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"La
Campagna Romana da Hackert a Balla"
22 novembre 2001 - 24 febbraio 2002
Museo del Corso - Roma
di Raffaella Cavalieri
La
pittura di paesaggio italiana ed europea come ricostruzione del quadro della
Campagna Romana, tanto mutato nel corso degli ultimi due secoli: tale è lo
scopo della mostra aperta il 22 novembre 2001 al Museo del Corso di Roma,
che si protrarrà fino al 24 febbraio 2002.
I cento dipinti esposti, provenienti da musei italiani e stranieri e da collezioni
private, sono stati suddivisi tematicamente per dimostrare l'evoluzione della
città di Roma ed il passaggio da città ancora agreste - il connubio tra città
e campagna è protagonista nei dipinti di Wilhelm Friedrich Gmelin, Franz Keiserman,
Giovan Battista Bassi, Jean-Baptiste-Camille Corot - a metropoli che divora
la campagna fino a lambire i Castelli Romani, nei dipinti di Jakob-Philipp
Hackert, Achille Pinelli, Gustav Wilhelm Palm, Carel Max Quaedvlieg e Vincenzo
Morani, che ritraggono diverse scene ambientate tra Castel Gandolfo, Grottaferrata,
Frascati e Monte Porzio.
Per tutto il Settecento Roma è stata al centro del Grand Tour e dell'attenzione
dei viaggiatori di tutta Europa. Ben presto anche la Campagna Romana comincia
ad attrarre pittori e scrittori, tra cui René de Chateaubriand che nella lettera
del 1804 al Marchese de Fontanes descrive il fascino di questo territorio.
Ciò che in pittura viene denominato come Campagna Romana, comprende la zona
che circonda Roma e si estende a nord, fino a Civitavecchia, il Soratte, e
la riva destra del Tevere; a sud fino a Terracina e che nella fascia interna
va dai Monti Tiburtini ai Lepini ed agli Ausoni. Questa appariva ai viaggiatori
stranieri come una terra di silenziosa solitudine.
Chateaubriand stesso scrive: " Voi avete letto, mio caro amico, tutto
ciò che è stato scritto a questo proposito, ma non so se i viaggiatori sono
stati in grado di rendervi l'idea esatta del quadro che presenta la Campagna
Romana. Immaginatevi la desolazione di Tiro e di Babilonia di cui parlano
le Scritture; un silenzio ed una solitudine grande quanto il rumore ed il
tumulto degli uomini che un tempo affollavano questo suolo. Non si vedono
uccelli, né uomini al lavoro, nessun movimento campestre, nessun gregge, nessun
villaggio. Si direbbe che nessuna nazione abbia osato succedere ai dominatori
del mondo nella loro terra natale". Questa solitudine è rotta qua e là
solo dalla presenza di antiche rovine, resti di civiltà ormai scomparse. Nei
viaggiatori che venivano da paesi europei di avanzata civiltà pre-industriale,
l'incontro con un mondo che sembrava appartenere a lontane stagioni dell'umanità,
lascia un segno interiore: " Niente è paragonabile alla bellezza delle
linee dell'orizzonte romano, della dolce inclinazione dei piani ed i contorni
soavi e sfuggenti delle montagne che lo delimitano". Le parole di Chateaubriand
sono tradotte nei dipinti di questi artisti ed in particolar modo di J.-B.-C.
Corot, interprete della pittura dal vero, la cui prima regola era "eseguite
scrupolosamente ciò che vedete".
Agli occhi dei viaggiatori e dei pittori la Campagna Romana comincia a popolarsi:
si rappresentano i contadini al loro lavoro, le feste per la vendemmia, gli
animali, poi la vita quotidiana, si eseguono ritratti di giovani ragazze,
la tipica pastora malinconica con il suo gregge, la caccia ed infine il buttero
con la sua mandria.
Non è da dimenticare poi che il fenomeno del Grand Tour era nato con lo spirito
di mettersi in contatto con le grandi eredità del passato, e soprattutto con
Roma: una parte del percorso della mostra è quindi dedicata alla sopravvivenza
dell'antico in templi, acquedotti e rovine:
"Benché Roma, vista dall'interno, somigli oggi alla maggior parte delle città
europee, conserva ancora un carattere molto particolare: nessun'altra città
offre una simile combinazione di architettura e di antiche rovine"
La mostra prosegue con un itinerario dedicato alla rappresentazione delle
Paludi Pontine ed al mare. Chiudono la mostra le opere di Sartorio, Cambellotti
e Balla, ultimo grande interprete che ritrae nei suoi quadri angoli della
Campagna Romana direttamente contigui alla città. In seguito alla bonifica
delle Paludi Pontine, alla nascita di nuove città, e soprattutto, all'espansione
di Roma, la fisionomia di questo territorio è notevolmente mutata. Le immagini
raccolte ed esposte in questa mostra, che rappresentano documenti importanti
di un periodo storico ed umano, offrono al visitatore un viaggio nella memoria
di questi luoghi.