Laboratorio di Lettura e Scrittura
Didattica e ricerca per le opere di parole e di immagini

Gian Domenico Cerrini.
Il "Cavalier Perugino" tra classicismo e barocco
Perugia, Palazzo Baldeschi al Corso
17 settembre ‚ 8 gennaio 2005

di Sarah Bonciarelli

Il 12 novembre 2005, si è tenuta a Perugia la Giornata del Cerrini.

La mostra allestita a Palazzo Baldeschi è rimasta aperta gratuitamente al pubblico accompagnata da una colonna sonora d'epoca eseguita dal vivo.

Con questa iniziativa, nata a seguito dellíacquisizione da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia di tre importanti opere del maestro umbro, si inaugura il nuovo spazio espositivo di Palazzo Baldeschi al Corso.

La prima parte della mostra è dedicata alle opere di alcuni pittori con cui Cerrini entrÚ in contatto e da cui trasse ispirazione in particolare nel periodo perugino, nonostante la sua vicenda artistica si sia svolta soprattutto tra Roma, attorno alla bottega di Guido Reni, e a Firenze presso la corte medicea.

Le opere presenti nella mostra sono di Scaramuccia, Domenichino, Guercino e Pomarancio, con la famosa rappresentazione della Madonna con il bambino benedicente.

La fama venne al pittore da due opere in particolare, presenti nella mostra, Sacra famiglia con SantíElisabetta e SantíOrsola, eseguite intorno agli anni '40 del XVII secolo.

Di quel periodo Ë anche il Martirio di San Sebastiano oggi conservato a Ginevra e portato a Perugia per l'occasione. Molto importante per la carriera del pittore il contatto con Giulio Rospigliosi, futuro papa Clemente IX. Alla sua committenza si deve probabilmente la decorazione della cupola di Santa Maria della Vittoria a Roma (1655), che costÚ al líartista molte critiche.

Allo stesso periodo risale Maga Circe, dove Cerriniinizia a mettere a punto una cifra stilistica che lo avrebbe caratterizzato anche in seguito – líuso di un particolare colore rosa, o la rappresentazione delle pieghe delle vesti arrotolate a gorgo. Presenti alla mostra anche alcune opere realizzate durante il periodo di permanenza a Firenze presso la corte del Medici (1656 ‚ 1657), come Giuseppe che interpreta i sogni.