MURIEL SPARK E LA MECCANICA DEL POTERE

Gianluca Freda


Muriel Spark
GLI ANNI FULGENTI DI MISS BRODIE
Milano, Adelphi, 2005
pp. 140, euro 7,50


Negli anni del suo fulgore, Miss Jean Brodie insegna alla scuola Marcia Blaine di Edimburgo. Sono gli anni Trenta, e Miss Brodie, femminista combattiva, con una passione per l’arte italiana e una grande ammirazione per Mussolini e Hitler, ha stabilito un legame privilegiato con un gruppetto di sue allieve. Queste sei ragazze – Sandy, Mary, Jenny, Rose, Eunice e Monica – costituiscono “il gruppo della Brodie”, una realtà a sé all’interno della scuola, un collettivo con una sua peculiare identità culturale e una sua solidale autonomia. Sandy è, nel gruppo, la più dotata d’immaginazione. Sogna ad occhi aperti straordinarie avventure con personaggi romanzeschi.

La fantasia le permette, fin da bambina, di concepire le collettività come organismi autonomi. Durante una gita le sembra di vedere un gruppo di disoccupati, in fila per ricevere il sussidio, trasformarsi in un unico animale, un gigantesco serpente o leviatano, “il corpo di un drago che non aveva diritto di essere lì nella città, ma che era impossibile scacciare o uccidere”. Gli studi di psicologia le apriranno gli occhi sui meccanismi di controllo delle coscienze con cui Miss Brodie tira i fili delle esistenze delle sue seguaci. Tradirà così la sua insegnante, decretando la fine dei suoi anni fulgenti.

Si ritirerà poi ad espiare il regicidio nel silenzio di un monastero di clausura. Pubblicato per la prima volta nel 1961, “Gli anni fulgenti di Miss Brodie” è il romanzo più noto di Muriel Spark, ed è un delizioso apologo sulle metodologie di controllo della psicologia delle moltitudini. E’ costruito per metafore, con gioiosa leggerezza minimalista, relegando il nazismo, il fascismo, gli eventi di cronaca politica al ruolo di elementi di sfondo, invisibili presenze che illuminano di senso la narrazione senza mai entrarvi.

I riferimenti al culto del leader che caratterizza le ideologie totalitarie sono offerti al lettore con sottile ironia, come nella tendenza delle bambine a redigere improbabili agiografie della loro insegnante, esaltandone grottescamente le avventure e le relazioni amorose. L’indefinibile imprinting con cui il capo carismatico si impone progressivamente sulla massa soggetta al suo potere, è simboleggiato dai ritratti delle ragazze dipinti dall’insegnante di disegno – amante segreto di Miss Brodie – tutti somiglianti alla loro istitutrice.
Miss Brodie non cancella la fisionomia delle sue allieve, ma ne domina i tratti; non annulla la loro personalità, che resta in ognuna ben distinguibile, ma sa sovrapporsi ad essa, sa farla gravitare intorno a un nucleo fatto di pochi e banali concetti che finiscono per condizionare ogni attività e ogni pensiero.

Il segreto del potere, sembra dire la Spark, sta nell’esaltazione della propria stessa mediocrità, nella sua trasfigurazione in normativa esistenziale che vorrebbe esaurire in pochi sintagmi la complessità del mondo. Una “trasfigurazione del banale”, che è anche il titolo del saggio che Sandy scriverà dopo aver preso i voti, riflettendo sugli anni del fulgore della sua antica insegnante, tramontati irrimediabilmente con la fine della guerra.