed intreccia numerose corrispondenze con le manifestazioni più dolorose dell'Espressionismo europeo.

Il catalogo, edito da Franco Maria Ricci, offre, accanto alla riproduzione delle opere in esposizione, importanti contributi critici e bibliografici. Tra gli altri, Attilio Bertolucci scrive: "Dobbiamo ringraziare questo italiano, questo padano (sia pure di nascita nordica) d'aver portato un così gagliardo soffio d'aria europea, dell'Europa di van Gogh e di Rimbaud, nel soffoco dell'arte nostra". La mostra di Arezzo si inserisce nella serie di manifestazioni organizzate a partire dal 1999, in occasione del centenario della nascita di Ligabue, ed offre la possibilità di approfondire la personalità di uno degli artisti italiani più singolari del Novecento.