| Università degli
Studi di Siena - Dipartimento
di Fisica Osservatorio Astronomico |
| Archivio delle attività svolte all'Osservatorio Astronomico Torre Luciana dal 1996 al 2002 |
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Isola di Antigua (Caraibi), 26 febbraio 1998
La sveglia suona alle sette, ma sono sveglio da un pezzo, e mi chiedo: "Perché ho messo la sveglia così presto, se l'eclisse inizierà alle tredici?". Ma l'emozione che già provo è la risposta a questa domanda: ho paura di non essere pronto per la prima eclisse totale di sole della mia vita.
A colazione non faccio che notare le magliette degli altri ospiti: chi già indossa la maglietta commemorativa dell'eclisse di oggi, prima di averla vista (menagrami!), chi sfila invece con magliette-ricordo delle eclissi totali di sole degli anni passati. Tornato in camera, passo in rassegna l'attrezzatura che mi sono portato per le foto: macchina e obiettivo (grazie Massimo), filtro in mylar per le fasi parziali (grazie Marcello), pellicole, cavalletto. C'è tutto. Il cielo però è sempre più grigio, e devo decidere dove andare a "tentare di vedere" l'eclisse. Nelle escursioni dei giorni scorsi ho notato che a sud dell'isola, dove peraltro l'eclisse avrà una durata maggiore, il vento proveniente dall'oceano tende a portare le nubi verso l'interno. Così decido di puntare a sud. Il tragitto in auto è sconfortante, ma per arrivare a sud sapevo di dover attraversare, nell'interno, anche la foresta pluviale dell'isola. E infatti piove. Proseguo verso sud, consapevole che a questo punto un posto vale l'altro. Lungo la strada attraverso alcuni paesini dell'isola, e mi chiedo se gli abitanti di quelle povere case, quasi tutte senza un'antenna TV, sanno dell'eclisse. La vista che si apre dalla collina sopra a Mamora Bay risveglia la mia eccitazione: come speravo le nuvole sono tutte nell'interno dell'isola, mentre la spiaggia bianca con le immancabili palme è splendente sotto il sole. Il sole. Ma è ancora troppo presto. Nei giorni scorsi e durante tutto il viaggio di stamani mi sono reso conto di quanto anche Enrica tenga a vedere quest'eclisse; non solo per me, ma tutto ciò che ha letto o sentito dire deve aver fatto crescere in lei il desiderio di assistere ad uno di quegli spettacoli naturali la cui grandiosità si può comprendere solo dopo esserne stati partecipi.
Ci mettiamo nella spiaggia, all'ombra di una palma, facendo finta di trascorrere una consueta mattina da turisti di questa strana estate di febbraio. Ma l'emozione è forte, e le nuvole che rincorrendosi arrivano spesso a sfiorare il sole ci fanno paura.
Dieci minuti prima della totalità è già possibile notare una notevole diminuzione della luminosità nell'ambiente circostante, e il sole adesso non brucia più nella pelle. Nei minuti successivi la luminosità continua inesorabilmente a calare. Il disco scuro della luna sta lasciando passare solo gli ultimi raggi di sole.
Alle 14.28, tre minuti prima della totalità, tolgo anche il mylar e tento di guardare nel mirino della reflex, rischiando l'accecamento. Inizia lo spettacolo. Alle 14.30 riesco a guardare nel mirino: si vede ancora la fotosfera, ma mi rendo conto che ci siamo. Inizio una serie di scatti con tempi brevi (da 1/1000 a 1/125); il sole è ben centrato dentro l'obiettivo dell'MTO 500mm, così continuo a scattare con il flessibile guardando il sole a occhio nudo. Improvvisamente anche l'ultimo bagliore di fotosfera smette di brillare, inizio a vedere la corona, urlo e continuo a scattare. E' la totalità. Il disco nero della luna sembra essere caduto in un incastro perfetto dentro a quello del sole. Sono le 14.31.
Continuo a scattare allungando i tempi (da 1/125 a 4 secondi) e intanto mi guardo attorno; tutto è diventato scuro, irreale: un tramonto inoltrato con il sole alto nel cielo.
"La cromosfera!", grido senza neppure rendermene conto, mentre per qualche secondo riesco a vedere, sul bordo lunare, un bagliore di luce rosso-violacea incredibilmente evidente, presagio del riapparire del sole. Il disco lunare esce dal suo magico incastro con uno splendido anello di diamante, poi i grani di Bailey, ed infine la fotosfera, i primi raggi di sole. Continuo a scattare, ma è finita. Sono le 14.34. Riprendo fiato, sento ancora le urla e gli applausi della gente per la fine dell'evento, cerco Enrica e la trovo accanto a me, ancora con le lacrime agli occhi. Le sussurro, abbracciandola, "E' stato bellissimo", e mi scopro a piangere anch'io. Nessun racconto, nessuna foto, nessun libro, neppure lo splendido "I grandi fenomeni celesti" di Gabriele Vanin dal quale ho preso più di uno spunto per prepararmi a quest'evento, potrà mai trasmettere neppure un briciolo delle emozioni che si provano assistendo ad un'eclisse totale di sole. Il rilassamento fisiologico del "dopo terzo contatto", cioè dopo la fine della totalità, quasi mi fa dimenticare di rimettere i filtri per fotografare la luna in uscita. Rimetto tutto a posto e programmo una serie di scatti ogni quarto d'ora, come per l'entrata.
Ci scambiamo impressioni e stime su quanto abbiamo visto, scattiamo una foto ricordo e alla fine ci scambiamo gli indirizzi di posta elettronica: "Keep in touch".
Sia io che Enrica abbiamo fame, ma il bar sulla spiaggia è già chiuso, e la scorta di crackers e banane è finita da un pezzo. Nella strada del ritorno ci fermiamo, nel tratto della foresta pluviale, ad una bancarella sulla strada. La giovane ragazza vende solo cocco, mango, cetrioli e banane acerbe. Ma la dolcezza dei suoi occhi, neri come le notti della sua isola, e il ricordo dell'eclisse che ancora ci scuote, fa sembrare i dolcissimi mango che decidiamo di comprare il pranzo più buono del mondo.
Ripartiamo per tornare in hotel; arrivati sul parcheggio scopriamo che qui ha piovuto. Il guardiano all'ingresso, vedendo il mio cavalletto, ci chiede se abbiamo visto l'eclisse; rispondo di sì girando la domanda, e trovo la conferma alla mia supposizione. Siamo stati molto fortunati a vedere l'eclisse a Mamora Bay, perché qui, nella zona di Jolly Harbour dove si trova il nostro hotel, il cielo era nuvoloso. Il simpaticissimo guardiano prova a descrivermi cosa è riuscito a vedere sopra la strato di nubi, mostrandosi tutto rammaricato per non essere riuscito a vedere i pianeti di giorno, come aveva sentito affermare che solo oggi sarebbe stato possibile. Poi mi dice di aver visto, sopra le nubi, solo una stella oltre al sole eclissato; io tento di spiegargli che quello era un pianeta, Giove o Mercurio, e vedo il suo volto illuminarsi mentre esclama: "I saw a planet. I'm proud of myself!".
Proprio adesso, mentre sto scrivendo i ricordi di questa meravigliosa giornata nella terrazza della mia camera di hotel, Enrica fa capolino dalla finestra dicendomi: "Sono le tre di notte, cosa stai scrivendo?". |
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