Le Biblioteche Pubbliche Statali in Italia


In Italia 47 biblioteche pubbliche statali dipendono dal Ministero per i beni culturali ed ambientali Sono biblioteche pubbliche statali anche le biblioteche annesse ai monumenti nazionali.


Piemonte:
Torino: Biblioteca nazionale universitaria
Torino: Biblioteca reale


Lombardia:
Milano: Biblioteca nazionale Braidense
Cremona: Biblioteca statale
Pavia: Biblioteca universitaria


Liguria:
Genova: Biblioteca universitaria


Veneto:
Venezia: Biblioteca nazionale Marciana
Padova: Biblioteca universitaria
Padova, Biblioteca Statale del Monumento Nazionale Abbazia di S. Giustina
Teolo (Padova), Biblioteca Statale del Monumento Nazionale Monumento nazionale di Praglia.


Fiuli-Venezia Giulia:
Trieste: Biblioteca statale
Gorizia: Biblioteca statale Isontina


Emilia-Romagna:
Bologna: Biblioteca universitaria
Modena: Biblioteca Estense universitaria
Parma: Biblioteca Palatina (con annessa sezione musicale)


Toscana:
Firenze: Biblioteca nazionale centrale
Firenze: Biblioteca Marucelliana
Firenze: Biblioteca Medicea Laurenziana
Firenze: Biblioteca Riccardiana
Lucca: Biblioteca statale
Pisa: Biblioteca universitaria


Marche:
Macerata: Biblioteca statale


Lazio:
Roma: Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II
Roma: Biblioteca Angelica
Roma: Biblioteca Casanatense
Biblioteca dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte
Roma: Biblioteca di storia moderna e contemporanea
Roma: Biblioteca medica statale
Biblioteca Statale Antonio Baldini
Roma: Biblioteca universitaria Alessandrina
Roma: Biblioteca Vallicelliana.
Cassino (Frosinone): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Montecassino
Casamari (Frosinone): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Casamari
Farfa (Rieti), Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Farfa
Collepardo (Frosinone): Abbazia di Casamari
Grottaferrata (Roma): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Grottaferrata
Subiaco (Roma): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di S. Scolastica


Campania:
Napoli: Biblioteca nazionale
Napoli: Biblioteca universitaria
Salerno (Cava dei Tirreni): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale Abbazia Benedettina della SS. Trinità
Avellino: Biblioteca del Monumento Statale di Montevergine
Napoli: Biblioteca Statale Oratoriana del Monumento Nazionale dei Girolamini


Puglia:
Bari: Biblioteca nazionale Sagarriga Visconti Volpi.


Basilicata:
Potenza: Biblioteca nazionale.


Calabria:
Cosenza: Biblioteca nazionale.


Sardegna:
Cagliari: Biblioteca universitaria;
Sassari: Biblioteca universitaria.


PIEMONTE


Biblioteche 2:
Torino: Biblioteca nazionale universitaria;
Torino: Biblioteca reale.
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca nazionale universitaria 7, di cui:
- 1 mostra virtuale
- 5 mostre
- 1 visita guidata
Totale 7
BIBLIOTECA NAZIONALE UNIVERSITARIA
Direttore: Aurelio Aghemo
Regione: Piemonte
Indirizzo: Piazza Carlo Alberto 3 -10123 Torino (TO)
Città: Torino
Telefono: (+39) 0118101111 (+39) 0118101113
Fax: (+39) 0118178778 (+39) 011812021
E-Mil: bnto@librari.beniculturali.it
WEB: www.bnto.librari.beniculturali.it
Orari: lunedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle ore 8.30 alle ore 13.50
martedì e giovedì dalle ore 8.30 alle ore 18.50
Patrimonio e fondi
Incunaboli 1600
Cinquecentine 6.000
Incisioni 15.000
Manoscritti 4500
Patrimonio musicale:
- Raccolta Mauro Foà 87 manoscritti e 66 opere a stampa
- Raccolta Renzo Giordano 167 manoscritti e 145 opere a stampa
Storia
La fondazione ufficiale Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino si colloca nel 1723 quando per volontà del sovrano Vittorio Amedeo II di Savoia, venivano accorpati nei nuovi locali della Regia Università i tre principali fondi librari presenti nella città: i libri del Comune; la raccolta della Regia Università, generalmente legata alle esigenze dei docenti e degli studenti; i libri della corona, raccolti dai duchi di Savoia.
L’Istituto incrementò anche il suo patrimonio di libri a stampa, grazie al privilegio concesso del diritto di stampa, a cospicui doni e all’acquisto di svariati fondi. Ulteriori collezioni pervennero in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù, e in epoca napoleonica quando le soppressioni conventuali fecero incamerare numerose biblioteche ecclesiastiche ammontanti a più di 30.000 volumi.
La ricchezza dei fondi conservati nel XIX secolo fece sì che la Biblioteca, al momento della riorganizzazione delle biblioteche italiane, avvenuta con il R. D. del 20 gennaio 1876, venisse inclusa tra quelle "autonome" di primo grado e fregiata del titolo di "Nazionale" preposto a quello tradizionale di "Universitaria", in quanto incaricata "di rappresentare, nella sua continuità e generalità, il progresso e lo stato della cultura italiana e straniera".
Nel XX continuarono le acquisizioni, anche di fondi preziosissimi, ma durante il secondo conflitto mondiale, nel bombardamento di Torino dell’8 dicembre 1942, furono distrutti più di 15.000 volumi (tra cui quelli geografici con gli atlanti antichi ricchi di mappe) e porzioni del catalogo generale.
Nel 1957 iniziò la costruzione dell’attuale sede di piazza Carlo Alberto che terminò nel 1973, quando si procedette al trasloco dei volumi e degli uffici.
Il 15 ottobre 1973 veniva inaugurata la nuova Biblioteca. Due anni dopo la gestione dell’Istituto passò dal Ministero della Pubblica Istruzione al neonato Ministero dei Beni Culturali e Ambientali e nel 1998 al nuovo Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Eventi
MOSTRA: Il patrimonio ritrovato. A cent'anni dall'incendio della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. 16/12/2004-30/04/2005
MOSTRA VIRTUALE: Testimonianza di fede: presenza della Sindone nelle raccolte librarie della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. 06/05/2003-31/12/2004
MOSTRA: Nativi del continente americano. 12/10/2004-30/11/2004
MOSTRA : Luca Alinari. Le capacità del pensiero a cura di Giovanna Barbero. 07/10/2004-18/10/2004
MOSTRA: Viaggiare per...Viaggiatori in Europa e dall'Europa nella realtà e nella fantasia. Un percorso in biblioteca. 24/09/2004-09/10/2004
MOSTRA: Al cinema in biblioteca-Un'esposizione bibliografica. 24/05/2004-30/06/2004
VISITA GUIDATA: Visite guidate alle collezioni della Biblioteca. 24/05/2004-30/06/2004
BIBLIOTECA REALE
Direttore: Giovanna Giacobello Bernard (regg.)
Regione: Piemonte
Indirizzo: Piazza Castello 191 - 10122 Torino (TO)
Città: Torino
Telefono: (+39) 011545305 Direz. (+39) 011543855
Fax: (+39) 0115178259
E-Mail: reale@librari.beniculturali.it
Orari: Lunedì, Mercoledì, Venerdì: 8.15 - 18.45
Martedì, Giovedì e Sabato: 8.15 - 13.45
Patrimonio e fondi
Disegni 2000 di cui 13 fogli di Leonardo da Vinci
Manoscritti 4500
Raccolta militare 17.000 opere a stampa
Storia
Si deve al re Carlo Alberto l’istituzione dell’attuale Biblioteca, alla quale venne destinato un ambiente di palazzo reale, situato sotto la Galleria Beaumont, e appositamente progettato, nel 1837, dall’architetto e pittore di corte, il bolognese Pelagio Palagi.
La raccolta bibliografica, costituita inizialmente dai libri e dai manoscritti rimasti a palazzo reale dopo la donazione di Vittorio Amedeo II all’Università e le sottrazioni dell’epoca napoleonica, assunse una precisa fisionomia con il bibliotecario Domenico Promis che coadiuvò il sovrano nella realizzazione di una istituzione di alta cultura nel campo della storia degli antichi Stati sardi e delle discipline militari, araldiche e numismatiche.
Nel 1948 la Biblioteca venne affidata alla Direzione dei beni demaniali e quindi al Ministero della Pubblica Istruzione, che la amministrò come sezione staccata della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Nel 1973 divenne autonoma e aggiunta all’elenco delle biblioteche pubbliche statali aventi particolari compiti e funzioni.


LOMBARDIA


Biblioteche 3:
Milano: Biblioteca nazionale Braidense
Cremona: Biblioteca statale
Pavia: Biblioteca universitaria
Eventi cutlurali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca universitaria 6, di cui:
- 2 mostre
- 2 conferenze
- 1 convegno
- 1 presentazione
Totale 6



BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE


Direttore: Goffredo Dotti
Regione: Lombardia
Indirizzo: Via Brera 28 - 21021 Milano (MI)
Città: Milano
Telefono: (+39) 028053360 (+39) 0286460907
Fax: (+39) 0272023910
E-Mail: braidense@librari.beniculturali.it
WEB: www.braidense.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 17.30
Sabato: 9.00 - 14.00
Patrimonio e fondi
L'Istituto svolge la duplice funzione di biblioteca di conservazione, destinata ad un pubblico di cultori della ricerca storica e letteraria e nel contempo di specchio della grande produzione libraria milanese, rivolto ad un numero più ampio di fruitori.
Nel 2001 ha acquisito acquisiti sono 10.094 volumi:
4766 acquistati
5328 pervenuti attraverso il diritto di stampa
- 3430 area italiana,
- 1336 area straniera
Abbonamenti alle testate periodiche circa 750.
Negli ultimi 7 anni sono state acquisite opere su supporti differenti dalla carta:
pellicola
microfiches
cd rom.
Nel 2001 il budget stanziato dal Ministero per i Beni culturali per le acquisizioni di opere nella Braidense è stato di 750 milioni di dotazione ordinaria . Di questa somma 279 milioni sono stati impiegati per l'acquisto di materiale periodico, anche questo comprensivo di materiale non cartaceo (ci sono testate su microfilm e circa 60 abbonamenti a opere seriali su cd rom); 17 milioni sono destinati agli acquisti di Antiquariato (opere anteriori al Novecento, rari, manoscritti, carteggi). Il rimanente importo di è stato utilizzato per l'accrescimento delle collezioni, per gli ordini singoli individuati tre le monografie più interessanti uscite nel corso dell'anno in Italia e all'Estero e, naturalmente, per i desiderata dei lettori.
Le collane italiane alimentate nel corso del 2001 sono 1002; le collane edite all'Estero 358; il numero delle opere in continuazione edite in Italia attualmente aperte è di 254 unità; quello delle opere in continuazione edite all'Estero e attualmente attive è di 303 unità.
Storia
La Biblioteca Nazionale Braidense fu originata dall'acquisto da parte della Congregazione di Stato per la Lombardia, organo rappresentativo degli interessi delle comunità locali, della biblioteca del Conte Carlo Pertusati, che fu donata all'Arciduca Ferdinando, figlio dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria e futuro governatore della Lombardia.
Nel 1770 Maria Teresa, considerando la mancanza in Milano "di una biblioteca aperta ad uso comune di chi desidera maggiormente coltivare il proprio ingegno, e acquistare nuove cognizioni" poichè non veniva ritenuta sufficiente l'Ambrosiana "ricca bensì di manoscritti", ma non di "libri stampati", decise di destinare ad uso pubblico la biblioteca del Pertusati.
La biblioteca aprì al pubblico nel 1786.
Lo scioglimento della Compagnia di Gesù mise a disposizione dello Stato anche i fondi librari del Collegio Braidense e delle case gesuitiche di San Fedele e San Girolamo che, con il fondo Pertusati, costituirono il nucleo iniziale della Biblioteca.
Nel 1778 seguì la raccolta del medico Albrecht von Haller di Berna, ricca di pregevoli testi scientifici cui si aggiunsero le raccolte del cardinale Angelo Maria Durini e del colonnello Baschiera e una piccola parte della biblioteca del conte Firmian.
La soppressione delle congregazioni religiose, decretata dall'imperatore Giuseppe II, portò ad incamerare una parte dei fondi di antiche librerie claustrali; e successivamente anche i duplicati della Biblioteca Imperiale di Vienna.
Nell'età napoleonica sono da ricordare le acquisizioni della biblioteca del Collegio dei Giureconsulti e del fondo Scaccerni, donato da Francesco Melzi.
Ad incrementare le raccolte ha contribuito l'Avviso della Regia Intendenza politica di Milano dell'aprile 1788, relativo al deposito obbligatorio nella biblioteca delle opere pubblicate nello Stato di Milano. Dal 1793 vennero inclusi anche gli editti e gli avvisi pubblicati dalle autorità di Governo. Nel 1848 questa disposizione fu trasformata nella legge sul diritto di stampa.
La Braidense, cui fu conferita già nel 1880 la qualifica di "Nazionale", si configurava come una grande biblioteca di carattere generale: si andava dai corali miniati provenienti dalla Certosa di Pavia ai libri scientifici della raccolta Haller, dalle opere storiche e letterarie del legato Durini, noto soprattutto per le edizioni di classici latini e greci del XVI secolo, alle opere teologiche, a quelle giuridiche e alle grandi opere di consultazione generale.
Nel corso del XIX secolo altri fondi arricchirono ulteriormente il patrimonio della Braidense: i volumi donati da Hermes Visconti, la raccolta del Gabinetto Numismatico, la collezione bodoniana Mortara, la raccolta Lattes di opere di cultura ebraica, la raccolta Carlo Morbio, la miscellanea Viesseux e la libreria di Cesare Correnti.
Nel 1889 venne acquistata la raccolta drammatica Corniani Algarotti a cui s'aggiunse il lascito De Capitani D'Arzago.
Il fondo manzoniano fu donato nel 1885.
Tra le raccolte pervenute nel Novecento sono da ricordare la libreria Novati, la biblioteca liturgica dei Duchi di Parma, la raccolta scacchistica, il fondo Castiglioni e il fondo fotografico Emilio Sommariva.
Nel 2004 è pervenuto in biblioteca per deposito l'Archivio Storico Ricordi, il cui materiale è consultabile nella sala adibita alla lettura dei manoscritti (Sala manzoniana).
Bibliografia:
Giuseppe Baretta, Tra i fondi della Biblioteca Braidense, Milano, Franco Sciardelli, 1993.
I fondi speciali delle Biblioteche Lombarde: censimento descrittivo, a cura dell'Istituto Lombardo per la Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea, Milano, Editrice Bibliografica, 1995, Volume primo: Milano e provincia.
La Braidense: la cultura del libro e delle biblioteche nella società dell'immagine, promosso dalla Fondazione Luigi Berlusconi, Firenze, Artificio, 1991.


BIBLIOTECA STATALE


Direttore: Emilia Bricchi
Regione: Lombardia
Indirizzo: Via U. Dati 4 - 26100 Cremona (CR)
Città: Cremona
Telefono: (+39) 037249561
Fax: (+39) 0372495615
E-Mail: bscr@librari.beniculturali.it
WEB: www.bibliocremona.it
Orari: Lunedì e sabato 8.10 -14.00 da martedì a venerdì 8.10 - 18.00
Servizi di prestito, distribuzione, fotocopie.
9.00-13.30; 15.00-17,30
Sala dei ragazzi 9.00-14.00; 15.00-18.00
Patrimonio e fondi
2573 manoscritti (tra cui 200 codici latini databili tra il XII ed il XV secolo, alcuni dei quali splendidamente miniati),
circa 550.000 volumi ed opuscoli (tra cui 374 incunaboli, 6300 cinquecentine e 2109 tra stampe, disegni e carte geografiche)
5.494 periodici, tra cui 968 correnti, compresi 15 quotidiani;
108 incisioni;
2872 microfilm, diapositive, microfiches.
Viene periodicamente diffuso un bollettino che registra le più recenti acquisizioni, divise per soggetto.
Storia
La Biblioteca Statale di Cremona, denominata fino al 1860 Imperial Regia Biblioteca, trae le sue origini dalla biblioteca fondata al principio del secolo XVII dai Gesuiti, e fu fatta aprire al pubblico nel 1780.
Il grosso introito alla biblioteca Statale venne tuttavia dal versamento dei fondi delle biblioteche dei conventi soppressi databile a partire dal 1798.
Il bibliotecario Colla, che rimase alla direzione della biblioteca dal 1834 al 1860 decise di collocare i volumi secondo un nuovo ordine - essenzialmente per formato - che per quello che riguarda il fondo antico è stato conservato anche nella nuova sede della Biblioteca, eletta dal 1938 nel cinquecentesco palazzo Affaitati in via Ugolani Dati.
Nella Biblioteca Statale è depositata anche la Libreria Civica, costituitasi nel 1842 in seguito al lascito dell'eredità Ala Ponzone.
Eventi
Gli otto incontri che danno vita al primo ciclo dei “Nuovi Studi Cremonesi” sono stati pensati con il duplice scopo di dare spazio a giovani studiosi che si sono recentemente occupati di argomenti “cremonesi” e di far conoscere lo stato degli studi in ambito locale attraverso lavori – tesi di laurea da poco discusse o ricerche di livello superiore- che presentano la caratteristica comune di aver utilizzato materiale documentario conservato presso la Biblioteca Statale di Cremona, sia esso rappresentato da pergamene o da testate giornalistiche, da codici medievali o da trattati secenteschi. Un patrimonio di fonti per la ricerca che, riunito in un solo luogo – la Biblioteca – appartiene a tutta la comunità: gli incontri per i Nuovi Studi Cremonesi, attraverso la presentazione del lavoro dei giovani studiosi, vogliono essere semplice suggerimento ed auspicio affinché tale ricchezza di storia e di cultura non sia solo conservata dall’istituzione, ma venga anche fruita – e quindi conosciuta – dalla società cui appartiene


BIBLIOTECA UNIVERSITARIA


Direttore: Anna Maria Campanini Stella
Regione: Lombardia
Indirizzo: Strada Nuova 65 -27100 Pavia (PV)
Città: Pavia
Telefono: (+39) 038224764 (+39) 038225007
Fax:
E-Mail: bupv@librari.beniculturali.it
WEB:bibliopv1.unipv.it/biblioteche/anagrafe_biblio/BibliotecaUniversitaria/bibl_univ_homepage.htm
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.30 - 18.45
Sabato: 8.30 - 13.30
La Biblioteca universitaria è istituto periferico del Ministero per i beni e le attività culturali. Ha sede nel Palazzo centrale dell’Università in Strada nuova 65. L’accesso alla Biblioteca è consentito a tutte le persone di età superiore ai quindici anni. I giovani di età inferiore devono essere accompagnati.
La Biblioteca è costituita da:
- una Sala lettura di 80 posti;
- tre Sale speciali: Bibliografia, Riviste, Consultazione;
- uffici e magazzini.
Patrimonio e fondi
Il patrimonio bibliografico, che si è inizialmente formato con i volumi doppi delle biblioteche di Brera e di Vienna, con lasciti importanti e con scambi, si è arricchito successivamente con l’acquisto di intere biblioteche e di fondi librari. Un discreto gettito è arrivato a partire dal 1802 con i volumi destinati alla biblioteca per diritto di stampa. La principale fonte di arricchimento librario per la biblioteca deriva dalla dotazione annuale destinata all’aggiornamento delle raccolte. Gli acquisti, che devono tenere conto della duplice esigenza dell’utenza pubblica e universitaria si rivolgono alla più significativa produzione libraria italiana e straniera.
- Manoscritti 3.777
- Opere a stampa 550.000 circa
- Periodici 5.000 testate circa di cui 700 correnti
- Microfilm 7.000
- CD-ROM 50
L’incremento bibliografico annuo varia tra i 3.000 e i 3.500 titoli
Storia
La nascita della Biblioteca Universitaria si colloca nel quadro della radicale riforma dell’Università voluta da Maria Teresa d’Austria a partire dalla seconda metà del Settecento. Solo dal 1778 la Biblioteca ha trovato sede nel Palazzo Centrale dell’Università occupando dapprincipio il Salone Teresiano a cui si sono via via aggiunti gli spazi necessari all’accrescimento delle raccolte e all’ampliamento dei servizi, fino a raggiungere le attuali dimensioni.
Con il sorgere delle numerose biblioteche di Istituto, di Dipartimento e di Facoltà con compiti di aggiornamento specialistico, nei confronti dell’utenza universitaria la Biblioteca ha assunto il compito di documentare le varie discipline attraverso l’acquisto delle grandi opere di consultazione e i più significativi repertori bibliografici.
Servizi, utenza e progetti
Dal 1989 la Biblioteca Universitaria, convenzionandosi con l’Università ha potuto informatizzare col SW SBN alcuni servizi (acquisti, catalogazione, prestito, informazioni bibliografiche) e da allora è sempre stata presente e partecipe all’applicazione delle nuove tecnologie:
- 6 stazioni di lavoro a completa disposizione dell’utenza per ricerche, anche assistite, in Internet e nelle banche dati su CD-ROM.
La Biblioteca partecipa ai seguenti progetti nazionali:
- SBN relativo alla informatizzazione di tutti gli aspetti gestionali e di servizio della Biblioteca,
- ACNP relativo alla costituzione di un Catalogo Nazionale di Periodici,
- BibMan relativo allo spoglio di articoli sui manoscritti italiani,
- MANUS per la catalogazione dei manoscritti,
- Fin dall’inizio partecipa al Progetto Catalogo Unico d’Ateneo, di cui utilizza l'Opac.
Eventi
MOSTRA Da Montale a Montale. Autografi, disegni, lettere, libri di Montale, 13/12/2004 - 15/01/2005
MOSTRA Libri per Pio V. Testimonianze a Pavia Mostra bibliografica incentrata su libri significativi dell'opera e del tempo del Pontefice ,nell'ambito delle celebrazioni per il quinto centenario della nascita di San Pio V. 07/05/2004- 29/05/2004
CONFERENZA Papa Ghislieri tra Governo della Chiesa e attenzioni pastorali". Conferenza sulla figura e l'opera di S. Pio V di Mons. Giovanni Giudici, Vescovo di Pavia. 27/05/2004- 27/05/2004
MOSTRA La collezione entomologica Mario Pavan. Mostra sugli insetti della collezione del Prof. Pavan. 14/04/2004- 03/05/2004
CONVEGNO La pagina, la parola, l'occhio, l'immagine una giornata per Alberto Farassino. Proiezione di materiali editi e inediti con Alberto Farassino nel ruolo di regista, attore, comico, suggeritore, storico del cinema. 31/03/2004- 31/03/2004
CONFERENZA Ambrogio e Agostino. Le sorgenti dell'Europa. 30/01/2004- 30/01/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) Vincenzo Monti. Lezione di di eloquenza e Prolusioni accademiche. 21/01/2004- 21/01/2004.


LIGURIA


Biblioteche 1:
Genova: Biblioteca universitaria


BIBLIOTECA UNIVERSITARIA


Direttore: Roberto Di Carlo
Regione: Liguria
Indirizzo: Via Balbi 3 - 16126 Genova (GE)
Città: Genova
Telefono: (+39) 010254641 (+39) 0102546426
Fax: (+39) 0102546420
E-Mail: buge@librari.beniculturali.it
WEB: www.csb-scpo.unige.it/bug/
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 19.00
Sabato: 9.00 - 13.45
Patrimonio e fondi
È il maggiore istituto bibliografico della Liguria, titolare del deposito obbligatorio degli stampati della provincia di Genova
540.000 unità tra volumi, opuscoli, manoscritti, incunaboli, cinquecentine, autografi, periodici.
34 sale della biblioteca.
Nel magazzino librario si trovano:
- la Sala Ligure: iniziata nel 1865 dal bibliotecario Emanuele Celesia per raccogliere testi stampati in Liguria o di autori liguri, comprende circa 6.000 volumi
- la Sala Corsica: costituita da circa 180 volumi e opuscoli relativi alla Corsica.
Altri fondi
- la Biblioteca Manuel Belgrano, donazione della Repubblica Argentina, comprende 1.500
- la Geografica degli Stati Americani, costituita per disposizione governativa nel 1931, comprende ca. 1.200 volumi;
- il Fondo Laura, costituito da 13.000 volumi ed opuscoli di carattere prevalentemente filosofico e religioso, sociologico e letterario;
- il Fondo Rossello, lascito degli anni '30, comprende ca. 1.500 volumi soprattutto di materie giuridiche;
- il Fondo Gropallo, ca. 1.750 volumi in gran parte di testi letterari.
- Donazione Gerolamo Gaslini del 1942 (60 manoscritti di periodo umanistico e 120 incunaboli,
- raccolta di Autografi, circa 14.000 pezzi
Storia
Le origini della Biblioteca Universitaria di Genova vanno ricercate nella Libreria del Collegio dei Gesuiti .
Le notizie più antiche sull'esistenza di una libreria annessa alle scuole fondate dai Gesuiti genovesi risalgono al 1604. Trovata nel 1623 una sede definitiva nell'area del convento di san Gerolamo del Roso (venduta ai padri ignaziani dalla famiglia Balbi) l'imponente costruzione del Collegio risulta terminata in ogni sua parte nel 1664. Le scuole si erano già stabilite nelle parti via via agibili del palazzo tra il 1636 e il 1642.
Come in tutti i collegi gesuiti, anche in quello genovese si trovavano almeno due biblioteche, quella "domestica", di uso scolastico, e la "Libreria" vera e propria ospitata nella cosiddetta "Terza Sala", che conserva ancora oggi la parte monumentale con gli scaffali impiallicciati in legno di radica, risalente nell'impostazione alla metà del '600. Nel corso del '700 la Libreria fu sottoposta a diverse ristrutturazioni: verso metà secolo il decoro ligneo venne rinnovato nello stile del barocchetto genovese e nel 1777 la scaffalatura fu alzata sino al soffitto, costruendo il ballatoio, la ringhiera in ferro e legno che corre lungo tutta la sala e la "piccola scala a lumaca" che accede al piano superiore.
Con lo scioglimento, nel 1773, della Compagnia di Gesù, il Collegio fu ribattezzato Università Pubblica e passò sotto il controllo diretto della Repubblica di Genova. Così la biblioteca gesuitica si trasformò nella "Libreria della Pubblica Università di strada Balbi" dove furono fatte confluire le biblioteche dei conventi e delle corporazioni religiose via via soppresse. Nel 1778 l'erudito Gaspare Luigi Oderico fu nominato bibliotecario con l'incarico di catalogare i libri dell'ex Collegio. Completati nel 1785 e, non conservandosi gli inventari precedenti, i volumi manoscritti redatti da Oderico costituiscono il catalogo più antico delle raccolte librarie della biblioteca.
Durante la repubblica democratica ligure, tra il 1797 e il 1799, essa conobbe un ulteriore accrescimento poiché nella biblioteca furono nuovamente dirottati i volumi delle librerie dei numerosi ordini religiosi genovesi e liguri soppressi nel periodo "giacobino", nonché manoscritti e volumi provenienti dalla libreria ventimigliese del dotto frate agostiniano Angelico Aprosio (1607-1681).
Agli anni '30 dell'Ottocento risale l'allungamento dell'antica libreria gesuitica, portata dagli originali 15 agli attuali 24 metri di lunghezza, per ospitare l'accresciuto patrimonio di volumi.


VENETO


Biblioteche 4:
Venezia: Biblioteca nazionale Marciana
Padova: Biblioteca universitaria
Padova, Biblioteca Statale del Monumento Nazionale Abbazia di S. Giustina
Teolo (Padova), Biblioteca Statale del Monumento Nazionale Monumento nazionale Abbazia di Praglia.
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca nazionale Marciana 4 di cui
- 1 conferenza,
- 1 presentazione
- 1 altro
- 1 mostra
Biblioteca universitaria 4 di cui:
- 1 presentazione,
- 1 convegno,
- 1 visita guidata,
- 1 conferenza
Biblioteca Statale del Monumento Nazionale dell'Abbazia Benedettina di S. Giustina 1
- 1, corso didattico
Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Praglia 1
- 1, mostra
Totale 10


BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA


Direttore: Marino Secondo Zorzi
Regione: Veneto
Indirizzo: Piazzetta S. Marco 7 - 30124 Venezia (VE)
Città: Venezia
Telefono: (+39) 0412407211 (Centr.)
Fax: (+39) 0415238803
E-Mail: biblioteca@marciana.venezia.sbn.it
WEB: marciana.venezia.sbn.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 19.00
Sabato: 9.00 - 13.30
Patrimonio e fondi
La Marciana conta oggi circa 1 milione di volumi di cui:
- circa 13.000 manoscritti, molti dei quali ricchi di miniature
- 2.883 incunaboli
- 24.055 le cinquecentine
Donazioni:
Raccolta del cardinale Bessarione circa 750 codici, e 250 manoscritti e alcune opere a stampa;
Melchiorre Guilandino di Marienburg 2.200 libri a stampa;
Jacopo Contarini da S. Samuele 175 manoscritti e 1500 opere a stampa;
Girolamo Fabrici D'Acquapendente 13 volumi con preziose tavole anatomiche a colori;
Giacomo Gallicio 20 manoscritti greci;
Gian Battista Recanati 216 manoscritti fra cui i codici "francoveneti" di casa Gonzaga;
Tommaso Giuseppe Farsetti 350 manoscritti e libri a stampa;
Amedeo Svajer oltre 340 manoscritti fra i quali il testamento di Marco Polo;
Jacopo Nani oltre 1000 manoscritti in buona parte greci e orientali.
Altri lasciti:
Girolamo Ascanio Molin 2.209 opere a stampa di gran pregio, oltre a 3.835 incisioni e 408 disegni, passati in gran parte al Museo Correr;
Girolamo Contarini 906 manoscritti e 4.000 libri a stampa;
Giovanni Rossi 470 manoscritti raccolta di drammi in musica veneziani, "leggi e costumi";
la raccolta Teza: circa 30 mila volumi, in buona parte relativi alle civiltà orientali;
la raccolta Tursi, circa l5 mila volumi di viaggiatori stranieri in Italia).
Storia
La Biblioteca Marciana (cioè la Libreria di san Marco, patrono e simbolo dello Stato Veneto) deve la sua origine al mecenatismo del cardinale Bessarione , che donò, nel 1468, la sua raccolta. Venezia accettò solennemente il dono: veniva così realizzato il disegno di una "pubblica Libreria" a Venezia; un disegno che già Francesco Petrarca aveva concepito un secolo prima, nel 1362, senza peraltro poter condurre a termine il suo progetto.
Lo Stato Veneto si impegnò a collocare i volumi in una sede degna dell'importanza del dono; ma solo nel 1537 fu possibile iniziare la costruzione della Libreria , ideata da Jacopo Sansovino, che seppe mirabilmente armonizzare il più nobile stile classico della Rinascenza con il pittoresco ambiente veneziano.
La Biblioteca, dopo il suo trasferimento nel nuovo edificio, si arricchì soprattutto grazie a donazioni e a lasciti.
La Marciana incrementò poi le sue raccolte grazie al trasferimento ad essa di parte delle biblioteche di alcuni monasteri, come SS. Giovanni e Paolo di Venezia e S. Giovanni di Verdara di Padova (fine secolo XVIII), nonchè per effetto dell'obbligo imposto agli stampatori di depositarvi un esemplare di ogni libro pubblicato, come previsto da una legge veneta del 1603 (la prima in Italia in materia).
Dopo la caduta della Repubblica Veneta, la Biblioteca venne arricchita a seguito della concentrazione in essa di parte delle biblioteche degli enti religiosi soppressi in epoca napoleonica; la biblioteca dei Domenicani osservanti alle Zattere (Gesuati) in cui era confluita la ricca raccolta di Apostolo Zeno, pervenne alla Marciana pero' solo successivamente. La Marciana rimase nella sua sede originaria fino al 1811; in quell'anno essa fu, per decreto del Regno ltalico, trasferita nel Palazzo Ducale.
Nel 1904 la sede della Biblioteca fu spostata nell'edificio sansoviniano della Zecca. NeI 1924 la Marciana riebbe, in aggiunta alla Zecca, anche il palazzo della Libreria, nonchè parte dell'edificio delle Procuratie Nuove. Ora essa occupa, pertanto, non solo la sua storica sede, la Libreria, ma altresì la severa fabbrica della Zecca, ove si coniavano le monete della Repubblica, edificata dal Sansovino tra il 1537 e il 1547.
Ricchissima per quanto riguarda la cultura greca, la storia veneta, l'editoria veneta, la Marciana, accresciuta in questo secolo da importanti donazioni (la raccolta Teza volumi, in buona parte relativi alle civiltà orientali; la raccolta Tursi volumi di viaggiatori stranieri in Italia), svolge una funzione importante nella vita culturale veneta e al servizio degli studiosi di tutto il mondo.
Bibliografia
Antichi e rari. Recenti acquisti in antiquariato per le biblioteche pubbliche statali, Gaeta 1991, p.116-127, 355-364.
Eventi
CONFERENZA Umberto Eco alla Biblioteca Marciana.14 gennaio 2005, ore 18.00
PRESENTAZIONE LIBRO: Venerdì 14 gennaio 2005, alle ore 18.00, nella Libreria Sansoviniana della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia (Piazza San Marco n. 13/a), Giacomo de Antonellis presenterà il nuovo numero dell'Almanacco del Bibliofilo, edito dall'Aldus Club, Associazione Internazionale di Bibliofilia.
ALTRO: Umberto Eco presidente dell'Aldus Club leggerà il suo racconto:Il Codice Temesvar
Ingresso solo per invito (da prenotare e ritirare - fino ad esaurimento dei posti disponibili, dal 10 al 13 gennaio 2005, con orario 10.30/12.30 - all'Ufficio Stampa della Biblioteca, Piazza S. Marco n. 7, tel. 041.2407241, indirizzo e-mail: bruni@marciana.venezia.sbn.it).
MOSTRA: Il teatro dei corpi. Le pitture colorate d'anatomia di Girolamo Fabrici d'Acquapendente 17 dicembre 2004 - 8 maggio 2005


BIBLIOTECA UNIVERSITARIA


Direttore: Francesco Aliano
Regione: Veneto
Indirizzo: Via S. Biagio 7 - 35121 Padova (PD)
Città: Padova
Telefono: (+39) 0498240211 (+39) 0498751090
Fax: (+39) 0498762711
E-Mail: bupd@librari.beniculturali.it
WEB: http://www.cab.unipd.it/bibphp/scheda1.php3?CampoID=96&Tipo=10
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 19.30
Sabato: 9.00 - 13.30
Patrimonio e fondi
La biblioteca possiede:
- 2708 manoscritti,
- 1280 incunabuli,
- 9635 cinquecentine,
- ca.100000 opere dei sec.17. e 18.,
- 369426 monografie,
- 193933 opuscoli,
- 6471 abbonamenti periodici,
- 898 periodici correnti,
- 3008 vol. materiale grafico (stampati musicali, stampe, disegni, carte geografiche, fotografie).
Storia
L'originario rapporto istituzionale con lo Studio e la devoluzione delle biblioteche claustrali determinarono la fisionomia originaria delle raccolte della biblioteca, quale si venne formando tra 17. e 19. secolo. Biblioteche private e monasteri del territorio (soprattutto benedettini) costituiscono ancora oggi distinti nuclei del suo patrimonio, o sono ricostruibili sulla base di inventari e segnature. Il De civitate Dei di s. Agostino postillato dal Petrarca, gli Exempla ad filium Modestum dell'umanista padovano Sicco Polenton e l'autografo dell'Itinerario per la terraferma di Marin Sanudo sono, insieme ai preziosi frammenti musicali del sec. 14.-15., i più noti tra i manoscritti posseduti. La storia della stampa e dell'arte del libro, con speciale riguardo al Veneto, sono riccamente documentate, a partire dai primi stampatori, con esemplari talora pregevoli anche per decorazione e legatura; si segnalano, in particolare, i prodotti della tipografia padovana, dai prototipografi del sec. 15. (Lorenzo Canozi, stampatore in Padova, nel 1471 ca., della fortunata novella Ippolito e Leonora, Bartolomeo Valdezocchi, Pietro Maufer) fino alla Stamperia del Seminario. Per il fatto di aver goduto, fin dal momento dell'istituzione, del diritto di stampa (dapprima su tutto il territorio della Repubblica di Venezia; dopo la caduta di questa, sul Veneto e dal 1912 sulla provincia di Padova), la Biblioteca Universitaria costituisce una testimonianza dell'attività delle tipografie della regione, che si distingue anche per la ininterrotta continuità. Per tale via essa acquisì, ad esempio, i prodotti della tipografia armena ubicata nell'isola veneziana di S. Lazzaro; e anche stampe popolari, di occasione, almanacchi, giornali (si segnalano, ad es., i periodici lombardo-veneti di epoca risorgimentale) e, più in generale, la fascia di editoria che si definisce locale. Sono altresì rappresentate la grande editoria scientifica di età moderna, con il De humani corporis fabrica di A. Vesalio (Basilea 1543), la rarissima Musculorum humani corporis picturata dissectio di G. B. Canani (Ferrara 1543), l'Astronomicum caesareum di Pietro Apiano (1540); la cartografia monumentale, con l'Atlas maior sive Cosmographia Blaviana; l'editoria settecentesca di pregio, come la Gerusalemme liberata del Tasso illustrata dal Piazzetta (Venezia 1747). Tra le rarità, si registra l'in- folio di Shakespeare (Londra 1623). Anche la stampa periodica, nazionale ed estera, è degnamente rappresentata: dei complessivi oltre 6000 titoli, 263 sono quelli del fondo di ancien régime, ai quali si affiancano gli oltre 800 titoli di pubblicazioni accademiche. Meritano una segnalazione le raccolte complete del Journal des savants e delle Philosophical Transaction della Royal Society londinese. Infine, le pubblicazioni ufficiali: circa 1300 titoli complessivamente, tra i quali, complete, le raccolte delle leggi del Regno di Sardegna e Regno d'Italia e la Gazzetta Ufficiale.
Eventi
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) Parola, mente e anima. Il pensiero di Ferruccio Rossi-Landi e lo studio del linguaggio nel Novecento. 21/10/2004
CONVEGNO La cultura tedesca a Padova nellíOttocento. Filosofia, lettratura, musica
Seminario nell'ambito della Woche der deutschen Kultur in Italien - Settimana della cultura tedesca in Italia 30/09/2004
VISITA GUIDATA Didattica della biblioteca. Incontri con studenti delle scuole medie superiori sulle modalità di accesso alle raccolte documentali e le metodologie della ricerca bibliografica. 24/05/2004-29/05/2004
CONFERENZA Le relazioni italo-tedesche nel corso della storia Conferenza del dr. Felix Klein Console Generale Aggiunto del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania
22/04/2004


BIBLIOTECA STATALE DEL MONUMENTO NAZIONALE DELL'ABBAZIA BENEDETTINA DI S. GIUSTINA

Direttore: Francesco G.B. Trolese
Regione: Veneto
Indirizzo: Via G. Ferrari 2a - 35123 Padova (PD)
Città: Padova
Telefono: (+39) 0498751948 (+39) 0498751628
Fax: (+39) 049666002
E-Mail: santagiustina@librari.beniculturali.it
Orari: Lunedì, Mercoledì, Venerdì e Sabato: 8.30 - 12.30
Martedì: 8.30 12.30
15.30 - 18.30
Eventi
CORSO DIDATTICO. Il complesso di Santa Giustina: archeologia, storia, cultura, arte: 20∞ corso annuale pubblico. 21/02/2004-27/03/2004
BIBLIOTECA STATALE DEL MONUMENTO NAZIONALE DI PRAGLIA
Direttore: Stefano Guglielmo Scannerini
Regione: Veneto
Indirizzo: Via Abbazia di Praglia 6 - 35033 Praglia (PD)
Città: Praglia
Telefono: (+39) 0499900625 (+39) 0499900010
Fax: (+39) 0499900625
E-Mail: praglia@librari.beniculturali.it
Orari: Martedì, Mercoledì e Venerdì: 9.30 - 12.00
15.00 - 18.00
Eventi
MOSTRA Ripercorrendo cento anni di storia Mostra iconografica sul centenario del ripristino del Monastero di Praglia. 25/05/2004-30/05/2004


FIULI-VENEZIA GIULIA


Biblioteche 2
Trieste: Biblioteca statale
Gorizia: Biblioteca statale Isontina
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca statale 9 di cui:
- 9 mostre
Biblioteca statale Isontina 1 di cui:
- 1 mostra
Totale eventi 10


BIBLIOTECA STATALE


Direttore: Marco Menato (regg.)
Regione: Friuli Venezia Giulia
Indirizzo: Largo Papa Giovanni XXIII, 6 Trieste (TS) CAP 34123
Città: Trieste
Telefono: (+39) 040300725 040307463
Fax: (+39) 040301053
E-Mail: bsts@librari.beniculturali.it
Orari: Dal Lunedì al Venerdì: 8.30 - 18.30
Sabato 8.30 - 13.30
Patrimonio e fondi
Le raccolte comprendono circa 180.000 volumi, per la gran parte opere a stampa del XX secolo. Benchè la Biblioteca sia a carattere generale, l’orientamento dei fondi è indirizzato prevalentemente alle materie umanistiche. E’ stato inoltre avviato un fondo, che si prevede di incrementare, di edizioni originali di fonti storiografiche locali. Nel 1997 si è iniziata la catalogazione in SBN.
Storia
Nel panorama delle Biblioteche Pubbliche, la Statale di Trieste si presenta del tutto atipica, sia nell'origine sia nei compiti. Nel particolare momento storico del ritorno di Trieste all'Italia nel secondo dopoguerra, si sentì infatti vivissima l'esigenza di istituire una rete di biblioteche rionali che, sull'esempio della Public Library anglosassone, diffondesse l'uso e il gusto della lettura fra tutte le classi sociali. Interprete di tale esigenza si fece la Soprintendenza Bibliografica per il Veneto Orientale e la Venezia Giulia, che ottenne la collaborazione del Commissariato Generale del Governo per il Territorio di Trieste e della Direzione della Pubblica Istruzione. Dall'esigenza di una massima diffusione della cultura derivarono la semplicità delle procedure di prestito e la previsione non solo di poter perdere ma perfino di poter donare i libri, i quali, peraltro, erano in notevole parte frutto di donazioni di enti e privati. Inaugurata il 19 novembre 1956 - come Biblioteca del Popolo - conobbe una notevole espansione: si giunse ad effettuare un elevato numero di prestiti all'anno ad utenti di ogni condizione sociale e culturale, che accedevano alle varie sedi territoriali. La situazione giuridica della Biblioteca mutò una prima volta nel 1962, quando divenne organo del Commissariato del Governo, a cui seguì un ben più sostanziale cambiamento quando venne compresa, nell'ottobre 1978, nel novero delle Biblioteche Pubbliche Statali con il nome di Biblioteca Statale del Popolo, modificato con il DPR 417/95 in Biblioteca Statale. Negli ultimi anni è stata quindi rinnovata la politica dell'Istituto, cercando di conciliare i compiti tradizionali di diffusione della cultura a ogni livello con la documentazione della cultura italiana, con particolare riguardo a quella regionale, e straniera. Nell'ambito della nuova politica, il Ministero ha acquisito un edificio monumentale, palazzo Brambilla -Morpurgo, curandone poi il radicale restauro, che dal 1998 è divenuto la nuova sede dell'Istituto.
Eventi
MOSTRA: Antonio Fonda Savio (1895-1973): la figura civile, l'uomo di cultura, il collezionista
22/12/2004-31/01/2005
MOSTRA: Alice Fegitz 1869-1957. Il segno delicato di un'artista della borghesia mitteleuropea nella Trieste tra Otto e Novecento. 30/10/2004-10/01/2005
MOSTRA: Dimitrije Popovic. Hommage a Dalì 02/12/2004-18/12/2004
MOSTRA: Incisori exlibristi del Friuli Venezia Giulia 20/09/2004-24/10/2004
MOSTRA: Per Franco Riva, tipografo erudito 02/07/2004-10/09/2004
MOSTRA: Armin Wegner e gli Armeni in Anatolia, 1915. Immagini e testimonianze.04/06/2004-12/06/2004
MOSTRA: "Il corpo e l'identità", opere del gruppo Quadra 11/05/2004-29/05/2004
MOSTRA: Metafisico quotidiano. Mostra di oli su tela dell'artista Dora Bassi.
MOSTRA: Christof Paulowitz. I miei silenzi, racconti grafici. Aus meiner stille, graphisch erzaehlt Opere grafiche dell'artista austriaco 02/03/2004- 01/04/2004


BIBLIOTECA STATALE ISONTINA


Direttore: Marco Menato
Regione: Friuli Venezia Giulia
Indirizzo: Via Mameli 12 - 34170 Gorizia (GO)
Città: Gorizia
Telefono: (+39) 0481580211
Fax: (+39) 0481531802
E-Mail: isontina@librari.beniculturali.it
WEB: www.isontina.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.30 - 18.45
Sabato: 8.30 - 13.30
Patrimonio e fondi
La Biblioteca statale isontina, che ospita e gestisce anche la Biblioteca Civica di Gorizia, possiede:
- circa 300.000 fra volumi e opuscoli (39 incunaboli, 690 edizioni del Cinquecento),
- 3.272 periodici (di cui 873 correnti ),
- 443 manoscritti (tra cui 290 pergamene dal 1316 al 1701),
- 747 tra carte geografiche, stampe, incisioni, disegni e fotografie,
- 1.181 microfiches e microfilm, 152 opere in cd rom.
Attualmente privilegia l'acquisto di opere relative ai campi disciplinari della bibliografia, della grafica, delle arti minori, della storia dell'arte, dell'architettura, del diritto, della letteratura.
Collezioni della Biblioteca Civica
Comprendono materiale bibliografico di interesse locale e regionale, compresi i territori della Slovenia, Istria e Dalmazia che, con la Contea, facevano parte del Litorale adriatico.
Di particolare rilievo:
Fondo Michelstaedter: 33 manoscritti, 200 lettere, disegni (14 album e 4 taccuini) e dipinti del filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, cui si aggiungono 7 volumi a stampa a lui appartenuti,
Collezione della biblioteca del Collegium goritiense (ca. 5.710 volumi)
Studienbibliothek, biblioteca di studio pubblica, nel 1825 contava 4.710 volumi divisi in 10 classi. Alla fine della Prima guerra mondiale avevano superato indenni il conflitto circa 30.300 volumi e 4.000 opuscoli, di cui 23.000 in lingua tedesca e i rimanenti in italiano, latino, sloveno in parti pressoché uguali.
Sezione Militare: comprende i 7.494 volumi e carte geografiche della Biblioteca del Presidio militare (opere di storia militare, strategia, armi e munizioni).
Sezione Slavica: consta attualmente di 5.652 volumi (esclusi i periodici) in lingue slave, principalmente lo sloveno.
Fondo Dante Alighieri: costituito dal materiale librario della Biblioteca dell'ex Collegio Convitto Dante Alighieri di Gorizia (1909-1981), consta di 1.351 opere in prevalenza letterarie, storiche, enciclopediche, edizioni per ragazzi con particolare riguardo agli anni 1920-1940.
Fondo Paternolli: Raccoglie i 1.312 volumi della Biblioteca circolante Paternolli (soprattutto opere letterarie in edizione popolare e in lingua originale), in gran parte ancora da catalogare.
Storia
La Biblioteca statale isontina trae le sue lontane origini dalla raccolta libraria che si costituì e si accrebbe in seno al collegio dei Gesuiti (1629 - 1773) sino alla soppressione di quell'ordine voluta da Maria Teresa. Dopo essere stata riordinata e riaperta nella sede attuale dai Padri Piaristi (1780 - 1810) e aver subito gravi danni durante l'occupazione francese del 1810, con la restaurazione asburgica divenne una delle sei biblioteche degli studi della Monarchia austriaca (1822) e fu aperta al pubblico nel 1825, conservando sino al 1914 il nome e le funzioni di Biblioteca regionale del Litorale (Venezia Giulia).
All'inizio della Prima guerra mondiale, parte delle raccolte librarie fu messa in salvo a Graz; il resto, rimasto in sede, andò danneggiato o distrutto. Occupata Gorizia dalle truppe italiane, quanto poté essere salvato fu trasportato a Firenze, presso la Biblioteca Laurenziana, dove rimase sino al 1919, anno in cui si costituì la nuova Biblioteca di Stato, che nel 1925 prese il nome di Governativa e riunì nella stessa sede anche la Biblioteca Civica e la Biblioteca e Archivio provinciale.
Riparati i danni causati dalla Guerra, l'istituto tornò nella tranquillità di Palazzo Werdenberg.
Nel 1941 la Biblioteca Provinciale si trasferì a Palazzo Attems, mentre la Biblioteca Civica (fondata nel 1888 dal Comune di Gorizia e aperta al pubblico nel 1893) mantenne l'unione con la Statale.
La Seconda guerra mondiale e le successive occupazioni militari tedesca, jugoslava e angloamericana provocarono nuovi ingenti danni all'Istituto, che tuttavia ha saputo energicamente risollevarsi e adeguarsi alle mutate esigenze.
Nel 1967 la Biblioteca ha assunto la denominazione di Statale Isontina con nuovi e più importanti compiti culturali, come testimoniano sia il rapido e promettente incremento che l'Istituto bibliotecario goriziano ha avuto nel periodo più recente nel patrimonio librario e nel numero di frequentatori, sia la sua significativa presenza in ambito cittadino (conferenze, lezioni, mostre bibliografiche e d'arte).
La dotazione bibliografica della Biblioteca, con tutte le dispersioni e sottrazioni subite, rispecchia in certo qual modo sia le vicende storiche sia la collocazione geografica della città.
Nelle raccolte della Biblioteca isontina, al fondo gesuitico si sono aggiunte le opere scientifiche della Biblioteca degli studi austriaca, le collezioni di giornali e periodici che in gran numero uscirono a Gorizia, soprattutto nella seconda metà dell'800, ivi compresa la serie degli Jahresberichte des K. K. Staatsgymnasiums, l'insieme delle pubblicazioni inviate in dono nel primo dopoguerra dalle principali istituzioni culturali italiane, la Biblioteca del Presidio militare, il materiale della Società agraria e del Fondo Aquileia, i lasciti di studiosi goriziani, le pubblicazioni ottenute in scambio, la collezione cosiddetta Slavica, tutto il materiale acquisito dal 1854 in poi per diritto di stampa, tutto il materiale bibliografico acquistato dalla Biblioteca dal 1919 ad oggi.
Modesta è invece la quantità di documenti d'archivio, di materiale artistico, fotografico, musicale e numismatico; discreta la raccolta di carte geografiche, ultimamente arricchitasi di esemplari di rilevante interesse storico.
Le collezioni della Biblioteca civica, le cui raccolte sono separate, sono composte prevalentemente di materiale bibliografico d'interesse locale e regionale, inclusivo di quei territori della Slovenia, Istria e Dalmazia, che con la Contea fecero parte del Litorale adriatico ovvero della Venezia Giulia d'anteguerra.
Le sue raccolte, di rilevante importanza sul piano della storia patria, sono altresì notevoli, se non per il numero, per la rarità e il pregio di non poche edizioni a stampa (la Gazzetta goriziana, le Constitutiones patriae Foriiulii, l'Eneide di Virgilio tradotta in friulano da Gian Giuseppe Bosizio, stampata a Gorizia nel 1775), e per i fondi manoscritti Giuseppe Domenico Della Bona e Carlo Michelstaedter il quale, giunto per lascito testamentario della sorella Paula nel 1972, conserva tutte le carte del filosofo goriziano (1887 - 1910).
Centro di Pubblica Lettura
Accanto alle Biblioteche statale e civica si pone il Centro di Pubblica Lettura (CPL), erede del Centro del Sistema bibliotecario del Friuli orientale.
Nato nel 1954 come Centro della Rete provinciale di prestito, una delle prime in Italia, poi trasformatasi nel 1969 in Sistema bibliografico provinciale isontino, fungeva da "serbatoio" bibliografico e librario per la maggior parte dei comuni della provincia.
Durante gli anni successivi, in seguito al nascere del Centro culturale pubblico polivalente del Monfalconese, aveva ridotto la sua influenza territoriale per arrivare al 1997, anno nel quale cessa la sua funzione di Centro del sistema per diventare Centro di Pubblica Lettura a favore della comunità cittadina e provinciale.
Il patrimonio del Centro di Pubblica Lettura, ricco di circa 30.000 volumi che coprono soprattutto i settori della saggistica, della narrativa italiana e straniera, della divulgazione scientifica e della letteratura per ragazzi.
Eventi
MOSTRA: Il contemporaneo in Italia: Personale dellíartista Roberto Faganel. 24/05/2004-05/06/2004


EMILIA-ROMAGNA


Biblioteche 3
Bologna: Biblioteca universitaria
Modena: Biblioteca Estense universitaria
Parma: Biblioteca Palatina (con annessa sezione musicale)
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca universitaria 7 di cui:
- 1 concerto
- 3 mostre
- 1 presentazione
- 1 conferenza/concerto
- 1 conferenza
- 1 presentazione
Biblioteca Estense universitaria 1 di cui:
- 1 mostra
Biblioteca Palatina (con annessa sezione musicale) 12 di cui:
- 1 EVENTO
- 7 conferenze
- 3 mostre
- 1 altro
Totale eventi 20


BIBLIOTECA UNIVERSITARIA


Direttore: Biancastella Antonino
Regione: Emilia Romagna
Indirizzo: Via Zamboni 35 - 40126 Bologna (BO)
Città: Bologna
Telefono: (+39) 051247360 (+39) 051244564
Fax: (+39) 051252110
E-Mail: bubo@librari.beniculturali.it
WEB: www.bub.unibo.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 19.00
Sabato: 9.00 - 13.00
Patrimonio e fondi
Quadreria: 400 ritratti di personaggi illustri
La Biblioteca possiede 1.325.860 volumi e materiali non librari di cui:
* 12.798 manoscritti
* 1.021 incunaboli
* 14.953 cinquecentine
* 308.443 opuscoli
* 168.797 volumi di periodici
* 919 titoli di periodici in corso
* 18.370 materiale grafico (stampe, disegni, fotografie)
* 75.302 microformati
* 3454 matrici lignee
Fondi speciali:
- Biblioteca di Vittorio Puntoni (1859-1926), grecista, socio nazionale dei Lincei, oltre 1000 volumi e 2000 opuscoli di filologia classica e di lingue antiche;
- Biblioteca Militare, comprende 7000 volumi ed opuscoli
- Dono dell'American Book Center for war devastated Libraries, composto di 1417 opere.
- Fondo Romeo Ballardini 600 opere di architettura, urbanistica, storia dell'arte.
Storia
Due atti di munificenza sono all'origine della Biblioteca Universitaria di Bologna.
Con il primo, Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730), nobile bolognese e generale dell'Impero, creò nel 1712 l'Istituto delle Scienze e lo dotò delle proprie collezioni scientifiche, dei suoi libri, di 900 manoscritti orientali e di 120 manoscritti relativi alle sue opere.
Nel 1742 questo primo nucleo della Biblioteca si arricchì di manoscritti e opere a stampa, nonché della raccolta delle tavolette xilografiche e degli acquerelli del grande naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi.
Nel settembre del 1755 Papa Benedetto XIV (Prospero Lambertini 1675-1758) fece dono alla Biblioteca dell'Istituto di circa 25.000 volumi a stampa e di 450 manoscritti. Nello stesso anno, impose ai tipografi di Bologna la consegna obbligatoria di ogni opera stampata e, nell'anno successivo, decretò l'apertura al pubblico della Biblioteca che avvenne nel 1756.
La crescita del Patrimonio della Biblioteca, conseguente alle donazioni di Papa Lambertini e del cardinale Monti, impose la modifica e l'ampliamento dell'edificio.
Fu così costruita la nuova Sala di lettura monumentale, detta Aula Magna, che Papa Benedetto XIV fece realizzare dall'archietto Carlo Francesco Dotti (1670-1759).
Alla fase di consolidamento subentrarono i mutamenti determinati dalla dominazione francese: sul piano patrimoniale essa comportò un notevole apporto di libri e manoscritti, provenienti dalle soppressioni conventuali del 1797.
Con il primo decreto bibliotecario dell'Italia unita (1869), la Biblioteca entrò a far parte delle biblioteche governative più importanti e nel 1885 fu inserita tra le "Universitarie".
E come Biblioteca Universitaria è stata oggetto di numerose donazioni che hanno dato origine a fondi speciali, mentre, dal punto di vista bibliotecario, ha perseguito e svolge tuttora non solo la funzione di raccolta storico-retrospettiva, ma anche quello di centro di eccellenza nei settori dell'informazione catalografica e bibliografica.
Oggi, dopo alcuni anni di ristrutturazioni e trasferimenti logistici, a quella storica di Palazzo Poggi si affianca la nuova sede, con due grandi e confortevoli sale di consultazione, la Torre libraria, in cui hanno trovato posto già 500.000 voluni e i nuovi magazzini compact dei periodici.
In entrambi i magazzini, sono applicate le più moderne tecnologie informatiche per la movimentazione automatizzata del materiale librario.
Va infine ricordato che all'ingente patrimonio librariosi aggiunge la quadreria, composta di ben 400 ritratti di personaggi illustri, mentre affreschi cinquecenteschi, da poco restaurati, rendono la Biblioteca ancora più interessante agli occhi del visitatore.
Eventi
CONCERTO DI MUSICA DI NATALE: "Chitarra Magica" - musiche di Haydn, Boccherini, Dodgson, Vivaldi, Piazzolla, AlbÈniz, Carulli. 21/12/2004
MOSTRA Mostra Sulle tracce del Paratesto Mostra bibliografica collegata al Convegno "Interno al Paratesto, 19/11/2004 -18/12/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) DELLA MONOGRAFIA: "Le patologie cardiovascolari nell'anziano" 30/10/2004
CONFERENZA E CONCERTO collegato sul rapporto tra la musica e il concetto d'infinito dal titolo: L'infinito e la musica. 21/10/2004
MOSTRA: Codici, libri e immagini dal passato Esposizione di manoscritti e libri d'arte dal XV al XXI secolo, tratti dai Fondi storici della Biblioteca Universitaria di Bologna. 16/09/2004-19/09/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) DEL VOLUME: "Animali e creature mostruose di Ulisse Aldrovandi" a cura di Biancastella Antonino - Direttore della Biblioteca Universitaria di Bologna . 17/09/2004
MOSTRA: Un Domenicano da Bologna all'IItalia: Leandro Alberti tra storia e geografia. 27/05/2004-26/06/2004
CONFERENZA: L'Italia raccontata dagli stranieri. 14/01/2004-04/02/2004


BIBLIOTECA ESTENSE UNIVERSITARIA


Direttore: Ernesto Milano
Regione: Emilia Romagna
Indirizzo: Piazza S. Agostino 337 Modena (MO)
Città: Modena
Telefono: (+39) 059222248 (Centr.) (+39) 059210530 (Dir.)
Fax: (+39) 059230195
E-Mail: estense@librari.beniculturali.it
WEB: www.cedoc.mo.it/estense/
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 19.15
Sabato: 9.00 - 13.45
Patrimonio e fondi
Opere a stampa:
∑ incunaboli 1.661,
∑ cinquecentine 15.966,
∑ opere posteriori 450.000 circa
Manoscritti: 164.000 circa
Periodici: 1.087
Repertori su CD-ROM: circa 120
Storia
La collezione libraria degli Estensi è nata con la famiglia principesca e ne ha sempre seguito le vicende. Costituita da un numero ragguardevole di miniature e di opere di interesse letterario, storico e artistico fin dall'epoca del marchese Niccolò 3., è stata poi impreziosita dai fasti rinascimentali di Leonello, Borso, Ercole e Alfonso, che l'hanno accresciuta di importantissimi manoscritti e di pregevoli edizioni a stampa. In seguito alla convenzione faentina, con la quale gli Estensi cedettero Ferrara al Pontefice, la Biblioteca venne trasferita dal castello di Ferrara a Modena, divenuta capitale nel 1598.
Nonostante le notevoli perdite subite a causa del trasferimento, già nel Seicento il patrimonio dei duchi riprese a consolidarsi, grazie a rinnovati acquisti ed incrementi. In seguito, soprattutto dalla fine del Settecento, il nucleo originario si arricchì dei cospicui fondi manoscritti e soprattutto a stampa provenienti dalle soppressioni religiose. Per volontà ducale, era affidato alle cure di un dotto, esperto e fidato, tutto il complesso librario e risale agli ultimi anni del Seicento il primo vero ordinamento bibliografico, con i volumi contrassegnati da un codice alfanumerico, corrispondente alla voce in catalogo. Tra i primi a inaugurare la serie mai interrotta dei bibliotecari è stato, dal 1677 al 1686, Giovanni Battista Boccabadati, insigne scienziato, giurista e letterato che prestò servizio presso la corte, oltre che in qualità di bibliotecario, anche come ingegnere degli Stati Estensi. Nel secolo successivo, l'incarico venne affidato anche ai due grandi eruditi Ludovico Antonio Muratori e Girolamo Tiraboschi che, con la loro sapiente gestione, acquisirono le più importanti pubblicazioni a stampa e i più preziosi manoscritti che comparivano sul mercato europeo.
Nella seconda metà del Settecento, l'azione del duca Francesco 3. condizionò lo sviluppo e il carattere della biblioteca, che egli volle rendere pubblica con solenne cerimonia nel 1764 e a cui affiancò nel 1772 la Biblioteca dell'Università con i suoi pregevoli nuclei filosofici, giuridici e scientifici.
Dopo l'unificazione d'Italia i due istituti si fusero, dando vita a quella che oggi è la Biblioteca Estense Universitaria: un istituto cardine per la storia della cultura, grazie ai suoi preziosi fondi manoscritti, e lo specchio del divenire della città. Oltre alle antiche raccolte, essa offre agli utenti le più aggiornate edizioni scientifiche, letterarie, giuridiche e storiche, una vasta emeroteca, le pubblicazioni dello Stato Italiano, fra cui le gazzette ufficiali, e una mostra permanente di codici e libri rari.
Periodo ferrarese: '400 e '500 .La Biblioteca Estense Universitaria di Modena si presenta, nella sua portata storica, come erede dell'antica Libreria ducale, di cui si hanno le prime tracce sicure a partire dal secolo 14. L'eredità ducale si esprime soprattutto attraverso l'antico nucleo di manoscritti, fra cui esemplari di dedica miniati, preziose miscellanee filosofico-scientifico-letterarie, documenti autografi dei personaggi gravitanti intorno alla corte, nonchè attraverso pregevoli esemplari dell'antica arte della stampa. La qualificano inoltre una straordinaria raccolta musicale e una cartografica, entrambe di elevatissima qualità. Per evocare in qualche modo la temperie culturale di quella Corte basta ricordare che vi dissertavano filosofi neoplatonici, vi operavano artisti delle più avanzate scuole pittoriche, architetti straordinari come quel Biagio Rossetti, che ridefinì in chiave rinascimentale la città antica senza peraltro snaturarne le tradizioni, e vi elaborarono i loro capolavori Boiardo, Ariosto e Tasso. Da un simile crogiuolo uscirono prodotti bibliografici straordinari di cui sono sopravvissuti significativi esemplari.
Da un lato si può evincere dallo splendore delle miniature e nella varietà tipologica di mani e di stili il profondo e sconfinato interesse artistico, talora espresso attraverso il media religioso, talaltra scaturito direttamente dalla curiosità culturale, letteraria, scientifica e filosofica. Ecco così i monumenta della miniatura estense, la Bibbia di Borso, la Genealogia dei Principi d'Este, il Messale di Borso, il Breviario di Ercole, il De Sphaera, la Carta del Cantino, e la parte rimasta in Estense dei codici dedicati ai duchi, dal Libro del Salvatore di Candido Bontempi alle odi epitalamiche e ai trionfi.
L'interesse, che si concentra forzatamente sulle miniature per la leggiadria e spesso per la vera e propria spettacolarità dei risultati offerti, non deve far dimenticare quale fucina operosa e geniale di pensiero si aggregasse attorno alla corte ducale. In questo caso non già dalle "illuminate carte" ne escono le conferme, ma da codici apparentemente dimessi, spesso legati in miscellanee, che, opportunamente studiati, offrono lo spaccato di quanto fosse profonda e rigorosa la speculazione teologica, filosofica, religiosa e letteraria, così a Corte come presso l'Ateneo, voluto e favorito dai Duchi stessi.
Le tesi di Marsilio Ficino, le dissertazioni giuridiche di Domenico Bianchelli, gli studi astronomici e astrologici di Pellegrino Prisciani, di Guido Bonatti, cui si affianca la dottrina degli stranieri Johannes de Sacrobosco e del Puerbach, registrano quelle tensioni del pensiero che hanno fatto di Ferrara una delle aree privilegiate del Rinascimento italiano ed europeo. A tutto questo si aggiunge una fervida vita musicale imperniata sulla Cappella ducale, nonché sul "Concerto delle Dame" di Alfonso 2., e ancor oggi testimoniata dai grandi codici di polifonia sacra e dalle antologie di madrigali.
Al di là ed oltre le opere prodotte all'interno del ducato, gli Estensi cominciarono assai presto a porsi come accaniti e insaziati collezionisti librari. Dalle più qualificate e disparate sedi del pensiero, Milano, Venezia, Padova pervenivano ai duchi le segnalazioni per acquisti prodigiosi, quali furono i codici corviniani, miniati nel laboratorio fiorentino di Attavante per Mattia Corvino re d'Ungheria, procurati da Girolamo Falletti ad Alfonso 2.; i testi greci di Giorgio Valla e di Alberto Pio; i preziosi repertori di musica quali il codice che raccoglie le tradizioni italiane e francesi di fine Tre e primo Quattrocento, l'alfa.M.5.24, e la raccolta di strambotti tardo cinquecenteschi nel piccolo codice finemente miniato alfa.F.9.9. A Ferrara la biblioteca era ospitata sontuosamente nel castello e tutta una variegata officina di trascrittori, miniatori e artigiani cooperavano per scegliere le pergamene più preziose, per ripulirle e per conferir loro l'aspetto più raffinato onde riempirle di quei colori ancor oggi smaglianti.
Nelle filze dell'Archivio di Stato di Modena permangono le documentazioni di questo fervido adoprarsi, le bollette degli addetti alla Torre (l'antica sede della biblioteca), i pagamenti ai miniatori, ai trascrittori, ai legatori, le prime forme di registrazione e di inventariazione. Una preziosa messe di notizie che spesso consente, pur con le lacune massicce intervenute nei secoli, di riannodare i fili delle vicende bibliografiche estensi.
Periodo modenese estense: '600 e '700. Anche ben dopo il trasferimento della capitale da Ferrara a Modena nel 1598 l'orientamento della biblioteca continuò ad essere rivolto all'ampliamento dei fondi storici, letterari, filosofici ed anche scientifici, con un occhio di riguardo alla storia locale. Il Seicento è stato a lungo sottovalutato per quanto concerne la gestione della biblioteca ducale, che subì per alcuni decenni le conseguenze del trasporto forzoso da Ferrara a Modena. Ma non passò lungo tempo che anche nella città geminiana essa fu alloggiata con lo sfarzo e la dignità che le competevano. Grandi sale del nuovo palazzo ducale ideato dall'Avanzini furono riservate agli scaffali dei libri, alle curiosità e preziosità naturali e artificiali che in breve tempo avrebbero assunto l'aspetto di una Wunderkammer, connessa in seguito ad un gabinetto di strumenti scientifici e ad un altro di medaglie.
Studi recenti, in buona parte scaturiti dalle celebrazioni di "Modena Capitale", hanno gettato luce nuova su tale periodo, in cui la biblioteca si inserisce nel contesto cittadino con un peso vieppiù crescente, identificata dalla cittadinanza quale luogo privilegiato per la gestione dei rapporti e degli orientamenti culturali, strettamente collegata alla presenza dei circoli letterari e delle accademie che si andavano formando, nonché alle attività editoriali e di giornalismo letterario. Ciò vale per l'intero arco delle discipline, non esclusa la musica che, raggiunto il massimo livello per l'impulso dato da Francesco 2., si espresse sia nella produzione sacra e profana della Cappella ducale sia nella rappresentazione di oratori e opere sia nelle grandi feste di eredità ferrarese. In biblioteca è cospicuo il riflesso di tutte queste copiose attività, integrato anche da ampio materiale esterno che rivela un interesse a tutto campo.
É con la fine del secolo 18. che, con l'apporto del Cantelli, del Bacchini, del Boccabadati, si apre la stagione splendida dei grandi bibliotecari, culminata nel corso del Settecento con le gestioni di Muratori, Zaccaria e Tiraboschi. Nella seconda metà del secolo gli incameramenti delle raccolte librarie conventuali diedero un impulso di elevatissima qualità alle collezioni già esistenti. Si ricordano in particolare le acquisizioni del patrimonio gesuitico, di quello dei Benedettini, dei Teatini e dei Minori Osservanti. L'accurata selezione degli immensi nuclei librari venne affidata all'esperienza e alla sagacia dei grandi bibliotecari, Tiraboschi per primo.
Periodo austro estense e periodo postunitario: '800 e '900. Durante tutti i secoli del governo austro estense a Modena la cura per le raccolte librarie non diminuì, anzi, continuarono ad entrare fondi di grande prestigio, tra i quali spiccano la raccolta Obizzi del Catajo, ricca di miniature preziose e dei codici liturgici olivetani, e i molti carteggi ed epistolari che divennero in breve volger di anni lo strumento più prezioso e diretto della ricerca, fonte immediata e registrazione "a viva voce" della temperie del periodo. Ci si riferisce ai carteggi del Bacchini, del Tiraboschi, del Muratori, del Cavedoni, del Baraldi e a quelli di molti scienziati, quali Giuseppe Bianchi, Giovanni Battista Amici, Geminiano Rondelli... Furono numerosi anche i lasciti che continuarono a pervenire all'Estense, anche attraverso le alterne vicende politiche, sempre più configurando l'istituto come la sede privilegiata del ricordo. Durante la sovranità di Francesco IV, risulta peculiare l'arricchimento dei fondi anche con le private elargizioni del sovrano che dispose il trasferimento di sue proprie eredità, quali quelle provenienti dagli Obizzi o dall'Arciduca Massimiliano (ricca di fonti musicali tardo settecentesche di produzione mitteleuropea), alla pubblica biblioteca. In periodo già postunitario basterà fare il nome del deposito Campori per suggerire la portata di queste accessioni, ormai viva e indispensabile parte della biblioteca stessa. Anche il Novecento ha contrassegnato l'istituto con reiterate preziose acquisizioni, dall'Archivio Editoriale Formiggini, alla Raccolta Bertoni, a quella di Ferrari Moreni e a quella di Albano Sorbelli: tutti patrimoni che hanno via via integrato le raccolte locali arricchendone al contempo la valenza culturale e sottolineando lo strettissimo radicamento dell'istituto sul territorio.
La Biblioteca dell'Università e la Biblioteca Estense Universitaria Nel 1772, il Duca Francesco 3. aveva riaperto l'Università e l'aveva contestualmente dotata di una biblioteca soprattutto di carattere filosofico-medico-matematico. Questo nucleo originario si andò via via arricchendo delle pubblicazioni dell'Università stessa, delle lezioni accademiche, delle prolusioni dei vari docenti e delle loro private collezioni, arrivando a configurare la raccolta come di tutto rispetto. Quando essa venne incamerata dalla Biblioteca Estense, dopo l'unificazione d'Italia, mantenne per molti anni una sua fisionomia, ad esempio operando nel settore degli acquisti in modo autonomo e differenziato, orientandosi verso opere scientifico-giuridiche o comunque in adozione presso le facoltà universitarie cittadine.
Nel loro insieme dunque Biblioteca Estense e Universitaria hanno formato un compatto strumento di cultura, di stimolo e di sviluppo della realtà cittadina, pur mantenendo, assurdamente, una duplicità amministrativa e gestionale. Solo con il nuovo Regolamento Generale del 5 ottobre 1995 si è superata questa contraddizione, confermando l'unicità di un istituto che, proprio da questa sua interdisciplinarietà, mutua una concezione universalistica.
Bibliografia
G. Galvani, La Biblioteca Estense, in: Alla memoria di Francesco IV : Tributo, Modena 1846
G. Bertoni, La Biblioteca Estense e la cultura ferrarese al tempo di Ercole I d'Este, Modena 1903
G. Bertoni, Catalogo dei codici spagnoli della Biblioteca Estense, Erlangen 1905
G. Fumagalli, L'arte della legatura alla Corte degli Estensi a Ferrara e a Modena dal sec. XV al XIX, Firenze 1913
D. Fava, La Biblioteca Estense nel suo sviluppo storico, Modena 1924
D. Fava, Catalogo degli incunaboli della R. Biblioteca Estense di Modena, Firenze 1928
Tesori delle Biblioteche d'Italia (Emilia e Romagna), a cura di D. Fava, Milano 1932
D. Gnoli, La legatura della Bibbia di Borso e le legature artistiche esistenti a Modena, Roma 1939
D. Fava - M. Salmi, I manoscritti miniati della Biblioteca Estense, Milano 1950-1973
C. Bernheimer, Catalogo dei manoscritti orientali della Biblioteca Estense, Roma 1960
H.F. Talbot : La raccolta della Biblioteca Estense di Modena, Modena 1978
Periodici esistenti nella Biblioteca Estense e Universitaria, negli Istituti universitari e negli altri Istituti culturali di Modena, a cura di E. Milano, Modena 1984
V. Soave, Il fondo antico spagnolo della Biblioteca Estense di Modena, Kassel 1985
A. Chiarelli, I codici di musica della raccolta estense, Firenze 1987
E. Milano, Profilo storico della Biblioteca Estense, in: Biblioteca Estense, Modena, Firenze 1987
H. Hermann, La miniatura estense, Modena 1994
E. Milano, La Biblioteca Estense, in: Biblioteche d'Italia, Roma 1996
Eventi
MOSTRA: VI Settimana per la cultura (24-30 maggio 2004). 24/05/2004-30/05/2004


BIBLIOTECA PALATINA

Direttore: Leonardo Farinelli
Regione: Emilia Romagna
Indirizzo: Strada della Pilotta 3 - 43100 Parma (PR)
Città: Parma
Telefono: (+39) 0521220411 (+39) 0521282217
Fax: (+39) 0521235662
E-Mail: palatina@librari.beniculturali.it
WEB: www.palatina.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Giovedì: 8.30 - 18.45
Venerdì e Sabato: 8.30 - 13.30
Patrimonio e fondi
La Biblioteca Palatina, che ospita al suo interno il museo Bodoniano ed ha una Sezione Musicale distaccata presso il Conservatorio A. Boito, possiede:
- 708000 fra volumi, opuscoli, fogli volanti, periodici cessati,
- 250 periodici correnti,
- 6620 mss.,
- 74900 carteggi,
- 3042 incun. ,
- 52470 stampe e disegni.
Storia
La Biblioteca Palatina (già Reale Biblioteca Parmense, Biblioteca Nazionale, Bibliothèque Imperiale, Bibliothèque de la Ville de Parme, Biblioteca Ducale, Biblioteca Nazionale) deve la sua fondazione (sec. XVIII) alla munificenza dei duchi Filippo e Ferdinando di Borbone, alla volontà politica del ministro riformista Guillaume-Lèon Du Tillot e alla illuminata opera del bibliotecario Paolo Maria Paciaudi, religioso teatino di origine piemontese.
Con sede, fin dall'origine, nel palazzo della Pilotta, la Biblioteca Palatina gode del diritto di stampa dal 1768 e, prima in Italia, ha adottato il catalogo per autori a schede mobili.
Arredata con lignee scaffalature disegnate da E. A. Petitot; fornita di materiale bibliografico pregevole, suddiviso per materia in sei classi principali (teologia, nomologia, filosofia, istoria, filologia, arti liberali), la Biblioteca Palatina era inaugurata nel maggio del 1769.
Oltre al Paciaudi, i bibliotecari che maggiormente hanno inciso sulla sua vita sono stati: Ireneo Affò (1785-1797); Angelo Pezzana (1804-1862); Federico Odorici (1862-1876); Edoardo Alvisi (1893-1915); Pietro Zorzanello (1927-1935); Giovanni Masi (1935-1952) e Angelo Ciavarella (1957-1973).
Se l'impostazione biblioteconomica della Palatina si deve al Paciaudi, l'acquisizione di raccolte di eccezionale valore culturale, bibliografico, artistico è soprattutto opera di Angelo Pezzana sotto la cui direzione fu eretto il Salone di lettura "Maria Luigia".
Dall'Unità d'Italia è una Biblioteca statale, cui è annessa la Sezione musicale e il Museo bodoniano.
Eventi
EVENTO Musica e poesia in Biblioteca. 04/12/2004-04/12/2004
CONFERENZA "Lumen de Lumine" opera poetica del prof. G. Italo Podestà. 25/10/2004- 25/11/2004
CONFERENZA Parma per la Chiesa Incontro con i padri Saveriani di Parma 12/11/2004-12/11/2004
CONFERENZA VII Centenario della nascita di Francesco Petrarca: Il corpo e l'anima 30/10/2004
MOSTRA Il Corpo e l'anima 30/10/2004-30/10/2004
ALTRO Il Corpo e l'anima: Colloquio Petrarca e Boccaccio 21/10/2004
CONFERENZA VII Centenario della nascita di Francesco Petrarca 08/09/2004
MOSTRA "Regole per líutilit‡, la solidit‡ e la bellezza" Trattati, manuali, repertori di architettura. Mostra bibliografica di antichi trattati ai architettura allestita in occasione del Festival di architettura 2004. 20/09/2004- 26/09/2004
MOSTRA La Memoria scritta per la cultura parmense. Mostra dei fondi manoscritti e a stampa della Biblioteca Palatina. 24/05/2004 -30/05/2004
CONFERENZA: Maria e la vita storica di Gesù in Gregorio magno e nei Padri dei secoli V - VII. 21/05/2004-22/05/2004
CONFERENZA Francesco Scaramuzza dipintore di Dante nella Palatina 24/04/2004
CONFERENZA Parma di fronte alla Grande Guerra 26/03/2004.
TOSCANA
Biblioteche 6
Firenze: Biblioteca nazionale centrale
Firenze: Biblioteca Marucelliana
Firenze: Biblioteca Medicea Laurenziana
Firenze: Biblioteca Riccardiana
Lucca: Biblioteca statale
Pisa: Biblioteca universitaria
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca nazionale centrale 1 di cui:
- 1 mostra
Biblioteca Marucelliana 4 di cui:
- 2 mostre
- 2 presentazioni
Biblioteca Medicea Laurenziana 3 di cui:
- 1 visita guidata
- 2 mostre
Biblioteca universitaria 5 di cui:
- 2 mostre
- 2 presentazioni
- 1 altro
Totale eventi 13


BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE


Direttore: Antonia Ida Fontana
Regione: Toscana
Indirizzo: Piazza Cavallegeri 1- 50122 Firenze (FI)
Città: Firenze
Telefono: (+39) 0552491280 (URP) (+39) 055249191 (Centr.)
Fax: (+39) 0552342482
E-Mail: bncfi@librari.beniculturali.it
WEB: www.bncf.firenze.sbn.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.15 - 19.00
Sabato: 8.15 - 13.30
Accesso: età minima 18 anni
Patrimonio e fondi
La Biblioteca dispone di un patrimonio di:
- oltre 5.300.000 volumi a stampa,
- 115.000 testate di periodici di cui circa 15.000 in corso,
- 3.700 incunaboli,
- 25.000 manoscritti,
- 29.000 edizioni del XVI secolo,
- circa 1.000.000 di autografi.
Le scaffalature dei depositi librari coprono attualmente 105 Km lineari, con un incremento annuo di 1 Km e 475 metri. Questa ricchezza fa della BNCF la più importante biblioteca italiana, nonchè l'unica che possa documentare nella sua interezza lo svolgersi della vita culturale della Nazione.
Storia
L'attuale Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha origine dalla biblioteca privata di Antonio Magliabechi, costituita da circa 30.000 volumi, lasciata nel 1714, secondo il suo testamento, "a beneficio universale della città di Firenze".
Per incrementare la nascente Biblioteca nel 1737 fu stabilito per decreto che vi fosse depositato un esemplare di tutte le opere che si stampavano a Firenze e dal 1743 in tutto il Granducato di Toscana.
Nel 1747 fu aperta per la prima volta al pubblico con il nome di Magliabechiana. Negli anni seguenti la Biblioteca fu arricchita da numerosi lasciti e doni, a cui si aggiunsero poi le librerie ex monastiche incamerate a seguito delle soppressioni delle corporazioni religiose.
Nel 1861 la Magliabechiana venne unificata con la grande Biblioteca Palatina (costituita da Ferdinando III di Lorena e continuata dal suo successore Leopoldo II) ed assunse il nome di Biblioteca Nazionale e dal 1885 l'appellativo di Centrale. Dal 1870 riceve per diritto di stampa una copia di tutto quello che viene pubblicato in Italia.
Originariamente la Biblioteca ebbe sede in locali che facevano parte del complesso degli Uffizi; nel 1935 fu trasferita nella sua sede attuale, costruita, a partire dal 1911, su progetto dell'architetto Cesare Bazzani e successivamente ampliata dall'architetto V. Mazzei.
L'edificio, uno dei rari esempi di edilizia bibliotecaria, fa parte dell'area monumentale del complesso di Santa Croce. Dal 1886 al 1957 la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF) ha pubblicato il "Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa", divenuto a partire dal 1958 "Bibliografia nazionale italiana" (BNI).
La BNCF è anche sede pilota nella creazione del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) che ha come obiettivo l'automazione dei servizi bibliotecari e la costruzione di un indice nazionale delle raccolte librarie possedute dalle biblioteche italiane.
L'alluvione del 1966 ha causato gravissimi danni, in particolare all'intera emeroteca, alla preziosa raccolta delle Miscellanee, al fondo Magliabechiano, al fondo Palatino e a numerose altre raccolte, nonchÈ a tutti i cataloghi a schede e a volume, all'apparato bibliografico delle sale di lettura e agli arredi.
Parte rilevante dei fondi danneggiati sono stati recuperati ad opera del Centro di restauro appositamente creato, ma una parte consistente Ë andata definitivamente perduta.
Progetti
La BNCF è stata ed è tuttora impegnata in diversi progetti di ricerca e di sviluppo.
Si tratta sia di progetti internazionali (come Bibliotheca Universalis), sia di progetti europei (NEDLIB e CASA) finanziati congiuntamente al 50 per cento dall'Unione Europea e dal MBAC.
Altri progetti di ambito nazionale sono finanziati interamente dall'Ufficio Centrale per i Beni librari e, tra questi, da segnalare quelli (come Arsbni) promossi con le risorse derivanti dai Fondi del lotto.
I progetti sono suddivisi tra quelli attualmente in fase di realizzazione e quelli già portati a compimento.
Eventi
MOSTRA Figurare la parola: editoria e avanguardie artistiche del Novecento del Fondo Bertini
17/10/2003-31/03/2004


BIBLIOTECA MARUCELLIANA


Direttore: Maria Prunai Falciani
Regione: Toscana
Indirizzo: Via Cavour 43 - 50129 Firenze (FI)
Città: Firenze
Telefono: (+39) 05527221 (Centr.) (+39) 055210602
Fax: (+39) 055294393
E-Mail: marucelliana@librari.beniculturali.it
WEB: www.maru.firenze.sbn.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.30 - 19.00
Sabato: 8.30 - 13.45
Patrimonio e fondi
L'attuale patrimonio della Biblioteca è:
- oltre 553.992 volumi e opuscoli (di cui 487 incunaboli e ca. 7.995 cinquecentine)
- 2.574 manoscritti a volume
- circa 30.405 carte sciolte (autografi e carteggi di interesse letterario, storico, artistico)
- circa 53.000 stampe e 3.200 disegni (sec.XV-XIX);
- 9.000 libretti di melodrammi
- 9.322 testate di periodici tra correnti e cessati.
Il 28 novembre 2003 si è concluso il "Progetto INCR.3 SBN" che ha consentito il recupero in SBN di 22.000 monografie degli anni 1973-1993 appartenenti a collane.
Arte industriale
La sezione Arte industriale fu istituita in Marucelliana nel 1887 per iniziativa del direttore Guido Biagi. La creazione di una "Biblioteca Popolare Industriale", diretta ad artisti operai artigiani voleva sopperire alle esigenze di una nuova categoria di utenti che si stava delineando a Firenze in seguito della creazione della Scuola Professionale. La raccolta comprende oltre 8.000opere edite fra i primi dell'Ottocento fino ai primi trent'anni del Novecento,
Disegni e Stampe
La collezione è nota per il consistente nucleo di disegni del Seicento che caratterizzano il fondo e testimoniano sia l'interesse del collezionista sia la disponibilità di queste opere sul mercato. La biblioteca prosegue costantemente nella sua politica di acquisizione finalizzata all'arricchimento e integrazione di quanto posseduto. Attualmente sono conservati 3200 disegni e 53800 stampe inclusi i figurini di moda del Fondo Gamba.
Periodici
E' con il "Journal des Sçavans2 apparso a Parigi il 5 gennaio 1665 e considerato il capostipite dei periodici di cultura che inizia la raccolta dei periodici della Biblioteca Marucelliana. Attualmente la Biblioteca possiede 9322 testate di cui 1278 correnti.
Storia
La Biblioteca Marucelliana, pensata da Francesco Marucelli quale biblioteca di cultura generale aperta ad una vasta utenza, così come indica l'iscrizione sulla facciata: "Marucellorum Bibliotheca publicae maxime pauperum utilitati", venne aperta al pubblico il 18 Settembre 1752. Il nucleo originario della raccolta Ë costituito dalla biblioteca dell'abate Francesco che, morendo a Roma nel 1703, aveva disposto che la propria libreria, conservata nel palazzo di via Condotti, fosse destinata alla creazione di una biblioteca pubblica in Firenze dove, al momento della sua morte, non era presente una istituzione di questo tipo.
Venne costruito un edificio ex novo e non si ricorse all'adattamento di un immobile preesistente, cosÏ come era avvenuto per molte biblioteche aperte nei secoli XVII-XVIII.
La costruzione fu realizzata dal nipote del fondatore, Alessandro Marucelli, il quale donò anche i propri libri e nominò bibliotecario Angelo Maria Bandini, che resse la Biblioteca per circa cinquant'anni. Tra i bibliotecari che si susseguirono alla guida dell'istituzione vanno ricordati Francesco Del Furia, Guido Biagi, Desiderio Chilovi ed Enrico Jahier che, per competenza e attività svolta, ebbero rilevanza anche in ambito internazionale.
E' sotto la direzione di Bandini, nel 1783, che entra in Marucelliana la collezione disegni e stampe messa insieme dall'ultimo rappresentante della famiglia, Francesco di Ruberto. Altri considerevoli accrescimenti giunsero in Biblioteca a seguito delle soppressioni conventuali, granducali e napoleoniche, e infine a quella avvenuta nel 1866 nei primi anni del Regno d'Italia. Questo incremento consentì l'ingresso in Biblioteca della maggior parte delle cinquecentine e incunaboli attualmente posseduti.
Nella seconda metà dell'Ottocento e nella prima del secolo successivo pervennero e si costituirono in Biblioteca vari fondi di carattere storico, artistico, letterario e politico quali il legato Martelli, la collezione Bonamici, il carteggio Nencioni, l' Arte industriale, ecc.
A seguito della legge del 1910, che istituiva il deposito obbligatorio degli stampati, alla Marucelliana cominciarono ad arrivare le edizioni stampate nei quattro circondari della provincia di Firenze, Pistoia, San Miniato e Rocca San Casciano. A tutt'oggi la Biblioteca Ë destinataria delle opere stampate a Firenze e provincia.
I Marucelli: Francesco, Alessandro, Francesco di Ruberto. Francesco Marucelli (1625-1703), il fondatore della biblioteca Marucelliana, nacque a Firenze e si dedicò, fino dalla sua prima giovinezza, alla vita religiosa. Dopo la laurea conseguita all'Università di Pisa, si recò a Roma presso lo zio abate Giuliano al fine di applicarsi alle pratiche legali.
Ma a Roma non fu interessato né alla vita forense né a quella della corte pontificia dove era stato introdotto dallo zio.
Con i proventi di due abbazie che gli erano state assegnate, visse sempre con dignità, modestia e parsimonia dedicandosi agli studi di erudizione e mettendo a disposizione degli studiosi e amici la biblioteca che stava mano a mano costituendo.
Fu conosciuto come uomo assai colto ed erudito soprattutto per la sua monumentale opera il Mare Magnum, ossia un immenso indice nel quale dovevano essere contenute tutte le materie trattate nelle varie opere a stampa, non solo in quelle da lui possedute, ma anche in altre delle quali avesse avuto notizia.
All'età di settantasette anni, nel fare testamento, legò la sua biblioteca romana e gran parte del suo patrimonio perchÈ fosse costruita a Firenze una biblioteca soprattutto per i poveri.
Individuò anche il luogo, nel retro del palazzo di via San Gallo (attualmente sede del Dipartimento di Storia dell'Università di Firenze) che, costruito dalla famiglia Castelli, era passato alla metà del secolo XVII ad uno dei Marucelli.
Si preoccupò anche del mantenimento della futura libreria disponendo che eventuali rendite servissero per accrescere e mantenere il patrimonio bibliografico.
Il nipote Alessandro (1672-1751) si assunse l'incarico di eseguire le volontà testamentarie dello zio, proseguÏ il Mare Magnum e si impegnò nella costruzione della Biblioteca.
L'edificio fu ultimato nel 1751, ma monsignor Alessandro non poté vederne l'apertura al pubblico perchÈ morÏ nello stesso anno lasciando, come lo zio, il proprio patrimonio alla libreria e nominando Angelo Maria Bandini bibliotecario.
Anche Francesco di Ruberto , che tanta parte ebbe nell'attuale configurazione della Biblioteca, non avendo avuto figli, lasciò la sua collezione di disegni e stampe alla Marucelliana.
La Biblioteca di Francesco Marucelli La consistenza e la tipologia della raccolta può ricavarsi dal manoscritto B.VIII.20 conservato in Marucelliana: da questo si ricava che la libreria era costituita da circa 6.000 volumi, pochissimi manoscritti e qualche incunabolo, e che era orientata verso tutte le discipline. Comprendeva per lo più edizioni coeve, che non rivelano né gli interessi di un bibliofilo né quelli di uno studioso o di un collezionista.
Gli esemplari che il Marucelli acquistava erano per lo più di carattere economico, con legature poco costose. Oltre alle opere di carattere generale, presenti peraltro in tutte le raccolte librarie del XVII secolo, numerose sono le pubblicazioni di carattere storico e artistico e le trattazioni filosofico-scientifiche degli autori che determinarono il fiorire delle scienze fisiche, matematiche e naturali.
Il settore storico è forse il più ricco: comprende, tra l'altro, diversi libri di viaggi e una lunga serie di storie locali italiane, elemento questo che venne notato anche da Bartolomeo Piazza, il quale redasse la prima descrizione della raccolta libraria - quando questa ancora si trovava nell'abitazione romana del Marucelli - inserendola in una pubblicazione sulle istituzioni culturali della città.
Angelo Maria Bandini. Angelo Maria Bandini, nominato bibliotecario della Marucelliana nel 1751, un anno prima dell'apertura al pubblico, guidò la biblioteca fino al 1802, anno in cui prese il suo posto Francesco Del Furia, che diresse la Marucelliana per altri cinquant'anni. Al Bandini si deve la prima sistemazione delle opere a stampa che Ë quella ancora visibile nel Salone di lettura, come pure la stesura del catalogo alfabetico per autori e titoli a volume, e l'incremento e aggiornamento delle raccolte.
Proseguendo negli intenti di Francesco Marucelli, egli acquistò monografie e periodici in Italia e all'estero, intessendo una fitta corrispondenza con librai italiani e stranieri testimoniata dal suo carteggio.
Connotò sempre più nettamente la Marucelliana come biblioteca di carattere generale ed enciclopedico, convogliandovi anche tutti gli strumenti bibliografici necessari allo studio e alla catalogazione del patrimonio manoscritto della Laurenziana, della quale era nel contempo bibliotecario.
Il più importante acquisto di manoscritti è il fondo Anton Francesco Gori che immediatamente il Bandini si dedicò a catalogare.
A seguito della soppressione della Compagnia di Gesù, nel 1776 acquistò più di centocinquanta opere, tra cui una decina di manoscritti. Acquistò anche grossi nuclei provenienti da alienazioni, come alcune opere della biblioteca del naturalista Antonio Cocchi e volumi provenienti dalla libreria di Filippo Stosch.
Oltre al compito di organizzare e incrementare la Biblioteca, i Marucelli avevano lasciato al Bandini l'incarico della prosecuzione del Mare Magnum. Questa bibliografia universale, inizialmente redatta in quindici volumi da Francesco Marucelli e successivamente portata a ventiquattro dal nipote Alessandro, ricevette l'attuale veste in centoundici volumi proprio ad opera del Bandini.
Alla sua morte lasciò alla Marucelliana i propri manoscritti autografi, i codici umanistici facenti parte della sua privata collezione e il suo carteggio letterario che, insieme con quello di Anton Francesco Gori, costituisce la prima documentazione autografa di esponenti di spicco della cultura europea del secolo XVIII.
Eventi
MOSTRA La Libreria Editrice Fiorentina da oltre un secolo cenacolo di fede e scienza in mezzo alla città Firenze. 25/10/2004-25/01/2005
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) Zani Mercenario della Piazza Europea 25/09/2004-25/09/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) http://epress.unifi.it/gori.htm: Una finestra virtuale nel primo settecento; l'epistolario di Anton Francesco Gori. Ricerche e studi. 24/05/2004-24/05/2004
MOSTRATra fantasia e realtà. I bestiari marini nelle incisioni della Biblioteca Marucelliana di Firenze 02/04/2004-22/05/2004


BIBLIOTECA MEDICEA LAURENZIANA


Direttore: Franca Arduini
Regione: Toscana
Indirizzo: Piazza S.Lorenzo 9 - 50123 Firenze (FI)
Città: Firenze
Telefono: (+39) 055211590 (+39) 055210760
Fax: (+39) 0552302992
E-Mail: medicea@librari.beniculturali.it
WEB: www.bml.firenze.sbn.it
Orari: Sala di Studio
Lunedì - Venerdì e Sabato: 8.00 - 14.00
Martedì - Mercoledì - Giovedì: 8.00 - 17.00
Patrimonio e fondi
La Biblioteca conserva:
- circa 11.000 manoscritti (ai quali si aggiungono 150 cassette di carte sciolte),
- 2.500 papiri,
- 43 ostraka,
- 566 incunaboli,
- 1.681 cinquecentine,
- 592 testate di periodici specializzati
- 126.527 edizioni a stampa (dal XVII al XX secolo).
Numericamente il patrimonio librario non rappresenta certo un primato nel campo delle biblioteche italiane e straniere. La particolarità delle raccolte consiste nell’essere quasi nella loro interezza il risultato di una scelta consapevole che ha privilegiato l’antichità, il pregio filologico, la bellezza dei singoli pezzi.
Fondi
Plutei
Il fondo principale corrisponde ai circa 3.000 manoscritti (inventario di Giovanni Rondinelli e Baccio Valori del 1589) che trovarono posto nei plutei (banchi) all’apertura della Biblioteca (1571) e che per quella occasione furono rivestiti di una nuova legatura alle armi medicee che oggi ancora conservano.
Conventi Soppressi. Come altre biblioteche fiorentine la Biblioteca Medicea Laurenziana fu destinataria dell’imponente flusso dei manoscritti provenienti dai conventi i cui ordini furono banditi e soppressi dall’editto napoleonico del 1808. In particolare, la Commissione degli oggetti d’arte e scienza scelse per la Laurenziana complessivamente 631 manoscritti greci, latini, orientali, miniati e membranacei
Alfieri. Il fondo Alfieri, costituito di 39 manoscritti, in parte autografi di Vittorio Alfieri, 2 cartelle di carte e documenti, 15 opere a stampa appartenenti all'Alfieri e da lui postillate, pervenne alla Laurenziana nel marzo del 1824 per dono di François - Xavier Pascal Fabre (1796-1837.
D’Elci. La collezione d’Elci, costituita da 1.213 esemplari di edizioni principi di autori classici greci e latini.
Ashburnham. Il fondo comprende circa 2.000 manoscritti già appartenuti al matematico e bibliofilo Guglielmo Libri (1809-1869) e da lui venduti a Lord Bertram, quarto conte di Ashburnham, nel 1847.
Alfieri di Sostegno. La collezione si compone di 1.278 esemplari, ciascuno dei quali riporta all'interno del piatto anteriore l'ex libris con stemma di famiglia e motto 'Hostili tincta cruore'.
La raccolta dei circa 2.500 papiri, che costituisce una inconsueta presenza in biblioteche italiane, è il risultato delle campagne di scavo italiane in terra d'Egitto.
La Biblioteca è impegnata nell'acquisto sul mercato antiquario internazionale di pezzi - papiri, tavolette, codici, stampati rari e documenti - di particolare interesse. I codici e documenti, cosi acquisiti, accrescono l'unico fondo manoscritto ancora aperto della Biblioteca, quello degli 'Acquisti e doni', composto attualmente da circa 900 unità.
E' in corso il recupero delle descrizioni bibliografiche in modalità di catalogazione derivata dal data base OCLC.
Storia
Il primato della Biblioteca Medicea Laurenziana si basa sulla coincidenza di due fattori, ambedue straordinari: la specificità delle raccolte e la natura dell’edificio ‘contenitore’, progettato e in parte realizzato da Michelangelo Buonarroti.
La storia della formazione di questa biblioteca - a partire dall'originario nucleo della Medicea privata - e del suo costante accrescimento è guidata, infatti, da principi coerentemente seguiti, individuabili nell' originalità dei testi, nella loro qualità filologica e nel pregio estetico dei supporti materiali. Tra i tesori della Laurenziana vanno annoverati, fra gli altri, codici fondamentali per unicità e antichità contenenti le opere di Tacito, Plinio, Eschilo, Sofocle, e Quintiliano, il Virgilio corretto nel 494 da Turcio Rufio Aproniano Asterio, nonchè il più antico testimone del Corpus Iuris di Giustiniano, copiato poco tempo dopo la sua promulgazione. Ancora, la Laurenziana può vantare tra i suoi cimeli più preziosi una delle tre raccolte complete dei Dialoghi platonici in “carta bona”, donata da Lorenzo il Magnifico a Marsilio Ficino perché la traducesse, il codice Squarcialupi, unica fonte della musica profana fra Trecento e Quattrocento, alcuni autografi di Petrarca e Boccaccio, le Storie del Guicciardini con interventi dell'autore e la biografia, autografa, di Benvenuto Cellini.
In particolare, la Biblioteca riflette nel suo posseduto alcuni dei momenti più importanti della storia, dalla nascita alla maturità, del Rinascimento fiorentino. L'Umanesimo vi è testimoniato, infatti, dalle presenze, in qualità di autori, copisti e possessori di codici, di Coluccio Salutati, Poggio Bracciolini, Niccolò Niccoli, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Anche la scrittura umanistica trova nella Laurenziana importantissime attestazioni, così come le scuole dei più grandi miniatori fiorentini, che si ispirarono in parte ad artisti quali Cimabue, Botticelli, i Pollaiolo, il Ghirlandaio.
Dal grande Cosimo, instancabile promotore della costruzione di biblioteche, ai suoi discendenti, signori fiorentini e pontefici di Santa Romana Chiesa, ai granduchi Medicei e a quelli Lorenesi, che ne raccolsero con intelligente liberalità il messaggio, fino ai ministri illuminati del neonato Stato unitario italiano, questo criterio dell'eccellenza ha guidato l'aggregazione dei nuclei librari privati e pubblici a quello originario, attraverso l'esproprio, il dono e l'acquisto.
Due date segnano la storia della Biblioteca.
1571: le origini della Medicea pubblica Nel 1571 la Biblioteca fu aperta al pubblico per volere del granduca Cosimo I nel suo mirabile, seppure incompiuto, allestimento michelangiolesco. I due aggettivi che la qualificheranno da allora nei secoli, Medicea e Laurenziana, attestano la primitiva origine signorile e la collocazione nel complesso di San Lorenzo. I codici, che costituivano la biblioteca privata dei Medici, disposti sui plutei (banchi) e spogliati delle loro coperte originarie ricevettero una veste uniforme in cuoio rossastro alle armi Medicee. Le catene, che ancora essi conservano, testimoniano gli usi della consultazione e la preoccupazione dei bibliotecari per la loro conservazione.
1757: Angelo Maria Bandini e gli espropri fra Sette e Ottocento. L'altra data, il 1757, è quella della nomina del canonico laurenziano Angelo Maria Bandini a Bibliotecario della Laurenziana: durante i circa cinquant'anni della sua direzione non soltanto Bandini operò una oculatissima scelta delle acquisizioni, ma compilò alcuni monumentali cataloghi a stampa di tutti i suoi codici, strumento ancora insuperato di erudizione e di consultazione. I due secoli che ci separano dall'assetto conferito alla Biblioteca dal grande Bandini che ne lasciò la guida con la morte, avvenuta nel 1803, non hanno introdotto elementi traumatici nel delicato tessuto della Medicea Laurenziana. Il massiccio afflusso di codici, provenienti da biblioteche signorili o appartenenti a ordini religiosi in virtù delle soppressioni leopoldina e napoleonica, è stato filtrato attraverso i consueti criteri di scelta: alla Laurenziana spettarono i classici latini e greci, i miniati oltre a un interessantissimo gruppo di codici orientali. Nel 1783 pervenivano in Laurenziana molti fra gli esemplari manoscritti più preziosi della biblioteca Medicea granducale conservata a Palazzo Pitti e confluita nella Palatina Lorenese.
Doni e acquisizioni dell’Otto e Novecento. Nel 1818 il bibliofilo fiorentino Angelo Maria d'Elci donò la sua preziosa raccolta di prime edizioni di classici latini e greci appositamente rilegate; alla fine dell'Ottocento l'acquisto della biblioteca di Lord Bertram Ashburnham arricchi la Laurenziana di preziosi codici, molti dei quali di origine italiana, come il trattato di Architettura civile e militare di Francesco di Giorgio Martini, il codice delle Rime del Petrarca fregiato delle armi di Galeazzo Maria Sforza e persino un piccolo e mirabile Libro d'Ore, probabilmente appartenuto alla famiglia di Lorenzo il Magnifico.
Eventi
VISITA GUIDATA Visite guidate del complesso monumentale 25/09/2004-26/09/2004
MOSTRA Seneca: una vicenda testuale 02/04/2004 al 02/07/2004
MOSTRA Il Poeta e il Tempo. La Biblioteca Laurenziana per Vittorio Alfieri 08/10/2003-11/01/2004


BIBLIOTECA RICCARDIANA


Direttore: Giovanna Lazzi
Regione: Toscana
Indirizzo: Palazzo Medici Riccardi Via Ginori 10 - 50123 Firenze (FI)
Città: Firenze
Telefono: (+39) 055293385 (+39) 055212586
Fax: (+39) 055211379
E-Mail: riccardiana@librari.beniculturali.it
WEB: www.riccardiana.librari.beniculturali.it
Orari: Martedì, Mercoledì e Venerdì: 8.00 - 14.00
Lunedì e Giovedì: 8.00 - 17.30
Patrimonio e fondi
- Manoscritti: 4415 volumi; 4900 carte sciolte tra cui si segnalano i fondi di Giovan Battista Fagiuoli, Mario Pieri, Giovanni Lami, Lorenzo Mehus.
- Disegni: 276 disegni appartenuti alla collezione Riccardi.
- Stampati: 61675 (incunaboli 725 – cinquecentine 3856).
- Periodici: 192.
La Biblioteca possiede i microfilm dei manoscritti e dei carteggi.
Storia
I Riccardi, una delle più ricche e potenti famiglie fiorentine, in rapida ascesa dalla seconda metà del sedicesimo secolo, conobbero il momento di maggior prestigio quando nel 1659 i marchesi Gabriello e Francesco poterono acquistare dai Medici il Palazzo di Via Larga, per 40.000 scudi. Dopo opportuni restauri e ampliamenti vi trovò splendida sede l’intera collezione sia libraria che artistica.
Il salone delle feste, celebre per gli affreschi di Luca Giordano, costituiva il vestibolo della Sala della biblioteca, oggi Sala di Studio, dove il pittore decorò la volta in obbedienza a un programma iconografico celebrativo di straordinaria unitarietà. Ancora oggi si ammirano i magnifici scaffali intagliati e dorati così che la Riccardiana è in grado di evocare l’idea tangibile di una biblioteca patrizia della fine del XVII secolo, mantenuta perfettamente intatta in tutte le sue strutture (Sala di Esposizione).
Nel XVI secolo Riccardo Romolo Riccardi dette origine e impulso alla collezione, poi Francesco Riccardi, negli ultimi decenni del Seicento, accrebbe il nucleo originario, grazie anche alla dote della moglie, Cassandra Capponi. Il padre Vincenzio, noto erudito e uomo di lettere e scienza vicino all’ambiente di Galileo, le aveva infatti assegnato come lascito dotale parte della biblioteca, ricca di testi scientifici e filosofici.
Nel Settecento inizia la parabola discendente della famiglia e i dissesti finanziari coinvolsero anche la Biblioteca, che venne messa all’asta. La raccolta corse il pericolo di essere allontanata da Firenze, ma il Comune l’acquistò nel 1813 e la cedette due anni dopo allo Stato. È da quel momento che la Riccardiana diventa pubblica, anche se era stata aperta agli studiosi già ai tempi dei Riccardi. Infatti fino dal 1737 era stata data agli uomini di cultura la possibilità di attingere al prezioso patrimonio librario, come dimostra un registro di prestito conservato in Biblioteca.
Particolarmente prezioso il patrimonio manoscritto che vanta, oltre ad autografi di Petrarca, Boccaccio, Savonarola e dei più grandi umanisti (Alberti, Ficino, Poliziano, Pico della Mirandola) splendidi codici miniati, magnifiche legature nonché nuclei importanti di biblioteche patrizie e umanistiche, carteggi di personaggi illustri, rare testimonianze nell’ambito del teatro, della farmacopea, dei viaggi, della storia e letteratura.
Progetti
Miniature: È in fase di sperimentazione la schedatura prototipale di 7.000 immagini miniate di manoscritti corredata di indice iconografico.
Manoscritti datati: Nell’ambito del Progetto Manoscritti Datati di Italia, promosso dalla Società Internazionale per lo Studio del Medioevo latino, dall’Associazione italiana manoscritti datati e dall’Università degli studi di Firenze, sono stati pubblicati nel 1997 e nel 1999 i primi due volumi comprendenti i manoscritti segnati Ricc.1-1400. È in via di completamento il terzo volume.
Indici e Cataloghi:La Biblioteca già da tempo ha ripreso la catalogazione dei manoscritti in ordine topografico utilizzando il Software Manus nella nuova versione di scheda approvata dalla Commissione Indici e Cataloghi. È ormai quasi pronto il primo volume che si presume uscirà entro l’anno.
Schedatura Manus:La Biblioteca Riccardiana partecipa al progetto denominato CAMBIT finalizzato alla catalogazione di manoscritti utilizzando il Software Manus in forma abbreviata ai fini di una sperimentazione atta a testare il programma, la sua efficacia e fattibilità onde poterlo estendere a tutte le biblioteche e procedere ad una catalogazione uniforme sul territorio italiano.
Fondo Lami: È prossima alla conclusione la catalogazione di un importante nucleo di carte appartenute a Giovanni Lami, utilizzando il software Manus.
BIBLIOTECA STATALE
Direttore: Marco Paoli
Regione: Toscana
Indirizzo: Via S.M. Corteorlandini 12 - 55100 Lucca (LU)
Città: Lucca
Telefono: (+39) 0583495226 (+39) 0583491271
Fax: (+39) 0583496770
E-Mail: bslu@librari.beniculturali.it
WEB: www.bslu.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 19.15
Sabato: 9.00 - 13.30
Patrimonio e fondi
Le raccolte della BSL hanno, per origine storiche e tradizione, carattere e indirizzo prevalentemente umanistico e comprendono:
- 449.200 opere a stampa fra volumi e opuscoli,
- 4.321 manoscritti (volumi),
- 19.462 manoscritti (sciolti),
- 835 incunaboli,
- circa 10.000 cinquecentine,
- 2.650 periodici di cui 594 correnti;
- i giornali lucchesi sono 627.
Tra i carteggi notevoli:
- 13 volumi di lettere indirizzate a Cesare Lucchesini,
- 9 volumi delle lettere dirette alla poetessa Teresa Bandettini,
- le lettere, 600, di Giovanni Pascoli.
L’assegnazione, nel 1866, di circa 90.000 volumi delle biblioteche ecclesiastiche soppresse, ha dotato la Biblioteca di una mole cospicua di opere del 1600-1700.
La biblioteca continua oggi ad accrescere le sue raccolte nelle linee tradizionali di documentazione della cultura italiana, con particolare attenzione alla cultura lucchese, sia attraverso gli acquisti sia attraverso donazioni e il diritto di stampa per la provincia di Lucca.
Storia
La Biblioteca statale di Lucca, che ha sede oggi nell’ex Convento di S. Maria Corteorlandini dell’ordine dei Chierici regolari della madre di Dio, ha avuto origine dalla Biblioteca dei canonici lateranensi di S.Frediano istituita nel XVII secolo dall’abate Girolamo Minutoli. Nel 1791 le venne concesso dalla Repubblica lucchese il diritto di stampa per Lucca insieme a uno stanziamento annuo per l’acquisto di libri e nel 1794 venne aperta al pubblico.
Nel 1861 la Biblioteca passò al Regno d’Italia e nel 1877, anche a seguito della cospicua assegnazione dei fondi delle biblioteche ecclesiastiche lucchesi, che arricchì notevolmente le sue raccolte, si trasferì nei locali odierni. La originaria "Libreria" dell’Ordine dei Chierici regolari di circa 13.000 volumi è raccolta nello splendido Salone secentesco detto di Santa Maria nera, situato all’ultimo piano dell’edificio.
Attualmente la Biblioteca dipende dal Ministero per i beni e le attività culturali. La sua attività è stabilita con il regolamento per le Biblioteche pubbliche statali (D.P.R. 5/7/1995 n. 417) e da un regolamento interno.


BIBLIOTECA UNIVERSITARIA


Direttore: Alessandra Pesante
Regione: Toscana
Indirizzo: Via Curtatone e Montanara 1 - 56100 Pisa (PI)
Città: Pisa
Telefono: (+39) 050913411 (Centr.) (+39) 05024506
Fax: (+39) 05042064
E-Mail: bupi@librari.beniculturali.it
WEB: www.bupi.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.30 - 19.15
Sabato: 8.30 - 13.30
Patrimonio e fondi
La biblioteca attualmente possiede:
- Manoscritti: 1389
- Incunaboli: 161
- Cinquecentine: 7022
- Volumi: 60;0000
- Periodici: 4357 di cui 1030 correnti
La Biblioteca possiede inoltre numerose pubblicazioni su supporto non cartaceo, quali microforme e CDROM.
Storia
La Biblioteca Universitaria di Pisa trae origine dalla biblioteca privata di Giuseppe Averani (1662-1738), professore di diritto e rinnovatore degli studi giuridici nell'Ateneo pisano, che per disposizione testamentaria aveva lasciato i suoi libri all'Università. Fu aperta al pubblico nel 1742 nel locali situati sotto la Specola astronomica - poi demolita nel 1826 - al primo piano dell'edificio sito in via S. Maria, dove attualmente ha sede la "Domus Galilaeana".
Il nucleo originario fu incrementato per volontà del Granduca con l'acquisto, nel 1757, della ricca raccolta libraria dell'erudito fiorentino Anton Francesco Gori, circa seimila volumi di interesse prevalentemente archeologico e antiquario, molti dei quali provenienti dalle biblioteche del letterato e musicista Giovanni Battista Doni, dei fratelli Anton Maria e Salvino Salvini e dell'archeologo Filippo Buonarroti. Negli anni seguenti furono acquistate la biblioteca medica del clinico Cristoforo Verzani e quella giuridica del senatore Marcello Malaspina.
Quando nel 1771 il granduca Pietro Leopoldo dispose che le raccolte della Biblioteca Medicea-palatina-lotaringia confluissero nella Magliabechiana, molti volumi, presumibilmente i doppi, furono assegnati alla Biblioteca Universitaria, distinguibili dal timbro apposto sul frontespizio e numerosi anche dalle legature alle armi Medici o Lorena.
Nel 1783 fu abolito il monastero dei camaldolesi di S. Michele in Borgo, chiesa associata all'origine all'Università, ma della sua pregevole biblioteca, arricchita dal matematico Padre Guido Grandi, professore nell'Ateneo pisano, pervennero alla Biblioteca Universitaria soltanto i manoscritti; le edizioni a stampa furono infatti vendute dal prof. Cesare Malanima, direttore della Biblioteca, al libraio Sebastiano Nistri, e soltanto un esiguo numero di volumi è poi confluito in biblioteca attraverso diverse e successive acquisizioni.
Tra le accessioni settecentesche si ricordano ancora i 4.000 volumi pervenuti nel 1787 per legato testamentario del canonico Francesco Albizi, ordinario di diritto canonico nell'Ateneo pisano ed il piccolo ma prezioso fondo librario cinque-seicentesco dell'Orto botanico, depositato quasi integralmente nella libreria dello Studio intorno al 1780, e recentemente ricostituito e catalogato.
Importante anche la raccolta acquisita nel 1803 per disposizione testamentaria del provveditore dell'Università mons. Angelo Fabroni: circa 4.000 volumi, tra i quali 280 miscellanee contenenti opuscoli di particolare interesse. Notevole incremento ai fondi librari fu portato dal professore d'astronomia Giuseppe Piazzini che, negli anni in cui ricopri l'incarico di bibliotecario (1820-1832), riordinò ed arricchi la Biblioteca di migliaia di volumi acquistati a sue spese e nel 1832, anno della sua morte, lasciò un legato di 6.000 scudi fiorentini, ridotti a 3.000 per decreto granducale, per l'acquisto di libri di storia, filosofia e scienze fisico-matematiche. I volumi del legato Piazzini sono identificabili da un particolare timbro apposto, per espressa volontà del testatore, sul frontespizio e sull'ultima pagina.
Le raccolte della Biblioteca furono ulteriormente arricchite con l'annessione della libreria del Collegio Ferdinando, istituito dal granduca nel 1594 per accogliere gli studenti universitari delle diverse comunità toscane e definitivamente chiuso nel 1840.
Anche la soppressione delle Corporazioni religiose contribuy´ ad incrementare i fondi della Biblioteca Universitaria: alcuni degli incunaboli più preziosi provengono infatti dai conventi pisani di S. Donnino e di S. Croce, ma non è stato ancora possibile, accertare le modalità e la rilevanza quantitativa di queste annessioni.
Dal 1873 ad oggi inoltre altre donazioni provenienti dal più illustri docenti universitari si sono aggiunte al patrimonio già esistente: si tratta di raccolte di carattere prevalentemente letterario e giuridico che hanno accentuato la fisionomia umanistica della biblioteca.
Fondi: Il patrimonio librario della Biblioteca è significativamente caratterizzato dagli interessi, orientamenti e fini istituzionali espressi dall'Ateneo pisano nel XVIII e XIX secolo, così come l'importante raccolta di manoscritti è rappresentativa della storia della cultura dell'Università pisana.
Particolarmente interessanti i sette manoscritti provenienti dall'Orto botanico pisano (il più antico d'Europa, istituito nel 1543), contenenti preziose tavole acquarellate con disegni di fiori, piante, animali e prospetti di giardini. Il manoscritto più prezioso dal punto di vista storico è Liber maiolichinus de gestis pisani populi, che narra la conquista pisana della Baleari nel sec. XII.
Di rilevante interesse storico, giuridico e amministrativo è una raccolta di leggi del granducato di Toscana, parte a stampa (circa mille bandi) e parte in copia manoscritta, rilegati in 22 volumi nella seconda metà del settecento e proveniente dal soppresso Collegio Ferdinando. Particolare importanza assumono anche i lasciti e i doni di fondi librari ricevuti da privati, spesso docenti dell'Università nel corso dei sec. XIX e XX.
E' in corso di ordinamento e catalogazione il fondo Tesi che consta di circa 20.000 tesi di laurea a partire dall'anno 1868 agli anni 1957-58. Si segnala la presenza in questo fondo di alcune tesi di particolare rilevanza: si possiedono infatti le tesi di laurea di Delio Cantimori, Aldo Capitini, Giovanni Gentile, Enrico Fermi, Giovanni Gronchi, Carlo Ludovico Ragghianti, Carlo Rubbia.
Eventi
MOSTRA "Con parola brieve e con figura" 09/12/2004 al 08/01/2005
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) Corpus Chartarum Italiae ad rem Typographicam Pertinentium ad Arte Inventia ad Ann. MDL. 29/11/2004-29/11/2004
ALTRO Conferimento alla Biblioteca Universitaria di Pisa del Premio del Corpo Consolare per la Regione Toscana del Touring Club Italiano. V Edizione 25/09/2004-25/09/2004
MOSTRA NOSCE TE IPSUM. L'illustrazione anatomica tra Cinquecento e primo Ottocento. 08/05/2004-15/05/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) Editori italiani dell' Ottocento. Repertorio 27/04/2004-27/04/2004


MARCHE


Biblioteche 1
Macerata: Biblioteca statale
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca statale 2 di cui:
- 1 mostra
- 1 visita guidata
Totale eventi 2


BIBLIOTECA STATALE


Direttore: Angiola Maria Napolioni
Regione: Marche
Indirizzo: Via Garibaldi 20 - 62100 Macerata (MC)
Città: Macerata
Telefono: (+39) 0733232965 (+39) 0733232984
Fax: (+39) 0733232984
E-Mail: macerata@librari.beniculturali.it
WEB: www.mercurio.it/as/biblioteca
Orari: Da Lunedì a Giovedì: 8.30 - 19.00
Venerdì e Sabato: 8.30 - 13.30
Patrimonio e fondi
- Fondo Buonaccorsi 8.000 volumi di carattere in gran parte erudito, con prevalenza di testi e riviste sette-ottocenteschi, classici italiani, latini e greci, codici e testi di diritto, opere di storia, geografia, etnologia, e numeroso materiale di argomento religioso.
- Biblioteca Castelbarco-Albani 1400 volumi circa, reperita all’asta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e successivamente assegnata per la conservazione alla Biblioteca Statale.
- Fondo manoscritti (secc. XVI-XVIII), costituito da 40 buste e volumi di carteggi eruditi, carte d'amministrazione, e materiale miscellaneo di grande interesse, va ad integrarsi con l'Archivio Buonaccorsi conservato presso l'Archivio di Stato di Macerata.
- Biblioteca del Tribunale di Macerata, costituita da circa 1.700 volumi e periodici, anche stranieri, di natura giuridica, dal secolo XVIII in poi;
- Fondo fotografico Balelli, composto da oltre 11.000 lastre fotografiche, pellicole piane e fotografie realizzate dai famosi fotografi Balelli (Alfonso e il figlio Carlo) in un arco di tempo che va dagli inizi del Novecento agli anni '60
- raccolta di oltre 1.000 fotografie realizzate da Carlo Balelli sul fronte italo-austriaco nel corso della I Guerra mondiale
Storia
La Biblioteca Statale di Macerata ha iniziato ufficialmente la sua attività il 1° dicembre 1990. Essa è nata dalla collaborazione fra l'allora Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e l'Università degli Studi di Macerata, a seguito dell'esigenza di dotare la Regione Marche di una Biblioteca Statale. Nata inizialmente come sezione staccata della Biblioteca Nazionale di Napoli, è diventata autonoma nel 2002.
I primi contatti per l'istituzione in Macerata di una Biblioteca governativa risalgono addirittura al 1978, quando lo Stato acquistò la biblioteca privata Buonaccorsi di Porto Potenza Picena, con la conseguente esigenza di collocarla in un adeguato istituto culturale. Successivamente, nel 1979, il Rettore dell'Università di Macerata metteva a disposizione dei locali nell'ex Palazzo di Giustizia in Via Garibaldi che l'Ateneo si accingeva a ristrutturare come sede di istituti e dipartimenti.
Soltanto il 1° dicembre 1990 il personale, distaccato dall'Archivio di Stato di Macerata, ha potuto prendere possesso dei locali, mentre l'11 febbraio 1992 l'Istituto è stato aperto ufficialmente al pubblico.
Come già detto, la Biblioteca è situata al piano ammezzato dell'ex Palazzo di Giustizia, porzione del più vasto monastero di Santa Chiara (secoli XVII-XVIII), con annessa chiesa omonima, la cui struttura è conservata evidente della sala di lettura della Biblioteca, già aula della Corte di Assise. Nel 1808 chiesa e monastero vennero indemaniati e trasformati in palazzo di giustizia e carcere giudiziario.
Gli interventi di restauro intrapresi dall'Università nell'ultimo quindicennio hanno riguardato per il momento la parte già sede del Tribunale, mentre la porzione di edificio già carcere mandamentale è stata ceduta di recente all'Università di Macerata, che l'ha restaurata e ne ha ceduta una parte alla Biblioteca per l'ampliamento. Dal 1991 la Biblioteca è inserita nel polo del Servizio Bibliotecario Nazionale facente capo all'Università di Macerata.
Nel corso del 1993 è stato installato nei locali dell'Istituto un efficiente impianto antiintrusione. Successivamente nella sala di lettura è stata collocata la pregevole scaffalatura lignea dell'antica Biblioteca Buonaccorsi, restaurata a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici delle Marche, e contestualmente si è provveduto a collocare nei predetti "stigli monumentali" i volumi della già citata Biblioteca al fine di ricomporla nel suo antico stato.
La Biblioteca ha carattere di cultura generale, ma particolare attenzione viene rivolta all'acquisizione di pubblicazioni di argomento umanistico ed artistico, e a quelle di carattere locale, che vanno ad integrarsi con le dotazioni della Biblioteca comunale "Mozzi-Borgetti" e con quelle delle biblioteche universitarie.
In particolare, la Biblioteca ha acquisito particolare rilevanza a livello regionale per le massicce acquisizioni di materiale recente, grazie anche alle consistenti donazioni ricevute dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, e può offrire all'utenza un ampio e variegato patrimonio librario di editoria corrente, con testi di tutti gli argomenti, quasi tutti disponibili per il prestito, ed una ricca Sala di consultazione, con i maggiori repertori indispensabili alla ricerca.
Progetti
L'attività della Biblioteca Statale si esplica anche attraverso iniziative di carattere culturale, tendenti a sviluppare la promozione e la diffusione della conoscenza dei servizi bibliotecari. Mostre, conferenze, presentazioni di libri, sessioni di convegni e seminari, spesso in collaborazione con l'Università, si svolgono con cadenza regolare riscuotendo sempre grande successo di pubblico.
Eventi
VISITA GUIDATA L'arte, la musica e il paesaggio 25/09/2004-25/09/2004
MOSTRA Un cuore sempre verde: cinquanta lettere di Sibilla Aleramo a Elvio Fiore DATA


LAZIO


Biblioteche 9
Roma: Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II
Roma: Biblioteca Angelica
Roma: Biblioteca Casanatense
Biblioteca dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte
Roma: Biblioteca di storia moderna e contemporanea
Roma: Biblioteca medica statale
Biblioteca Statale Antonio Baldini
Roma: Biblioteca universitaria Alessandrina
Roma: Biblioteca Vallicelliana.
Cassino (Frosinone): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Montecassino
Casamari (Frosinone): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Casamari
Farfa (Rieti), Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Farfa
Collepardo (Frosinone): Abbazia di Casamari
Grottaferrata (Roma): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Grottaferrata
Subiaco (Roma): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di S. Scolastica
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca Angelica 11 di cui:
- 1 presentazione
- 1 concerto
- 9 conferenze
Biblioteca Casanatense 9 di cui:
- 2 presentazion1
- 1 visita guidata
- 1 mostra
- 5 concerti
Biblioteca dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte 4 di cui:
- 2 mostre
- 1 visita guidata
- 1 concerto
Biblioteca di storia moderna e contemporanea 1 di cui:
- 1 presentazione
Biblioteca Statale Antonio Baldini 3 di cui:
- 1 concerto
- 1 presentazione
- 1 visita guidata
Biblioteca universitaria Alessandrina 8 di cui:
- 2 convegni
- 3 concerti
- 2 presentazioni
- 1 mostra
Totale eventi 36


BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE VITTORIO EMANUELE II


Direttore: Osvaldo Avallone
Regione: Lazio
Indirizzo: Viale Castro Pretorio 105 - 00185 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 064453942 (+39) 064450632
Fax: (+39) 064457635
E-Mail: bncrm@librari.beniculturali.it
WEB: www.bncrm.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì:8.30 - 19.00
Sabato: 8.30 - 13.30
Patrimonio e fondi
Attualmente, la Biblioteca conserva più di 6 milioni di volumi.
Monografie Il patrimonio della Biblioteca nazionale centrale di Roma si è incrementato a partire dal 1875, anno della sua istituzione, attraverso i tre canali d'accesso:
- del deposito legale,
- degli acquisti
- dei doni.
Periodici. La raccolta è composta da circa 46.000 periodici, di cui circa 15.000 correnti.
È in continuo incremento anche il patrimonio audiovisivo e multimediale.
Giornali. La BNCR possiede una delle più ricche raccolte di giornali in ambito nazionale:
- circa 2000 testate di quotidiani,
- 800 di settimanali,
- 2000 di documentazione di fonte pubblica (cosiddetti "atti ufficiali")
Sono a disposizione del pubblico il catalogo generale a schede ed il catalogo online consultabili nell' Area Cataloghi. Il catalogo online è consultabile anche nelle sale di lettura.
Struttura
La Biblioteca, occupa una superficie di 40.000 mq. di cui 20.000 destinati al pubblico (atrio, galleria e sale di lettura).
La realizzazione di una rete locale ha consentito:
- la connessione di oltre 700 punti terminali
- la creazione di una sala multimediale,
- oltre 150 personal computer in rete nei punti di maggiore affluenza (galleria e sale di studio), che consentono l'interrogazione dei cataloghi on-line.
Storia
Ruggiero Bonghi, ministro della Pubblica Istruzione nel governo Minghetti, per realizzare il progetto auspicato dalla classe dirigente del tempo di istituire al più presto nella capitale una Biblioteca nazionale italiana, decise di utilizzare come sede per questo Istituto il prestigioso palazzo cinquecentesco che i Gesuiti avevano edificato per il Collegio Romano. Sfortunatamente si potè avere a disposizione solo gli ambienti - fra cui la bellissima "crociera" non occupati da altri istituti, dove erano già confluite, accanto alle due più importanti collezioni librarie dei Gesuiti, la Biblioteca Maior e la Biblioteca della Casa Professa del Gesù, con alterne vicende e non certamente complete, le 69 biblioteche di congregazioni religiose incamerate dallo Stato con la legge 1402 del 19.6.1873.
Il desiderio di vedere operante al più presto la Biblioteca Nazionale, non solo per favorire gli studiosi nelle loro ricerche, ma anche per avviare quel programma di politica bibliotecaria espresso nel Regolamento Organico delle Biblioteche del 20.1.1876, affrettò i tempi per il lavoro di organizzazione del materiale proveniente dalle diverse Biblioteche conventuali.
La Biblioteca dedicata a Vittorio Emanuele Il venne infatti inaugurata il 14 marzo 1876 appena ad un anno di distanza dalla sua istituzione. Gli anni che seguirono furono proprio per questo assai burrascosi e l'attività svolta sotto la direzione del Castellani e del Govi fu attaccata duramente tanto da far nominare due Commissioni d'inchiesta, ma l'appassionata difesa del Bonghi in Parlamento dimostrò chiaramente la validità di quanto era stato fatto per la Biblioteca e bastò un periodo di chiusura peraltro richiesto in precedenza dal direttori, ma mai accordato sotto il controllo di un Commissario regio nominato dal ministro, per attuare quel riordinamento delle raccolte necessario ad un pieno e corretto funzionamento dell'Istituto.
Negli anni che seguirono l'Istituto si consolidò nelle sue peculiarità e assolse pienamente e con successo. i compiti bibliografici e la funzione culturale affidatagli dal nuovo Regolamento delle Biblioteche del 1886.
Le sue raccolte si ampliarono oltre che con le pubblicazioni italiane provenienti dal deposito obbligatorio degli stampati anche attraverso una buona politica degli acquisti.
Dal 1886 si iniziò a pubblicare il Bollettino delle opere moderne straniere, acquisite dalle Biblioteche pubbliche statali, della cui redazione fu incaricata la Biblioteca come suo specifico
compito, mentre alla Nazionale di Firenze venne affidata quella della Bibliografia Nazionale Italiana.
Per valorizzare le raccolte della Biblioteca furono realizzate mostre bibliografiche assai importanti; si ricorda in particolare quella della collezione del Risorgimento del 1895, il cui materiale per decisione successiva andò a formare nel 1917 il nucleo costitutivo della Biblioteca di Storia moderna e contemporanea.
Fu sempre dato grande rilievo al servizio di lettura, organizzato con cura dotando la Biblioteca di sale ricche di materiale di consultazione e creando nuovi ambienti come l'Emeroteca per la lettura di riviste e giornali e la sala di cultura generale per supplire alla carenza in Roma di Biblioteche di pubblica lettura.
Presso la Biblioteca fu poi costituito il Centro nazionale di informazioni bibliografiche che - oltre a fornire agli studiosi le indicazioni richieste per le proprie ricerche - promuoveva e curava lavori bibliografici quali l'indice Generale degli Incunaboli pubblicato nella collana ministeriale "Indici e cataloghi", e il catalogo sistematico delle opere possedute dalla Biblioteca, secondo la C.D.U. in una forma adattata alle esigenze della Biblioteca.
L'aumento delle raccolte rese ben presto evidente la necessità di creare soluzioni non solo temporanee per l'ampliamento dei magazzini librari e già nel 1912 fu progettata una nuova sede con la collaborazione dell'arch. Marcello Piacentini, a cui altri progetti seguirono senza successo, come quello presentato da Luigi De Gregori al Congresso mondiale delle Biblioteche e di Bibliografia tenutosi a Roma nel 1929.
Negli anni Cinquanta, quando non fu più possibile rinviare la soluzione dei problemi strutturali del Collegio Romano, fu nominata una Commissione che scelse per la costruzione della nuova sede l'area di Castro Pretorio (1958), e bandi un concorso nazionale per il progetto dell'edificio (1959).
La commissione giudicante di cui faceva parte anche il direttore della Biblioteca, dott.ssa De Felice Olivieri Sangiacomo, scelse il progetto dell'edificio presentato dal gruppo degli arch. Castellazzi, Vitellozzi e Dall'Anese, e la sistemazione urbanistica del comprensorio di Castro Pretorio degli arch. Manieri Ella, Gigli, Nicoletti e Vaccaro.
Durante il lungo periodo che trascorse per la costruzione della nuova sede, s'ovviò alla carenza di spazi e al pericoli di crolli del Collegio Romano trasferendo alcune raccolte in vari depositi periferici cercando di limitare i periodi di chiusura del servizio pubblico.
Il trasferimento nella nuova moderna sede di Castro Pretorio comportò una grossa operazione di revisione, riorganizzazione e disinfestazione del materiale librario ed importanti scelte per un rinnovamento delle strutture bibliografiche e biblioteconomiche.
Si elaborò per il materiale di nuovo accesso un tipo diverso di collocazione per utilizzare nel miglior modo lo spazio a disposizione; furono allestite una serie di sezioni di consultazione specializzate per materia, aggiornando e ampliando l'apparato di repertori bibliografici; venne introdotto a titolo sperimentale un sistema di elaborazione dati per la gestione automatizzata della Biblioteca.
La nuova sede fu inaugurata il 31 gennaio 1975, ad un secolo dalla fondazione della Biblioteca.
Le attività in Biblioteca sono in gran parte legate allo sviluppo delle nuove tecnologie e alla loro applicazione nel settore biblioteconomico. Il Centro Elaborazione Dati, installato nel 1987, ha permesso l'avvio della gestione del materiale librario secondo il programma del Servizio Bibliotecario Nazionale.
Dal 1991 tutte le pubblicazioni monografiche che pervengono nella Biblioteca sono trattate mediante le procedure automatizzate. E’ stato anche avviato, con la ricatalogazione dei volumi del Cinquecento, il programma di immissione nella base dati delle informazioni presenti nei cataloghi tradizionali. La Biblioteca inoltre ha in atto un programma di collaborazione con la British Library a seguito del quale, presso l'ufficio di redazione dell'Indice generale degli incunaboli, è stata installata la base dati Incunable Short Title Catalogue (ISTC) che è stata completata con le localizzazioni italiane e viene incrementata con le notizie inviate dalle Biblioteche che partecipano al progetto.
Nel 1990 ha iniziato regolarmente la sua attività il Centro nazionale per lo studio del manoscritto che ha lo scopo di raccogliere e rendere disponibili per i ricercatori i microfilm di tutti i manoscritti conservati nelle biblioteche italiane e di altre biblioteche di enti che vogliano partecipare a questo servizio. Il Centro mantiene un costante aggiornamento sulle nuove tecnologie e promuove progetti o partecipa a iniziative a carattere internazionale.


BIBLIOTECA ANGELICA


Direttore: Marina Panetta
Regione: Lazio
Indirizzo: Piazza S.Agostino 8 - 00186 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 066840801
Fax: (+39) 0668408053
E-Mail: angelica@librari.beniculturali.it
WEB: www.angelica.librari.beniculturali.it
Orari: Lunedì - venerdì: 8,30-18,00
Sabato: 8,30-13,30
1-31 Agosto: 8,30-13,30
Patrimonio e fondi
La Biblioteca Angelica possiede circa 200.000 volumi, di cui più di 100.000, editi dal XV al XVIII secolo, costituiscono il Fondo antico della Biblioteca.
La Biblioteca possiede inoltre circa 600 pubblicazioni periodiche, italiane e straniere, relative alle medesime discipline.
- Manoscritti circa 24.000 documenti sciolti e 2.700 volumi latini, greci ed orientali
- 1.100 incunaboli
- cinquecentine sono circa 20.
- disegni, stampe e carte geografiche circa 10.000,
- 85 carte nautiche manoscritte del XVIII secolo di provenienza olandese.
- Collezione di opere edite da G.B.Bodoni 519 volumi
- 40.000 volumi di proprietà dell'Accademia letteraria dell'Arcadia.
Storia
La Biblioteca Angelica deve il suo nome al vescovo agostiniano Angelo Rocca (1546-1620) che, negli ultimi anni del XVI secolo, concepì l'idea di mettere a disposizione di tutti la raccolta libraria (circa 20.000 volumi) che aveva formato nel corso degli anni. Angelo Rocca, scrittore erudito e appassionato collezionista di edizioni pregiate, responsabile della Tipografia Vaticana durante il pontificato di SistoV, affidò la gestione della sua biblioteca al Convento di S.Agostino, dandole una sede idonea, proprie rendite, e un regolamento, nel quale volle fosse dichiarato che la biblioteca doveva essere aperta a tutti, senza limiti di stato e di censo.
L'assoluta novità dell'istituzione voluta dal Rocca destò l'interesse di un pubblico sempre crescente e la fama della Biblioteca si diffuse ben presto tra gli studiosi di tutto il mondo.
Nel 1661 Lukas Holste, custode della Biblioteca Vaticana, lasciò ai frati agostiniani la sua preziosa collezione di volumi a stampa (circa 3.000).
L’Angelica, già dal 1661, aveva ottenuto una speciale autorizzazione a possedere libri proibiti, prerogativa che i frati sfruttarono successivamente ereditando, alla morte del cardinale Enrico Noris, la sua biblioteca, caratterizzata da testi e studi sul pensiero religioso e in particolare sulla teologia agostiniana.
Nella prima metà del XVIII secolo, il convento romano e la sua biblioteca fecero da sfondo alle controversie religiose dell'epoca: la presenza dei principali sostenitori del pensiero agostiniano fece sì che si costituisse in Angelica una collezione di testi ancor oggi fondamentali per gli studi e le ricerche sul periodo della Riforma e Controriforma.
Su questi presupposti, nel 1762, fu acquistata la ricchissima biblioteca del cardinale Domenico Passionei, che raddoppiò il patrimonio dell'Angelica e soprattutto lo arricchì dei testi che quel cardinale, legato agli ambienti giansenisti romani, aveva ricercato e acquistato, nei viaggi svolti come inviato pontificio, nei paesi dell'Europa protestante.
Luigi Vanvitelli, che i frati avevano incaricato della ristrutturazione del convento, terminò la realizzazione dell'attuale salone nel 1765.
Nel secolo XIX la storia dell'Angelica fu scandita dalle vicende storiche che interessarono la città di Roma: dall'invasione dei francesi alla proclamazione della repubblica mazziniana, avvenuta nel 1849.
Le vicende degli agostiniani in Angelica ebbero termine nel 1873, con il passaggio della biblioteca allo Stato italiano.
Dal 1975 dipende dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Eventi
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) Angelo Rocca nel 4∞ centenario dell'apertura della Biblioteca Angelica 19/10/2004-19/10/2004
CONCERTO DI MUSICA GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2004. 25/09/2004-26/09/2004 CONFERENZA Ungaretti: la poetica degli "innesti" 03/06/2004-03/06/2004
CONFERENZA Pascoli verso il Novecento 31/05/2004-31/05/2004
CONFERENZA:Ritorno su "La Ronda" e i rondisti 26/05/2004-26/05/2004
CONFERENZA Marinetti: lo spettacolo dell'arte 24/05/2004-24/05/2004
CONFERENZA Montale: nostro contemporaneo 19/05/2004-19/05/2004
CONFERENZA Il fu Mattia Pascal: cento anni dopo (1904-2004) 12/05/2004-12/05/2004
CONFERENZA Le ali dell' angelo 19/02/2004-19/02/2004
CONFERENZA Il Florilegium Angelicum 02/02/2004-02/02/2004
CONFERENZA Le biblioteche nel Lazio 21/01/2004-21/01/2004


BIBLIOTECA CASANATENSE


Direttore: Gianni Bonazzi
Regione: Lazio
Indirizzo: Via S. Ignazio 52 - 00186 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 066976031 Centr. (+39) 066790550 Direz.
Fax: (+39) 066790550
E-Mail: casanatense@librari.beniculturali.it
WEB: biblioroma.sbn.it/casanat/casanat.htm
Orari: Lunedì, Mercoledì e Sabato: 8.30 - 13.00
Martedì, Giovedì e Venerdì: 8.30 - 19.00
Lunedì, Mercoledì e Sabato: 8.30 - 13.00
Martedì, Giovedì e Venerdì: 8.30 - 19.00
Per entrare in biblioteca è necessario avere 16 anni.
Patrimonio e fondi
La biblioteca possiede oltre 350.000 volumi; di questi circa 60.000 sono ancora oggi contenuti nell'antico salone monumentale; i restanti sono distribuiti nei vari depositi dell'istituto, recentemente consolidati e provvisti di scaffalature scorrevoli compatte.
Si segnalano le seguenti raccolte:
- manoscritti circa 6.000 exultet, codici liturgici, testi medico-scientifici, codici orientali ed ebraici, autografi famosi fra cui quelli di Niccolò Paganini
- incunabuli circa 2.200 volumi fra cui esemplari unici, prime edizioni, placchette
- incisioni circa 30.000 esemplari incrementati dal lascito dell'abate Antonio Ricci e dal privilegio goduto sino alla metà dell'800 presso la Calcografia Camerale
- drammi e libretti musicali circa 7.000 esemplari
- editti e bandi oltre 70.000 esemplari dal 1550 al 1870, prevalentemente dello Stato Pontificio
- periodici oltre 2000 testate (220 correnti) fra cui giornali romani e dello Stato Pontificio
- cause di santificazione
Storia
Voluta come biblioteca di pubblica utilità dal cardinale Girolamo Casanate (1620-1700), deve la sua istituzione ai padri domenicani del convento di S. Maria sopra Minerva, a ciò destinati dal testamento del cardinale. Dotata di rendite e di un ordinamento tracciato dallo stesso Casanate, la biblioteca nel lungo periodo dell'amministrazione domenicana fu pienamente autonoma, rimanendo sempre distinta dalla biblioteca conventuale.
Aperta nel 1701 - al termine dell'allestimento dell'edificio appositamente costruito nell'area di un chiostro della Minerva con il concorso di alcuni mecenati e su progetto dell'architetto Antonio Maria Borioni - ebbe come primo nucleo la collezione del Casanate, ricca di oltre 25.000 volumi. L'incremento del fondo fu inizialmente assai rapido: la biblioteca era collegata con i principali centri del commercio librario europeo e si interessava sia alla produzione corrente che al mercato antiquario, mirando a realizzarsi come biblioteca di cultura universale.
Posta sotto il controllo governativo al tempo della prima Repubblica romana, fu dichiarata biblioteca dipartimentale dal 1810 al 1814 pur continuando ad essere amministrata dai domenicani.
Estesa anche a Roma la legge sulle corporazioni religiose, al prefetto fu affiancato un funzionario governativo. Nel giro di pochi ma travagliati anni in cui la Casanatense ebbe amministrazione comune con la biblioteca Vittorio Emanuele II - con la quale fu stabilito anche un passaggio diretto attraverso il cavalcavia costruito sopra via S. Ignazio - si successero diversi direttori.
Nel 1884, conclusasi a loro sfavore la lite giudiziaria intrapresa contro il Ministero dell'Istruzione Pubblica, i domenicani furono sostituiti da personale statale.
Superato il difficile periodo di adattamento alla nuova amministrazione, nei primi decenni del secolo la Casanatense potè riprendere un programma di sviluppo alla ricerca di una specifica identità culturale tra le altre biblioteche romane.
Accantonato lo schema ormai irrealizzabile di una cultura enciclopedica, indirizzò i propri acquisti oltre che alle tradizionali discipline religiose e teologiche - con un'accentuazione in senso non confessionale - anche, per breve tempo, agli studi di diritto romano, di economia e sulla città di Roma.
Dopo essere stata amministrata dal Ministero della Pubblica Istruzione la biblioteca è divenuta un organo del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, istituito con D.P.R. 13-12-1975, n.805.
Eventi
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) SEMINARI MINERVA: concepire un sito web di qualità 16/03/2004
VISITA GUIDATA 25/09/2004
MOSTRA Gianni Martinucci: Antologica di libri d'artista 12/05/2004- 29/05/2004
CONCERTO DI MUSICA P…CH…S DE VIEILLESSE 28/05/2004 al 28/05/2004
CONCERTO DI MUSICA Paganini, un archetto nel mondo 27/05/2004-27/05/2004
CONCERTO DI MUSICA LA CANZONE ITALIANA DEGLI ANNI VENTI E TRENTA 26/05/2004-26/05/2004
CONCERTO DI MUSICA MUSICHE PER PIANOFORTE DI AUTORI ITALIANI DI COLONNE SONORE CINEMATOGRAFICHE 25/05/2004-25/05/2004
CONCERTO DI MUSICA: CONCERTO DELLA VINCITRICE 2003 DEL CONCORSO "PAOLA BERNARDI" 22/05/2004-22/05/2004
CONCERTO DI MUSICA:PER PAOLA BERNARDI 21/05/2004-21/05/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) Alberto Pettinari: E Gesù disse una 19/05/2004-19/05/2004


BIBLIOTECA DELL'ISTITUTO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA E STORIA DELL'ARTE


Direttore: Stefania Murianni
Regione: Lazio
Indirizzo: Piazza Venezia 3 - 00186 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 066789965 (+39) 066789965
Fax: (+39) 066781167
E-Mail: archeologica@librari.beniculturali.it
WEB: www.archeologica.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8,30-19,30
Sabato 9,30-13,30
Patrimonio e fondi
Il patrimonio documentario della Biblioteca di archeologia e storia dell’arte, destinato a supportare la ricerca nel campo dell’archeologia del bacino del Mediterraneo, dalla preistoria al medioevo, e della storia dell’arte occidentale, è attualmente valutabile intorno ai 599.000 volumi (in gran parte collocati nella sede di Palazzo Venezia e nella sede della Crociera al Collegio Romano),
- 3.500 testate di periodici,
- 18.756 unità di materiale grafico (incisioni, disegni, fotografie),
- 1500 manifesti teatrali, 59.411 microfiches 263 cd-rom. Tra i volumi si contano 15 incunaboli, 740 cinquecentine
- 1313 seicentine, collocati nella Sezione Rari;
- 1500 opere manoscritte e fondi archivistici la cui consistenza supera le 100.000 carte.
Acquisti
L'Ufficio Acquisti della BiASA dispone dal 1995 di uno stanziamento annuo di £ 600.000.000, che nel 2000 è salito a £ 650.000.000.
Questi fondi vengono utilizzati per aggiornare e sviluppare le varie sezioni costitutive del patrimonio documentario, secondo una ripartizione che destina circa la metà delle risorse all'acquisto della produzione editoriale corrente non periodica (circa 2500 volumi all'anno), un quarto ai periodici (450 testate correnti in abbonamento, di cui 34 in cd-rom), il rimanente all'antiquariato e al materiale su supporto non cartaceo (microfiches e cd-rom).
Doni e cambi
Alla fine degli anni ’60, alla luce del rinnovato interesse per lo studio dell’archeologia e della storia dell’arte e considerata la vastità della produzione editoriale italiana e straniera, venne istituito, presso la Biblioteca di archeologia e storia dell’arte, l’Ufficio doni e cambi.
Nel corso degli anni si è venuta sviluppando una vasta rete di scambi con istituzioni culturali pubbliche e private italiane e straniere. La biblioteca ha rapporti stabili con circa 800 enti partners in tutto il mondo tra cui musei, soprintendenze, università, istituti di ricerca , fondazioni.
La politica delle acquisizioni per dono o cambio è da sempre allineata ai criteri di scelta dell’Ufficio acquisti in modo da garantire, nelle comuni finalità, la completezza e l’omogeneità del patrimonio librario.
Annualmente vengono inviati circa 2000 volumi e 815 testate di periodici correnti.
Ad incrementare il patrimonio si aggiungono i volumi di argomento archeologico e storico-artistico che la Procura della Repubblica di Roma riceve grazie alla legge sul diritto di stampa e che in parte destina alla biblioteca.
Si richiedono opere in dono a comuni, musei, sponsors , editori, autori e di ricevere le grandi donazioni di studiosi, amatori e bibliofili così da arricchire le importanti sezioni di cataloghi di mostra, cataloghi di musei , convegni e le collane di archeologia e storia dell’arte.
Storia
La Biblioteca di archeologia e storia dell'arte nasce ufficialmente con la legge 15 gennaio 1922, n. 10, ma la sue origini risalgono al 1876 quando era poco più di una raccolta di libri annessa alla Direzione degli scavi e dei musei, poi divenuta delle antichità e belle arti, situata a Piazza della Minerva. Era costituita da poche centinaia di opere, prevalentemente di archeologia, a disposizione dei funzionari di quella Direzione. Non aveva stanziamenti di fondi nel bilancio dell'Istruzione; cresceva con doni, con cambi e con acquisti fatti sui ritagli dei vari capitoli di spesa. Intorno al 1900 i volumi, divenuti circa 10.000, sono affidati al bibliotecario Francesco Gatti a cui dobbiamo la prima opera di registrazione e schedatura. Nel 1907 Corrado Ricci, direttore generale delle antichità e belle arti, trasferisce la Direzione da Piazza della Minerva al Palazzo delle Assicurazioni di Venezia e con essa la Biblioteca, cui viene dato nuovo impulso.
Nel 1914 essa viene messa a disposizione di una utenza ristretta, scelta e qualificata: una decisione tanto più necessaria in quanto, con l’inizio della guerra, il più importante istituto specializzato presente a Roma, l'Istituto Germanico, con sede al Campidoglio, chiude la sua biblioteca agli studiosi italiani. E' nel 1915 che la Biblioteca riceve la sua prima cospicua donazione, quella del principe Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara : 15.000 volumi riguardanti l'arte, l'archeologia, i viaggi, il teatro e la letteratura.
Il 27 ottobre del 1918, per iniziativa di Corrado Ricci, viene fondato l'Istituto italiano di archeologia e storia dell'arte, al quale sono attribuiti essenzialmente compiti di documentazione bibliografica nell’ambito di queste discipline; pertanto la biblioteca della Direzione generale delle antichità e belle arti viene trasferita nella sede dell’Istituto, a Palazzo Venezia.
Il 6 giugno 1922 viene ufficialmente inaugurata la Biblioteca dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte e la sua direzione è affidata a Luigi De Gregori. Essa occupa le sale al piano rialzato del Palazzo e successivamente i locali sottostanti, ex-residenza del Cardinale Pietro Barbo (poi Papa Paolo II). Dal 1929 occuperà anche la Torre della Biscia. Nel 1922 riceve in dono un fondo di circa 30.000 volumi da parte dello scrittore napoletano Rocco Pagliara e nel 1929 acquisisce la prestigiosa collezione di Rodolfo Lanciani, ricca di stampe, disegni, manoscritti e appunti autografi di topografia romana. Seguono nel 1930 la donazione dell'orafo Alfredo Castellani, nel 1933 la raccolta musicale di Alessandro Vessella e nel 1934 il lascito di Corrado Ricci. La crisi si affaccia nell'autunno del 1939 quando, per motivi di sicurezza legati alla imminente entrata in guerra dell’Italia, la Biblioteca è costretta a trasferirsi dalla sede di Palazzo Venezia nella Palazzina degli uffici dell'Accademia d'Italia alla Farnesina, dove rimane fino al 1947.
In occasione del rientro della Biblioteca nella sede originaria – dal momento che era necessario riadattare gli ambienti radicalmente trasformati in tempo di guerra – si procede ad una ristrutturazione anche con l’intento di utilizzare al massimo la superficie disponibile sia in senso orizzontale che in senso verticale, con scaffalature, ballatoi e soppalchi, per poter collocare il patrimonio librario in continuo aumento. Negli anni '50-'54 la Biblioteca riceve in dono il fondo Alfredo Dusmet e nel '55 quello di Ugo Monneret de Villard, comprendente volumi e opuscoli di archeologia e storia dell'arte orientale, nel 1958 la raccolta Giglioli.
Parallelamente all’incremento delle raccolte, i compiti e le finalità della Biblioteca, che inizialmente coincidevano con quelli dell’Istituto, si sviluppano in modo autonomo e peculiare. Mentre l’Istituto assume, già dal 1924, il ruolo di organo di coordinamento e promozione della ricerca, la Biblioteca accentua, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, il suo carattere di servizio di documentazione rivolto non solo agli specialisti ma anche agli studenti universitari e a quanti abbiano l’esigenza di acquisire informazioni nel campo dell’archeologia e della storia dell’arte. Questa nuova connotazione assunta dalla Biblioteca viene formalizzata nel 1967 con il suo inserimento tra le biblioteche pubbliche statali (D.P.R. 5.9.1967 n. 1501) e successivamente, nel 1995, quando alla precedente denominazione di Biblioteca dell’Istituto nazionale di archeologia e storia dell’arte viene sostituita quella attuale.
Il nuovo status della Biblioteca comporta, già dal 1967, un aumento della dotazione per gli acquisti mentre, nel corso degli anni ’70, altre donazioni - il fondo Rossi (1971) e il fondo Rusconi (1975) - vanno ad arricchire il suo patrimonio. Si aggravano le difficoltà legate alla sempre più evidente inadeguatezza degli spazi disponibili, rispetto sia all'incremento delle raccolte librarie che all'aumento dell'utenza. E' nel 1985 che, verificata l'inagibilità della Torre della Biscia, la Biblioteca è costretta a chiudere parzialmente i suoi servizi al pubblico fino al 1990, anno in cui la chiusura diviene totale, per permettere i lavori di ristrutturazione degli ambienti di Palazzo Venezia. Durante l’esecuzione dei lavori, la Biblioteca riesce ad acquisire nuovi spazi, che tuttavia si sono già rivelati largamente insufficienti: nel 1987 la sala Barbo, situata al piano terreno del Palazzo, concessa dalla Soprintendenza ai beni artistici e storici, e nel 1989 la Crociera del Collegio Romano, precedentemente occupata dalla Biblioteca nazionale centrale di Roma.
La Biblioteca riapre al pubblico il 1° luglio del 1993 e nel corso degli ultimi anni concentra i suoi sforzi in direzione dell’automazione delle procedure e dell’ampliamento dei servizi: nel 1998 entra a far parte del Servizio bibliotecario nazionale (SBN) , mettendocosì il suo patrimonio bibliografico a disposizione anche dell’utenza remota, e parallelamente introduce nuovi servizi (prestito locale e interbibliotecario, consultazione di basi dati, ufficio relazioni con il pubblico) finalizzati ad una più ampia fruizione e valorizzazione delle proprie risorse.
Eventi
MOSTRA D'Annunzio e le sue Muse. 10/11/2004-17/11/2004
MOSTRA Viaggio nel Nuovo Mondo 12/10/2004-12/10/2004
VISITA GUIDATA Conoscere la Biblioteca 24/05/2004-28/05/2004
CONCERTO DI MUSICA Concerto del gruppo RECITAR CANTANDO 25/05/2004


BIBLIOTECA DI STORIA MODERNA E CONTEMPORANEA


Direttore: Flavia Cristiano
Regione: Lazio
Indirizzo: Via M. Caetani 32 - 00186 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 066879629 (+39) 066828171
Fax: (+39) 0668807662
E-Mail: moderna@librari.beniculturali.it
WEB: http://www.bsmc.it/intro.php
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 19.30
Sabato: 9.00 - 13.30
Patrimonio e fondi
Il patrimonio bibliografico e documentario è costituito da:
- 11.000 manoscritti, prevalentemente autografi
- 450.000 volumi ed opuscoli
- 7.200 periodici (di cui 600 correnti)
- oltre 70.000 editti, bandi e fogli volanti dei secoli XVI-XIX
- circa 8000 manifesti, e materiale documentario relativo alla Prima Guerra mondiale
- 150 manifesti illustrati 1915-1918
- circa 2000 stampe e incisioni, circa 200 cartoline
- 4000 fotografie
- 470 spartiti musicali
- 200 carte geografiche e mappe
- 3.000 bobine di microfilm; microfiches.
Fondi e raccolte speciali
- Collezione mazziniana circa 8000 autografi, in massima parte lettere di G. Mazzini e di vari allo stesso;
- Fondo Guerrazzi (raccolta Miniati: copie di lettere e alcuni autografi; 4000 edizioni a stampa di F. D. Guerrazzi))
Monografie
Comprendono 450.000 volumi ed opuscoli, di cui:
- circa 200 edizioni dei secoli XVI-XVII,
- 2000 edizioni del secolo XVIII,
45.000 edizioni del secolo XIX.
- Fondo Malta : circa 1000 edizioni dei secoli secoli XVI-XX, provenienti dalla Deputazione di storia patria per Malta
Periodici
Comprendono circa 7200 periodici, di cui:
- 583 riviste italiane e straniere correnti
- 17 quotidiani correnti
- circa 2000 testate di periodici dei secoli XVIII-XIX*
- 3000 giornali e periodici della Prima Guerra mondiale, italiani e stranieri* (in preparazione un Cd-Rom)
- circa 1600 periodici spenti del secolo XX, tra cui un nucleo considerevole del periodo fascista
- Editti e bandi Circa 70.000 editti a stampa dei secoli XVI-XIX.
- Materiale documentario della I Guerra mondiale 8000
- Stampe e incisioni circa 2000 stampe di soggetto prevalentemente risorgimentale,
- Manifesti illustrati della I Guerra mondiale 150 manifesti illustrati
- Cartoline 150 cartoline della prima guerra mondiale.
- Fotografie 4000 foto.
- Spartiti musicali 470 spartiti di musica patriottico-popolare relativi al periodo risorgimentale e alla Prima guerra mondiale.
- Raccolta di 200 carte geografiche e topografiche d'interesse storico, in particolare relative alle battaglie delle guerre d'indipendenza e alla Guerra mondiale 1915-1918.
- Microfilm Circa 3000 bobine microfilm in 35 o 16 mm. Sono microfilmati soprattutto i periodici del Settecento e dell' Ottocento, la raccolta di editti e bandi, i quotidiani correnti fino al 2000.
Supporti multimediali
- circa 50 videocassette in VHS
- i seguenti CD-Rom:
- 11 quotidiani correnti acquisiti in tale forma dal 2001
Storia
La Biblioteca di storia moderna e contemporanea ha origini relativamente recenti. Nasce agli inizi del Novecento per volere del Parlamento italiano come luogo deputato a raccogliere le testimonianze del Risorgimento appena concluso. Il primo nucleo della raccolta di libri, periodici e documenti attestanti il processo unitario fu raccolto presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma e fu denominato"Sezione Risorgimento".
Nel 1906 il Ministro dell’Istruzione Paolo Boselli, presentò il progetto per la creazione di un istituto autonomo, concepito come biblioteca, museo e archivio del Risorgimento, ottenuto dal distacco della "Sezione Risorgimento", la cui sede avrebbe dovuto essere il monumento a Vittorio Emanuele II. Il progetto fu approvato e contestualmente venne istituito il Comitato nazionale per la storia del Risorgimento, cui fu affidato il compito di incrementare la raccolta bibliografica e documentaria. Le attività e le iniziative del Comitato furono determinanti per la costituzione e l’arricchimento di molti dei fondi della nuova biblioteca, che assunse il nome di Biblioteca centrale del Risorgimento.
Con lo scoppio del primo conflitto mondiale il Comitato allargò i propri compiti al reperimento di materiale bibliografico e documentario relativo alla guerra, considerata in quegli anni il coronamento del Risorgimento nazionale. Nel 1917 la biblioteca assunse il nome di Biblioteca Museo e Archivio del Risorgimento e fu posta alle dipendenze dirette del Comitato; nel 1921 fu distaccata in Palazzetto Venezia.
Nel 1935, a seguito della ristrutturazione degli istituti storici, il Comitato venne soppresso e le raccolte furono affidate a due istituzioni distinte, di recente creazione, custode ciascuna di tipi di materiale diversi: la parte archivistica e documentaria venne destinata all’Istituto storico per il Risorgimento italiano con sede nel Vittoriano, mentre la parte bibliografica venne annessa nel 1937 all’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea, con sede, dal 1939, in Palazzo Mattei di Giove e con la nuova denominazione di Biblioteca di storia moderna e contemporanea. Il Regolamento del 1937 definisce così i compiti e le funzioni della nuova Biblioteca: "Fine precipuo della Biblioteca è la raccolta della collezione delle fonti e della letteratura storica, di carattere strettamente scientifico, relative alla storia d’Italia e degli altri stati dal secolo XVI alla guerra mondiale".
Può dirsi a questo punto compiuto il processo di formazione della Biblioteca, anche se l’effettivo adeguamento a quelle finalità avviene solo in anni più recenti. Ancora negli anni ‘50 infatti la Biblioteca rimane legata al suo primitivo carattere di biblioteca di studi risorgimentali e solo dagli anni ‘60 essa amplia decisamente il proprio campo di interesse.
Dal punto di vista istituzionale, essa viene posta, dal 12 aprile 1945, alle dirette dipendenze del Ministero della pubblica istruzione, poi dal 1975, insieme con le altre biblioteche pubbliche statali, alle dipendenze del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.
Gli orientamenti attuali tendono a fornire strumenti di base per lo studio della storia dal secolo XVIII ai giorni nostri, con particolare riguardo all’Ottocento e al Novecento, tenendo comunque conto della specializzazione di altre biblioteche romane in alcuni settori della storia moderna e contemporanea e delle scienze storico-sociali, in particolare in stretto rapporto di cooperazione e integrazione con le biblioteche degli istituti culturali aderenti al Polo SBN-IEI. Nel proprio ambito di interesse, la Biblioteca dedica particolare attenzione alle raccolte di fonti e documenti, agli strumenti per la ricerca bibliografica, alle pubblicazioni straniere, ai periodici specializzati.
Eventi
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) RISORGIMENTO TRA STORIOGRAFIA E IMMAGINI. 25/05/04


BIBLIOTECA MEDICA STATALE


Direttore: Giovanni Arganese
Regione: Lazio
Indirizzo: V.le del Policlinico 155 - 00161 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 064469234 (Direz.) (+39) 06490778
Fax: (+39) 064457265
E-Mail: medica@librari.beniculturali.it
WEB: biblioroma.sbn.it/medica/
Orari: Lunedì, Martedì e Giovedì:
9.00 - 17.00
Mercoledì, Venerdì e Sabato:
9.00 - 13.30
Patrimonio e fondi
Nel complesso, la Biblioteca possiede 8 manoscritti, 4 incunaboli, 128 edizioni del Cinquecento e circa 240 del Seicento, oltre a numerose edizioni del Settecento e soprattutto dell'Ottocento, relative a tutte le branche della medicina.
Fondo Manassei: consta di circa 1400 volumi del docente di dermatologia Casimiro Manassei (1824-1893).
Fondo Galassi: circa 1300 volumi appartenuti a Luigi Galassi (1817-1895), preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Roma, rettore della medesima Università e presidente dell'Accademia Medica.
Fondo La Torre: circa 1000 volumi prevalentemente di ostetricia e ginecologia, tra cui molte edizioni dei secoli tra Cinque e Settecento, appartenuti a Felice La Torre (1846-1923), fondatore della rivista «Clinica ostetrica».
Storia
La Biblioteca Medica Statale ha sede all'interno del Policlinico Umberto I in Roma, nella palazzina dell'amministrazione ospedaliera. Fondata il 31 gennaio 1925 per servire alle finalità di ricerca del Policlinico, è appartenuta al Ministero della Pubblica Istruzione dall'anno della fondazione fino al 1975, anno di istituzione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.
Ospitata nei locali dell'Accademia Medica di Roma, il patrimonio bibliografico iniziale della Biblioteca fu costituito da parte dei fondi librari dell'Accademia, della Biblioteca Lancisiana e della Biblioteca Alessandrina. Col tempo si è andata arricchendo di donazioni di considerevole interesse storico-specialistico.
La vocazione della Biblioteca è la documentazione della ricerca medico-chirurgica più aggiornata. Nei limiti della disponibilità di spazi, che ha costretto a dislocare in magazzini esterni gran parte del materiale bibliografico (periodici e monografie) meno recente, si cerca di acquisire tutti i testi di base delle varie discipline mediche, nonché i manuali di riferimento per gli esami previsti dall'ordinamento della Facoltà.


BIBLIOTECA STATALE ANTONIO BALDINI


Direttore: Silvia De Vincentiis
Regione: Lazio
Indirizzo: Via di Villa Sacchetti 5 - 00197 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 063216689 (+39) 063221208
Fax: (+39) 063216689
E-Mail: baldini@librari.beniculturali.it
WEB: www.baldini.librari.beniculturali.it
Orari: Dal lunedì al venerdi 8.30 - 19.30; sabato 8.30 - 13.30
Dal 24 al 31 dicembre la Biblioteca è aperta dalle 9.00 alle 13.30.
Patrimonio e fondi
Il patrimonio è attualmente costituito da:
* circa 120.000 monografie;
* 250 periodici, di cui 190 correnti;
* 30 Cd-Rom in abbonamento, 170 di altre provenienze e di vario argomento
* 10 quotidiani;
* Microfilm di 12 quotidiani e di altri periodici pari a un totale di circa 1300 bobine;
* circa 370 videocassette di film d'autore e documentari;
* Gazzette Ufficiali a partire dall'anno 1986
Fondi speciali
Il Fondo Monelli, catalogato in SBN, è costituito da:
circa 11.000 volumi di opere moderne,
da alcune edizioni del '700 e '800,
da un'edizione veneziana del '500
Fondo fotografico Monelli-Bucarelli 5500 foto digitalizzate per la visualizzazione in locale e via Internet con accesso dal sito della Biblioteca.
- La Biblioteca Internazionale del Fanciullo, comprende 4500 libri per l'infanzia di oltre 50 paesi del mondo, in lingua originale, viene attualmente incrementata soprattutto dai doni di numerose ambasciate. E' interamente catalogata in SBN ed è in gran parte digitalizzata
- Archivio del giornalista e scrittore Gian Gaspare Napolitano e la sua Biblioteca (circa 800 volumi tra cui anche prime edizioni e edizioni rare).
Storia
La dotazione iniziale, che costituisce un nucleo significativo nell'ambito dell'intero patrimonio comprendeva i testi di base ed i classici indispensabili per una biblioteca di cultura generale. Questa e' stata incrementata con altre collezioni nell'ottica di creare un centro di informazione e approfondimento per gli studi universitari e una biblioteca di pubblica lettura al servizio di un ampio bacino di utenza.
Istituita nel 1962 dall'Ente nazionale per le biblioteche popolari scolastiche, nasce come biblioteca modello destinata soprattutto ai giovani. Intitolata allo scrittore Antonio Baldini e realizzata secondo i più avanzati criteri della biblioteconomia, la biblioteca si distingueva negli anni '60 per modernità, funzionalità e aggiornamento delle raccolte. Nel 1977, dopo la soppressione dell'Ente, è stata destinata al Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali.
Eventi
CONCERTO DI MUSICA Evocacion y danzas 11/12/2004-11/12/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE) Un giornalista in giro per l'Europa: interviste, articoli e testimonianze dallíarchivio di Gian Gaspare Napolitano di recente acquisito dalla Biblioteca Statale A. Baldini 25/09/2004-25/09/2004
VISITA GUIDATA VI Settimana per la Cultura anno 2004 24/05/2004-30/05/2004


BIBLIOTECA UNIVERSITARIA ALESSANDRINA


Direttore: Maria Concetta Petrollo
Regione: Lazio
Indirizzo: Piazzale Aldo Moro 5 - 00185 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 06491209 (+39) 064456820
Fax: (+39) 06491209
E-Mail: alessandrina@librari.beniculturali.it
WEB: www.alessandrina.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.30 - 19.30
Sabato: 8.30 - 13.30
Statistiche su utenza, consultazione e prestito:
http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/myindex20.php?mypag=http://alessandrina.librari.beniculturali.it/awstats/awstats.pl?config=alessandrina.librari.beniculturali.it
Patrimonio e fondi
70.000 volumi
Attualmente il pubblico può usufruire di una sala di consultazione umanistica, di una sala bio-bibliografica destinata alla lettura dei fondi antichi, di una grande sala divisa in consultazione giuridica e lettura generale, e di una sala periodici con circa 260 periodici a disposizione.
Grazie ai finanziamento straordinari ricevuti dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, è stato possibile fornire la sede dell'Istituto di nuovi arredi e moderne attrezzature.
Storia
Il progetto dell'istituzione di una Biblioteca all'interno dello Stadium Urbis fondato da Papa Bonifacio VIII con la bolla In supremae praeminentia dignitatis del 20 aprile 1303 risale ad Alessandro VII (Fabio Chigi), eletto pontefice nel 1655.
Alle raccolte librarie donate dal padre somasco Agostino De Angelis, professore di teologia e filosofia dello Studio e al duplicati della Biblioteca Chigiana, ceduti nel 1644 si aggiunsero, negli anni 1660-1666, per volere di Alessandro VII, la Biblioteca del Vescovo di Mileto Mons. Gregorio Panzani (1258 voll., alcuni manoscritti), parte della Biblioteca del padre domenicano Vincenzo De Pretis e 423 duplicati della Biblioteca Vaticana.
Con Breve del 9 giugno 1666, la Biblioteca Aniciana dell'Ospizio Gregoriano dei padri benedettini, creata dal padre Costantino Caetani (1565-1650), i cui volumi erano spesso inutilizzati e collocati in ambienti dannosi alla loro conservazione, veniva trasportata nel salone dello Studio mentre numerose donazioni sollecitate dal Rettore, Marc'Antonio Buratti, venivano ad accrescere le iniziali raccolte. Inoltre nel 1666 il pontefice destinava alla Biblioteca i sopravanzi della somma stabilita per i salari dei lettori dello Studio.
Nello stesso anno parte della preziosa "libreria impressa" dei Duchi di Urbino, lasciata per testamento dal duca Francesco Maria Il della Rovere al Convento del Crocefisso presso Urbania, venne trasportata alla Sapienza, contribuendo cosi ad arricchire notevolmente la Biblioteca che divenne la più grande del tempo dopo la Vaticana.
I volumi collocati nel vasto e rettangolare salone, reso luminoso grazie al 14 finestroni superiori ed al 2 inferiori, trovavano il loro ideale completamente nella splendida scanalatura disegnata dal Borromini; più tardi, due grandi mappamondi, opera del monaco Amanzio Moroncelli, completarono l'arredamento dell'ambiente.
La Biblioteca era retta dal Collegio degli Avvocati Concistoriali e aveva una propria dotazione annua tratta dalle pigioni delle case e delle botteghe della Sapienza; il Collegio nominava il Bibliotecario e due custodi scelti fra i religiosi con obbligo di alloggio nell'edificio; il furto dei libri a stampa o manoscritti era punito con la scomunica "latae sententiae".
Il 6 novembre 1670 la Biblioteca era aperta al pubblico: aveva 35.000 volumi e due cataloghi, uno per autori e uno per materia. A causa del disinteresse dimostrato da quasi tutti i pontefici successivi ad Alessandro VIII l'Alessandrina non ebbe incrementi librari di rilievo sino agli inizi del XIX secolo. Si possono ricordare il dono di una raccolta d'arte del Pontefice Leone XII e l'acquisto della collezione di Mons. Girolamo Galanti, prelato domestico di Gregorio XVl.
Risale al 1815 l'obbligo di deposito presso la Biblioteca degli esemplari delle opere stampate all'interno dello Stato Pontificio: le evasioni erano punite con una multa comminata ai tipografi. Intorno alla metà del secolo la raccolta di botanica e storia naturale del Prof. Giuseppe Tagliabò e 350 volumi di medicina del Prof. Augusto Castellani entrarono a far parte del patrimonio dell'Alessandrina. Nel 1870, dopo il passaggio allo Stato, la Biblioteca ebbe il diritto di stampa per la provincia di Roma, un nuovo regolamento e una più stabile dotazione: precise norme regolavano la compilazione e la tenuta dei cataloghi nonchè l'uso pubblico mentre una speciale Commissione formata dal Bibliotecario, dai presidi delle Facoltà, da un membro dell'Accademia dei Lincei e da uno dell'Accademia di Archeologia decideva sugli acquisti dei libri, acquisti che potevano essere di più ampio respiro data la larghezza dei finanziamento concessi dallo Stato Unitario.
I primi direttori laici dell'Alessandrina si trovarono così, dopo pochi anni, a dover affrontare urgenti problemi strutturali e logistici: lo spazio sufficiente per i 35.000 volumi iniziali era assolutamente inadeguato per i 70.000 volumi che costituivano, oramai, il patrimonio della biblioteca.
La ristrutturazione dell'Istituto veniva a far parte della ben pi¨ complessa questione della riorganizzazione e dell'ampliamento dell'Università di Roma: per lungo tempo si ricorse ad espedienti di ogni tipo volti a recuperare spazi, anche lontani, per i diversi insegnamenti e per le raccolte librarie finchè nel 1931, decretata la costituzione della Città Universitaria, fu previsto uno spazio razionale e moderno anche per la Biblioteca.
Cosi nel 1935, ultimati i lavori per la nuova Università, l'Alessandrina venne trasferita nella nuova sede ed alloggiata nel palazzo del rettorato, dove ancora oggi si trova, al terzo piano dell'edificio in comunicazione con le Facoltà di Lettere e Giurisprudenza. La parte centrale era costituita dalla bella, luminosa e maestosa loggia dei cataloghi sovrastante l'atrio d'onore dell'Aula Magna; dalla loggia si partivano, a destra e a sinistra, due corridoi, all'inizio dei quali si aprivano due ampie sale di lettura, quella di lettura generale e quella di consultazione mentre gli uffici erano quasi tutti collocati nell'ala destra contigua alla loggia. A sinistra, in tre piccoli ambienti, si trovavano le sale riservate alla consultazione dei manoscritti, dei rari e degli incunaboli, alla consultazione delle riviste e alla consultazione dell'importante Fondo Chiovenda, di carattere giuridico. Infine, appena oltre il corridoio di destra, fuori dei locali della Biblioteca, la Sala Schupfer che accoglieva, in scaffalature metalliche disposte intorno alle pareti, la donazione del Prof. Francesco Schupfer (storia del diritto italiano).
Il magazzino, dotato di moderne e razionali scaffalature metalliche, si sviluppava su tre differenti livelli (successivamente, sotto la direzione di Fernanda Ascarelli, furono costruiti altri quattro piani di magazzino).
Nella nuova Biblioteca erano state depositate le preesistenti Biblioteche delle Facolt'a di Lettere, di Giurisprudenza e di Scienze Politiche mentre una speciale convenzione, che fissava i rapporti tra l'Alessandrina e l'UniversitÓ, stabiliva che queste raccolte sarebbero state continuamente aggiornate con fondi messi a disposizione, annualmente, dall'Ateneo.
Negli anni fra il 1935 e il 1980 l'Alessandrina mantenne, sostanzialmente, l'originale struttura che venne solo in parte modificata (eliminazione della Sala Chiovenda e della sala Schupfer, le cui raccolte furono trasferite in magazzino; creazione di una sala giuridica e di una sala scientifica) mentre perse, purtroppo, lentamente e progressivamente la sua fisionomia e il suo ruolo di importante Biblioteca universitaria abbandonando del tutto la strada indicata a chiare lettere nella Convenzione che dal '36 stabiliva i rapporti tra Biblioteca e Ateneo, del coordinamento dell'informazione bibliografica e degli acquisti librari fra le Biblioteche degli Istituti universitari.
Nel 1980 sono iniziati i lavori di ristrutturazione ambientale da parte dell'Università La Sapienza, ultimati nel 1987, che hanno dato un pi¨ moderno aspetto alla sede.
Acquisti
Quanto alle acquisizioni, la Biblioteca, pur continuando ad accrescere le sue tradizionali raccolte indirizzate agli studiosi, ai professori, e agli studenti in genere, si è dotata in particolare dei più importanti repertori bio-bibliografici a livello internazionale anche su microfiches e CD-ROM, indispensabili alla sua funzione di Biblioteca universitaria centrale.
Eventi
CONVEGNO 2004 e-biblioteca - Televisione digitale : biblioteche libri eredità e passaparola. 27/05/2004
CONCERTO DI MUSICA:2004 e-biblioteca - Archimede jazz band in concerto 27/05/2004
CONCERTO DI MUSICA:2004 e-biblioteca - Vacunaís jazz band in concerto 26/05/2004
CONVEGNO 2004 e-biblioteca - Studia con l'Alessandrina : come cambia lo studente in rete 26/05/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE): 2004 e-biblioteca - Studia con l'Alessandrina : come cambia lo studente in rete (scaduto) 26/05/2004
PRESENTAZIONE (VOLUME/CATALOGO/MULTIMEDIALE): Goethe a Napoli. 24/03/3004
MOSTRA: Libri d'arte di Cosimo 26/02/2004
CONCERTO DI MUSICA: Storia d'amore all'italiana 13/02/2004


BIBLIOTECA VALLICELLIANA


Direttore: Barbara Tellini Santoni
Regione: Lazio
Indirizzo: Piazza della chiesa Nuova 18 - 00186 Roma (RM)
Città: Roma
Telefono: (+39) 066869237 (+39) 0668802671
Fax: (+39) 066893868
E-Mail: vallicelliana@librari.beniculturali.it
Orari: Lunedì, Venerdì e Sabato: 8.30 - 13.30
Martedì, Mercoledì e Giovedì: 8.30 - 18.30
BIBLIOTECA STATALE DEL MONUMENTO NAZIONALE DI MONTECASSINO
Direttore: Don Faustino
Regione: Lazio
Indirizzo: Via Montecassino - 03040 Montecassino (FR)
Città: Montecassino
Telefono: (+39) 0776312393 (+39) 0776311529
Fax: (+39) 0776312393
E-Mail: montecassino@librari.beniculturali.it
WEB: www.officine.it/montecassino verificare
Orari: Da Martedì a Sabato: 8.00 - 12.00


BIBLIOTECA STATALE DEL MONUMENTO NAZIONALE DI CASAMARI


Direttore: Alberto Coratti
Regione: Lazio
Indirizzo: Via Abbazia di Casamari - 03020 Casamari (FR)
Città: Casamari
Telefono: (+39) 0775283430 (+39) 0775282371
Fax: (+39) 0775283430
E-Mail: casamari@librari.beniculturali.it
Orari: Lunedì, Mercoledì e Venerdì: 9.00 - 13.00
14.00 - 17.00
Martedì, Giovedì e Sabato: 9.00 - 13.00


BIBLIOTECA STATALE DEL MONUMENTO NAZIONALE DI FARFA


Direttore: Massimo Lapponi
Regione: Lazio
Indirizzo: Via del Monastero 1 - 02030 Farfa (RI)
Città: Farfa
Telefono: (+39) 0765277065
Fax: (+39) 0765277030
E-Mail: farfa@librari.beniculturali.it
Orari: Da Martedì a Venerdì: 9.00 - 13.00
15.00 - 18.30
Storia
L'origine della biblioteca farfense è da collocarsi già ai primordi della storia abbaziale (Sec. V-VI). Notizie certe si hanno dalla seconda metà del sec. VIII.
Gli abati successivi incrementarono sempre più la biblioteca. E' durante il XI secolo che l'abbazia raggiunge il suo primo grande splendore, e con essa la biblioteca. Pietro I (abate dall'890 al 919) fu molto attivo nel procurare nuovi codici. Ma Pietro è anche vittima di tanta grandezza. Dopo sette anni di resistenza agli assalti dei saraceni, Pietro è costretto ad evacuare il monastero. I monaci vengono divisi in tre gruppi e fuggono verso destinazioni diverse; il gruppo condotto da Pietro si rifugia nelle Marche , in un castello che prenderà poi il nome di S. Vittoria. Questo drappello di monaci porta in salvo i libri più preziosi della biblioteca, mentre il resto scomparirà nel rogo dell'incendio che distruggerà il monastero. Alla morte di Pietro un monaco usurpatore di nome Ildebrando si impossessa del titolo di S. Vittoria e non esita a saccheggiare i codici salvati dal predecessore. Successivamente, sempre nel X secolo, si cominciò a ricomporre la biblioteca nella sua sede. Ma la vera rinascita si ebbe con l'abate Ugo I..
Ma certamente la figura di Gregorio da Catino è quella più rappresentativa di questo periodo. Con il passaggio da Abbazia Imperiale a dominio diretto della Curia romana le sorti di Farfa nel XII secolo cominciano a declinare. Da quest'epoca comincia la dispersione del patrimonio librario, che proseguirà inesorabilmente nei secoli successivi. Si ricomincia a parlare della biblioteca di Farfa nella relazione di un viaggio in Italia del febbraio 1685 di Jean Mabillon. Le notizie successive sono semplicemente disastrose: con la soppressione operata da Napoleone Bonaparte nel 1798, la dispersione fu quasi totale.
Nel 1861 il territorio di Farfa fu annesso allo Stato Italiano e tutti i beni del monastero furono confiscati in base alla legge Pepoli. Nel 1876, all'inaugurazione della Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, 1750 volumi della biblioteca farfense furono incamerati insieme con quelli di altri 67 conventi soppressi oltre alla Biblioteca Major dei Gesuiti. Il materiale d'archivio (dal XVII al XIX secolo) fu sistemato nell'Archivio di Stato a Roma. Il monastero rimase pressoché abbandonato per alcuni decenni. Finalmente, quando dopo vari passaggi di proprietà l'avvocato Felice Vitale divenne proprietario di Farfa, un drappello di monaci di S. Paolo fu invitato a ritornare nell'abbazia. Nel 1914, sotto l'abate Don Placido Riccardi fra i monaci ve n'era uno di origine tedesca, Don Bruno Albers, che si prese cura della biblioteca, riuscendo a recuperare molte carte d'archivio e provvedendo all'acquisto di molte opere. Lasciò poi una cospicua biblioteca personale di argomento storico-religioso in dono all'abbazia, materiale che recentemente è stato sistemato ed esposto. Un colpo d'ala notevole per la ripresa si ebbe, dopo la prima Guerra Mondiale, grazie al Prof. Camillo Scaccia Scarafoni della Regia Soprintendenza Bibliografica di Roma. Nel frattempo la proprietà immobiliare di Farfa era passata al conte Volpi di Misurata, mentre l'avvocato Vitale aveva lasciato per testamento ai Benedettini la sua Biblioteca di argomento giuridico e letterario. Dal 1947 la biblioteca, insieme con altre dieci in Italia, fu dichiarata Monumento Nazionale e fa ora parte della speciale categoria di Biblioteche annesse ai Monumenti Nazionali. L'inaugurazione ufficiale avvenne il 9 febbraio 1964.


ABBAZIA DI CASAMARI


Direttore: Dionisio Raponi
Regione: Lazio
Indirizzo: Via Trisulti 8 - 03010 Collepardo (FR)
Città: Collepardo (Trisulti)
Telefono: (+39) 077547025
Fax: (+39) 077547026
E-Mail: trisulti@librari.beniculturali.it
Orari: Lunedì, Mercoledì, Venerdì e Sabato: 9.00 - 13.00
Martedì, Giovedì: 8.30 - 13.30
14.30 - 17.00
Storia
La Certosa di S.Bartolomeo, detta Certosa di Trisulti, sorge a 850 m.s.l., nel comune di Collepardo (FR), alle falde del Monte Rotonaria (1750 m.), della catena degli Ernici, che divide il Lazio dagli Abruzzi.
Il monte Trisulti deriva dal castello "Trisalto" (della famiglia Colonna), che anticamente sorgeva a oriente della Certosa e dominava i tre valichi boscosi che immettevano nella provincia di Campagna (l'attuale Ciociaria), nell'Abruzzo e nel Regno di Napoli.
Qui giunse verso la fine del millennio un monaco benedettino, Domenico da Foligno, e vi fondò il monastero di S. Bartolomeo, i cui resti, con la chiesa ancora intatta, si vedono , qualche centinaio di metri oltre l'attuale Certosa, lungo la strada in direzione di Veroli.
Dopo due secoli, nel 1204, Papa Innocenzo III (Lotario dei Conti di Segni) affidò il monastero ai Certosini i quali, grazie alla loro munificenza, iniziarono la costruzione della Certosa e la proseguirono, rimanendovi nei secoli fino al 1947 (31 gennaio) quando, a causa del ridotto numero dei religiosi, invitarono a sostituirli i Cistercensi della Congregazione dei Casamari: da allora questi religiosi servono Dio con la preghiera e il lavoro, provvedendo alla manutenzione e alla cura di queso insigne monumento.
Nel quarantantennio di permanenza a Trisulti essi hanno compiuto grandi lavori di sistemazione e di restauro degli interni, rendendoli efficienti per le diverse esigenze dei religiosi.
Eventi
VISITA GUIDATA:VI settimana della cultura. 24/05/2004-30/05/2004


BIBLIOTECA STATALE DEL MONUMENTO NAZIONALE DI GROTTAFERRATA


Direttore: Marco Petta
Regione: Lazio
Indirizzo: Corso del Popolo 128 - 00046 Grottaferrata (RM)
Città: Grottaferrata
Telefono: (+39) 069415122
Fax: (+39) 069415122
E-Mail: sannilo@librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Sabato: 8.00 - 12.30


BIBLIOTECA STATALE DEL MONUMENTO NAZIONALE DI S. SCOLASTICA


Direttore: Augusto Ricci
Regione: Lazio
Indirizzo: Piazza di S. Scolastica - 00028 Subiaco (RM)
Città: Subiaco
Telefono: (+39) 077485424 (+39) 077483330
Fax: (+39) 0774810315
E-Mail: scolastica@librari.beniculturali.it
WEB: www.scolastica.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.30 - 18.30
Sabato: 8.30 - 13.30
Storia
La biblioteca deve la sua origine a s. Benedetto, fondatore dei primi monasteri sublacensi e loro guida per quasi trent’anni.
La Regola del santo Fondatore prevede infatti che in monastero ci siano dei libri (codici) per la lettura privata e quella comunitaria.
Non ci sono pervenuti libri del tempo di s. Benedetto, a causa delle devastazioni subite dai monasteri nei secoli VII-X. Alla fine del secolo IX, con la rifioritura della vita monastica, viene restaurata anche la biblioteca, come riferisce il Chronicon Sublacense.
L’abate Umberto (1050-1069) accrebbe il patrimonio dei libri. In seguito le testimonianze diventano più esplicite e abbondanti.
Lo scriptorium del monastero riceve un forte incremento durante il governo dell’abate Giovanni V (1069-1121).
Alcuni codici esemplati nello scrittorio monastico sono andate a finire in altre biblioteche; solo due sono rimasti nella nostra: il Codice LXIII, che contiene le Lettere di sant’Agostino e il cosiddetto Salterio di san Girolamo, ricco di preziose miniature.
Giovanni V acquistò anche dei codici per la Biblioteca. I suoi successori ne imitarono l’esempio cosicché la Biblioteca, già alla fine del 1300 possedeva circa 10.000 volumi.
Il più antico va datato intorno al sec. X. Contiene delle preziose miniature.
E’ una miscellanea. Riporta brevi notizie biografiche su diversi santi, un estratto del secondo libro dei Dialoghi di s. Gregorio Magno e alcuni riti liturgici.
Facevano parte di questo codice altri fogli che ora si conservano a parte. Sono delle medesima epoca, ma scritti da mani diverse.
Contengono brani della Regola di s. Benedetto. Codici di tipo miscellanea ne sono pervenuti diversi.
Di eccezionale importanza sono i codici di S. Scrittura, commentari e studi sulla S. Scrittura. Quelli più antichi sulla S. Scrittura sono del sec. XIV.
Tra le raccolte di Omilie sono assai interessanti quelle di Origene del sec. XIII.
Il codice è diventato famoso perché gli stampatori tedeschi che impiantarono la prima tipografia italiana nel nostro monastero, si sono ispirati ai caratteri di questo codice per fondere i loro che perciò sono detti sublacensi.
Di notevole importanza sono i codici liturgici: messali, lezionari, breviari, impreziositi con artistiche miniature. Sono conservati anche codici che riportano trattati di filosofia e teologia.
Il De civitate Dei di s. Agostino ha acquistato notevole importanza perché è servito ai primi tipografi sublacensi come testo per l’omonimo incunabulo.
Molti sono i codici di tipo monastico e, in particolare quella sulla Regola e relativi commenti. Parecchi sono quelli che sono andati irrimediabilmente perduti.
Un cenno meritano anche i sigilli che molti diplomi conservano e che contribuiscono a stabilire l’autenticità del documento.
Negli anni 1464-1468 la Biblioteca si arricchisce dei primi libri stampati in Italia, "in venerabili monasterio sublacensi". Qui furono certamente stampati la Piccola Grammatica Latina del Donato; il De Oratore di Cicerone, tre opere del Lattanzio: Divine institutiones, De ira Dei e De opificio hominis.
Gli stampatori, Corrado Scheynheym e Arnoldo Pannartz, tedeschi, impiantarono la prima tipografia italiana nel nostro monastero e nel giugno 1467 si trasferirono a Roma, lasciando a Subiaco buona parte del macchinario tipografico, ma dopo la loro partenza pare che i monaci non abbiano stampato altri libri. In seguito, altri incunabuli furono acquistati a Roma presso gli stessi tipografi e anche da altre tipografie.
Meritano particolare menzione il Codex Justiniani stampato a Venezia nel 1478; le Decretales di papa Gregorio IX del 1474; la Concordantia discordantia canonum di Graziano.
Sono conservati incunabuli con opere di Aristotele, Cicerone, Lucrezio, Marziale e Seneca.
Molte opere sono andate perdute e tante sono state asportate, specialmente durante la commenda; forse le maggiori perdite si ebbero durante l’invasione del monastero negli anni 1789-1799 e 1810-1815.
Prima del 1848 venne curato il riordinamento della Biblioteca e dell’Archivio e furono acquistate opere di S. Scrittura, di storia ecclesiastica e collane di classici latini e greci.
Gli anni 1848-1868 non furono tutti prosperi per il monastero. "Quando i volontari di Garibaldi – ricorda il Federici – percorrevano irrequieti la campagna romana, anelanti a Roma, verso il 1867, i monaci, temendo per i tesori del monastero conservati, assicurarono i manoscritti fuori del cenobio, in un luogo che non conosciamo".
Poi ci fu la soppressione. Il pubblico demanio confiscò i beni e li pose all’asta.
Dichiarò i monasteri monumento nazionale e ne affidò la custodia ad alcuni monaci.
Fu dato l’incarico di sovrintendente a don Leone Allodi, con l’impegno di ordinare la biblioteca e la collezione dei manoscritti, compito che l’Allodi portò a termine con competenza non comune.
Un nuovo incremento e una migliore sistemazione della biblioteca si ebbe con l’abate Salvi; durante il suo lungo governo (1909-1964) essa venne sistemata in sede più degna e rifornita di collezioni antiche e moderne e di varie riviste, grazie anche al sostegno economico dei dirigenti del Ministero per i Beni e le Attività culturali.


CAMPANIA


Biblioteche 5
Napoli: Biblioteca nazionale
Napoli: Biblioteca universitaria.
Salerno (Cava dei Tirreni): Biblioteca Statale del Monumento Nazionale Abbazia Benedettina della SS. Trinità
Avellino: Biblioteca del Monumento Statale di Montevergine
Napoli: Biblioteca Statale Oratoriana del Monumento Nazionale dei Girolamini
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca nazionale 2 di cui:
- 2 mostre
Biblioteca del Monumento Statale di Montevergine 2 di cui:
- 1 mostra
- 1 visita guidata
Totale eventi 4.


BIBLIOTECA NAZIONALE


Direttore: Mauro Giancaspro
Regione: Campania
Indirizzo: Piazza del Plebiscito - 80132 Napoli (NA)
Città: Napoli
Telefono: (+39) 081407921 (+39) 081427177
Fax: (+39) 081403820
E-Mail: emanuele@librari.beniculturali.it
WEB: www.bnnonline.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 -19.30
Sabato: 9.00 - 13.30
Patrimonio e fondi
Biblioteca Brancacciana. Costituita a Roma nella prima metà del 1600 dal card. Francesco Maria Brancaccio e portata a Napoli per sua volontà, la Brancacciana è stata la prima biblioteca pubblica aperta a Napoli. Il cardinale, che possedeva una raccolta di circa 20.000 volumi, morendo, la lasciava alla sua città perché vi fosse istituita una biblioteca di pubblica lettura. L'antica biblioteca, è costituita ora da 90.000 volumi.
Biblioteca San Giacomo E' prevalentemente una raccolta di opere di carattere letterario, storico, sociale; è, inoltre, ricca di pubblicazioni ufficiali, di periodici ed anche di opere letterarie moderne. La sua consistenza è di circa 33.000 volumi e di 2.000 opuscoli.
Biblioteca Provinciale Oltre 22.000 volumi
Fondo San Martino. La consistenza del Fondo è di circa 10.000 opere a stampa e di 786 manoscritti, i quali documentano, in buona parte, la storia civile e religiosa; moltissime delle opere a stampa guardano Napoli e la zona flegrea, sia dal punto di vista storico che archeologico; numerosi altri testi hanno carattere ascetico e storico; inoltre fondo contiene molti periodici locali, edizioni rare e libretti teatrali in dialetto napoletano.
Fondo Palatino circa 10.000 volumi e ben pochi dei suoi manoscritti, essendo quasi tutti passati nel 1922 all'Archivio di Stato di Napoli. I libri della Palatina hanno carattere vario: storico e documentario, in particolare per gli anni successivi alla Restaurazione (editti, reali rescritti, collezioni di leggi e decreti, ed in genere le varie pubblicazioni stampate dalle tipografie dei dicasteri borbonici e dalla Stamperia Reale); carattere scientifico ed anche letterario; numerosissime sono le opere illustrate di grande pregio, le stampe e i disegni originali dei più rinomati artisti italiani e stranieri.
Il Fondo Doria circa 14.000 volumi più gruppo di periodici e opuscoli.
Il Fondo Arcuno, circa 3.000 volumi più opuscoli
Fondo Nunziatella circa 11.000 unità,
Il Fondo Pontieri, circa 10.500 volumi e opuscoli, cui si aggiunge un'ingente quantità di materiale periodico, che include decine di annate delle più importanti riviste storiche, soprattutto italiane
Le raccolte iconografiche
Lucchesi Palli comprende una raccolta fotografica: composta da circa 1.800 fotografie
Raccolta Piccirilli collezione del marchese Luigi Piccirilli, a cui si deve una raccolta di oltre 60.000 ritratti attualmente conservati presso la Sezione Napoletana.
Il Fondo Aosta si tratta di una collezione di circa 9.800 fotografie appartenuta ad Elena d'Orléans, moglie di Emanuele Filiberto duca d'Aosta, databili tra il 1890 ed il 1930 circa
Storia
La fondazione della Biblioteca Nazionale di Napoli risale agli ultimi decenni del XVIII secolo, quando - in applicazione di un regio decreto - si cominciarono a collocare nel Palazzo degli Studi, oggi sede del Museo Archeologico, le raccolte librarie fino a quel momento conservate nella Reggia di Capodimonte. Tra queste la famosa libreria farnesiana che Carlo di Borbone, figlio ed erede di Elisabetta Farnese, aveva fatto trasportare nella nostra città nel 1734.
Il trasferimento nella nuova sede era stato avviato nel 1784 e solo dopo molti anni, dedicati alla sistemazione ed alla catalogazione del ricco materiale librario che si era andato man mano sempre più accrescendo sia con i fondi provenienti dalla soppressione degli ordini religiosi sia con l'acquisizione di biblioteche di privati, fu possibile aprirla ufficialmente al pubblico il 13 gennaio 1804 sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone. La Biblioteca assunse allora il nome di Reale Biblioteca di Napoli, nel 1816 l'Istituto divenne poi Reale Biblioteca Borbonica e nel 1860, con decreto n. 130 del 17 ottobre, fu dichiarata Biblioteca Nazionale. Dopo l'unità d'Italia fu ulteriormente arricchita con i fondi provenienti dalla seconda soppressione degli ordini religiosi e con importanti doni e lasciti tra cui ricordiamo il legato Ranieri e la biblioteca teatrale Lucchesi Palli. Nel 1910 fu annessa alla Biblioteca l'Officina dei Papiri Ercolanesi istituita da Carlo di Borbone al fine di custodire e svolgere i papiri provenienti dagli scavi di Ercolano del 1752-1754.
L'originaria sede del Palazzo degli Studi era divenuta nel frattempo inadeguata alle dimensioni ed alle necessità di una Biblioteca che tanto si era accresciuta nel tempo. Iniziò così il dibattito sulla scelta dell'edificio da destinare a tale uso; dibattito protrattosi fino al 1922 quando, grazie soprattutto all'interessamento di Benedetto Croce, ne fu deliberato il trasferimento a Palazzo Reale in piazza del Plebiscito. In quegli anni furono annesse alla Nazionale la Biblioteca del Museo di San Martino, la Brancacciana, la Provinciale, la San Giacomo e, in seguito al trattato di Saínt Germain ed alla convenzione artistica di Vienna, fecero ritorno a Napoli i preziosissimi manoscritti che nel 1718 Carlo VI d'Asburgo aveva forzatamente fatto trasferire a Vienna e che comunemente sono chiamati "ex viennesi". Le vicende storiche dell'ultima guerra mondiale influenzarono notevolmente anche la tranquilla vita della Biblioteca compromettendo l'integrità sia delle strutture sia delle raccolte librarie. Tuttavia le energiche iniziative di tutela e di salvaguardia intraprese dalla allora direttrice Guerriera Guerrieri che trasferì i manoscritti, i libri più rari e preziosi nonché parte dei cataloghi in paesi più sicuri dell'entroterra, consentirono alla Biblioteca di superare quei difficili momenti. Nel 1945 si poté pertanto riaprirla al pubblico, grazie anche alla costante attenzione ed all'autorità di Benedetto Croce, nelle condizioni che tuttora la Biblioteca conserva.
Negli ultimi anni l'Istituto si è notevolmente arricchito di pregevoli collezioni private (basti ricordare fra tutte il fondo Doria o la raccolta Pontieri) nonché di tutta una serie di acquisizioni finalizzate alla documentazione ed alla valorizzazione della cultura meridionale in tutti i suoi vari aspetti. La Biblioteca ha subìto anche gravi danni a causa del terremoto del 23 novembre 1980, quando fu necessario sgombrare tutta l'ala verso il mare, seriamente lesionata, e trasferire in altre parti dell'edificio il materiale librario e le relative sezioni. Nel 1990 la Biblioteca ha aderito al Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), progetto finalizzato alla realizzazione di una rete automatizzata di biblioteche, per lo scambio delle informazioni bibliografiche e per la circolazione dei documenti. Presso i suoi locali è istallato il Centro Elaborazione Dati cui sono già collegate molte biblioteche dell'area meridionale. Le attività culturali ospitate dalla Biblioteca, conferenze e mostre, hanno lo scopo di evidenziare sia la ricchezza dei fondi posseduti sia i proficui rapporti di collaborazione con i diversi istituti culturali della città.
Eventi
MOSTRA "diSegni diVersi" 28/04/2004-30/05/2004
MOSTRA "Dal buio alla luce... le Fontanelle. La non gravità del tempo" 29/04/2004-30/05/2004


BIBLIOTECA UNIVERSITARIA


Direttore: Giuseppe De Nitto
Regione: Campania
Indirizzo: Via G. Paladino - 80138 Napoli (NA)
Città: Napoli
Telefono: (+39) 0815517153 (+39) 0815517025
Fax: (+39) 0815528275
E-Mail: buna@librari.beniculturali.it
WEB: sab.unina.it/universi/bu_hp.html
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 -18.45
Sabato: 9.00 - 13.45
Patrimonio e fondi
Il sistema bibliotecario dell'Università degli Studi di Napoli Federico II comprende circa 160 strutture sparse su un vasto territorio che si estende da Portici a Fuorigrotta.
Il patrimonio librario complessivo è di oltre 1.200.000 volumi e di circa 18.000 periodici.
Storia
Le origini della Biblioteca Universitaria di Napoli sono legate alla istituzione ed allo svilup po dello Studio napoletano. Il primo progetto di una Biblioteca ad uso degli studenti e dei professori universitari risale agli anni 1610-1616 nel piano di rinnovamento generale dell'Università voluto dal Viceré Conte di Lemos, D. Ferdinando de Castro, il quale, oltre a stabilire la sede della "libreria" universitaria nella grande sala del Palazzo degli Studi (oggi Museo Nazionale) dispose, nel titolo nono della Prammatica De regimine studiorum, norme precise per regolarne il funzionamento e la conservazione.
Ma il progetto non ebbe attuazione a causa della partenza del Vicerè per la Spagna (1616). Carlo di Borbone nel 1735 riprese il disegno del Conte di Lemos disponendo il restauro del salone destinato alla Biblioteca Universitaria, ma anche questa volta l'opera non fu portata a termine ed il salone fu in seguito destinato a sede della Real Biblioteca Borbonica.
Nel 1777 l'Università fu trasferita nella Casa del Salvatore (ex Collegio Massimo dei Gesuiti). Nel 1808, durante il decennio francese, il Ministro dell'Interno Giuseppe Capecelatro dispose che nella Casa del Salvatore fosse costituita la Reale Biblioteca dell'Università e del Collegio Reale che fu successivamente incrementata con i fondi dei monasteri soppressi.
Con decreto del 26 febbraio 1812 fu costituita nella sede del Monastero di S. Maria di Monteoliveto la Biblioteca istituita da Gioacchino Murat con le pregevoli Biblioteche private dei marchesi Taccone ed Orlando. Con decreto del 4 dicembre 1816, Ferdinando IV di Borbone dispose l'unificazione della Biblioteca dell'Università e della Biblioteca Gioacchina in una "Biblioteca della Regia Università degli studi", la cui proprietà e spese di gestione erano assegnate alla Città di Napoli, mentre l'uso e l'amministrazione venivano riservati all'Università. Nel 1821 fu stabilito che anche l'onere finanziario fosse a carico dell'Università. Con decreto del 6 gennaio 1819 fu fissata la sede della Biblioteca al primo piano sovrastante il cortile monumentale della Casa del Salvatore e si dispose che la pregevole raccolta Taccone venisse assegnata alla Biblioteca dell'UniversitàÓ, ma con la facoltà da parte della Reale Biblioteca Borbonica di scegliere i libri di maggior pregio che ad essa mancavano , in cambio di duplicati.
Il 2 gennaio 1827 la Biblioteca dell'Università veniva aperta al pubblico: la sua consistenza bibliografica era costituita prevalentemente dal fondi dei monasteri soppressi, per lo pi¨ testi devozionali dell'età della Controriforma. Gli incrementi della Biblioteca Universitaria erano soprattutto quelli pervenuti per diritto di stampa e i pochi volumi acquistati con le somme prelevate dal fondo delle lauree. Nel 1845, per integrare le scarse raccolte librarie della Universitaria, il rettore Michele Tenore destin= un apposito fondo all'acquisto di periodici italiani e stranieri. Pi¨ consistenti furono gli incrementi dopo il 1860. Nel 1863 veniva nominata una Commissione per ripartire i libri della Biblioteca Palatina tra la Nazionale, la S. Giacomo e la Universitaria. La Commissione presieduta dal Prefetto e costituita da Vitto Fornari, Paolo Emilio Imbriani, Tommaso Gar e Camillo Minieri Riccio, assegnò alla Biblioteca pregevoli opere di scienze naturali. Nel 1865 la Commissione incaricata di ripartire i fondi librari delle congregazioni religiose soppresse nel 1861 tra la Nazionale, la S. Giacomo e la Universitaria, decise che alla Biblioteca Universitaria sarebbero andate le opere di matematica, fisica, scienze naturali libri d'insegnamento.
Tali scelte sembravano esprimere la volontà di diversificare la fisionomia della Biblioteca Universitaria da quella della Nazionale, individuando nella Universitaria un carattere prevalentemente scientifico e di supporto alle discipline maggiormente rappresentate nell'Università nel primo periodo postunitario.
La Biblioteca Universitaria s'incrementò poi con l'acquisto di alcune Biblioteche private fra cui la libreria di scienze naturali di Francesco Briganti e quelle di storia naturale e di anatomia di Paolo Panceri. Nel 1872 si ebbe per legato l'importante Biblioteca Dantesca del marchese Alfonso della Valle di Casanova, in 647 volumi ed opuscoli, che rappresenta il primo nucleo dell'attuale pregevole fondo dantesco che si continua ad aggiornare.
1 nuovi incrementi ponevano la necessità di altri locali: sotto la direzione di Dino Padelletti (1887) e di Alfonso Miola (1900- 1912) la Biblioteca si espandeva nel locali sul cortile del Chiostro monumentale.
Gli arricchimenti del patrimonio librario e le iniziative assunte per attuare il riordina mento dei fondi e dei cataloghi contribuirono ad accrescere notevolmente le frequenze. Sul finire del secolo, con l'acquisizione di alcune importanti raccolte private di carattere letterario e giuridico, la Biblioteca Universitaria viene assumendo un carattere pi¨ spiccatamente umanistico in relazione al mutati indirizzi culturali ed al prevalere degli studi letterari e filosofici nell'ambito universitario.
Il Regolamento delle Biblioteche governative italiane, emanato con R.D. 28 ottobre 1885, individuava i compiti delle Biblioteche universitarie in prevalenti funzioni di supporto agli studi universitari. Nel 1891 pervenne la Biblioteca di Vittorio Imbriani donata dalla vedova Luigia Rosnati (5.108 opere e 1.190 opuscoli), costituita da pregevolissime pubblicazioni sul folklore, classici, 850 volumi ed opuscoli danteschi, da una raccolta notevole di stampe popolari e dalle Carte Imbriani. Il Ministro Pasquale Villari ne sollecitò l'acquisizione sottolineando l'interesse del legato "veramente importante per la Biblioteca perchÚ viene ad arricchirla in quella parte ove è più carente". Nel 1895 pervenne per legato la raccolta del prof. Domenico De Pilla ricca di opere giuridiche e letterarie (2.350 opere e 300 opuscoli) e quella, anche per legato, della Biblioteca del prof. Domenico Viti (4.700 opere e 2.000 opuscoli) particolarmente interessante sotto l'aspetto letterario. Nel primi anni del Novecento la Biblioteca possedeva circa 250.000 volumi e 30.000 opuscoli. Dopo il 1900 non si registrano più incrementi con donazioni o acquisti di Biblioteche private.
Il terremoto del 1930 apportò gravissimi danni alla Biblioteca, che rimase chiusa al pubblico dal 1936 al 1937 per procedere al riordino librario ed al restauro edilizio.
Nel 1936 assumeva la direzione Maria Giuseppina Castellano Lanzara (1936-1965). Nel corso dei lavori di restauro si costruirono i magazzini al secondo ed al terzo piano dell'ala nord dell'edificio dotandoli di scaffalature in ferro. Durante la seconda guerra mondiale alcuni pregevoli fondi librari ricoverati a Minturno subirono dispersioni e danneggiamenti. Alla fine della guerra si ripresero quei lavori di riordinamento librario che erano stati già avviati prima degli eventi bellici. La Bibliotecaria Annamaria Manna pubblicava il catalogo della raccolta dantesca, strumento di notevole importanza per la consultazione delle opere dantesche entrate nella Biblioteca fino al 1955.
Dal 1965 al 1971, sotto la direzione di Alberto Guarino, incrementi librari e servizi furono potenziati per meglio rispondere alle accresciute esigenze della vita universitaria. 1 locali furono in gran parte ristrutturati e ripristinato il Salone di lettura, che segnò un notevole aumento delle frequenze. Si avviò anche un programma di riordinamento dei cataloghi e di trasformazione dei sistemi di collocazione in venti sezioni per materie delle opere di nuova accessione. Le sale di consultazione furono arricchite con l'acquisto di importanti fonti, bibliografie, repertori, trattati, secondo un programma di acquisti rivolto ad assicurare Inorganicità e la completezza delle singole discipline. Nel maggio 1970 si costituiva la Commissione Permanente Universitaria prevista dall'art. 41 del Regolamento organico delle Biblioteche pubbliche statali D.P.R. 5 sett. 1967, n. 1501 ed aveva luogo la prima riunione con la partecipazione del Rettore e dei rappresentanti delle Facoltà ed Istituti Universitari.
Sotto la direzione di Ernesto Giangrasso (1971-1972) e, poi, di Nicola Scafati (19731984) proseguì l'opera di riordinamento dei fondi librari, di potenziamento dei servizi al pubblico e si intensificarono i rapporti di coordinamento e di collaborazione tra l'università e la Biblioteca.
Dopo il terremoto del 23 novembre 1980, che causò gravissimi danni a tutti i locali situati al primo piano, nell'ala ovest e nell'ala est dell'edificio, si avviò un tenace lavoro di risanamento delle strutture. Furono subito avviati i lavori di consolidamento statico dei locali posti nell'ala ovest dell'edificio, e già nei primi mesi del 1983 si predisponeva il ritorno alla piena agibilità delle sale.
Durante la direzione di Stefania Guardati (novembre 1984-novembre 92) sono stati portati a termine importanti lavori di consolidamento statico della sede e miglioramenti delle strutture per garantire piena sicurezza e migliore conservazione del materiale librario, nonchè maggiore efficienza dei servizi Sono inoltre ripresi i lavori di restauro di materiale raro e di pregio, rimasti interrotte vari anni (edizioni dei secc. XVI e XVIII e giornali ottocenteschi di interesse locale). Si è avviato con buoni risultati un corposo programma di microfilmatura di periodici posseduti in esclusiva dalla Biblioteca, nonchè di due pregevoli manoscritti e si è creata una sezione per le legature pregiate, di cui una parte notevole è rappresentata dalle legature borboniche.
Durante la direzione di Maria Sicco (dal gennaio '93) c'è una forte ripresa dell'attività di promozione culturale e di promozione scientifica dell'Istituto con l'organizzazione di mostre, la stampa di cataloghi, la presentazione di libri. E' del giugno 1994 l'importante esposizione delle cinquecentine, di poco preceduta da quella delle legature pregiate.
La Biblioteca aderisce al Servizio Bibliotecario Nazionale, polo di Napoli.


BIBLIOTECA STATALE DEL MONUMENTO NAZIONALE ABBAZIA BENEDETTINA DELLA SS. TRINITÀ


Direttore: Leone Ugo Morinelli
Regione: Campania
Indirizzo: Via Morcaldi 6 - 84010 Cava dei Tirreni (SA)
Città: Cava dei Tirreni
Telefono: (+39) 089461079 (+39) 0894623922
Fax: (+39) 089345255
E-Mail: badiacava@librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Sabato: 8.00 - 14.00
BIBLIOTECA DEL MONUMENTO STATALE DI MONTEVERGINE
Direttore: Placido Mario Tropeano
Regione: Campania
Indirizzo: Via A. Vaccaro 11 - 83010 Montevergine (AV)
Città: Montevergine
Telefono: (+39) 0825787191 (+39) 0825787173
Fax: (+39) 0825789086
E-Mail: montevergine@librari.beniculturali.it
Orari: Lunedì, mercoledì, venerdì e sabato:
8.00 - 14.00
Martedì e giovedì:
8.00 - 17.30
Chiusura: domenica, festivi, II e III settimana di agosto
Patrimonio e fondi
Fondi: Manoscritti a volumi e fogli sciolti, 12.274
Incunaboli, 25
Cinquecentine, 2.000
Fondi musicali (spartiti, partiture, libretti), 6.000 circa
Volumi dei secoli XVII-XX, 150.000
Periodici, 400 testate, di cui 250 attualmente in corso
Pergamene, 7.000
Documenti di archivio sciolti, 100.000
Storia
La Biblioteca pubblica statale annessa al Monumento nazionale di Montevergine è ubicata all'interno del palazzo abbaziale di Loreto di Mercogliano (Avellino), un piccolo gioiello dell'architettura barocca della seconda metà del Settecento; fa parte delle undici biblioteche statali dei Monumenti nazionali, dipendenti dal Ministero per i beni e le attività culturali, delle quali è sicuramente una delle più attive. La sua storia è legata a quella della Congregazione monastica verginiana di Montevergine, fondata da san Guglielmo da Vercelli nei primi decenni del secolo XII; concepita inizialmente solo come strumento di sussidio all'attività di ricerca e di studio dei monaci, in seguito alle leggi di soppressione delle corporazioni religiose (1807, 1861 e 1866) è passata alle dipendenze dello Stato italiano, dopo che nel 1868 Montevergine venne dichiarato Monumento nazionale. Dal 1975, anno in cui fu istituito, fa parte del Ministero per i beni e le attività culturali. Nel territorio del capoluogo e della provincia di Avellino, la Biblioteca di Montevergine, unica biblioteca statale, rappresenta un punto di riferimento per ricerche in ambito religioso, soprattutto, ma anche per quanto riguarda altre discipline; il suo funzionamento è assicurato da personale di tutte le qualifiche del Ministero per i beni e le attività culturali, ivi assegnato in virtù della legge n. 320\92, e da personale assunto ai sensi di una convenzione stipulata tra il Ministero e la Congregazione monastica. Annessa alla biblioteca funziona una sezione di archivio, che custodisce importanti pergamene e documenti che testimoniano la storia della Congregazione nel Mezzogiorno d'Italia dall'alto Medioevo. L'attuale direttore, padre Placido Mario Tropeano, studioso di paleografia latina medioevale, sta curando la trascrizione sistematica e la pubblicazione di tutte le pergamene nel Codice diplomatico verginiano, di cui sono stati finora pubblicati dodici volumi per i tipi delle Edizioni Padri Benedettini di Montevergine.
Attività
La Biblioteca di Montevergine ospita due mostre permanenti.
- Dal papiro al libro a stampa. L'evoluzione della scrittura con riferimento alla produzione dei Padri Verginiani di Montevergine.
- Dono omaggio monsignor Luigi Barbarito nunzio apostolico e arcivescovo titolare di Fiorentino. Questa seconda mostra permanente ospita i documenti relativi alle nunziature apostoliche attri-buite a monsignor Luigi Barbarito, originario di Atripalda (Avellino), nonchè due importanti onorificenze assegnategli durante il periodo della sua nunziatura in Gran Bretagna: il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'ordine reale Vittoriano e la Interfaith Medallion (una medaglia di oro) per i meriti acquisiti nel promuovere le relazioni tra le diverse fedi religiose e in particolare tra cristiani ed ebrei.
La Biblioteca di Montevergine produce un bollettino annuale delle nuove accessioni (giunto al n. 4), che viene regolarmente inviato agli uffici interessati e comunque a quanti ne facciano richiesta.
Eventi
MOSTRA:Le dipendenze verginiane nel periodo angioino 20/05/2004-31/12/2004
VISITA GUIDATA: GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 25/09/2004-26/09/2004


BIBLIOTECA STATALE ORATORIANA DEL MONUMENTO NAZIONALE DEI GIROLAMINI


Direttore: Giovanni Ferrara
Regione: Campania
Indirizzo: Via Duomo 142 - 80138 Napoli (NA)
Città: Napoli
Telefono: (+39) 081294444 (+39) 0812110913
E-Mail: girolamini@librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 14.00
Sabato: 9.00- 12.00

PUGLIA
Biblioteche 1
Bari: Biblioteca nazionale Sagarriga Visconti Volpi
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca nazionale Sagarriga Visconti Volpi 3 di cui:
- 1 mostra
- 2 visite guidate
Totale eventi 3


BIBLIOTECA NAZIONALE SAGARRIGA VISCONTI VOLPI


Direttore: Maria Teresa Tafuri di Melignano
Regione: Puglia
Indirizzo: Piazza Umberto I - 70121 Bari (BA)
Città: Bari
Telefono: (+39) 0805211298 (+39) 0805212534
Fax: (+39) 0805211298
E-Mail: visconti@librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.30 - 18.45
Sabato: 8.30 - 13.30
Storia
Nel 1863 il senatore barese Girolamo Sagarriga Visconti Volpi lasciava per testamento alla città di Bari, del tutto sprovvista di biblioteche pubbliche, la sua raccolta personale di circa un migliaio di opere in oltre duemila volumi. Ma ci vollero due anni perché la donazione divenisse un fatto compiuto e altri dieci prima che il Comune di Bari aprisse al pubblico la nuova arricchitasi, nel frattempo, di ulteriori donazioni e di varie migliaia di volumi provenienti dai soppressi conventi della provincia. Solo nel 1877 la biblioteca, intitolata al primo donatore e ubicata in un locale del palazzo di città, in Bari vecchia, iniziava la sua attività mettendo a disposizione dei baresi 8.500 opere in oltre 14.000 volumi. Nel 1894, allo scopo di migliorare il funzionamento, il Comune e la Provincia di Bari diedero vita a un consorzio di comune gestione dell'ente che diventava così Biblioteca consorziale Sagarriga Visconti Volpi nome rimasto immutato fino al 1958.
Fra il 1895 e il 1897, per merito del padre Raffaele d'Addosio, suo primo importante direttore e donatore anche di una cospicua raccolta di manoscritti e opere varie, la Biblioteca si trasferì dalla sua angusta sede di Via Palazzo di Città in alcuni locali posti al piano terra del Palazzo Ateneo, un enorme edificio del centralissimo quartiere "Murat". In quei locali, che allora parvero spaziosi ma che molto presto si saturarono, la biblioteca ha sede ancor oggi, salvo una breve parentesi bellica che vide, nel 1943, la parte più preziosa del suo patrimonio emigrare a Castel del Monte e a Cassano Murge in cerca di rifugio contro i bombardamenti aerei, uno dei quali nel dicembre di quell'anno danneggiò anche il palazzo Ateneo.
Dal 1928 un nuovo impulso aveva cominciato a trasformare l'istituzione, rimodernandola e orientandola, con i nuovi acquisti, verso una più ampia visione dei suoi compiti. La biblioteca estendeva così la sua sfera di influenza prima all'intera provincia e poi alla regione, diventando la più grande delle biblioteche pugliesi. Nel 1958 infine la Legge n. 330 del 28 marzo, elevandola a istituto dello Stato, la inseriva fra le biblioteche nazionali, allargandone definitivamente gli orizzonti e inserendola nella vita culturale italiana.
Nei primi anni '70 è stata avviata una radicale modernizzazione delle strutture e dei servizi offerti dalla biblioteca che, come più importante centro bibliografico regionale, acquisisce così un suo posto ben definito nell'ambito delle istituzioni culturali pugliesi.
Eventi
MOSTRA: Arte, Musica e Paesaggio nei Fondi della Biblioteca 25/09/2004
VISITA GUIDATA:Visite Guidate 24/05/2004-30/05/2004
VISITA GUIDATA:Il Patrimonio della Biblioteca: tesori e curiosità 24/05/2004-30/05/2004
BASILICATA
Biblioteche 1
Potenza: Biblioteca nazionale
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca nazionale 5 di cui:
- 1 apertura
- 1 concerto
- 1 altro
- 1 conferenza
- 1 corso didattico
Totale eventi 5
BIBLIOTECA NAZIONALE
Direttore: Maurizio Restivo (regg.)
Regione: Basilicata
Indirizzo: Via del Gallitello - 85100 Potenza (PZ)
Città: Potenza
Telefono: (+39) 097154657 (+39) 097154829
Fax: (+39) 097155071
E-Mail: bnpz@librari.beniculturali.it
WEB: www.bnpz.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 8.30 - 13.30
14.00 - 19.00
Sabato: 8.30 - 13.30
Patrimonio e fondi
La Biblioteca dispone di un patrimonio documentale costituito da oltre 300.000 unità bibliografiche. Tra queste:
2 incunaboli
542 manoscritti e fogli sciolti
386 periodici correnti
984 periodici estinti
339 giornali e periodici lucani
384 stampe
212 carte geografiche
3.284 fotografie
1.350 unità di materiale audio, visivo e multimediale
1.339 microfiches dell’archivio Alinari, dell’archivio Brogi,e dell’archivio
Anderson, contenenti 199.070 immagini
4.904 immagini del T.C.I. riferite alla Basilicata
522 microfilms
Storia
Fondata nel 1980 (anche se il primo atto costitutivo fu il D.M. 18 dicembre 1974), l'istituzione culturale potentina ha iniziato la propria attività come Sezione Staccata di Potenza della Biblioteca Nazionale di Napoli, alla fine del 1983.
Assunta la denominazione di Biblioteca Nazionale di Potenza, dopo essere diventata autonoma con il D.P.R. 20 giugno 1984, è stata inaugurata l'8 dicembre 1985.
Il fondo istitutivo è costituito dalla raccolta di Giuseppe Viggiani, pittore e bibliofilo, nipote di Giustino fortunato, ricca di oltre 15.000 unità bibliografiche di contenuto prevalentemente umanistico.
La prima sede della biblioteca era collocata nell'aula nord-ovest del Seminario Pontificio Regionale, sito nel viale Marconi, e aveva un'estensione di 800 mq.
Successivamente, a causa degli eventi sismici verificatisi il 5 maggio 1990 e il 26 maggio 1991, l'istituto è stato costretto a trasferirsi per l'inagibilità della sede nei nuovi locali di Palazzo Giuzio, siti in via del Gallitello, che hanno una superficie utile di oltre 6.000 mq.
La Biblioteca Nazionale di Potenza è specializzata a svolgere anche funzioni di Biblioteca Universitaria.
Dal 1980 ad oggi è retta dal Dott. Maurizio Restivo, che ne è il primo direttore oltre che il suo fondatore.
Eventi
APERTURA STRAORDINARIA: Domenica in Biblioteca 23/05/2004-30/05/2004
CONCERTO DI MUSICA: Voci del Sud 28/05/2004-28/05/2004
ALTRO: Versi e canti d'amore 27/05/2004
CONFERENZA: Il Dio muto e le stelle parlanti 26/05/04
CORSO DIDATTICO:La lettura nello sviluppo psicologico del bambino 24/05/2004-25/05/2004


CALABRIA


Biblioteche 1
Cosenza: Biblioteca nazionale
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca nazionale 1 di cui:
- 1 mostra
Totale eventi 1


BIBLIOTECA NAZIONALE


Direttore: Elvira Graziani (regg.)
Regione: Calabria
Indirizzo: Piazza Parrasio 16 - 87100 Cosenza (CS)
Città: Cosenza
Telefono: (+39) 098476752 (+39) 098472509
Fax: (+39) 098476757
E-Mail: bncs@librari.beniculturali.it
WEB: www.bncs.librari.beniculturali.it
Orari: Da Lunedì a Venerdì: 9.00 - 19.30
Sabato: 9.00 - 13.30
Storia
La biblioteca, nata come sezione staccata della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, istituita con D.M. del 3 novembre 1978, ha iniziato la sua attività nel settembre del 1985 nella sede dell'ex Seminario Arcivescovile di Cosenza, il cui stabile è stato acquisito al demanio nel corso del 1984. Con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 4 novembre 1991 ha conseguito la piena autonomia come Biblioteca Nazionale di Cosenza.
Il suo patrimonio bibliografico è stato costituito nel corso dei suoi dieci anni di vita progressivamente, attraverso acquisti e donazioni, senza un originario nucleo librario precostituito.
Attraverso donazioni è stato possibile acquisire edizioni del 600 e del 700 e manoscritti, manoscritti musicali e carteggi dell'ottocento e dei primi del novecento.
Nel corso del 1989 è stato posto presso la biblioteca il Polo Calabrese del Servizio Bibliotecario Nazionale.
Lo stabile è collocato nel cuore della parte più antica del centro storico cittadino, a ridosso della Piazza Parrasio dove ha ancora sede la Curia Arcivescovile, lungo le pendici del colle Pancrazio e non molto distante dal fiume Crati.
I lavori in corso alle sottofondazioni dell'edificio, condotti dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Calabria, hanno riportato alla luce i resti di strutture del 111 secolo a.C. da ascrivere assai probabilmente ad uso abitativo. Sono stati altresì rinvenuti resti di manufatti fittili e di ceramica invetriata che testimoniano una presenza abitativa abbastanza continuata dal 111 secolo a.C. al 1 d.c., fino all'età medioevale. I reperti rinvenuti sono attualmente allo studio al Museo Archeologico della Sibaritide.
La costruzione dell'edificio fu iniziata nel 1882, essendo insufficiente la preesistente struttura seminariale', risalente al secolo X-VI, posta sul fronte dell'attuale Piazza Parrasio. I lavori di costruzione furono terminati, in tempi particolarmente veloci nel 1905. Una lapide collocata al terzo piano dell'edificio, posta nel 1927 dal rettore Giuseppe Petrone, ricorda l'impegno, anche economico, del rettore Raffaele Parise, alla cui iniziativa fu dovuta l'edificazione della sede nuova tra il 1882 e il 1905.
Nel corso del secondo conflitto mondiale la parte più antica del complesso seminariale, risalente al X-VI secolo fu completamente distrutta da un bombardamento che risparmiò invece, miracolosamente, la parte più recente del complesso.
Sullo stesso sedime della parte più antica del seminario, ma arretrato dalla piazza Parrasio rispetto al precedente edificio, fu costruito l'attuale liceo Calcara.
Due erano gli accessi al Seminario: dalla ripidissima Via Cafarone e dalla parte pi¨ antica del Seminario stesso.
L'edificio elevato a tre piani fuori terra, pur essendo stato costruito abbastanza recentemente, anche con l'uso di cemento armato nel solai dei primi due piani, presenta singolarità di artigianato edilizio alquanto insoliti rispetto alle coeve costruzioni del centro storico. E' il caso della tessitura murarla esterna che l'attuale progetto di totale ristrutturazione e restauro dello stabile prevede di lasciare "a vista", lo scalone monumentale con volte a tutto sesto e le ringhiere interne da ascrivere ad un qualificato artigianato di fine-inizio secolo.
Eventi
MOSTRA: Spiritualità e cultura nel novecento:l'opera di Nino Salvaneschi 24/05/2004-29/05/04


SARDEGNA


Biblioteche 2
Cagliari: Biblioteca universitaria;
Sassari: Biblioteca universitaria
Eventi culturali (dal 1 gennaio 2004 al 1 gennaio 2005)
Biblioteca universitaria 3 di cui:
- 2 mostre
- 1 convegnoo
Totale eventi 3
BIBLIOTECA UNIVERSITARIA
Direttore: Ester Gessa
Regione: Sardegna
Indirizzo: Via Università 32a - 09124 Cagliari (CA)
Città: Cagliari
Telefono: (+39) 070660017
Fax: (+39) 070652672
E-Mail: buca@librari.beniculturali.it
Orari: Lunedì, Mercoledì e Sabato: 8.30 - 13.40
Martedì e Giovedì: 8.40 - 18.40
Storia
La nascita della Biblioteca si colloca nel quadro della riforma piemontese degli studi nella seconda metà del XVIII secolo. Nel secolo XVII sotto la dominazione spagnola era sorta l'università, che ben presto si ridusse in condizioni di grave decadenza. Nel 1764 venivano a provate le nuove costituzioni dell'Università che prevedevano già la formazione della Biblioteca ed indicavano i mezzi, per provvedere al funzionamento e alla dotazione libraria; nel porre mano al nuovo palazzo dell'Università si riservava, come sala di lettura della Biblioteca, un salone al primo piano, che sarebbe poi stato arredato con apposite eleganti scaffalature lignee laccate e dorate. Il regolamento è del 1785, come ricorda una targa nel Salone (Viet. Amedeus III aperuit), ma l'apertura al pubblico avrà luogo nel 1792.
Alla costituzione del primo nucleo contribuirono i testi che il sovrano trasse dalla propria biblioteca privata, doni di personalità importanti come il ministro Bogino, le copie delle opere che i docenti erano tenuti a fornire alla biblioteca, le pubblicazioni per diritto degli stampatori del Regno, le opere stampate a Torino dalla Tipografia Regia; nello stesso periodo all'incirca veniva impiantata a Cagliari la Stamperia Reale.
La soppressione dell'ordine dei Gesuiti segna nel 1779 la fondamentale acquisizione delle loro biblioteche in cui era confluita la biblioteca privata, loro lasciata ai primi del secolo XVII, dal giurista cagliaritano Monserrato Rossell. ricca di manoscritti e di stampati di grande pregio.
Le condizioni finanziarie e l'attenzione riservata dai poteri pubblici vennero rapidamente a mancare e solo dopo qualche decennio la Biblioteca riprese, sia pure fra difficoltà di mezzi, locali e nei rapporti con il Magistrato sopra gli Studi, una concreta attività e l'accrescimento indispensabile.
Un altro momento positivo è rappresentato, nel 1843, dal dono della collezione di opere di interesse sardo riunita con grande attenzione da Ludovico Baylle, che è ancora oggi una raccolta essenziale per qualunque ricerca di storia locale.
E' con Adolfo Avetta (1893-95) e soprattutto con la lunga gestione di Arnaldo Capra (1895-28) che si ha un rinnovamento in senso moderno e una vera crescita: il direttore non è più solo una persona colta, ma una persona dotata di specifica competenza professionale, uscendo così dall'ambito provinciale.
Inizia poi l'affidamento, ai direttori della Biblioteca di Cagliari, dei compiti di Soprintendente che durerà fino al 1959.
Tra il 1959 e il'62 si susseguono il professar Benveduti e il professar Luigi Balsamo che inizia un progetto di cooperazione con l'Università per la ristrutturazione dell'intero Palazzo dell'ex Seminario ad uso di Biblioteca, ad integrazione o in cambio dei locali già in uso, e per la riconversione dei servizi con particolare attenzione alle esigenze universitarie. Tale progetto che sarà in seguito, dopo una serie di alti e bassi, drasticamente ridimensionato comporta tuttavia l'effettuazione di una prima quota di lavori e la cessione alla Biblioteca, sia pure in via informale, di una parte del primo piano del Seminario, nel 1964, e lavori di restauro terminati nel '66 nella Sala Settecentesca.
Dal 1962 la Biblioteca viene diretta da Graziella Sedda Delitala che dopo la cessione dei locali suddetti, struttura il servizio al pubblico in sale a scaffali aperti (classificazione decimale) rinnovando la dotazione di opere, provvede alla provvisoria inventariazione e catalogazione sommaria dei volumi collocati disordinatamente nella Sala Settecentesca come premessa al restauro della Sala stessa, effettua ingenti lavori di inventariazione e ricatalogazione del materiale non descritto o parzialmente descritto.
Soltanto nell"80 sarà firmata una convenzione con l'Università, per l'uso del Seminario; e solo nell"87 i locali restaurati (non pi¨ tutto il Seminario ma una parte) verranno resi disponibili.
Eventi
MOSTRA: Il paesaggio agrario in Sardegna dal medioevo al secolo xx. 24/09/2004 -24/10/2004
MOSTRA: Libri e societaí nella Sardegna sabauda - volumi díepoca nelle biblioteche della capitale 23/05/2004-30/05/2004
CONVEGNO: AbsIDE APPRENDENTE IN BIBLIOTECA: La società dell'Informazione contro la discriminazione e l'emarginazione 03/03/2004-03/03/2004
BIBLIOTECA UNIVERSITARIA
Direttore: Maria Giuseppina Uleri
Regione: Sardegna
Indirizzo: Piazza Università 21 - 07100 Sassari (SS)
Città: Sassari
Telefono: (+39) 079235179
Fax: (+39) 079235787
E-Mail: buss@librari.beniculturali.it
Orari:
Da Lunedì a Venerdì: 8.00 - 19.00
Sabato: 8.00 - 14.00