Walter Ingrassia

Dalì-Jewels

Mostra permanente, Teatro Museo Dalì, Figueres

DalÏ-Jewels

 

Appena usciti dal Teatro Museo DalÏ - il pi˜ grande monumento surrealista al mondo -il visitatore Ë invitato a rientrare nellíedificio da un ingresso blindato, simile ad un caveau. A sinistra si staglia gloriosa la Torre Galatea, ultima dimora di Salvador DalÏ, sormontata da uovaÖ e ricomincia il sognoÖ

Appena attraversata la porta girevole ci si trova immersi in uníatmosfera surreale, probabilmente líala pi˜ magica del palazzo. La sala, in precedenza occupata dalla Fonda Condal della cittý, pi˜ tardi negozio díantiquariato ed oggi parte del Teatro Museo, presenta i gioielli progettati da Salvador DalÏ in una scenografia da sogno. Disegnato da Oscar Tusquets, un corridoio volutamente buio Ë líinizio del percorso che conduce alla scoperta dei magici gioielli paranoico-critici e dei 27 schizzi preparatori che il maestro catalano realizzÚ tra il 1941 e il 1970. Elaborati dallo studio newyorkese Alemany e Ertman e finanziati dalla Catherwood Bryn Mawr Foundation, i gioielli appartennero alla Owen Cheatham Foundation per passare nelle mani del saudita Akram Ojek prima e in quelle del magnate giapponese Masao Nangaku poi. Acquisiti dalla Fondazione Gala-Salvador DalÏ nel 1999 sono esposti in maniera permanente dal 2001.

I pezzi esposti sono 39, realizzati in oro 18 carati e platino. Tra questi il pi˜ noto Ë sicuramente la spilla The Eye of Time (1949) che riproduce un occhio ñ tra le pi˜ frequenti ossessioni daliliane ñ interamente realizzato con diamanti, la cui pupilla Ë costituita da un orologio. Sul margine sinistro un rubino da cui cade una lacrima di diamanti. Il gioiello ricorda i brand della pittura daliliana - líocchio e líorologio - che ritroviamo in tutta la collezione in una continua citazione autoreferenziale: dalla celebre spilla The Persistence of Memory (1949), ennesima riproduzione dellíorologio molle raffigurato nel quadro omonimo del 1931, a Ruby Lips (1949) dove labbra di rubini che richiamano la bocca di Mea West si schiudono per mostrare 13 perle. Sono oggetti ispirati ad elementi antropomorfici e naturali ñ caduchi per definizione ñ che líartista, da sempre affascinato dal processo di decadimento, fissa nellíatto di trasformazione, mostrando ìthe metamorphisis that takes placeî.

Molte creazioni si rifanno a temi mistici come nel caso delle medaglie Veritas Vincit (1953), Peace medal (1954) o dei crocifissi The Light of Christ (1953), The Gold Cube Cross (1959), Twig Cross (1959), Lapis Lazuli Cross (1959), The Angel Cross (1960) preziosi che risemantizzano il dipinto daliliano pi˜ famoso dopo gli ìorologi molliî, Cristo di San Giovanni della Croce (1951). » il periodo del DalÏ mistico che, influenzato dalla scienza e dalla metafisica, trova nella fede e nelle ricerche sullíatomo líispirazione principale delle sue creazioni: ìHo líintuizione geniale di disporre di uníarma straordinaria per penetrare nel nocciolo della realtý: il misticismo [Ö] A me líestasi! Líestasi di Dio e dellíuomo. A me la perfezione, la bellezza, che io possa guardarla negli occhi. Morte allíaccademismo, alle formule burocratiche dellíarte, al plagio decorativo, alle aberrazioni demenziali dellíarte africana. A me, santa Teresa díAvila!î

In fondo alla sala e prima della scala che conduce al secondo piano si staglia maestoso il dipinto Apoteosi del dollaro (1965), summa delle ossessioni daliliane da Gala a Vel·zquez a Vermeer. Una foto di DalÏ con i baffi allíins˜ accoglie il visitatore in cima alla scala degli specchi per continuare lungo il percorso dellíesposizione.

Alla serie di medaglie in oro Tristan and Isolde (1953), Madonna of the Acquamarine (1953), The Bleeding World (1953), Daphne and Apollo (1953), Ophelia (1953) e la giý citata Veritas Vincit si accompagnano sculture dotate di meccanismi che ne permettono il movimento stuzzicando allo stesso tempo lo sguardo dello spettatore: The Living Flower (1959) e The Falling Angel (1963), The Chalice of Life (1965), The Psychedelic Flower (1970). » anche il caso di The Royal Heart (1953) dove un muscolo di rubini palpitanti batte allíinterno di un tabernacolo díoro a forma di cuore sormontato da una corona ornata da zaffiri, smeraldi, acquamarine, ametiste, diamanti e perle.

Sebbene le pietre preziose siano sempre utilizzati come elementi pittorici grazie alle sfumature ed ai giochi di colore, per DalÏ i gioielli rappresentano un mezzo attraverso cui superare i confini stessi della pittura e mettere la creativitý al servizio degli interessi pi˜ diversi: ìLeonardo da Vinciís genious soared far beyond the confines of a picture [Ö]. Paladin of a new Renaissance, I too refuse to be confined [Ö] my art encompasses physics, mathematics, architecture, nuclear science ñ the psycho nuclear, the mystico-nuclear and jewelry ñ not paint aloneî. I gioielli nellíottica daliliana rappresentano, quindi, una protesta: ìMy object is to show the jewelerís art in true perspective where the design and craftsmanship are to be valued above the material worth of the gems, as in Reinassance timesî.

» il motivo che spinge a giocare con le architetture formali dei gioielli come avviene per la collana The Tree of Life (1949) dove la disposizione dei pendenti crea un volto antropomorfo. Solo dopo essere stato stupito dalla composizione líosservatore gode della magia del prezioso che lo provoca immergendone lo sguardo in uníatmosfera magica. » appunto chi guarda e non chi li indossa ad essere, secondo lo stesso DalÏ, il destinatario dei gioielli: ìThey [i gioielli, ndr] were created to please the eye, uplift the spirit, stir the imagination, express convictions. Without an audience, without the presence of spectators, these jewels would not fulfill the function for which they came into being. The viewer, then, is the ultimate artist. His sight, heart, mind ñ fusing with and grasping with greater or less understanding the intent if the creator ñ gives them lifeî. Si comprende bene da questa citazione quanto rimanga fondamentale per líartista la poetica principale dellíavanguardia surrealista, secondo cui Ë líarte a mettersi al servizio di chi ne fruisce e non il contrario. Il prodotto artistico diviene oggetto atto a stupire nel momento in cui si fonde con lo sguardo dello spettatore, il vero ed ultimo artista che completa il processo comunicativo intrinseco alla funzione estetica del gioiello.

La fila scorre ed Ë il momento di tornare alla realtý. Si scende la scala che porta allíuscita e lentamente si dissolvono le immagini dellíesperienza pi˜ onirica che probabilmente si vive nel Teatro Museo DalÏ. Ancora pochi passi e líocchio si riabitua alla luceÖ
 
Per ulteriori informazioni sulla collezione, sui musei e sulla Fondazione Gala-Salvador DalÏ: www.dali-estate.org