Michele Rak, Da Cenerentola a Cappuccetto Rosso. Breve storia illustrata della fiaba barocca, Milano, Bruno Mondadori, 2007, pp. 186Recensioni di Elisabetta Trincherini, Walter Ingrassia, Maria Cristina Liguori
per il Rak groupElisabetta Trincherini. In Da Cenerentola a Cappuccetto Rosso Michele Rak tratta la nascita e la storia tra l’Italia e la Francia del Seicento del genere letterario del racconto fiabesco. Si tratta di uno dei primi generi trasversali della narrativa, che segnala una tendenza nel delicato passaggio dalla cultura della società dei ranghi alla Modernità.
Il racconto fiabesco nasce come intrattenimento destinato alle corti più ricche e rinomate dell’Europa del Seicento, Napoli e Parigi, e deve la sua fama e diffusione
(I) alla mancanza di limiti e controlli rispetto ad altri generi letterari, e ciò permette grande libertà creativa e innovazioni altrimenti non permesse;
(II) prevede una licitazione piuttosto che una semplice lettura;
(III) adotta il metodo della commedia dell’arte per cui la novella costituisce uno scenario o canovaccio su cui il narratore può introdurre variazioni dettate dalle circostanze, dal caso, dei desideri dell’uditorio;
(IV) inframmezza la narrazione con canzoni, gesti, moti di danza.I più noti racconti fiabeschi del secolo sono Lo Cunto de li cunti di Giambattista Basile (1634-1636), i Contes de ma mère l’oye di Charles Perrault (1695-1697), i racconti delle fate delle dame di corte da Luigi XIV a tutto il Settecento, a cui si può aggiungere la prima traduzione (1704) de Le mille e una notte.
Nel racconto fiabesco si intersecano varie componenti: il mito di derivazione classica, il racconto umanistico, la nebulosa del racconto popolare, dei resoconti dei viaggiatori e delle dicerie delle piazze. La prima opera che rappresenta in modo organico e strutturato questo mondo è Lo Cunto de li cunti che nasce come un raffinato racconto multiplo destinato all’intrattenimento della corte, scritto in lingua letteraria napoletana. Nel volgere di settant’anni il suo modello strutturale si trasferisce alla Corte di Parigi e di altre città europee e il suo uditorio si allarga fino a comprendere altri gruppi di fruitori, piccola nobiltà e borghesia cittadina, che tendono ad assimilare gusti e comportamenti a quelli della nobiltà di corte.
Nel racconto fiabesco vi è una calcolata assenza di riferimenti realistici, luoghi non identificabili, tempo e spazio vaghi e indeterminati o riturali; i personaggi non hanno identità ma rappresentano posizioni nella gerarchia dei ranghi: principesse, mercanti, villani.
La struttura ternaria della fiaba (situazione negativa, prova o viaggio pericoloso, ri-acquisizione di uno status positivo e felice) riflette due miti della cultura barocca e della Modernità: il viaggio e la metamorfosi. Nella fiaba la donna compare in veste di protagonista: è la narratrice della tradizione, la vecchina attorno al focolare, è la spregiudicata narratrice della corte e contemporaneamente fa parte dell’uditorio, compare in ruoli fondamentali in quasi tutte le vicende, oggetto di desiderio, di controllo e di conflitto.
Due donne in particolare, due ragazze cattive, si avventurano dall’inizio della storia della fiaba, fin dentro la cultura mediale, in romanzi, balli, cartoni animati e film: Cenerentola e Cappuccetto Rosso. Sono “fanciulle molto disponibili”, nel senso che le loro vicende sono state narrate con tutte le variazioni richieste dal caso, dai tempi, dalle caratteristiche dell’uditorio. Si può dire che nel corso di quattro secoli la cultura europea e, al suo interno, ogni gruppo, ha scelto alcune sequenze piuttosto che altre secondo la propria sensibilità e i propri interessi con mutazioni molto interessanti di senso.
La faba della Gatta Cenerentola, che compare la prima volta nel Cunto de li cunti, riassume molti elementi tipici della Modernità: è un percorso nella società dei ranghi (da padrona in serva e da serva in regina); è un viaggio nel sociale; è un viaggio in luoghi pericolosi (nella Grotta delle fate, nella stanza del re); è una prova da compiere per cambiare status (metamorfosi). È anche la storia di una donna che fa il suo rito di passaggio accanto al focolare, luogo rituale del racconto e della vita delle donne.
Molto presto, già nel Seicento, la vicenda viene presentata in forma grafica e alcune immagini, riportate nel libro, consentono di controllare le sequenze narrative e visualizzare i simboli del racconto. La figura di Cenerentola nel corso dei secoli ha prodotto un modello di comportamento dinamico e trasgressivo al punto che nella cultura mediale è diventata il simbolo della ragazza che cambia status attraverso prove difficili e attraverso la sua volontà di ottenere un cambiamento basato sul suo valore di persona.
Cappuccetto Rosso è una ragazza imprudente, raccontata da Perrault. Anche in questo caso la vicenda ha subito variazioni, di segno consolatorio, nel corso dei secoli. Ma in realtà la storia di Perrault non ha niente di consolatorio: la nonna e Cappuccetto Rosso vengono mangiate dal lupo e nessuno le salva. Morale: bisogna guardarsi dai lupi che si incontano nei boschi e nelle piazze delle città. Anche qui come per Cenerentola nel libro vi sono immagini chiarificatrici del tono di paura o di sesso pericoloso che sottintende la fiaba. La vicenda può essere letta anche come la non riuscita ascesa sociale di una fanciulla contadina, come a dire che le ragazze non devono uscire dal loro rango.Il racconto di fate comincia a declinare a vantaggio dei discorsi sullo stato, la scienza, i diritti, preferiti dalla società letteraria illuministica e si rifugia nella letteratura per l’infanzia nella seconda metà del secolo XVIII, dopo aver conseguito l’indubbio merito di aver fatto nuovi spazi nel costume, nel comportamento, nell’immaginario della Modernità alle culture storiche e ai gruppi marginali.
Walter Ingrassia. Da Cenerentola a Cappuccetto rossoè un libro di teoria e storia della letteratura, l’ideale continuazione del precedente Logica della fiaba che Michele Rak ha dedicato all’analisi della struttura narrativa dell’imponente Cunto de li cunti di Giovambattista Basile.
Partendo dai contenuti di quest’opera barocca, Rak ricostruisce “alcuni tratti del processo genetico di un genere, di un registro e di una moda (con la sua atmosfera, i suoi personaggi e oggetti)” (Rak 2007:168), il racconto fiabesco, seguendo il percorso di tre fanciulle, Cenerentola, la Bella addormentata e Cappuccetto rosso che si spostano nel giro di mezzo secolo alla sfarzosa Versailles.
Il lavoro parte da un’introduzione che circoscrive l’ambito di ricerca, il racconto fiabesco che si struttura ed organizza in epoca barocca prendendo forma dalla costante e continua contaminazione di elementi diversi ed eterogenei: i racconti di viaggio, le dicerìe, i racconti delle vecchie attorno al fuoco, gli almanacchi, la lingua del teatro napoletano ed altro.
L’intento è studiare le fonti sottese alla circolazione del Cunto attraverso cui “alcuni più o meno sofisticati libri abbiano captato, messo in forma di racconto, fatto circolare e attivato storie e pratiche narrative attingendo a molte e diverse tradizioni del racconto e abbiano trascinato tra Italia e Francia persone fiabesche, azioni, intrecci e icone della Modernità” (Rak 2007:XI).
Dal Cunto di Basile a Histoires ou Contes du temps passé avec des moralitez (1697) di Perrault il genere fiabesco si modifica per bocca dei viaggiatori, dei cantimbanchi e dei cantastorie che lo leggono attraverso le riscritture delle novelle, dei romanzi e dei libretti. A Parigi, alla corte di re Luigi XIV dopo essersi mescolato alle moderne pratiche sociali ed aggiornato al costume, diventa racconto di fate.
La Fateria è il mondo ‘fatato’ della corte e delle sue dame, un regno da sogno perché alla moda, che racconta alla corte sé stessa e i suoi agi: “La tonalità di fondo di questi racconti è il prezioso, che trasferisce e riadatta le passioni e i conflitti barocchi, soprattutto in tema di galanteria con il suo corredo di abiti, gioielli, arredi e cibi. Il prezioso dispone le sue merci in un pentagono che comprende il lusso, l’élite, il pregio (di mercato), l’ostensione forzata ad attirare lo sguardo ma anche l’uso colto della parola con il suo corredo di figure” (Rak, 2007:134).
La ricerca tenta di sondare un universo, quello della letteratura del passatempo, sempre mutevole e sfuggente perché non regolato dalle rigide leggi del canone letterario. Il racconto fiabesco deve la sua fortunata circolazione al fatto che, proprio perché una pratica narrativa da passatempo, non è mai stato considerato dall’élite un genere letterario alto. Questa noncuranza ha permesso al genere di muoversi ed agire in maniera flessibile: il narratore può licitare il racconto adeguandolo all’uditorio che gli sta dinnanzi. È per questo motivo che ancora oggi sappiamo di Cenerentola, la Bella addormentata e Cappuccetto rosso ma non ne abbiamo mai conosciuto il lato oscuro descritto dal Basile e tipico dell’epoca barocca.
Le tre fanciulle che continuamente attraversano la cultura mediale sono tre perfide e smaliziate giovani che, nei termini narratologici descritti da Rak, fanno fronte al superamento della prova più complessa della Modernità, cambiare lo status a cui sono relegate: per questo Cenerentola uccide la matrigna, la Bella addormentata viene abusata durante il sonno e la consenziente Cappuccetto rosso si mette a letto con un lupo dalla bocca troppo grande. Tutte e tre hanno un contatto con il profondo con cui scendono a compromessi e di cui si sono perse le tracce via via col tempo.
In questo senso possiamo definire le fiabe del Cunto come un vero e proprio format con una struttura narrativa ternaria e ciclica sempre fissa e riproducibile (status ® viaggio ® status) ed una sezione mobile: “La sezione fissa permetteva una percezione senza conflitto del racconto e produceva un’attesa di ‘gioco’. La riconoscibilità dell’intreccio (e alcune forme di attesa e di piacere) era assicurata da nomi, oggetti, microazioni […] La sezione mobile permetteva l’adattamento del racconto alle circostanze” (Rak 2007:48).
Attraverso l’analisi di questo format e della sua circolazione l’obiettivo dichiarato del lavoro è “… seguire un intreccio che corre per quattro secoli nelle culture europee […] una sequenza di scatole vuote che ogni cultura riempie con i suoi re, giovanotti, doppi sensi, metafore, paure e dispone nei suoi teatri, musiche, balletti, poemetti, satire, racconti per bambini ed adulti. Ogni cultura e, all’interno di questa, ogni gruppo sceglie e attiva qualche tassello di questa sequenza di persone, azioni e circostanze con mutazioni molto interessanti del senso” (Rak, 2007: XVIII).
La diffusione europea del racconto fiabesco avviene a partire da alcune fanciulle audaci che riposizionano nel panorama sociale il ruolo della donna nel contesto della Modernità anche in relazione al racconto letterario: “Il racconto fiabesco barocco è una pratica delle donne. […] Per decenni la moda del racconto di fate fa parte delle consuetudini e dei piaceri delle gentildonne narratrici della corte del re Sole […] La donna racconta alla famiglia riunita intorno al focolare delle case” (Rak, 2007:XVI). Da essere inferiore ed oggetto prediletto dello scherno maschile quale poteva essere nelle Piacevoli notti (1550-1553) di Straparola o nelle Novellae (1520) di Morlini, la donna comincia ad acquistare un proprio spazio accettando su di sé la responsabilità di ascoltare e riferire sotto forma di racconto le norme e le regole che stabilizzano l’identità nei processi di cambiamento di status dell’epoca moderna.
Nel percorso di analisi genetica Rak studia Cenerentola, la Bella addormentata e Cappuccetto rosso come manifestazioni di un fenomeno letterario di più vasta portata, muovendosi dapprima con elaborate analisi del testo. Individua le fonti dei racconti fiabeschi e ne studia le varianti nel tempo giustificandole in relazione ai costumi e soprattutto al gusto delle varie epoche: per questo motivo Da Cenerentola a Cappuccetto rosso può essere anche letto come uno studio sul gusto letterario e le sue trasformazioni, un’analisi che comprende non solo il testo verbale ma anche le ulteriori manifestazioni non legate alla scrittura. Si tratta di inseguire le sfuggenti donzelle attraverso più dispositivi di affabulazione, nelle diverse “stanze” in cui compaiono: dal testo verbale all’illustrazione, dalle boccette di profumo alla danza, dal teatro all’audiovisivo.
Come il precedente Logica della fiaba, anche Da Cenerentola a Cappuccetto rosso contiene una ricca appendice illustrata e, sin dal sottotitolo, il volume si dichiara una breve storia illustrata della fiaba barocca. Le illustrazioni non sono un semplice corredo all’analisi del testo critico ma rappresentano un materiale prezioso per comprendere la circolazione del racconto fiabesco, per leggere l’evoluzione delle trame narrative, i cambiamenti del gusto e soprattutto le vie attraverso cui ogni cultura racconta e legge di queste fanciulle.
Il lettore è portato per mano ad osservare meticolosamente le singole illustrazioni analizzate attraverso il metodo iconologico. Delle immagini si analizza lo stile, se ne ricostruiscono origini, significati espliciti e nascosti. Si tratta di illustrazioni rare, come quelle della prima traduzione in lingua letteraria del Cunto di Basile (1792) o delle belle opere di Warwick Globe (1911), fino ai capolavori di Gustave Doré per Les Contes di Perrault (1867) ed ai fotogrammi dei celebri lungometraggi Disney (1950).
Il tutto per permettere al lettore/spettatore di visualizzare la circolazione della fiaba nell’universo mediale: “l’uso dell’immagine stampata è connesso con la genesi di nuovi modi di produzione del racconto. Con le immagini si racconta nelle piazze e nelle strade, nei giardini e nelle sale, nei nuovi luoghi simbolici della trasmissione culturale – l’accademia e la conversazione” (Rak 2007:158).
Maria Cristina Liguori. Nel racconto fiabesco, a vario titolo, appaiono tre fanciulle (Cenerentola,Cappuccetto Rosso e la Bella Addormentata).Seguiamole e scopriremo un quadro completo della storia della cultura per i circa settanta anni in cui si svolgono le tappe della fiaba (dal 1634 al 1704), dalla nascita del Cunto di Giambattista Basile alla prima traduzione de Le Mille e una notte, passando per Pompeo Sarnelli e Charles Perrault.
Ma non finisce qui, andiamo poi a vedere cosa combinano queste ragazze ancora nei quattro secoli seguenti e come le utilizza la cultura europea fino ai nostri giorni. Avremo così una storia della fiaba,raccontata come una fiaba,che segue il suo ordito,la destruttura e la smonta con levità ma anche con rigore.
La fiaba barocca, partendo dalle corti delle due città europee più rappresentative, Napoli e Parigi, vive,popolose e colte, fa un lungo e duraturo percorso. La fiaba è organizzata con tutte le astuzie della comunicazione, attrezzata in modo tale da diventare racconto fiabesco colto oppure soltanto fiaba per bambini.
Una storia del costume letterario non ha ragione di essere se non si interessa, otre che del testo del racconto fiabesco, anche di chi la narra, la scrive, l’ascolta.
Sono le donne che raccontano, perché hanno sempre saputo raccontare e trattano soprattutto di donne e delle loro storie (delle donne, si sa c’è sempre più da raccontare).
I risultati di una ricerca attualissima riferiscono che le donne pronunciano in media al giorno ventimila parole, gli uomini soltanto settemila.Avete notato come un fatto raccontato da una donna (soprattutto se riferito ad un pubblico di donne) è più “sfizioso”, più ricco di particolari ,più vicino al gossip e quindi più intrigante? Non è un caso che l’autore ci suggerisca di tacere, ogni tanto.
Importante è anche il luogo del racconto, giardino o focolare che sia, certo centro di aggregazione e di incontro. Le donne racontano e, a loro volta, hanno ascoltato queste storie dalle mamme e dalle nonne configurando così l’appartenenza ad un gruppo con regole, divieti, paure.
Le donne sono anche le protagoniste di queste storie come oggetto del desiderio ,di controllo e di conflitto, gli uomini invece sono presenti ma relegati in secondo piano.
All’interno di questi libri “cortigiani” si intrecciano gesti ed eventi in un insieme di scatole vuote dove ciascuna cultura inserirà i suoi re, le sue musiche e le sue paure.Il racconto fiabesco attecchisce facilmente nell’età moderna perché non viene considerato di contenuto ideologico, quindi non è soggetto a divieti, controlli e censure e per questo potrà innovarsi continuamente.La fiaba contiene un altro livello di senso in quanto nasconde in una sorta di scrittura segreta antiche sapienze e messaggi esistenziali.
Procede spedita e passa di bocca in bocca, di penna in penna, ognuno ritocca,aggiunge, omette e rimaneggia.Per entrare nell’universo fiabesco partiamo necessariamente da Cenerentola, personaggio trasgressivo e movimentato in un secolo che è già nel pieno della Modernità.
La gatta Cenerentola appare per la prima volta (poi riapparirà in molte altre versioni) nel Cunto de li Cunti di G. B. Basile.La storia delle fiabe intesa come storia della cultura letteraria non può fare a meno di lei perché il suo percorso è esemplare. Cenerentola, partendo da un conflitto familiare, dopo aver compiuto un viaggio, cambia il suo status superando una prova e venendo a contatto con il misterioso mondo della morte.
Una fiaba che si rispetti ha anche un’immagine come locus memoriae, così il suo messaggio viene raccolto anche da chi non sa leggere.L’invenzione della stampa dà finalmente visibilità al racconto, l’immagine attira l’attenzione e si fa ricordare. Per comprendere la fortuna e la diffusione del racconto fiabesco, basta seguire la ricerca iconografica del volume che scorre il suo percorso lungo i secoli. La gatta Cenerentola ha le sue compiute rappresentazioni nell’edizione napoletana di G. Migliaccio.
I Contes de ma mère l’Oye di Charles Perrault, già nella copia manoscritta del 1695, sono illustrati nel frontespizio e in cinque colorate vignette. L’apparato iconografico, articolato attraverso i secoli, dopo le sequenze di immagini dell’originalissimo Theatrum morum di Praga (senza didascalie e parole scritte di qualsiasi genere), arriva al contemporaneo di Disney e di Pretty Woman e funge, insieme all’imponente ed esaustiva bibliografia, da spina dorsale e da supporto al discorso sulla fiaba.
L’apparato bibliografico ci sommerge in quanto la fiaba ha radici lontane, primigenie e l’autore scava nelle biblioteche alla ricerca delle antiche matrici (Eliano, Erodoto ed Esopo) e la sconfinata letteratura popolare nostrana e d’oltralpe. La fiaba è carica di simboli, la palma ad esempio viene esaminata in tutti i suoi significati supportata dalla Iconologia del Ripa; l’orco, mito dell’Occidente mediterraneo,viene sviscerato in tutte le sue rappresentazioni attraverso lo studio della Genealogia deorum Gentilium di Boccaccio.
Val la pena seguire con l’autore il percorso che il Cunto de li Cunti effettua nel tempo, da libro “cortigiano” si trasforma in “livre de poche”, rielaborato negli intrecci e variato secondo le circostanze. Cinquant’anni dopo la sua pubblicazione, Pompeo Sarnelli dà alle stampe una nuova edizione col titolo di Pentamerone. Seguiranno altre edizioni, in seguito verrà tradotto anche in bolognese.
Da qui parte una meticolosa quanto efficace comparazione di analogie con le fiabe di Basile, dove sono messi in luce i vari influssi della cultura napoletana, A distanza di sessant’anni dal Cunto la Modernità sta galoppando, la scena delle favole è più opulenta, la moglie di Barbablù è spinta dalla curiosità non più dalla necessità.
A differenza del Cunto il principe,alla vista della Bella Addormentata, non dà sfogo ai suoi impulsi di macho come il re del Cunto, è invece un giovane moderno e raffinato, prende la Bella per mano, la accompagna fuori dal letto e non ride dei suoi vestiti demodé.
Interessante tutto l’impianto comparativo tra le più antiche fiabe napoletane e le francesi, confortato da un imponente supporto bibliografico delle edizioni e della saggistica di Perrault lungo gli anni.Segue un excursus cronologico dell’immagine della Bella che, perdendo le sue caratteristiche erotiche acquistate nel corso del tempo,con Disney afferma la sua ragione di esistere per un pubblico di bambini, avvalendosi di una guida bibliografica, tra ‘800 e ‘900, in particolare composta di testi inglesi.
Anche per Cappuccetto Rosso, Perrault segue il Cunto come maggior punto di riferimento ma comunque i narratori non hanno avuto mai scrupoli a raccontare in tutta libertà, senza sensi di colpa. La rappresentazione dei disegnatori di questa povera bambina è stata sempre sospesa nei secoli tra la paura e il sesso.
Ma l’autore ci aveva avvertito: è inutile inseguire queste fanciulle perché tanto non si sa dove andranno a finire.