Michael J. Wolf
L'economia dell'entertainment. L'impatto dei mega media sull'economia globale e i consumi individuali
Milano, Edizioni Olivares, 2003
di Walter Ingrassia

L'idea di fondo di L'economia dell'entertainment è che oggi "Il contenuto di intrattenimento è diventato un elemento sostanziale di differenziazione in quasi tutti gli aspetti dell'economia dei consumi" (p. 28).
L'intrattenimento o "fattore E" (p. 66), viene ad essere considerato l'elemento determinante nella scelta del consumatore in un mercato ormai saturo di prodotti pressoché simili. Se si pensa, infatti, che fino al 1998 - anno di pubblicazione del saggio - l'incidenza dell'intrattenimento sulla spesa delle famiglie statunitensi (5,4% pari all'8,4% dei consumi totali) supera quelle dell'abbigliamento e dell'assistenza sanitaria (5,2%) è possibile comprendere la necessità delle aziende di conferire ai propri prodotti un plus valore in termini di divertimento per rendere più appetibile l'offerta.
Secondo la tesi per cui "Non c'è business senza show business" (p 66) tutti i mercati, da quello dell'informazione ai trasporti, hanno ormai fatta propria l'esigenza di rendere le offerte un'importante occasione d'intrattenimento. È il risultato dell'avvento delle grandi conglomerates, frutto delle sinergia economiche, che personalizzano sempre più l'offerta ponendo i brand come vere e proprie star.
Sono urgenze che derivano dalla costante necessità di rendersi sempre più visibili agli occhi dei consumatori e di porsi come unica alternativa cui dedicarsi nel tempo libero. Proprio la sempre più scarsa disponibilità di tempo del loisir nella società di oggi fa si che i consumatori "siamo disposti a pagare per ottenere del tempo libero" (p. 55). Di contro per le aziende questo significa un'ingente spesa per la pianificazione di campagne pubblicitarie adatte a coprire tutti gli spazi disponibili nelle varie piattaforme comunicative.
Il volume è il primo mai pubblicato sul sistema dei mega media e sull'intrattenimento. Stampato per la prima volta nel 1998, arriva nel nostro paese con un ritardo di ben cinque anni senza aggiornamenti sull'attuale panorama mediale ed economico.
Ad una prima lettura il saggio risulta un'interessante strumento per comprendere le direzioni del mercato dell'intrattenimento e Wolf guida il lettore tra i numerosi case studies, frutto della propria esperienze di consulente per le più importanti media company da MTV alla CNN a Viacom , Universal ed altre. In un'ottica market oriented il saggio, pur contestualizzando con sguardo sociologico i diversi esempi, ha il limite di apparire come semplice report circoscritto al mercato americano che spesso si limita a tracciare impressioni e risultati senza approfondire l'aspetto teorico che li regola. Ovviamente nel mercato l'intuito è spesso più utile di teorie che necessitano di verifiche empiriche ma limitarsi agli esempi significa ridurre il lavoro ad elenco di esperimenti dimostrativi. A ciò si aggiunge la totale mancanza di immagini in un lavoro che fa costantemente riferimento a campagne pubblicitarie e a materiali vari "da vedere".
In ogni modo Economia dell'entertainment sia pur con tutti i limiti evidenziati, rimane un testo da conoscere perché, ancora oggi, l'unico pubblicato sul tema nel nostro paese.