Pablo Echaurren, L’invasione degli astratti, Roma, Leconte, 2004.

di Nadia Sensi

Pablo Echaurren è un pittore e illustratore di fumetti d’avanguardia come Caffeina d'Europa, Nivola vola, Futurismo contro, Vita di Pound, Dada con le Zecche, e autore di manifesti, collages, ceramiche.

L’invasione degli astratti è un romanzo “giallo” scritto ambientato nel mondo dell'arte contemporanea alla metà del Novecento. Nell’ambiente dell’astrattismo artistico romano, un gruppo di astrattisti guidati da Nazario Dalmazzo, irrompono sulla scena romana del dopoguerra con le loro avanguardie pittoriche. Tra di loro, Dadone, la guida carismatica, muore in circostanze misteriose e mai accertate. Una intraprendente giornalista, dopo anni, è intenzionata a scoprire gli autori del misterioso decesso, forse un delitto, e inizia la sua indagine intervistando gli avanguardisti rimasti in vita, cercando collaborazioni dal mondo della società politica, instaurando relazioni amorose con vecchi nemici, approfittando della propria avvenente bellezza, pur di trovare la soluzione del giallo.

L’autore mette in scena lo spirito già affrontato nel precedente romanzo Delitto d’autore, dove il mondo dell’arte, dei collezionisti, dei critici e degli artisti contemporanei viene investito di comicità grottesca. L’effetto è un romanzo costruito tra verità storica e finzione letteraria, con una evidente parodia del sistema dell’arte contemporanea, abitata da galleristi ed artisti eccentrici.

Una aperta denuncia diffamatoria delle opere che vengono chiamate “poetica d’avanguardia”e che con le quali non è possibile distinguere la casualità della mano che dipinge da quella che adopera il pennello per fare uno scarabocchio. Scrive Echaurren, ponendosi questo interrogativo: “Resta il dubbio se sia più espressiva la pennellata di un cercopiteco o la spatolata di un astrattista cieco. Se sia più intrigante la Weltanshauung dell’urang utang o quella di Hans Hartung. Se sia più gestuale una tela di scimpanzé o di Antoni Tàpies. Se siano più sinceri gli scarabocchi dei mandrilli o gli inguacchi di Rothko e i suoi fratelli. Se sia più sagace la mano a pollice opponibile di Mario Schifano o l’arto primitivo d’un gorilla birmano. Insomma, l’arte contemporanea discende dalla scimmia?”.