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Ostensione e narrazione: le immagini della
distanza
Carlo Ginzburg, Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza, Feltrinelli, Milano 1998 Scheda a cura di Michela Mancini Carlo Ginzburg nel libro Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza raccoglie le rappresentazioni delle immagini della distanza, letterale e metaforica, attingendo da repertori riti, comportamenti, immaginari di tradizioni e identità culturali differenti. Sulla base di affinità formali, Ginzburg indaga sulla struttura e sulla tipologia dei contenuti simbolici come risultano dalle rappresentazioni di credenze, consuetudini e miti. Da questo studio si può individuare un modello di costruzione dell'immagine della distanza che si struttura intorno a una tematica ricorrente negli studi di Ginzburg: la contrapposizione tra "ostensione" e "narrazione". L'immagine, afferma Ginzburg, "è al tempo stesso presenza e surrogato di qualcosa che non c'è" per questo ha a che fare con la "riflessione sulla distanza", con la realtà e la sua rappresentazione. Nei saggi Straniamento, Miti, Rappresentazione e Stile si rileva il modello di costruzione dell'immagine della distanza sottoforma di rappresentazioni letterarie, rituali e artistiche. In Straniamento Ginzburg individua, nel genere letterario dell' "indovinello", una rappresentazione della distanza cognitiva dalla realtà. L'"indovinello", oltre ad essere un espediente narrativo, in alcuni casi provoca un'esperienza estetica in quanto modifica l'immagine consueta della realtà attraverso un "allontanamento cognitivo" da essa. In Miti viene analizzato il "mito" come "menzogna" che, partendo dalla filosofia grecoromana fino ad arrivare alla persuasione della pubblicità, è sempre stata raccontata. Il mito, afferma Ginzburg, è parte costitutiva del "pensiero occidentale" e delle forme di "controllo sociale". Il mito è l' immagine del rapporto tra l'immaginario collettivo e le norme comportamentali, tra finzione e realtà, per questo la sua produzione è soggetta al potere delle istituzioni. Tra il '300 e il '400 in Francia la representation era l'uso di esibire, durante i funerali, un' effige del defunto. In epoche successive, sempre in Francia e poi in Inghilterra, accanto al corpo dei sovrani si esibiva un manichino. Nel saggio Rappresentazione Ginzburg afferma che la morte, e i riti connessi, vanno considerati per la loro funzione sociale. Il rito funebre rappresenta la separazione, l'immagine della distanza, tra chi resta e chi muore. L'effige del defunto, denominata rappresentazione, rimanda all'immagine della distanza evocata ed esorcizzata durante il rito funebre. Nel saggio Stile l'immagine della distanza è indiduata attraverso lo studio delle rappresentazioni artistiche. Ginzburg, citando La storia dell'arte nell'antichità di Johann Joachim Winckelmann, considera lo "stile" delle arti visive una testimonianza storica e quindi una componente fondamentale per il riconscimento o disconoscimento delle identità culturali. Inoltre sottolinea che dall'800 in poi i mutamenti politici e sociali hanno trasformato la cultura visiva mettendo a contatto la cultura europea con lo stile, le tradizioni e le testimonianze sottoforma di immagini artistiche di civiltà distanti nel tempo e nello spazio. In questo libro Ginzburg, attraverso una classificazione morfologica dei contenuti simbolici e delle rappresentazioni della distanza, rimanda anche alla funzione del modello di costruzione delle immagini della distanza. La distanza, in tutte le sue rappresentazioni, è necessaria in ogni discorso sull'identità. |
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