Stefano Calabrese
www.letteratura.global. Il romanzo dopo il postmoderno.
Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2005

di Silvia Di Pasquale

"Le forme letterarie nascono per risolvere e immunizzarci dalle difficoltà storiche, evolvono ottimizzando le loro risorse curative e in ultimo muoiono, dove per morte si intende il momento in cui le forme diventano autistiche e propense all'autofagia, staccandosi dalla realtà per il cui ordinato addomesticamento erano nate. Se il postmodernismo rappresenta questa morte, il global novel è il protocollo terapeutico di una nuova epoca."
 

Nella storia della cultura ogni rivoluzione, ogni svolta scientifica, tecnica, politica, sociale, è costantemente affiancata da uno specchio: le arti, e tra queste la letteratura. Stefano Calabrese individua nella globalizzazione una di queste svolte epocali, ed analizza cosa questo stia provocando nella letteratura e nel suo veicolo prediletto: il romanzo.

1.Il romanzo dagli albori al postmoderno . Dopo gli eroi dell'epos, figure emblematiche prive di dimensioni latenti, le circostanze (storiche, sociali, culturali) consentono la nascita del romanzo che ancora conosciamo, genere letterario in divenire per definizione. Il romanzo ottocentesco è Romanzo Totale dei monumentali cicli verghiani e balzachiani, cattedrali costruite per piccoli mattoni allo scopo di riprodurre il reale, catalogarlo, classificarlo, domare una contemporaneità che appare ingestibile. L'autore si eclissa per mostrare personaggi vittime di una società cieca e materialista.

Progressivamente il terreno d'azione passa dall'esteriorità oggettiva all'interiorità del personaggio, dai grandi nuclei ai dettagli satellitari, alla psiche con i suoi intricati sentieri fino al flusso di coscienza di Joyce. La parola diventa inaffidabile , i contorni del suo significato svaporano e si relativizzano, viene meno la linearità cronologica .

La discussione sul romanzo postmoderno inizia negli Anni Novanta, quando già era in corso il suo declino. L'intreccio viene decostruito, la temporalità si sbriciola. Il mondo si frantuma in un temporale di segni, intratestualità e intertestualità creano un mondo labirintico disseminato di trappole e nodi inestricabili che disorientano il lettore. Le immagini diventano fluide, viscose, evanescenti. E' un romanzo che implode allontanandosi dalla propria ragion d'essere, una "letteratura dell'esaurimento" che tenta di saturare tutte le possibilità narrative.

2. L'avvento del global novel. Negli ultimi vent'anni meccanismi culturali, editoriali, identitari, antropologici hanno prodotto come risposta il global novel , che si riappropria del proprio mandato storico di narrare. E' il romanzo che sopravvive alla propria autodistruzione allestendo nuove tipologie contrapposte all'atmosfera " nichilista, analcolica e vagamente menagramo del postmodernismo ".

I testi ridiventano cosmografie da cui é possibile osservare il mondo con una spiccata tendenza (definita olofiliaca ) a vedere porzioni amplissime degli spazi conoscitivi: il presente è un coacervo di realtà sconnesse ed eterogenee, apparentemente irrelate.

Il romanzo nasce come strumento di costruzione identitaria, di creazione di modelli di riferimento, di formazione dell'opinione comune (in termini di lecito, tollerabile, proibito) in comunità territorialmente determinate. Le migrazioni di massa hanno concorso a creare nuove tipologie umane, persone la cui identità è più radicata a concetti che a luoghi. Non esistono più luoghi ma siti, si può saltare da un link all'altro con un semplice click del mouse . Il romanzo globale fa parte di una realtà sopranazionale e transculturale, perde la territorialità e con essa la memoria. Il mercato globale non è il centro dei centri, ma l'esteriorità per eccellenza.

3. Metamorfosi e frontiere. Nell'era globale il racconto non passa soltanto attraverso il romanzo. Le case editrici diventano transmediali, come il colosso Scribner. Si tratta di " multimedia conglomerates " che producono insieme libri, programmi tv, videogames, di cui il romanzo costituisce solo un piccolo tassello. L'imprevedibilità irregolarità e disorganicità dei processi creativi e l'intermittente onda di consumi non sono programmabili. Ciò costringe l'editoria a vivere di best-sellers, che consentono di tamponare le grosse perdite dell'80% favorite dal rapporto tra la domanda e il basso costo di produzione. La pratica dello scrivere subisce significativi cambiamenti. L'autore è affiancato da creative teams che testano l'abbozzo strutturale individuando i lettori modello. Il lettore diviene onnipotente: sebbene il mercato librario abbia sempre tenuto in considerazione il pubblico, mai il suo ruolo era stato tanto determinante. Il romanziere disilluso costretto a snaturarsi mortificando la propria immaginazione diventa un topos e filtra nella letteratura. In internet circolano le " Global e-novel ", feuilleton virtuali dal pubblico indifferenziato, atelier romanzeschi che possono proseguire e concludersi solo se beneficiari del consenso del pubblico. Le metamorfosi non riguardano soltanto la prassi della scrittura ma coinvolgono il supporto della narrazione, che si allontana progressivamente dal tradizionale libro con la sensazione tattile della carta, l'odore del fresco di stampa o dello scaffale polveroso.

4. Cinque casi studio. Per enunciare le peculiarità di questo nuovo romanzo Calabrese seleziona cinque autori contemporanei per il loro grado di esemplarità.

Il primo è Stephen King, di cui evidenzia le doti figurali. I suoi romanzi non sono inscrivibili in nessun luogo geografico, quasi abitanti di una "esosfera virtuale". L'adozione di punti di vista iper-focalizzati, lo scatto fotografico di immagini con lo sguardo consentono la massima adattabilità della sua letteratura a traduzioni intersemiotiche, specialmente alla trasposizione cinematografica.

Don De Lillo è l'autore del trionfo dell'identico, sotto il quale soccombono i suoi personaggi. L'era globale genera psicologie interindividuali, moltiplica cloni identitari sulla base di modelli ben rappresentati nell'immaginario. E non si tratta dei se' frammentati e le esistenze alternative dei personaggi novecenteschi.

Segue la disamina dell'opera di Michael Crichton, che veste gli abiti virtuali dell'era globale. I suoi romanzi hanno intrecci segmentari a episodi brevi, colmi di connessioni intertestuali. Miscela gotico, avventura, poliziesco in cui non esistono eroi ma equipes di personaggi, attori sinergici e sinfonici privi di ambizioni di protagonismo. Crichton respinge le asincronie, gli sfasamenti temporali, le dilatazioni e gli addensamenti soggettivi postmoderni.

Isabel Allende è la voce g-local : raccontando di vicende nazionali l'universale si particolarizza e il particolare si universalizza. Il narratore scompare tra i meandri della finzione: è una sorta di scrigno contenente storie inventate da altri in altre epoche. Adotta modelli d'oralità folklorica ricorrendo al realismo magico- meraviglioso. I protagonisti non sono singoli personaggi ma gruppi familiari di cui viene percorsa la storia attraverso generazioni.

Diversamente Salman Rushdie enfatizza nei personaggi la componente misteriosa e ignota. Il suo stile è un conglomerato di linguaggi, di episodi e caratteri eterogenei che quasi involontariamente arrivano a un tessuto coeso. La narrazione è smaniosamente veloce, incalzante: tutto deve essere reiterato almeno due volte (e alla svelta). L'identità individuale è estratta soltanto da una "salamoia" di ripetizioni.